LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA CONTRO GLI USA: SI RAVVIVA LA GUERRA FREDDA ENERGETICA IN ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 22, 2013

Il monopolista statale russo del greggio Rosneft e quello statale russo del gas Gazprom rafforzano contratti con Cina ed India e Corea del Sud. Cinesi, indiani e coreani del sud hanno stretto relazioni anche con gli Stati Uniti d’America per l’importazione dello shale liquefatto.

Gas naturale e greggio sono gli strumenti utilizzati dalla Russia per contrastare la presenza degli Stati Uniti d’America in Asia. Nella giornata di sabato, 18 Ottobre, il monopolista statale russo del greggio, Rosneft, e il colosso energetico statale cinese CNPC hanno firmato un accordo per la cooperazione energetica in Siberia Orientale mediante la creazione di una joint venture posseduta al 51% dalla Russia e al 49% dalla Cina.

Lo scopo della nuova super-compagnia è lo sfruttamento del giacimento Srednebuotobensky, in Jacuzia -che produce 134 Milioni di tonnellate di nafta e 155 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno- e il trasporto in Cina del carburante da esso proveniente mediante l’oleodotto Siberia Orientale-Oceano Atlantico, controllato dalla Rosneft.

Lunedì, 21 Ottobre, la Rosneft ha formato pre-accordi con l’Indian Oil and Natural Gas Corporation per lo sfruttamento congiunto di alcuni giacimenti nell’Oceano Artico, per la realizzazione di un gasdotto che rifornisce l’India di gas russo attraverso Afghanistan ed India, e per il prolungamento in territorio indiano degli oleodotti già esistenti dalla Russia alla Cina.

Nel 2011, il monopolista statale russo del gas Gazprom ha varato un accordo con la compagnia indiana GAIL per rifornire l’India di gas liquefatto, ed ha avviato un simile progetto per Giappone e Sud Corea.

La strategia della Russia in Asia è una contromossa alla forte presenza degli USA, che, grazie allo sfruttamento dei giacimenti domestici di gas shale, venduto nel mercato internazionale a minor prezzo rispetto all’oro blu naturale, hanno firmato pre-accordi con Corea del Sud, Taiwan, Singapore ed Indonesia.

Particolarmente importante è il legame che gli USA hanno stabilito con l’India, che nel 2012 ha deciso l’importazione di 5,8 Milioni di shale liquefatto statunitense all’anno grazie ad un accordo tra la GAIL e la Shipping Corporation of India.

Sempre alla GAIL, la compagnia statunitense Cheniere ha garantito l’acquisto di 3,5 milioni di tonnellate metriche di shale dal giacimento Sabin Pass, mentre la Indian Oil and Natural Gas Corporation ha rilevato il 30% della Carrizo Oil and Gas, impegnata nello sfruttamento del carburante non convenzionale in USA.

La Russia sta cercando di recuperare i rapporti anche con la Cina, che, dopo frizioni di carattere contrattuale con Mosca, ha rafforzato la cooperazione energetica con il Turkmenistan, il quarto produttore di gas al Mondo.

L’offensiva russa in Asia testimonia come lo scopo di Mosca sia quello di diventare una superpotenza mondiale concorrente a Cina e USA: una situazione che compromette l’esistenza dell’Unione Europea.

Mosca contro l’UE

Per diventare superpotenza, la Russia deve espandere la sua influenza in Europa Orientale, in particolare in Ucraina: Paese ricco di risorse agricole, industriali ed energetiche che consentono a Mosca una presenza nel continente europeo capace di ostacolare il rafforzamento dell’UE.

Per integrare l’Europa Orientale, e per contrastare l’UE, la Russia ha varato l’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione soprannazionale di Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Armenia, a cui hanno dichiarato l’intenzione di aderire anche Vietnam e Mongolia, che consegna a Mosca l’egemonia nel Mondo ex-URSS.

Per la sua sopravvivenza, e per il mantenimento della forza economica e culturale -basata sul rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani- dell’Occidente nel Mondo, l’Europa e gli USA devono contrastare il rafforzamento dell’Unione Doganale Eurasiatica mediante l’allargamento dell’UE e della NATO ad Ucraina, Moldova e Georgia.

Matteo Cazzulani

AUSCHWITZ NON È POLACCA. COSI COME LA POLONIA NON È EUROPA ORIENTALE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 21, 2013

Protesta dell’Ambasciatore della Polonia in Italia, Wojciek Ponkiewski, per la denominazione di Auschwitz come ‘campo di concentramento polacco’ su alcuni media italiani. L’imprecisione, realizzata da capaci colleghi giornalisti in buona fede, testimonia però la scarsa conoscenza dell’Europa Centrale nel BelPaese.

Un aggettivo può compromettere le relazioni tra due Paesi dell’Unione Europea, e testimoniare un grado di conoscenza dell’Europa ancora legato a stereotipi del secolo scorso. Nella giornata di Domenica, 20 Ottobre, l’Ambasciata della Polonia in Italia ha esposto una protesta ufficiale per l’utilizzo da parte dell’agenzia ANSA della definizione di Auschwitz come ‘Lager polacco’.

Il lancio in questione, come riporta l’agenzia polacca PAP, riguarda la visita ad Auschwitz del Sindaco di Roma, Ignazio Marino, assieme ad un gruppo di giovani e a Sami Modiano, definito come ‘sopravvissuto dal lager polacco di Auschwitz’.

Pronta è stata la protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore polacco in Italia, Wojciek Ponikiewski, che ha ritenuto necessario l’intervento dopo che, in altre occasioni, la stampa italiana, tra cui, sempre secondo la PAP, il Corriere della Sera, la Repubblica e il bollettino della Comunità Ebraica di Roma, ha definito Auschwitz un campo di concentramento polacco.

Realizzato dai nazisti, e non dai polacchi, dopo l’occupazione Hitleriana della Polonia nel 1941 in una zona dove già esistevano caserme, Auschwitz è servito per la detenzione di prigionieri politici fino al 1942, quando, dopo la Conferenza di Wannsee, viene decisa l’eliminazione fisica degli ebrei e delle razze ritenute ‘inferiori’ dalla barbarie nazista.

Auschwitz, ampliato con la realizzazione di Birkenau, a sua volta suddiviso in altri sottocampi, diventa così uno dei centri di morte, tra cui Dachau, Treblinka, Mathausen, Sobibor, Belzec e KL Lublin -altrimenti noto come Majdanek- in cui i nazisti hanno sterminato fino al 1944 sei milioni di ebrei, ed anche rom, omosessuali, partigiani, testimoni di Geova ed altri prigionieri politici.

La protesta dell’Ambasciatore della Polonia nei confronti dei mezzi di informazione italiani è supportata dai fatti, che testimoniano come Auschwitz sia un campo di concentramento nazista realizzato in territorio polacco, che, per correttezza storica, andrebbe definito come ‘lager nazista realizzato nella Polonia occupata da Hitler’.

Ad essere imprecisa, però, potrebbe essere la destinazione della protesta, che rischia di colpire colleghi giornalisti e direttori di testate che si sono attenuti al loro dovere di cronaca avvalendosi, in totale buona fede, degli strumenti che la scuola italiana ha loro fornito.

Una cultura vecchia e ‘poco europea’

Il vero obiettivo della protesta dovrebbe essere invece la cultura italiana in se, che, per quanto riguarda l’Europa, ragiona ancora con stereotipi propri del secolo scorso, in cui tutto ciò che si trova ad est di Trieste è definito, erroneamente, ‘Europa Orientale’: come se ancora permanesse la Cortina di Ferro.

La realtà è ben altra. Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Paesi Baltici e Balcani rappresentano, anche solo da un punto di vista geografico, il centro di un’Europa che ha avuto proprio nella storia polacca, ceca, slovacca ed ungherese la realizzazione di capitoli importanti della storia degli Stati UE.

Tra queste pagine, opportuno citare l’impero carolingio, quello asburgico, la Repubblica delle Due Nazioni, i feroci scontri durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, e la lotta non violenta per la libertà dalla dittatura sovietica.

Per comprendere l’Europa come de facto è, ed iniziare a considerare anche Ucraina, Bielorussia, Moldova e Georgia come la parte orientale dell’Europa, occorre una rivoluzione culturale in un Paese stanco, ma potenzialmente ricco di cervelli come il nostro.

In questo, non aiuta la ‘vecchia’ mentalità, né le pur sempre necessarie poche pubblicazioni accademiche -che, in quanto tali, vengono lette solo da studenti interessati, senza raggiungere il grande pubblico.

Tuttavia, l’Italia può contare sul contatto diretto con le popolazioni dell’Europa centrale presenti nel nostro territorio, e sui molti italiani che, per motivi di studio e lavoro, ed anche coniugali, vivono e capiscono l’Europa Centrale.

Tutte queste persone testimoniano come, per certi versi, sopratutto in campo energetico e di politica estera, Polonia, Lituania, Romania, Lettonia ed Estonia siano Paesi da cui l’Italia ha solo da imparare.

Non è dunque con i giornalisti italiani, figli di una cultura antiquata loro malgrado, che bisogna prendersela per un aggettivo utilizzato in maniera inappropriata ma in buona fede, anche se l’Ambasciatore della Polonia bene ha fatto ad intervenire per tutelare la reputazione di una grande nazione europea.

È invece con un paziente processo di integrazione già in atto, e con una promozione dell’Europa Centrale storico-politico-culturale chiara ed immediata, che non eccede nella pedanteria, che si costruisce davvero l’Europa unita e coesa.

Matteo Cazzulani

CONSIGLIO A LETTA: L’ITALIA SIA AVVOCATO DELL’INTEGRAZIONE DELL’ALBANIA NELL’UE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 20, 2013

La Commissione Europea avvia le procedure per l’ingresso di Tirana nell’Unione Europea. Il Governo Letta deve sfruttare la situazione per realizzare una nuova politica estera italiana

L’Italia deve stare all’Albania come la Polonia sta all’Ucraina. Nella Giornata di venerdì, 17 Ottobre, la Commissione Europea ha comunicato l’intenzione di avviare le procedure per l’ingresso dell’Albania nell’UE.

Come riportato dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che oltre all’Albania ha incluso Macedonia e Serbia tra gli Stati candidati all’ingresso nell’UE, i principi per entrare nell’Unione sono il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, il buon vicinato con i Paesi confinanti, il mantenimento di un’economia di mercato libera.

L’apertura all’Albania è stata accolta con favore dal Capogruppo dei Socialisti e Democratici, Hannes Swoboda, che ha sottolineato come il richiamo al rispetto dei valori democratici sia fondamentale per la selezione dei Paesi a cui si da la possibilità di entrare nell’UE.

Marije Cornelissen, del Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, ha evidenziato come sia necessario monitorare le riforme che il Governo albanese è chiamato a realizzare per rispettare gli standard posti dalla Commissione Europea per l’ingresso dell’Albania.

Di recente, il Governo albanese è passato ad una coalizione di sinistra capeggiata dal Premier Edi Rama, composta dal Partito Socialista e dal Movimento Socialista per l’Integrazione, che ha mantenuto come priorità di politica estera l’integrazione nella NATO e nell’UE promossa dal precedente esecutivo di Sali Berisha, capo del moderato Partito Democratico.

Per realizzare gli obiettivi posti dall’UE, il Governo albanese ha avviato una riforma della giustizia, dopo che il precedente Esecutivo ha già riformato il regolamento del Parlamemto e il Servizio Civile.

L’apertura della Commissione Europea all’Albania rappresenta un’opportunità per l’Italia che, per diverse ragioni, deve ora porsi a livello internazionale come l’avvocato dell’ingresso di Tirana nell’Unione.

Energia, Immigrazione e Diplomazia regionale

In primis, l’Albania rappresenta per l’Italia un importante partner energetico di cui il BelPaese ha bisogno per assicurarsi le forniture di gas dall’Azerbaijan. L’Albania è infatti, assieme all’Italia ed alla Grecia, partner del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, progettata per veicolare 10 Miliardi di oro blu azero all’anno, che consente al BelPaese di diversificare le forniture di gas dal monopolio di Russia ed Algeria, con conseguente decremento del costo dell’energia per industrie e privati.

L’Albania rappresenta inoltre un partner naturale dell’Italia, sopratutto considerata la forte immigrazione albanese che, malgrado alcuni rari casi di criminalità, ha contribuito all’arricchimento sociale e culturale del BelPaese. Supportare l’integrazione dell’Albania in Europa significa stabilire fin da subito flussi migratori privilegiati che consentano a giovani albanesi di buona volontà di recarsi in Italia per ringiovanire una popolazione sempre più anziana.

Infine, l’Albania è un partner storico dell’Italia che permette al BelPaese di ritrovare finalmente una propria politica estera saggia e responsabile. Senza negare il suo passato coloniale -una parentesi di cui occorre tuttavia provare vergogna- l’Italia deve instaurare relazioni privilegiate con i Paesi del Mondo che parlano italiano, dove già operano centri di cultura italiana, e dove la popolazione locale considera il nostro Paese la loro madrepatria.

Questa prospettiva deve portare l’Italia considerare come prioritarie nella sua politica estera non più Medio-Oriente, Marocco, Tunisia, Russia e Cina, ma, prendendo atto della realtà geografica e storica, avviare rapporti privilegiati con Albania, Libia, Eritrea, e con le altre nazioni dove è presente una forte emigrazione italiana, come Stati Uniti d’America, Australia, Brasile ed Argentina.

Aprire flussi privilegiati con alcuni Paesi, come l’Eritrea, è poi una mossa strategica per evitare l’emigrazione della popolazione eritrea in Italia in condizioni precarie e disumane, come è stato dimostrato, ad esempio, dalla strage di Lampedusa, dove la maggior parte delle vittime era proveniente da Asmara.

Prendere esempio dei polacchi

L’esempio che il Governo di Enrico Letta dovrebbe prendere per supportare l’ingresso dell’Albania in Unione Europea è quello della Polonia, che, una volta ottenuta la membership UE, ha sempre sostenuto con forza l’allargamento dell’Europa all’Ucraina.

Per la Polonia, l’Ucraina è non solo un importante partner commerciale, ma anche e sopratutto un importante attore geopolitico, il cui ingresso nell’UE permette all’Europa di mantenere la propria integrità, senza permettere alla Russia di ricostituire un’impero nello spazio ex-URSS destinato a soppiantare l’Europa unita su scala mondiale e regionale.

Inoltre, per la Polonia il supporto alle aspirazioni europee dell’Ucraina ho portato all’ottenimento di un prestigio internazionale, sopratutto in sede UE: che proprio al Governo polacco ha affidato il coordinamento del Partenariato Orientale dell’Unione.

Per l’Italia, l’Albania deve essere in primo luogo il volano per permettere da un lato la diversificazione delle forniture di gas per l’UE.

Dall’altro, l’Albania rappresenta per l’Italia l’opportunità per promuovere l’allargamento dell’Europa, e con esso lo sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani, nei Balcani ed in alcuni altri Paesi del Mondo.

Matteo Cazzulani

TYMOSHENKO: YANUKOVYCH BLUFFA CON L’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 19, 2013

Il Presidente ucraino disposto a permettere cure all’estero alla Leader dell’Opposizione solo dopo un improbabile pronunciamento a favore del Parlamento, che finora ha ignorato la questione. La richiesta presentata dal Parlamento Europeo come condizione per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina

Una timida apertura che promette molto ma garantisce poco. Nella Giornata di giovedì, 17 Ottobre, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dichiarato di essere pronto a concedere il permesso di cure in Germania alla Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko, previo voto del Parlamento.

La Tymoshenko, uno dei dieci membri dell’Opposizione ucraina arrestati per ragioni politiche dalla salita al potere del Presidente Yanukovych, è detenuta da tre anni nella colonia penale femminile Kachankivska di Kharkiv, privata delle cure mediche di cui ha bisogno per contrastare l’ernia al disco di cui è affetta.

L’apertura del Presidente Yanukovych è però difficilmente realizzabile, dal momento in cui il Progetto di Legge che permette ai detenuti politici di essere curati all’estero è stato depositato da tempo in Parlamento, senza che la maggioranza filo-presidenziale lo abbia mai incardinato nel lavori d’Aula.

Inoltre, il Presidente ucraino ha dichiarato che, anche in caso di voto favorevole del Parlamento, l’ultima parola per l’approvazione definitiva della Legge spetta alla Corte Costituzionale: un ulteriore passaggio che rende ancor meno probabile la liberazione, seppur temporanea, della Tymoshenko.

Il permesso di cure mediche in Germania per la Leader del dissenso ucraino è stato chiesto dagli inviati speciali del Parlamento Europeo, l’ex-Premier irlandese Pat Cox e l’ex-Presidente polacco Aleksander Kwasniewski, per permettere la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Questo documento, che integra l’Ucraina nel mercato unico europeo, è stato congelato nel 2011 dalla Commissione Europea perché la condanna della Tymoshenko a sette anni di detenzione per la firma di contratti sconvenienti con la Russia per l’acquisto del gas è maturata dopo un processo ritenuto irregolare.

Kyiv ancora lontana dall’Occidente

L’UE ha posto la liberazione della Tymoshenko come condicio sine qua non per l’integrazione dell’Ucraina in Europa, mentre gli Stati Uniti d’America hanno invitato Yanukovych a porre fine all’uso selettivo della giustizia nei comfronti di militanti dell’Opposizione.

NATO, ONU, Consiglio d’Europa, Australia, Canada, Sudafrica hanno ritenuto il processo alla Tymoshenko non in linea con gli standard di regolarità in vigore nelle democrazie occidentali.

Matteo Cazzulani

GAS: LA COMMISSIONE EUROPEA SUPPORTA UN NABUCCO SHORT

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 18, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sostiene la realizzazione di una versione ridotta del gasdotto dalla verdiana denominazione per incrementare l’importazione di gas dell’Azerbaijan in Unione Europea. Shale romeno e infrastrutture infrastatali le altre proposte della Commissione Eueopea.

Da fiume d’Europa a gasdotto per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE. Nella giornata di lunedì, 14 Ottobre, la Commissione Europea ha dichiarato l’intenzione di considerare la realizzazione di una nuova versione del Nabucco lungo il Danubio.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la realizzazione di un gasdotto che, come il Nabucco, veicola in Europa gas proveniente dall’Azerbaijan attraverso i Paesi dell’Europa Centrale è fondamentale per decrementare la dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia.

Il Commissario Oettinger ha anche ritenuto positiva, ma non sufficiente a garantire una cospicua diversificazione delle forniture di gas, la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: progetto preferito al Nabucco per trasportare 10 Miliardi di Metri Cubi di oro blu azero all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Oettinger ha poi sottolineato l’importanza per la geopolitica energetica UE della Romania non solo per il transito del nuovo Nabucco, ma anche per lo sfruttamento dello shale: gas presente in rocce argillose poste a bassa profondità che, secondo le rilevazioni EIA, è presente in grandi quantità in Europa Centro-Orientale.

Oltre alla realizzazione di gasdotti, per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia ed Algeria il Commissario UE all’Energia ha anche ricordato lo stanziamento di ingenti fondi per collegare tra loro i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

La Commissione Europea ha anche messo a disposizione incentivi per la realizzazione di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto e shale dagli Stati Uniti d’America.

La Russia di Putin insidia l’UE

La mancata realizzazione del Nabucco, progettato per veicolare gas dell’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, ha lasciato i Paesi dell’Europa Centro-Orientale fortemente dipendenti dalle forniture di gas della Russia.

Come dimostrato in diverse occasioni, Mosca si avvale dell’energia per assoggettare geopoliticamente gli Stati dello spazio ex-sovietico e contrastare il processo di integrazione europea.

Matteo Cazzulani

TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA PROLUNGA LA MISSIONE COX-KWASNIEWSKI IN UCRAINA

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on October 17, 2013

Il Parlamento Europeo decide di implementare il dialogo con le Autorità ucraine per continuare il percorso di ‘integrazione economica di Kyiv nell’UE. Plauso da parte del Presidente del Parlamento, il socialdemocratico Schulz, critiche da parte del popolare Saryusz-Wolski

La mediazione va avanti, nonostante i risultati deludenti. Nella giornata di mercoledì, 16 Ottobre, il Parlamento Europeo ha rinnovato di un mese la missione diplomatica in Ucraina per la liberazione dal carcere della Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko.

La decisione è stata presa dalla Conferenza dei Presidenti del Parlamento Europeo, che, sentita la relazione dei due inviati dell’Emiciclo di Strasburgo in Ucraina -l’ex-Premier irlandese, il liberale Pat Cox, e l’ex-Presidente polacco, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski-ha deciso di continuare con la pressione diplomatica presso il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Cox e Kwasniewski hanno richiesto al Presidente Yanukovych di permettere alla Tymoshenko cure mediche in Germania: una decisione, accettata dalla Leader dell’Opposizione, ma non ancora dall’Amministrazione Presidenziale, che consentirebbe la ripresa dell’integrazione economica dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Come dichiarato dal Presidente del Parlamento Europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, la missione diplomatica deve portare alla liberazione della Tymoshenko per consentire all’Ucraina di firmare l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che integra Kyiv nel mercato unico europeo.

La posizione del Presidente Schulz è stata sostenuta dalla Commissione Europea, ma ha ricevuto anche forti critiche da parte del Partito Popolare Europeo: il Gruppo Parlamentare di maggioranza presso il Parlamento Europeo.

Come dichiarato dal Responsabile PPE per il Partenariato Orientale, Jacek Saryusz-Wolski, l’Ucraina non ha ancora realizzato alcuno dei cambiamenti sostanziali in materia di rispetto dei diritti umani e di riforma della giustizia che il Parlamento Europeo ha richiesto al Presidente Yanukovych.

Un caso di violazione della Democrazia e dei Diritti Umani

La Tymoshenko, ex-Premier ucraino e guida del processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, l’11 Ottobre 2013 è stata condannata a 7 anni di carcere, più 3 di interdizione dalle Cariche Pubbliche, per la firma di accordi sconvenienti per l’importazione di gas dalla Russia.

Come ritenuto anche dalla Comunità Internazionale, la condanna è maturata dopo un processo irregolare, in cui la Tymoshenko è stata privata di ogni possibilità di difesa da prove false -alcune delle quali datate addirittura il 31 Aprile.

Durante la detenzione, la Tymoshenko è stata spiata e picchiata dalle Autorità carcerarie, e le sono state negate a lungo le cure sanitarie di cui necessita per guarire da un’ernia al disco.

Oltre alla Tymoshenko, un’altra decina di esponenti dell’Opposizione sono stati arrestati e processati dopo l’elezione alla Presidenza di Yanukovych, che ha anche esautorato il Parlamento di molti dei poteri, ha intensificato il controllo sui media, ed ha falsato le Elezioni Parlamentari del 2012 e le Amministrative del 2010.

Perché è importante l’integrazione dell’Ucraina nell’UE

L’integrazione dell’Ucraina, anche solo sul piano economico, è necessaria per l’Europa affinché Kyiv -Paese europeo per storia, cultura e tradizioni- non finisca nell’orbita della Russia di Putin che usa i contratti per il gas come uno strumento per realizzare scopi geopolitici di natura imperialista.

Infatti, Putin vuole inserire l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale mirato a sancire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Con l’ingresso dell’Ucraina, l’Unione Doganale Eurasiatica -ergo la Russia di Putin- eliminerebbe l’UE dalla competizione globale, ed implementerebbe ancor di più la disgregazione dell’Unione in Paesi Occidentali filorussi e Stati Centro-Orientali sostenitori di una comune politica energetica europea.

Matteo Cazzulani

TYMOSHENKO: L’UE APRE ALL’UCRAINA A DUE ANNI DALLA CONDANNA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 11, 2013

Un pressing suo filo del cronometro per convincere l’Ucraina che Democrazia e Diritti Umani sono un mezzo per implementare l’economia. Nella Giormata di giovedì, 10 Ottobre, il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha invitato il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, a permettere cure mediche in Germania alla Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko.

Westerwelle, che ha preso parte ad un incontro a Kyiv con Yanukovych ed il Ministro degli Esteri ucraino, Leonid Kozhara, definito intensivo e fruttuoso sia sul piano tecnico che su quello politico, ha dichiarato che la Germania è pronta ad accogliere la Tymoshenko non appena ottenuto il via libera dall’Ucraina.

Westerwelle ha anche illustrato come la concessione alla Tymoshenko di cure mediche in Germania avvicina la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che integra Kyiv nel mercato unico dell’Unione Europea.

Un passo in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa è stato dato, quasi in contemporanea, dal Parlamento Europeo, dove la Commissione Affari Esteri ha approvato una Risoluzione che, in caso di firma da parte di Kyiv, prevede l’esecuzione immediata dell’Accordo di Associazione, senza attendere la ratifica dei 28 Stati membri UE.

Tuttavia, i Parlamentari Europei hanno posto il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani come condizione necessaria per la firma dell’Accordo di Associazione, poiché l’adesione all’UE è una scelta ideologica e di civiltà, e non solamente di carattere economico.

Condannata e torturata da due anni

La presa di posizione della Diplomazia UE avviene proprio alla vigilia del secondo anniversario della condanna della Tymoshenko che l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di reclusione, più tre di interdizione dai pubblici uffici, per la firma di accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009 ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Privata della possibilità di difendersi dinnanzi alla Corte, la Tymoshenko si è vista negare le cure mediche di cui ha bisogno per curare l’ernia al disco di cui è affetta, e, durante la detenzione, è stata osservata da telecamere nascoste, e persino picchiata.

UE, USA, ONU, NATO, Canada ed Austrialia hanno ritenuto la condanna della Tymoshenko un esempio di giustizia selettiva che ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Inoltre, la Comunità Internazionale ha espresso condanna per la modalità di trattamento riservata alla Tymoshenko in carcere.

Matteo Cazzulani

PUTIN ATTACCA L’UCRAINA COL GAS PER BLOCCARE L’INTEGRAZIONE ECONOMICA DI KYIV NELL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 10, 2013

Il Presidente russo abbassa il prezzo per l’oro blu agli ucraini ed aumenta la quantità di carburante da stoccaggio esportata nelle centrali ucraine. Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, concede un credito all’Ucraina per l’acquisto del carburante

Avvalersi del gas come strumento di forzatura geopolitica è oramai una prassi consolidata da parte della Russia nei confronti dei Paesi ex-URSS e dell’Europa. Nella giornata di martedì, 8 Ottobre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha dichiarato la volontà di decrementare il prezzo per il gas esportato in Ucraina.

Come riportato durante il vertice APEC, Putin ha deciso di ridurre a 260 Dollari per Mille Metri Cubi di gas il costo applicato all’Ucraina per il carburante da stoccaggio e, nel contempo, il monopolista statale russo Gazprom ha concesso a Kyiv un prestito di 750 Milioni di Dollari per permettere al Governo ucraino l’acquisto dell’oro blu.

Infine, come dichiarato sempre da Putin, la Russia ha programmato l’aumento dell’esportazione del gas da stoccaggio in Ucraina a 19 Miliardi di Metri Cubi, nonostante Kyiv preferisca l’acquisto di soli 14 Miliardi di Metri Cubi.

La decisione di Putin incrementa la dipendenza dell’Ucraina dalla Russia, e vanifica i tentativi finora operati da Kyiv per diminuire la quantità di gas importata da Mosca, per cui il Governo ucraino è arrivato a pagare fino a 400 Dollari per Mille Metri Cubi.

Per ridurre l’alto tariffario, che l’ex-Premier Yulia Tymoshenko è stata costretta ad accettare nel Gennaio 2009 per consentire il ripristino delle importazioni del gas russo in Ucraina ed Europa -che la Russia aveva precedentemente tagliato per ottenere concessioni da Kyiv- il Presidente Yanukovych ha limitato al minimo contrattuale la quantità di oro blu russo importato.

Inoltre, l’Ucraina ha incrementato l’uso di greggio e carbone, e, grazie al sostegno della Commissione Europea, ha importato gas russo a basso prezzo dalla Germania attraverso Polonia, Slovacchia ed Ungheria.

La decisione di Putin di diminuire il tariffario per il gas all’Ucraina è anche dettato dalla volontà di impedire la firma dell’Accordo di Associazione Ue-Ucraina: documento che integra Kyiv nel mercato unico UE.

Oltre che col gas, Putin ha imposto a Yanukovych consultazioni permanenti per essere informato sul progresso delle trattative per la firma dello storico documento che, de facto, sancirebbe l’entrata dell’Ucraina nell’UE, anche se solo sul piano economico.

Mosca vuole tornare un Impero

Il disegno di Putin è invece quello di inglobare i Paesi ex-URSS nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale, a cui già partecipano Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Armenia, progettato a Mosca per estendere l’egemonia del Cremlino.

La costituzione dell’Unione Doganale Eurasiatica è perseguita anche nei confronti di altri Paesi ex-URSS che hanno chiaramente dimostrato di ambire all’integrazione nell’UE e nella NATO come la Georgia, che la Russia ha attaccato militarmente nell’Agosto 2008.

Per quanto riguarda l’Ucraina, Mosca si avvale dell’arma del gas per influenzare le decisioni politiche di un Paese indipendente che il Cremlino mira a soggiogare per potere ottenere lo status di impero.

L’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica rende infatti la Russia una superpotenza mondiale con una diretta influenza, anche geografica, in Europa.

Se il progetto di Mosca si realizzasse, l’UE finirebbe per essere declassata sul piano internazionale dalla presenza di un nuovo Impero Russo che compete direttamente con Stati Uniti e Cina sullo scenario globale.

Per questo, è bene che l’UE, appoggiata dagli USA, faccia di tutto per firmare l’Accordo di Associazione con l’Ucraina, ed integrare Kyiv il più presto possibile anche nella NATO.

L’Europa eviterebbe così di essere distrutta dalla politica gasata della Russia di Putin: un Paese che, a differenza dell’Occidente, si basa sul mancato rispetto della Democrazia, dei Diritti Umani e della Libertà di Stampa.

Matteo Cazzulani

LA CHEVRON ABBANDONA LO SHALE IN LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 9, 2013

Il colosso USA non sostiene l’elevata pressione fiscale sullo sfruttamento del gas non-convenzionale lituano. Il Premier della Lituania, Algirdas Butkevicius, conferma che il Parlamento sta ancora dibattendo a riguardo

Troppe tasse su un progetto di importanza strategica per la sicurezza energetica di un Paese fortemente dipenente da un solo fornitore. Nella giornata di martedì, 8 Ottobre, il colosso statunitense Chevron ha abbandonato la ricerca del gas shale in Lituania.

Come riportato da una nota, la Chevron non ha sostenuto la tassa del 40% imposta dal Governo lituano sullo sfruttamento del gas non convenzionale: un provvedimento preso dopo che il colosso energetico statunitense ha ottenuto il diritto di ricerca dello shale.

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, si è detto dispiaciuto, ed ha sottolineato come il Parlamento lituano stia ancora discutendo sulla quota di tasse definitiva da imporre allo sfruttamento di gas non-convenzionale.

La Chevron è compagnia leader nello sfruttamento dello shale in Europa Centro-Orientale, con concessioni già avviate in Romania, Ucraina e Polonia, su cui la Lituania ha puntato molto per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

La Lituania dipende al 99% dal gas della Russia, che paga ad un tariffario altissimo che Mosca ha imposto a Vilna come punizione per la decisione dei lituani di aderire all’UE ed alla NATO.

Oltre che sui giacimenti domestici di Shale, la Lituania, per diversificare le forniture di gas, ha progettato la realizzazione di un rigassificatore a Klaipeda per importare LNG da Norvegia e Qatar, ed anche gas non convenzionale liquefatto dagli USA.

L’abbandono della Chevron dalla ricerca dello shale ricorda quello dell’altro colosso USA ExxonMobil che, dopo avere stretto accordi con il monopolista statale russo del greggio Rosneft per una partnership su scala mondiale, ha abbandonato i progetti di sfruttamento del gas non-convenzionale in Europa Centro-Orientale.

La Russia si oppone alla ricerca di shale in Europa Centro-Orientale perché vede intaccata la sua predominanza nel settore, di cui spesso si avvale per influenzare le decisioni politiche interne all’UE.

Secondo indiscrezioni, la Russia ha invitato le compagnie coinvolte nello sfruttamento del gas non-convenzionale in UE ad abbandonare i progetti, forse anche sotto lauti pagamenti, ed ha finanziato movimenti ambientalisti per protestare contro lo shale per ragioni di carattere ecologico.

Compagnia polacca avvia importazione shale dagli USA

Nonostante la situazione in Lituania, lo sfruttamento dello shale procede in Polonia, dove la compagnia Grupa Azoty ha dichiarato la firma di pre-contratti per l’importazione di gas non convenzionale USA attraverso il terminale di Swinoujscie.

Inoltre, in Polonia, un’altro Paese fortemente dipendente dalla Russia, costretto anch’esso da Mosca a pagare il gas secondo un tariffario molto alto, la compagnia irlandese San Leon ha avviato lo sfruttamento dei giacimenti di shale polacchi, ed ha effettuato la prima estrazione record di gas non convenzionale vicino a Danzica.

In Polonia, lo sfruttamento dello shale è favorito da una bassa imposizione fiscale sulle concessioni dei diritti di ricerca del gas non-convenzionale.

Secondo i dati EIA, la Polonia possiede la più grande riserva di shale in Europa con 148 Trilioni di Piedi Cubi, mentre la Lituania conta un giacimento di 4 Trilioni di Piedi Cubi.

Matteo Cazzulani

LA BULGARIA RICEVE IL GAS DALLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 8, 2013

La compagnia Bulgtransgaz dichiara l’avvio della realizzazione di una conduttura che veicola 1 Miliardo di metri cubi di oro blu dell’Azerbaijan in territorio bulgaro dal tratto in Grecia del Gasdotto Trans Adriatico. Anche l’Italia, seppur con condizioni contrattuali poco chiare, compartecipa all’importazione del carburante azero

Un gasdotto che si amplia per garantire la diversificazione delle formiture di gas dell’Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 9 Ottobre, la compagnia Bulgtransgaz ha dichiarato l’avvio della realizzazione dell’Interconnettore Grecia-Bulgaria per veicolare 1 Miliardo di metri cubi di gas all’anno dal territorio greco a quello bulgaro.

Come riportato da AzerNews, l’infrastruttura rappresenta un prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare in Europa 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

La realizzazione dell’infrastruttura dalla Grecia alla Bulgaria è stata incentivata dalla firma di contratti tra l’Azerbaijan e alcune compagnie europee a cui il gas azero sarà riservato per un periodo di 25 anni.

Come comunicato dal colosso azero SOCAR, Bulgaria e Grecia riceveranno rispettivamente 1 Miliardo di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno, mentre l’Italia ne otterrà 8, da suddividere poi con il resto degli acquirenti.

Nello specifico, la compagnia francese Suez Gaz de France ha concordato l’importazione di 2,6 Miliardi di Metri cubi di gas annui, la tedesca E.On 1,6 Miliardi di Metri Cubi, la greca DEPA, la bulgara Bulgargaz e il colosso olandese Shell rispettivamente 1 Miliardo.

L’italiana Hera ha concordato l’acquisto di 300 Milioni di Metri cubi di gas, l’Enel non ha rivelato dettagli contrattuali, mentre la svizzera AXPO ha dichiarato solo che il carburante importato sarà utilizzato nel mercato dell’Italia e della Svizzera.

L’Interconntettore Grecia-Bulgaria è la prima delle tre diramazioni previste per la TAP. Seguirà infatti il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che veicolerà 5 Miliardi di metri cubi di gas azero dall’Albania in Croazia attraverso Montenegro e Bosnia-Erzegovina.

La seconda ramificazione della TAP è quella che, secondo indiscrezioni ben fondate, porterà il gas dell’Azerbaijan dall’Italia in Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna.

Bene la TAP, ma occorre di più

La TAP, e le sue diramazioni, sono sostenute dalla Commissione Europea, che supporta un progetto di diversificazione delle forniture di gas dalla dipendenza che, ad oggi, lega l’UE a Russia, Norvegia ed Algeria.

Oltre al gas dall’Azerbaijan, la Commissione Europea ha preventivato la realizzazione di rigassificatori per importare LNG da Qatar ed Egitto, e shale dagli Stati Uniti d’America.

Proprio gli USA hanno supportato la realizzazione della TAP come infrastruttura che diminuisce la dipendenza energetica dalla Russia, ma, come riportato dal Viceassistente del Segretario di Stato statunitense, Amos Hochstein, occorre ora la realizzazione dei rigassificatori per diversificare ulteriormente le fonti di gas.

Matteo Cazzulani