LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’UE RINNOVA PARTENARIATO ORIENTALE E COMUNITÀ ENERGETICA EUROPEA

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 25, 2013

Il Parlamento Europeo invita i Paesi coinvolti nella politica di vicinato ad implementare la sicurezza energetica. La diversificazione delle forniture vista come necessaria per l’allargamento dell’Unione in Europa Orientale.

In Europa Orientale, e non solo, la politica estera va di pari passo con la questione energetica. Ad averlo compreso, e ratificato, è il Parlamento Europeo che, nella giornata di giovedì, 24 Ottobre, ha approvato una risoluzione che invita i Paesi interessati dalla politica di Partenariato Orientale -Ucraina, Georgia, Moldova ed Azerbaijan- ad adottare misure per implementare la sicurezza energetica.

Nello specifico, il Parlamento Europeo ha invitato i Paesi del Partenariato Orientale ad adattare la legislazione nazionale in ambito energetico a quella dell’Unione Europea, per poter arrivare in breve tempo ad una completa integrazione di Ucraina, Georgia, Moldova ed Azerbaijan nel mercato UE dell’energia.

Come riporta il documento, la sicurezza energetica è uno dei principi fondamentali su cui si basa il Partenariato Orientale, che il Parlamento Europeo ha deciso di rinnovare assieme alla Comunità Energetica Europea: una sorta di UE dell’energia che, oltre ai 28 Paesi dell’Unione, comprende anche Serbia, Albania, Bosnia Erzegovina, Moldova, Georgia ed Ucraina.

L’aver posto la questione energetica al centro del Partenariato Orientale è una decisione strategica assunta dall’Unione Europea per implementare la sicurezza energetica mediante la diversificazione delle forniture di gas.

In particolare, Georgia, Moldova ed Albania sono Paesi fondamentali per garantire in Europa l’importazione di gas dall’Azerbaijan necessario per diminuire la forte dipendenza che lega l’UE alle forniture di oro blu da Russia ed Algeria.

L’integrazione dell’Ucraina in un mercato unico dell’energia UE permette poi un maggiore controllo su un importante sistema di gasdotti da cui, ad oggi, transita la maggior parte del gas che l’Unione importa dalla Russia, e che, in passato, spesso è stato interrotto da Mosca per ostacolare il percorso di integrazione euro-atlantica intrapreso da Kyiv.

Niente progressi su shale e Diritti Umani

Nonostante i progressi registrati per quanto riguarda la Comunità Energetica Europea, in una fase di stallo resta il gas shale, sul cui sfruttamento in Europa il Parlamento Europeo non è ancora giunto ad una posizione condivisa.

Con l’avvicinarsi delle Elezioni Europee, lo shale è diventato una tematica marginale, anche se la politica UE è frammentata sull’argomento.

Da un lato, ci sono i favorevoli, come il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, i Parlamentari dei gruppi popolari e conservatori, e Paesi come Polonia, Romania, Gran Bretagna, Danimarca, Lituania ed Ungheria.

Dall’altro, ci sono i contrari, come il Commissario UE all’Ambiente Janez Potocnik, i gruppi LiberalDemocratico e Verde, con alcuni Parlamentari dei Socialisti e Democratici, e Paesi come Francia, Bulgaria e Repubblica Ceca.

Capitolo importante della risoluzione del Parlamento Europeo sul Partenariato Orientale ha riguardato anche il rispetto dei Diritti umani e della Democrazia nei Paesi membri dell’iniziativa.

Con il documento, il Parlamento Europeo ha rilevato regressi nel rispetto della Democrazia in Ucraina e Georgia, ed ha invitato i Paesi del Partenariato Orientale ad adattarsi ai parametri Occidentali per poter implementare l’integrazione, anche solo economica ed energetica nell’UE.

Matteo Cazzulani

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