LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

SHALE: GLI USA AIUTANO IL BRASILE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 18, 2013

Il Segretario all’Energia USA, Ernest Moniz, offre sostegno al Governo brasiliano per l’avvio dello sfruttamento di gas non convenzionale per ridurre il Surriscaldamento Globale. Possibile uno sconvolgimento nella geopolitica energetica mondiale.

Un aiuto concreto per ridurre le emissioni inquinanti a livello mondiale. Nella giornata di sabato, 17 Agosto, il Segretario all’Energia degli Stati Uniti d’America, Ernest Moniz, ha dichiarato pieno sostegno allo sfruttamento del gas shale in Brasile.

Moniz ha evidenziato come lo sfruttamento dello shale permetta di combattere il Global Warming: un obiettivo che il Presidente USA, Barack Obama, ha messo in cima all’agenda della sua Amministrazione.

Nello specifico, il Segretario USA all’Energia ha offerto l’esperienza statunitense nello sfruttamento del gas non convenzionale per aiutare il Brasile.

Gli USA, che possiedono una riserva di 1161 Trilioni di Piedi Cubi di shale -il primo Paese al Mondo per gas non convenzionale posseduto- hanno avviato dal 2009 il suo sfruttamento, ed hanno aumentato esponenzialmente la quantità di oro blu estratto.

Sul piano economico, lo sfruttamento di shale in Brasile, che secondo le stime potrà iniziare nel 2023, comporterà il rafforzarsi di una nuova potenza nella geopolitica mondiale dell’energia.

Secondo lo studio EIA, il sottosuolo brasiliano contiene 1/10 delle riserve mondiali di gas non convenzionale, pari a 245 Trilioni di Piedi Cubi.

Brasile contro Argentina

Se realizzato, l’avvio dello sfruttamento di shale in Brasile porterebbe ad una concorrenza con l’Argentina, che, sempre secondo le stime EIA, possiede una riserva di 802 Trilioni di Piedi Cubi, ed è il terzo Paese al Mondo per giacimenti posseduti.

Dopo una prima nazionalizzazione dei giacimenti di energia, l’Argentina ha solo da poco aperto a compagnie straniere compartecipazioni nello sfruttamento dello shale sul territorio nazionale.

Tra le compagnie ammesse in Argentina per lo sfruttamento di shale vi è il colosso USA Chevron.

Matteo Cazzulani

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GAS: L’UNIONE EUROPEA RILANCIA L’IDEA DEL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 17, 2013

Maja Kocijancic, portavoce del Ministro degli Esteri UE, Catherine Ashton, ha sostenuto la necessità di implementare la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa Centrale dopo la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico. La TAP valutata infrastruttura di interesse strategico per l’UE.

Il Nabucco è stato scartato, ma il progetto di rifornire l’Europa Centrale di gas non-russo non è ancora tramontato. Nella giornata di mercoledì, 14 Agosto, Maja Kocijancic, portavoce del Ministro degli Esteri dell’Unione Europea, Katherine Ashton, ha dichiarato la necessità di implementare infrastrutture per diversificare le forniture di gas dell’UE.

La Kocijancic ha illustrato come la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- sia un primo, importante passo per garantire all’UE la sicurezza energetica tramite il transito di 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Turchia e Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Nel contempo, la portavoce del ministro degli Esteri UE ha sottolineato la necessità di integrare i Sistemi di Trasporto del Gas dei Paesi UE, per garantire la diversificazione delle forniture anche agli Stati dell’Europa Centrale.

Questi ultimi sono rimasti particolarmente penalizzati con il tramonto del Nabucco: gasdotto, alternativo alla TAP, che avrebbe dovuto veicolare in Austria il gas dell’Azerbaijan attraverso Turchia Occidentale, Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il fallimento del Nabucco ha lasciato intatto il monopolio della Russia in Europa Centro-Orientale, che, per molti Paesi UE, continua a rimanere il fornitore unico di gas.

Iraq, Israele, Qatar ed USA nel mirino

Infine, la Kocijancic ha anche illustrato come, oltre che dall’Azerbaijan, l’UE possa importare gas anche da altre fonti, come l’Iraq ed i Paesi del Mediterraneo orientale, Israele in primis.

In aggiunta alla messa in comunicazione dei gasdotti dei Paesi UE, ed alla realizzazione di nuove infrastrutture per importare gas naturale dall’Azerbaijan, la Commissione Europea ha progettato la costruzione di rigassificatori per ricevere gas liquefatto da Qatar, Nigeria e Norvegia, e shale dagli Stati Uniti d’America.

Ad oggi, gran parte dei Paesi UE dipende fortemente dalle forniture di gas naturale di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

SHALE: L’INDIA RALLENTA MALGRADO IL POTENZIALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 15, 2013

Il Governo indiano ha posticipato la concessione di licenze per lo sfruttamento di gas non convenzionale. Compagnie nazionali, e pochi enti internazionali, coinvolti nel progetto

Una potenza emergente che ritarda lo sviluppo delle proprie risorse energetiche. Nella giornata di mercoledì, 14 Agosto, l’India ha posticipato la concessione di licenze per lo sfruttamento del gas shale.

Come riportato dalla Reuters, i beneficiari del provvedimento rimarranno la compagnia Oil and Natural Gas Corp e Oil India, così come finora preventivato, mentre altri enti interessati sono la British Gas, la Cairn India e la Reliance Industries.

Le motivazioni del ritardo sono legate alla mancanza di infrastrutture e fondi adeguati per avviare l’operazione di sfruttamento dello shale sul territorio indiano.

Inoltre, a rendere più difficile la situazione è l’assenza di una legislazione che concede alle compagnie non indiane equa compartecipazione nei progetti energetici.

In forse l’intesa con gli USA

L’India, uno dei principali partner degli Stati Uniti d’America nello sfruttamento dello shale, ha firmato pre-contratti per l’importazione di gas non convenzionale USA.

Con l’avvio dello sfruttamento delle proprie riserve di shale, l’India, che secondo le stime EIA possiede una riserva di 96 Trilioni di Piedi Cubi di gas non convenzionale, potrebbe soddisfare il suo fabbisogno per i prossimi 26 anni.

L’emancipazione energetica dell’India potrebbe avere ripercussioni nella geopolitica asiatica e mondiale, con l’ascesa di una nuova potenza pronta a concorrere con altri giganti mondiali del gas come USA e Russia.

Matteo Cazzulani

GAS: PUTIN IN AZERBAIJAN PER COLPIRE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 14, 2013

Il Presidente russo sostiene la necessità di una gestione collegiale del Mar Caspio per impedire accordi bilaterali tra Baku e il Turkmenistan che nuocerebbero all’interesse energetico di Mosca. Firmati i primi accordi di cooperazione con l’Azerbaijan nel settore del gas

Durante la Guerra Fredda, l’Unione Sovietica parlava di ‘distensione’ e ‘disarmo’ per indebolire le strutture di difesa della NATO nei Paesi occidentali e, così, colpire gli Stati Uniti D’America. Oggi, la Russia di Putin usa la parola ‘pace’ per controllare il Bacino del Caspio, con lo scopo di prendere il sopravvento sull’Europa.

Nella giornata di martedì, 13 Agosto, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato il Capo di Stato azero, Ilkham Aliyev, alla cooperazione nel Mar Caspio.

Nello specifico, Putin ha espresso la volontà di fare del Caspio un mare di ‘pace, sicurezza e stabilità’, in cui Russia, Azerbaijan, Iran e Turkmenistan cooperano senza scontri.

La proposta di Putin, che vorrebbe una gestione collegiale del Mar Caspio, nasconde un’offensiva politica che punta a garantire a Mosca il controllo delle esportazioni di gas dalla regione del Caspio.

In particolare, la Russia vuole impedire la realizzazione del Gasdotto Trans Caspico: infrastruttura concordata tra Azerbaijan e Turkmenistan per rifornire di gas naturale turkmeno la Turchia e l’Europa.

A confermare la vera ratio del ‘pacifismo’ di Putin è la dichiarazione, a margine del vertice, del Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, in merito all’interesse della Russia ad investire nel settore del gas azero.

Durante l’incontro tra Putin ed Aliyev, a cui ha partecipato anche Igor Sechin, il Capo della prima compagnia energetica al mondo, il monopolista statale russo Rosneft, sono stati già firmati alcuni accordi per la cooperazione nel settore dell’energia.

A rischio TANAP e TAP

Il controllo della Russia sull’Azerbaijan rappresenta un pericolo per l’Europa, che vede messa a serio repentaglio il progetto di diversificazione delle forniture di gas.

Per diminuire la dipendenza dal gas di Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha appoggiato il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: due infrastrutture concepite per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan.

Con il controllo del mercato del gas azero, la Russia potrebbe così da un lato interrompere sul nascere le forniture di oro blu all’Europa dall’Azerbaijan.

Dall’altro, Mosca potrebbe impedire il trasporto del gas turkmeno in UE attraverso i gasdotti TANAP e TAP, collegati con il Gasdotto Trans Caspico.

Matteo Cazzulani

AUSTRALIA: CLIMA ED ENERGIA I TEMI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 13, 2013

Il candidato della coalizione liberal-nazionale, Tony Abbott promette il mantenimento della Carbon Tax, istituita dai laburisti per contrastare il surriscaldamento climatico. Kevin Rudd pronto a incentivare lo sfruttamento dello shale gas e il rispetto del Protocollo di Kyoto

Una campagna elettorale basata anche e sopratutto sull’energia. Nella giornata di Martedì, 6 Agosto, dopo il dissolvimento del Parlamento, in Australia ha avuto avvio una campagna elettorale che, secondo le aspettative, sarà molto incentrata sul tema energetico e climatico.

Ad aprire il tema è stato il candidato della coalizione liberal-nazionale, il Capo del Partito Liberale, Tony Abbott, che, in caso di vittoria, ha promesso il mantenimento della Carbon Tax.

Il provvedimento, introdotto nel 2012 dalla Premier laburista Julia Gillard, prevede la tassazione di aziende che emettono inquinamento per più di 25 Mila tonnellate di emissioni carbonifere all’anno, fatto salvo il settore dell’agricoltura e dei trasporti.

La notizia ha reso l’Australia uno dei Paesi più attivi nella lotta alle emissioni inquinanti, a prescindere dallo schieramento politico che uscirà vincitore dalla contesa.

Particolarmente attento al tema del Global Warming è anche il candidato del Partito Laburista, Kevin Rudd, che, durante il suo primo mandato da Premier, tra il 2007 e il 2010, ha portato l’Australia a firmare il Protocollo di Kyoto.

L’Australia è responsabile del 1,5% delle emissioni inquinanti, ma il mantenimento dell’Amministrazione australiana su posizioni fortemente attente alla riduzione delle emissioni inquinanti rappresenta un gesto di notevole importanza per il resto del Mondo.

Assieme all’Australia, attiva nella lotta al Global Warming è anche l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha incentivato lo sfruttamento dello shale gas per ridurre le emissioni inquinanti.

A proposito di shale, anche l’Australia è impegnata nella ricerca di giacimenti di gas non convenzionale sul suo territorio, che, secondo le stime, ammontano a 437 Trilioni di Piedi Cubi: una quantità che ha posizionato Canberra al settimo posto del ranking mondiale, dopo Cina, Argentina, Algeria, USA, Canada e Messico.

Nello specifico, i giacimenti più capienti sono quello di Canning, nell’Australia Nord-Occidentale, il Georgina e il Beetaloo nel Queensland e nel Nord del Paese, e il Bacino di Cooper nella parte centrale del subcontinente australiano.

Il lavoro e il welfare nel dibattito politico

Oltre all’Energia e al clima, la campagna elettorale australiana si giova su altre tematiche, come il Welfare e il lavoro.

I laburisti di Rudd hanno promesso incentivi per la scolarizzazione e la creazione di nuove opportunità di impiego, mentre i liberal-nazionali si sono concentrati su proposte di carattere prettamente economico.

Secondo i sondaggi, i liberal-nazionali sono in testa con il 52% contro il 48% dei laburisti, ma Rudd è di gran lunga preferito ad Abbott come prossimo Premier del Paese.

Le scorse elezioni del 2010 hanno visto un pareggio tra laburisti e liberal-nazionali -ciascuno schieramento ha ottenuto 72 seggi nel Parlamento- ed hanno portato la Gillard a formare un Governo di minoranza con l’appoggio del Verdi.

Matteo Cazzulani

GAS: LETTA IN AZERBAIJAN RAFFORZA LA POSIZIONE DELL’ITALIA NELLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 11, 2013

Il Premier italiano illustra l’importanza della realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell’Italia. Un cambio di passo rispetto alla politica energetica dei precedenti Esecutivi

Un Leader europeo impegnato nella tutela della diversificazione energetica dell’Italia e dell’UE. Questa è l’immagine uscita dalla missione del Premier italiano, Enrico Letta, in Azerbaijan, per discutere della cooperazione energetica tra Roma e Baku, legata alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Letta ha illustrato l’importanza della TAP per diversificare le forniture energetiche italiane: con il trasporto diretto del gas dall’Azerbaijan, l’Italia romperà con la dipendenza dai soli approvvigionamenti di Russia ed Algeria, a cui il BelPaese si è fortemente legato negli ultimi tempi.

Il Premier Letta ha anche sottolineato come la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico abbia implementato la cooperazione tra Italia, Albania, Grecia e Turchia, i Paesi coinvolti dal transito dell’infrastruttura.

“La TAP è un mezzo che attrae investimenti” ha risposto il Presidente azero, Ilkham Aliyev, che si è detto concorde con la proposta del Premier Letta di implementare non solo la cooperazione sul piano energetico, ma anche i rapporti commerciali ed industriali tra Italia ed Azerbaijan.

Come riportato dall’agenzia Trend, Letta ed Aliyev hanno anche discusso della questione del Nagorno-Karabach: territorio conteso tra Azerbaijan ed Armenia fonte di forti tensioni militare.

La missione di Letta, dimostra il chiaro sostegno dell’Italia ad un progetto europeo concepito per diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dal gas dalla Russia: un chiaro cambio di passo rispetto alla politica energetica di Roma degli ultimi tempi.

I Governi conservatori, guidati da Silvio Berlusconi a intervalli dal 2001 al 2010, hanno infatti portato l’Italia a rafforzare la dipendenza dalla Russia con accordi bilaterali tra Mosca e Roma che, nonostante l’opposizione dell’UE, hanno incentivato la realizzazione del gasdotto Southstream.

Questo gasdotto, contrastato dalla Commissione Europea perché destinato ad implementare il dominio russo nel mercato energetico UE, è progettato dalla Russia per rifornire l’Europa di ulteriori 63 Miliardi di Metri Cubi di gas.

Con l’appoggio del Governo Letta alla TAP, confermato dalla visita del Premier italiano a Baku, la politica italiana ha assunto un posizionamento finalmente in linea con l’Europa.

Il Governo Letta -retto dalle larghe intese tra Partito Democratico, Popolo Della Libertà, Lista Civica, e Centro Democratico- si è infatti dimostrato attento all’importanza di diversificare le forniture di gas del Paese, senza più subordinare la politica energetica italiana all’amicizia personale del Premier con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

L’Italia attenta a non perdere il vantaggio del gas azero sul territorio nazionale

Inoltre, la missione del Premier Letta in Azerbaijan ha avuto lo scopo di rafforzare la posizione italiana all’interno del Gasdotto Trans Adriatico che, secondo indiscrezioni, su pressione delle compagnie che compartecipano il progetto potrebbe seriamente essere prolungato dall’Italia all’Europa Nord-Occidentale.

Questo scenario comporterebbe il declassamento dell’Italia da principale mercato di sbocco del gas azero in Europa a mero Paese di transito, senza ottenere i vantaggi che, invece, gli altri Stati attraverso cui passa la TAP -Grecia ed Albania- hanno già ottenuto.

Il Gasdotto Trans Adriatico è l’infrastruttura selezionata per veicolare in Europa 10 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania in Italia.

La TAP è compartecipata dal colosso britannico British Petroleum, da quello azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, da quella belga Fluxys, da quella svizzera AXPO e dalla tedesca E.On.

Matteo Cazzulani

SHALE: CAMERON PROPONE IL MODELLO DELLA GRAN BRETAGNA ALL’EUROPA

Posted in Editoriale, Guerra del gas by matteocazzulani on August 10, 2013

Il Primo Ministro britannico favorevole allo sfruttamento del gas non convenzionale per abbassare il costo dell’energia e creare posti di lavoro in Europa. Sostegno anche all’avvio delle importazioni di shale dagli USA

Un invito all’Europa a fare di più per garantire la sicurezza energetica dell’Unione. Nella giornata di venerdì, 9 Agosto, il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha invitato l’Unione Europea ad implementare lo sfruttamento di shale per non perdere un’occasione importante, e non commettere un grande errore.

Nello specifico, il Premier Cameron ha illustrato come lo sfruttamento dello shale incrementi i posti di lavoro, costituisca una fonte di entrata economica, e consenta di limitare le importazioni di gas da Paesi terzi.

Il Premier britannico ha anche sottolineato l’importanza per l’UE di avviare l’importazione di gas non convenzionale dagli Stati Uniti d’America, che grazie allo sfruttamento del gas non convenzionale si sta affermando come un importante esportatore di oro blu.

La Gran Bretagna è l’unico Paese europeo che ha sia avviato lo sfruttamento di shale sul suo territorio, che l’importazione di gas non convenzionale dagli USA.

Secondo l’Ente Geologico Britannico -BGS- la Gran Bretagna possiede una riserva di shale di 1300 Trilioni di Piedi Cubi, mentre secondo l’EIA ne contiene 26 Trilioni di Piedi Cubi.

Concordi con la Gran Bretagna nello sfruttamento dello shale sono Polonia -primo Paese per riserva di shale con 148 Trilioni di Piedi Cubi- Romania -51 Trilioni di Piedi Cubi – Danimarca -32 Trilioni di Piedi Cubi- che hanno avviato la ricerca di gas non convenzionale sul territorio nazionale.

Contrari allo shale, tanto da applicare una moratoria sul suo sfruttamento, sono Francia -secondo Paese UE per shale posseduto con 137 Trilioni di Piedi Cubi- Paesi Bassi -26 Trilioni di Piedi Cubi- e Bulgaria -17 Trilioni di Piedi Cubi.

Posizione di neutralità è stata presa dalla Germania, che ha posto pregiudiziali sull’avvio dello sfruttamento dello shale.

La Spagna, invece, ha visto il via libera a livello nazionale, ma ha registrato l’opposizione delle Regioni interessate dalla presenza di giacimenti di shale.

L’Italia, infine, non possiede giacimenti stimati di shale, ma, per voce del Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha espresso interesse all’importazione di shale dagli USA.

Un’opportunità per l’Unione Trans Atlantica

La posizione di Cameron è un’incentivo per l’Europa non solo per incrementare la sicurezza energetica dell’UE -che è fortemente dipendente dalle forniture di gas naturale da Russia ed Algeria- ma anche per cementare le relazioni con gli USA.

In un Mondo sempre più globalizzato, dove la concorrenza di Cina, India e Russia è sempre più forte, l’UE e gli USA necessitano di unire le forze per salvaguardare l’interesse economico, commerciale e politico della civiltà occidentale.

Il campo energetico, con lo sfruttamento e l’importazione dello shale, è un buon punto di partenza per rafforzare i legami tra le due sponde dell’Atlantico.

Inoltre, è opportuno che UE ed USA creino al più presto l’Unione Trans Atlantica: organismo economico e politico che unisce l’Occidente nella sfida per la leadership mondiale.

Matteo Cazzulani

GAS: LA TAP PROCEDE IN GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 9, 2013

Il consorzio del Gasdotto Trans Adriatico ha presentato al Governo greco il Rapporto di Impatto Ambientale e Sociale. Al via un contatto diretto con la popolazione per la realizzazione dell’infrastruttura.

Un’infrastruttura integrata nell’ambiente e nella società. Così appare il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che, nella giornata di giovedì, 8 Agosto, ha sottoposto al Ministero dell’Energia, Ambiente e Cambiamento Climatico il Rapporto di Impatto Ambientale e Sociale.

Come riportato da una nota, il Rapporto, che potrà essere visionato pubblicamente presso i Consigli Comunali dei centri interessati, contiene una descrizione dettagliata dell’impatto ambientale e socio-culturale che il gasdotto comporterà nei territori della Grecia interessati dalla realizzazione della TAP.

Il documento contiene anche suggerimenti tecnici su come integrare il Gasdotto Trans Adriatico con le caratteristiche geografiche e locali, per permettere una realizzazione ottimale dell’infrastruttura senza ricadute di ogni tipo.

Sul piano politico, la presentazione del Rapporto rappresenta un’importante fase di un iter di collaborazione tra il consorzio del Gasdotto Trans Adriatico e la Grecia.

Ora, il Governo greco dovrà approvare la Decisione di Approvazione dei Termini Ambientali, un passo necessario per avviare la realizzazione della TAP.

Il Gasdotto Trans Adriatico, compartecipato dal colosso energetico britannico British Petroleum, da quello azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, dalla francese Total, dalla tedesca E.On e dalla belga Fluxys, è la conduttura che condurrà 10 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania fino in Italia.

Letta va in Azerbaijan

Proprio l’Italia, che è stata individuata come il principale mercato di sbocco del gas veicolato dalla TAP, si sta muovendo sul piano politico, tanto che il Premier italiano, Enrico Letta, ha programmato una visita al Presidente dell’Azerbaijan, Ilkham Aliyev, a Baku.

La missione del Premier Letta -che segue una visita, sempre dedicata alla TAP, al Capo del Governo greco, Antoni Samaras- è importante per permettere all’Italia di sfruttare al meglio il suo ruolo nel Gasdotto Trans Adriatico.

Secondo ben informate indiscrezioni, la presenza nella TAP di British Petroleum, Fluxys e Total può portare al prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico verso Francia, Belgio e Gran Bretagna per rendere l’Europa Nord-Occidentale il mercato di approdo del gas azero.

Se questa ipotesi diventasse realtà, l’Italia si troverebbe declassata a mero Paese di transito, senza avere ottenuto alcuna provvigione per il trasporto del gas dell’Azerbaijan sul suo territorio, su cui, invece, hanno già negoziato Albania e Grecia.

Matteo Cazzulani

CRISI USA-RUSSIA: IL GELO TRA OBAMA E PUTIN UNA QUESTIONE DI MATURITÀ DEMOCRATICA ED ENERGIA

Posted in Guerra del gas, Russia, USA by matteocazzulani on August 8, 2013

La cancellazione della visita del Presidente statunitense al Capo di Stato russo cambia la politica estera degli Stati Uniti d’America nei confronti di Mosca. Le differenze politiche tra USA e Russia, e la competizione per il mercato del gas mondiale, alla base dell’impasse diplomatica.

Non è mai accaduto nella storia che il Presidente degli Stati Uniti d’America annullasse una visita in Russia. Sul piano più strettamente politico, la decisione del Presidente USA Barack Obama di non recarsi in visita dal suo collega russo, Vladimir Putin, segna un decisivo cambio di passo nella politica estera statunitense.

Nella giornata di mercoledì, 7 Agosto, il Presidente Obama ha comunicato la cancellazione della visita a Putin programmata a margine del prossimo Vertice del G8 di Pietroburgo, a causa di mancati progressi nelle relazioni tra USA e Russia negli ultimi tempi.

Ovviamente, la ratio che ha provocato la decisione di Obama è la concessione da parte di Putin dell’Asilo Politico ad Eduard Snowden: ex-agente dei Servizi Segreti USA che ha scoperchiato un’operazione di sorveglianza di diplomatici di Paesi europei, anche alleati, attuata dall’Amministrazione statunitense nell’ambito di un’operazione di sicurezza nazionale.

L’affare Snowden, che è stato cavalcato sia da Paesi non-democratici come Russia, Venezuela ed Ecuador per discreditare l’immagine statunitense nel Mondo, che da Paesi europei anti-americani come la Francia per bloccare il varo di un Accordo di Libero Scambio tra USA ed Unione Europea- è solo la punta dell’iceberg della crisi nelle relazioni tra USA e Russia.

A dividere Obama e Putin sono sopratutto alcune questioni di politica internazionale come la crisi Siriana, in cui la Russia è schierata a favore del regime dittatoriale di Bashar Al Assad, mentre gli USA sostengono l’opposizione.

Inoltre, vi sono valori, come la Democrazia, e Diritti Umani e Civili che sono rispettati in USA, ma sistematicamente calpestati in Russia: la libertà di stampa, la libertà di espressione, la libertà di pensiero, la libertà di associazione, il rispetto delle diversità razziali e religiose, e i diritti delle coppie omosessuali.

La decisione di Obama di cancellare la visita a Putin, è dunque non solo motivata dalla questione Snowden, ma si basa sulla diversa maturità politica tra chi rispetta la libertà -gli USA- e chi, in preda ad una sindrome post-imperiale, si avvale del confronto muscolare con l’Occidente per fomentare velleità egemoniche sull’Europa Centro-Orientale tipiche del regime zarista e di quello sovietico.

La crisi nei rapporti tra USA e Russia lancia definitamente il via alla competizione globale per il controllo del mercato mondiale dell’energia, iniziata da quando gli Stati Uniti d’America hanno avviato lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di shale, incrementando notevolmente la produzione interna di gas.

Gli USA hanno anche avviato le esportazioni di shale in India e Gran Bretagna, hanno firmato pre-accordi per la vendita di LNG a Singapore, Corea del Sud e Taiwan, ed hanno ottenuto l’interesse all’acquisto del gas non convenzionale liquefatto da parte di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Il posizionamento energetico degli USA contrasta la politica della Russia, che punta all’utilizzo del gas naturale veicolato attraverso gasdotti per affermare l’influenza politica di Mosca nello spazio ex-sovietico, contrastare il consolidamento interno dell’UE, e bloccare il rafforzamento commerciale statunitense in Asia.

Democratici e Repubblicani sostengono il Presidente USA

Sul piano interno, il riposizionamento di Obama porta il Presidente USA a modificare il suo approccio nei confronti della Russia, passando da un’impostazione propositiva ed ottimistica ad una posizione più realistica e pragmatica.

Così come in altri casi in cui un Presidente USA ha mutato il corso della politica estera della sua Amministrazione -basti pensare a Franklin Delano Roosevelt prima e dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale- anche Obama ha ottenuto un appoggio bipartisan.

La maggioranza democratica, per voce del Senatore Charles Schumer, ha ritenuto immaturo il comportamento di Putin, mentre l’opposiziome repubblicana, per voce del Senatore John Mc Cain, ha ribadito la diffidenza nei confronti del Presidente russo.

Il tentativo di Obama, esponente democratico, di instaurare un dialogo con Putin, avviato nel 2009 subito dopo l’insediamento della sua Amministrazione, è stato utile per togliere alla Russia la possibilità di avvalersi della politica muscolare del Presidente repubblicano George W Bush per innalzare lo scontro con l’Occidente, ma ha fallito per via della mancata volontà di Mosca di collaborare con gli USA.

Una Nuova Guerra Fredda

La crisi nei i rapporti tra USA e Russia non è da considerare come un’impasse diplomatica tra Paesi amici, ma rappresenta un’amara dimostrazione di come i tentativi di dialogo con la Russia di Putin siano pressoché inutili per aiutare Mosca a superare quei rigurgiti illiberali ed imperialistici che hanno portato la Federazione Russa alla sistematica violazione dei Diritti Umani e della sovranità dei Paesi dell’UE.

È per questo che i Paesi che rispettano la democrazia, come quelli dell’UE, bene farebbero a prendere posizione in sostegno di Obama, per aiutare gli USA nella promozione nel Mondo di libertà, democrazia, diritti umani e libero mercato: una mission che, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha garantito, sopratutto in Europa, pace, progresso e giustizia.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA SEMPRE PIÙ INTERESSATA ALLO SHALE USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 7, 2013

L’Amministratore Delegato di Edison, Bruno Lescoeur, si è detto intenzionato ad importare gas non convenzionale dagli Stati Uniti d’America. Altre compagnie energetiche, e la politica, iniziano ad apprezzare lo shale statunitense

Un riposizionamento della politica energetica italiana sta per avvenire grazie ad alcune aperture sia da parte della politica che da parte delle compagnie energetiche. Nella giornata di martedì, 6 Agosto, l’Amministratore Delegato della compagnia energetica Edison, Bruno Lescoeur, ha dichiarato interesse per l’importazione dello shale gas in Italia.

Come riportato in un’intervista al Corriere della Sera, Lescoeur ha illustrato come Edison possieda già azioni per lo sfruttamento dello shale negli Stati Uniti d’America, e stia valutando la possibilità di veicolare gas non convenzionale nella regione mediterranea.

La posizione di Lescoeur ricalca quella dell’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, che, nel Maggio 2012, ha supportato la necessita di aprire la mercato dello shale statunitense per assicurare all’Italia forniture di gas sicure ed economiche.

Supporto al disegno di importazione dello shale è stato espresso anche dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che ha sostenuto la necessita per l’Italia di realizzare al più presto i rigassificatori necessari per importare gas non convenzionale dagli USA.

Voci in sostegno dell’importazione dello shale statunitense in Italia sono state sono state sollevate anche da parte di alcuni Europarlamentari Italiani, come Oreste Rossi -che ha supportato la necessità di ricercare giacimenti di shale in Italia- e Patrizia Toia -che ha evidenziato l’importanza dello shale USA come fonte per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per l’Italia.

Ad oggi, l’Italia è dipendente dal gas naturale inviato via gasdotti da Russia ed Algeria, e solo in piccola parte dal Nord Europa.

Se non prolungato in Europa Nord Occidentale, la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- potrà consentire all’Italia anche oro blu dall’Azerbaijan.

I lati positivi del gas non convenzionale

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica e, in Europa, solo in Gran Bretagna.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale, gli USA hanno incrementato notevolmente la produzione interna di gas, ed hanno avviato l’esportazione di gas in Gran Bretagna ed India.

Gli USA hanno anche firmato pre-contratti per rifornire di oro blu non convenzionale Corea del Sud, Singapore e Taiwan, ed hanno ottenuto l’interesse ad importare shale da parte di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è utile anche per combattere il Global Warming e le emissioni inquinanti che stanno provocando mutamenti climatici in tutto il Mondo.

Matteo Cazzulani