LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

HOLLANDE CONFERMA: LA FRANCIA NON VUOLE LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 17, 2013

Il Presidente francese dichiara la sua contrarietà allo sfruttamento di gas non convenzionale. Divisa la maggioranza socialista

Dire di essere dalla parte del lavoro e non approfittare di un’iniziativa per diminuire la disoccupazione, avere un potenziale energetico tale da ridurre emissioni nucleari ed inquinanti e non sfruttarlo per un, presunto, velato senso anti-americano. Nella giornata di Domenica, 14 Luglio, il Presidente francese, Francois Hollande, ha dichiarato la sua opposizione allo sfruttamento di gas shale in Francia.

Durante un’intervista a France 24, rilasciata in occasione della Festa Nazionale della Francia, il Presidente Hollande ha escluso che il Governo francese sfrutterà le consisntenti riserve di gas non convenzionale, pari a 137 Trilioni di Piedi Cubi, situate sotto al territorio transalpino.

La posizione di Hollande pone fine ad un dibattito sullo shale che ha visto una spaccatura interna alla maggioranza socialista, con il Primo Ministro, Jean-Marc Ayrault, schierato dalla parte del Presidente insieme al Ministro dell’Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile e dell’Energia, Philippe Martin, e al Ministro dell’Agricoltura, Stephane Le Foll.

A favore dello sfruttamento dello shale si sono schierati il Ministro del Rinnovamento industriale, Arnaud Montebourg, e il deputato Christian Bataille, che hanno argomentato la necessita di utilizzare il gas non convenzionale per creare posti di lavoro.

Oltre che per la ragione legata all’occupazione -cavallo di battaglia di Hollande- la decisione del Presidente francese di rinunciare allo shale rappresenta un errore strategico anche sul piano economico ed energetico.

Lo sfruttamento dello shale consentirebbe alla Francia di limitare la produzione di nucleare, e di avviare la commercializzazione di una forma di gas che permetterebbe da un lato il ribasso del costo dell’energia per industrie e privati, e, dall’altro, l’inizio dell’esportazione di oro blu non convenzionale.

Perché Obama è più ambientalista di Hollande

L’esempio è stato dato dagli Stati Uniti d’America, che con lo sfruttamento dello shale hanno incrementato la produzione interna di gas, abbattuto i costi, ed avviato esportazioni di oro blu in Asia ed in Europa.

In particolare, come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è utilizzato per limitare le emissioni inquinanti, e per agevolare anche altri Paesi del Mondo ad oggi dipendenti da greggio e carbone a seguire l’esempio statunitense nella lotta al surriscaldamento globale.

Lo sfruttamento dello shale ha anche un vantaggio geopolitico, in quanto la sua estrazione in Europa consentirebbe di limitare la dipendenza del Vecchio Continente da Russia ed Algeria.

Secondo le stime EIA, le principali riserve di gas shale sono presenti in Polonia -148 Trilioni di Piedi Cubi- Francia -137 Trilioni di Piedi Cubi- Ucraina -128 Trilioni di Piedi Cubi- Romania -51 Trilioni di Piedi Cubi- Danimarca -32 Trilioni di Piedi Cubi- Olanda e Gran Bretagna – 26 Trilioni di Piedi Cubi.

In Unione Europea, lo sfruttamento dello shale è stato avviato da Polonia, Gran Bretagna, Spagna, Romania, Lituania e Danimarca, mentre Bulgaria, Francia, Repubblica Ceca ed Olanda hanno posto una moratoria.

Matteo Cazzulani

ISRAELE CONTIENE PIÙ GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 16, 2013

Il Governo israeliano stima la capienza del giacimento Kadish a 1 Trilione di piedi cubi di gas che, sommata ai 33 Trilioni di Piedi Cubi contenuti nel Tamar e nel Leviathan, rendono Tel Aviv un importante esportatore di oro blu. L’opportunità per l’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalle forniture dall’estero.

Costretto ad importare energia da scomodi vicini, ora Paese esportatore di gas, ricco di giacimenti di carburante. Nella giornata di lunedì, 15 Luglio, Israele ha appurato la presenza di almeno un Trilione di Piedi Cubi di gas presso il giacimento Karish, ubicato nelle acque territoriali israeliane del Mar Nero.

Ancor più ampia è la stima della compagnia statunitense Noble Energy, che ha preventivato la presenza nel giacimento marittimo di 3 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu, mentre l’ente israeliano Delek ha parlato della presenza di una quantità di gas pari al 10% del giacimento Tamar.

Il Tamar, che contiene 10 Trilioni di Piedi Cubi, è uno dei due giacimenti di gas scoperti da Israele nel 2009 nel Mar Mediterraneo insieme al Leviathan, che contiene Circa 18 Trilioni di Piedi Cubi.

L’abbondanza di gas in territorio israeliano ha reso lo Stato ebraico un Paese esportatore di energia, come sancito da una delibera del Governo, che ha disposto l’utilizzo del 40% delle riserve di oro blu nazionali per l’esportazione verso l’estero.

A beneficiare della scoperta della capienza del Kadish può essere l’Unione Europea, che è considerata da Israele uno dei principali mercati energetici ove collocare il gas israeliano.

Israele ha già avviato trattative con Grecia e Cipro per la creazione di un consorzio per il trasporto del gas israeliano in Europa via nave, oppure attraverso un gasdotto ancora da realizzare.

La seconda ipotesi riguarda la realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas israeliano in Turchia, da dove l’oro blu di Israele raggiungerà l’Europa attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- ed il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Tel Aviv pensa anche alla soluzione orientale

L’Europa non rappresenta tuttavia l’unica soluzione per le esportazioni del gas israeliano, in quando Tel Aviv sta valutando l’ipotesi di rifornire di oro blu il Golfo Persico e più in avanti l’Asia, per entrare in concorrenza con potenze energetiche dell’Area Mediorientale come Qatar ed Egitto.

Seppur più ardito, il vettore orientale potrebbe essere favorito dall’azione di disturbo effettuata da Giordania e Libano al progetto di realizzazione del gasdotto tra Israele e la Turchia.

La via turca, oltre ad essere ben vista dall’Unione Europea, è anche sostenuta dall’Amministrazione Presidenziale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Il Presidente democratico ha voluto con forza il superamento di una crisi diplomatica tra Turchia ed Israele -entrambi Paesi amici dell’Occidente- ed ha invitato i due Paesi a cooperare in alcuni progetti regionali di interesse comune, tra cui quelli in campo energetico.

Matteo Cazzulani

LA COREA DEL SUD DISMETTE INVESTIMENTI ESTERI IN ATTESA DELLO SHALE USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 15, 2013

Seoul riduce le compartecipazioni al di fuori del Paese delle principali compagnie sudcoreane, come la KOGAS, la KNOC e la KORES. Il gas non convenzionale statunitense è l’alternativa per garantire energia al Paese asiatico

Investimento che non rende si cambia. Nella Giornata di Domenica, 14 Luglio, la Corea del Sud ha dichiarato l’intenzione di dismettere alcuni degli investimenti realizzati all’estero in campo energetico.

Come riportato dalla Reuters, le compagnie coinvolte nel progetto sono la KOGAS, la KNOC e la KORES, i tre principali enti energetici sudcoreani, i cui investimenti esteri sono stati ritenuti dalle Autorità di Seoul poco fruttuosi.

Del resto, la presa di posizione del Governo sudcoreano è in linea con la riduzione del 40% degli investimenti energetici in campo estero attuata negli ultimi anni in maniera progressiva ma netta.

La riduzione degli investimenti eteri in campo energetico della Corea del Sud è motivata anche dall’avvio dell’importazione del gas Shale degli Stati Uniti d’America, che Seoul ha preventivato non appena il Dipartimento di Stato USA darà il via libera all’esportazione di gas non convenzionale a Paesi che non hanno un Accordo di Libero Scambio con l’Ammimistrazione statunitense.

Lo scorso 7 Maggio, la KOGAS ha raggiunto un accordo con il Dipartimento di Stato USA per lo sfruttamento congiunto di giacimenti di oro blu non convenzionale in Corea del Sud, mentre nel Novembre 2012, la compagnia sudcoreana E1 ha firmato un pre-contratto con la statunitense USA Enterprise Products Operating per l’acquisto di 180 Mila tonnellate di gas shale dagli Stati Uniti d’America.

Nel Dicembre 2012, anche il colosso italiano ENI è entrato nella partita del gas in Corea del Sud, con la firma di un accordo con la KOGAS per l’invio in territorio sudcoreano di 28 spedizioni cargo di oro blu naturale liquefatto.

L’ENI e la KOGAS insieme per il gas cipriota

La presenza dell’ENI richiama all’attenzione un altro progetto che potrebbe essere interessato dalla campagna di riduzione degli investimenti energetici esteri da parte della Corea del Sud.

KOGAS e il colosso energetico italiano cooperano infatti nel giacimento cipriota Levantine: un’area di 4800 miglia quadrate da cui è preventivato lo sfruttamento di 12 Trilioni di piedi cubi di gas.

Venerdì, 12 Luglio, l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, ha discusso con il Presidente cipriota, Nicolas Anastasiades, sull’implementazione dello sfruttamento del giacimento, su cui Cipro punta molto per rappresentare un fornitore di gas all’Unione Europea alternativo alla Russia.

Cipro è anche coinvolto nel progetto di trasporto in Europa del gas sfruttato dai giacimenti israeliani Leviathan e Tamar, nonostante Israele stia ancora valutando con grande interesse la possibilità di avviarne l’invio in UE attraverso la Turchia.

Matteo Cazzulani

GAS: ROMANIA E MOLDOVA CEMENTANO IL GASDOTTO IASI-UNGHENI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 14, 2013

Il Primo Ministro moldavo, Iurie Leanca, invita il suo collega romeno, Victor Ponta, all’inaugurazione dell’infrastruttura concepita per unificare il sistema di trasporto di energia di Bucarest con quello di Chisinau. La cooperazione tra i due Paesi necessaria per ridurre la dipendenza dalle forniture russe.

L’indipendenza economica come l’indipendenza energetica. Nella giornata di venerdì, 12 Luglio, il Premier moldavo Iurie Leanca ha invitato il Premier romeno, Victor Ponta, e il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, all’inaugurazione del Gasdotto Iasi-Ungheni, che avverrà in occasione della Festa dell’Indipendenza della Moldova.

Come riportato da Natural Gas Europe, la conduttura, dalla misura di 43,2 chilometri, unificherà il sistema infrastrutturale energetico moldavo con quello romeno, ed avrà una capacita di 10 Miliardi di metri cubi all’anno di gas.

Il Gasdotto Iasi-Ungheni permette alla Moldova di decrementare la dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, grazie agli approvvigionamenti che perverranno dalla Romania.

Chisinau potrebbe importare lo Shale da Bucarest

La Romania ha avviato lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale e Shale sul suo territorio, ed è tra i primi promotori del progetto AGRI per veicolare gas dall’Azerbaijan in territorio romeno attraverso un trasporto misto nave-gasdotto.

La Moldova, che dipende al 99% dal gas della Russia, ha concordato con la Commissione Europea il congelamento della partnership nella Comunità Energetica Europea -una UE dell’energia di cui fanno parte i Paesi UE, Serbia, Moldova ed Ucraina- per negoziare il rinnovo delle forniture di oro blu russo.

Anche la Moldova, come la Romania, appoggia il progetto AGRI, ed ha visto nella Comunità Energetica Europea la soluzione per decrementare la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia.

Matteo Cazzulani

LA FRANCIA DICE ANCORA NO ALLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 13, 2013

Il Primo Ministro francese, Jean Marc Ayrault, respinge la richiesta di sospensione della moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale in territorio transalpino. Le divisioni interne allo schieramento socialista al governo

Lo shale non s’ha da sfruttare in Francia. Nella giornata di venerdì, 12 Luglio, il Primo Ministro francese, Jean Marc Ayrault, ha rigettato una richiesta di sospensione della moratoria che il Governo ha posto sullo sfruttamento di gas non convenzionale in Francia.

Come riportato da Natural Gas Europe, la richiesta è stata presentata dal Ministro per la Riforma dell’Industria, Arnaud Montebourg, appoggiato da alcuni esponenti della maggioranza socialista.

Il Ministro Montebourg ha evidenziato come lo sfruttamento di shale in Francia permetta la diminuzione della dipendenza dalle importazioni di greggio, ed incentivi la ripresa del tessuto industriale francese.

Contrario il parere del Primo Ministro, che, tuttavia, ha argomentato la necessità di ridurre sia il consumo di energia in Francia che la produzione di nucleare dal 75% al 50%.

La discussione sullo shale interna alla maggioranza di Governo francese si è inasprita con il dimissionamento del Ministro dell’Ecologia e dello Sviluppo Sostenibile, Delphine Batho.

Il Ministro Batho, dimissionata dal Presidente francese, Francois Hollande, per avere sollevato forti critiche al bilancio, è un’acerrima rivale dello sfruttamento dello shale in Francia.

Del medesimo schieramento anti-shale sono membri anche il Ministro dell’Agricoltura, Stephane Le Foll, ed il successore della Batho alla guida del Dicastero dell’Ecologia e dello Sviluppo Sostenibile, Philippe Martin.

Eppure lo shale aiuterebbe anche i francesi

La Francia, assieme a Bulgaria, Repubblica Ceca e Olanda, è uno dei pochi Paesi che hanno posto una moratoria sullo sfruttamento dello shale.

Secondo le rilevazioni EIA, la Francia possiede 137 Trilioni di Piedi Cubi di riserve di shale nel suo territorio, il secondo giacimento per grandezza dopo la Polonia.

In Europa, lo sfruttamento dello shale è stato avviato da Polonia, Gran Bretagna, Romania, Spagna e Danimarca.

Con lo sfruttamento dello shale, gli Stati Uniti d’America hanno avviato l’esportazione di gas in India e Gran Bretagna.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è necessario non solo per limitare le emissioni inquinanti, ma anche per rafforzare la democrazia nel Mondo.

Lo shale consente infatti il decremento dell’uso di greggio e carbone, e la riduzione della dipendenza di Paesi post-coloniali ed ex-satelliti dell’Unione Sovietica da super potenze mondiali che si avvalgono di gas e gasdotti per imporre disegni geopolitici di stampo neo-imperialista.

Matteo Cazzulani

SHALE: LA ROMANIA DA IL VIA LIBERA ALLA CHEVRON

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 12, 2013

Il Governo romeno concede al colosso statunitense l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale. Sostegno bipartisan all’indipendenza energetica del Paese

Una decisione che rafforza l’indipendenza energetica della Romania. Nella giornata di giovedì, 11 Luglio, il Governo romeno ha concesso al colosso energetico statunitense Chevron il permesso di sfruttare i giacimenti di gas Shale del Paese.

Come riportato dalla Reuters, la decisione interessa tre giacimenti di Shale, tra cui quello di Vaslui: uno dei più capienti della Romania.

Sul piano politico, la decisione rappresenta un passo in avanti della coalizione di governo, l’Unione Socialista Liberale, verso il rafforzamento dell’indipendenza energetica della Romania.

Il Premier, il socialista Victor Ponta, ha infatti mantenuto l’impostazione voluta dal Presidente, il moderato Traian Basescu, in sostegno dello sfruttamento dei giacimenti domestici di gas naturale e di Shale.

Secondo le stime EIA, la Romania contiene 538 Trilioni di Metri Cubi di Shale, abbastanza per garantire al Paese 50 anni di indipendenza energetica.

La Romania è uno dei Paesi che ha avviato lo sfruttamento di Shale in Europa, insieme con Polonia, Gran Bretagna, Lituania e Spagna.

Shale e Global Warming

Lo Shale è un gas estratto da terreni argillosi a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking orizzontale e verticale, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Con l’avvio dello sfruttamento dello Shale, gli Stati Uniti d’America hanno implementato la produzione di gas, ed hanno avviato le esportazioni in India e Gran Bretagna.

Lo sviluppo dello Shale è utile per diminuire le emissioni inquinanti, e la dipendenza di molti Paesi democratici ed indipendenti dal ricatto energetico di potenze globali che si servono del gas e dei gasdotti come mezzi di ricatto geopolitico.

Matteo Cazzulani

SHALE: L’INDIA SI ESPANDE IN NORDAMERICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 11, 2013

La compagnia statale indiana interessata al controllo di una quota minoritaria di un giacimento di gas non convenzionale canadese. Continua l’espansione di Nuova Delhi nel settore dello shale in Nordamerica

Uno sguardo al Canada per rafforzare la posizione internazionale. Nella giornata di mercoledì, 10 Luglio, la compagnia statale indiana Indian Oil Corporation ha avviato trattative per l’acquisizione del 10% dei giacimenti di shale controllati dalla compagnia malese Petronas in Canada.

Come riportato da Press Trust of India, le trattative, che sono ad una fase iniziale, interessano giacimenti nel nord est della British Columbia.

L’interesse dell’India per lo shale del Canada testimonia una politica energetica improntata all’attacco da parte del Governo indiano.

Nel Novembre 2012, la Indian Oil Corporation ha rilevato il 30% della Carrizo Oil and Gas, compagnia impegnata nello sfruttamento di shale in Colorado, negli Stati Uniti d’America.

Protagonista per lo shale statunitense

Inoltre, l’India è stato il primo Paese del Mondo ad avviare l’importazione di gas shale dagli USA, seguita dopo poco tempo dalla Gran Bretagna.

Il rafforzamento delle relazioni con gli USA permette all’India di contare su approvvigionamenti certi per soddisfare la crescente richiesta dell’economia indiana.

Lo sfruttamento diretto, mediante compartecipazione con quote di minoranza, consente a Nuova Delhi di controllare in Nordamerica l’acquisto dello shale dalla fonte.

Secondo le stime EIA, il Canada possiede 573 Trilioni di piedi Cubi di gas shale nel proprio sottosuolo, mentre gli USA, primo produttore al Mondo di oro blu non convenzionale, ne contiene 1161.

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking verticale e orizzontale.

Oltre ad India e Gran Bretagna, interesse per lo shale statunitense è stato espresso anche da Corea del Sud, Taiwan e Singapore in Asia, e Germania, Spagna, Polonia e Lituania in Europa.

Matteo Cazzulani

SHALE: LA POLONIA CHIEDE ALL’UE DI FARE DI PIU

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 10, 2013

Il Ministro per gli Affari Europei polacco, Piotr Serafin, chiede all’Unione Europea un maggiore impegno per lo sfruttamento di gas non convenzionale. Le divisioni all’interno dell’Unione Europea.

Un opportunità per ridurre il Global Warming e rispettare gli impegni su scala globale. Nella Giormata di lunedì, 8 Luglio, il Ministro polacco per gli Affari europei, Piotr Serafin, ha invitato l’Unione Europea a semplificare le leggi per lo sfruttamento dello Shale.

Come riportato dalla Reuters, il Ministro Serafin ha evidenziato come alcuni Paesi, senza fare alcun nome, si oppongono al varo di una legislazione che incentivi lo sfruttamento di gas non convenzionale in Europa.

Nel contempo, il Ministro ha anche sottolineato la valenza positiva dello sfruttamento dello Shale per quanto riguarda la lotta alla riduzione delle misure inquinanti, come riportato di recente dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Le dichiarazioni del Ministro Serafin arrivano a pochi giorni dall’estrazione di
120 Barili al minuto di Shale compiuta dalla compagnia irlandese San Leon presso il giacimento polacco Lewino 1G2, presso Danzica: un record in Europa.

Secondo uno studio EIA, la Polonia contiene la più ampia riserva di Shale in Europa, pari a 148 Trilioni di Piedi Cubi.

Oltre alla Polonia, l’avvio dello sfruttamento di gas Shale è stato fatto da Gran Bretagna, Romania, Lituania, Spagna e Danimarca, mentre Francia e Bulgaria hanno posto una moratoria sull’estrazione di gas non convenzionale.

Con l’avvio dello sfruttamento dello Shale, gli USA hanno incrementato la produzione nazionale di gas, ed hanno programmato la massiccia esportazione di oro blu liquefatto nel mercato asiatico e in quello europeo.

La Chevron chiede migliori condizioni

Oltre che dalla San Leon, lo Shale in Polonia è sfruttato anche dalla compagnia statunitense Chevron, che possiede quattro concessioni nel Paese.

Come riportato sempre dalla Reuters, la Chevron, a sua volta, ha richiesto al Governo una semplificazione della legge sullo sfruttamento dello Shale, di modo da incoraggiare lo sviluppo dell’estrazione di gas non convenzionale.

Il Manager per la Polonia della Chevron, John Claussen, ha chiesto al Governo polacco più assicurazioni e meno penalità nello sfruttamento dei giacimenti di Shale.

Per favorire la realizzazione dei progetti di sfruttamento dello Shale, la Polonia ha stabilito la creazione di una compagnia statale, la NOKE che possiede il 5% in ogni concessione

Secondo diverse analisi, questa misura ha allarmato alcune compagnie, nonostante preventivamente, il Governo avesse fissato il tetto massimo della tassazione dello Shale in Polonia al 40%.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA RAFFORZA IL SOUTHSTREAM IN BULGARIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2013

Il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, il Premier bulgaro Plamen Oresharski, ed il Ministro dell’Economia e dell’Energia Dragomir Stoynev accelerano la realizzazione dell’infrastruttura. La svolta filorussa del nuovo Governo socialista mette a serio repentaglio il progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea e la sicurezza nazionale della Bulgaria stessa

Seccato il Nabucco, la Russia ha campo libero per rafforzare il monopolio energetico sull’Europa. Nella giornata di lunedì, 8 Luglio, il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato di accelerare la realizzazione del gasdotto Southstream in Bulgaria.

Durante in incontro con il Premier bulgaro, Plamen Oresharski, ed il Ministro dell’Economia e dell’Energia, Dragomir Stoynev, Miller ha anche dichiarato che la Russia finanzierà la realizzazione dell’infrastruttura per garantirne la sua rapida costruzione.

Dal canto suo, il Ministro Stoynev ha supportato l’iniziativa di Milller, ed ha dichiarato che il Southstream rientra nell’interesse nazionale della Bulgaria.

Ciò nonostante, Stoynev ha invitato la Russia a concordare la realizzazione del gasdotto con l’Unione Europea per risolvere alcune impasse di carattere burocratico.

Nonostante il debole richiamo all’UE, la Bulgaria ha de facto ceduto al piano di espansione energetica della Russia in Europa, che vede proprio nel Southstream il suo mezzo più efficace.

Progettato per veicolare 63 Miliardi di gas dalle coste meridionali russe all’Austria tramite il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Macedonia, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia, il Southstream incrementa la dipendenza dei Paesi dell’Europa Centro Orientale dal gas della Russia.

A favorire l’acceleramento della realizzazione del Southstream è stata l’esclusione del Nabucco dalla gara per l’assegnazione dell’appalto per il trasporto del gas dell’Azerbaijan in Europa.

Il Nabucco, sostenuto dalla Commissione Europea, è stato progettato per veicolare 20 Miliardi di metri cubi di gas azero in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Al Nabucco è stato preferito il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas azero in Italia -con possibile prolungamento a Svizzera, Germania, Belgio, Francia, Paesi Bassi e Gran Bretagna- dal confine tra Turchia e Grecia attraverso l’Albania.

Una timida diversificazione delle forniture di gas da parte del Governo bulgaro

La Bulgaria si è così trovata senza un’alternativa al gas della Russia, che ha approfittato dell’esclusione del Nabucco per imporre definitivamente il Southstream al Governo bulgaro.

Tuttavia, il Precedente esecutivo di centro-destra ha avviato la realizzazione di infrastrutture per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico bulgaro con quello dei Paesi vicini.

Oltre a Romania e Turchia, la Bulgaria ha progettato anche l’Interconnettore Bulgaria Grecia -BGI- per importare in territorio bulgaro il gas azero veicolato dalla TAP in Unione Europea.

Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE LA LETTONIA APPLICA LA LEGGE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 8, 2013

Il Ministro dell’Economia lettone, Daniel Pavluts, presenta emendamenti per liberalizzare il mercato del gas di Riga. Previsto l’ingresso di compagnie estere per limitare la dipendenza dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

L’Unione Europea come mezzo per garantire la sicurezza energetica. Nella giornata di Domenica, 7 Luglio, il Ministro dell’Economia lettone, Daniels Pavluts, ha dichiarato l’intenzione della Lettonia di liberalizzare il mercato energetico nazionale per limitare la totale dipendenza della Lettonia dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato dalla Reuters, il Ministro Pavluts ha presentato emendamenti per ammettere nella gestione della compravendita del gas, sia naturale che liquefatto, anche compagnie di altre Paesi, de facto ponendo fine al monopolio della compagnia nazionale Latvijas Gaze.

La Latvijas Gaze è controllata al 47,2% dalla compagnia tedesca E.On, al 16 dalla lettone Itera, e al 34% da Gazprom, che è anche l’unico fornitore di gas della compagine energetica nazionale della Lettonia.

Questa situazione è in disaccordo con il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE, che la Lettonia ha ora deciso di applicare, che prevede la liberalizzazione dei mercati energetici dei Paesi dell’Unione, e vieta ad enti monopolisti la gestione congiunta della compravendita e della distribuzione del gas.

La Lettonia ha inoltre provveduto ad implementare il sito di stoccaggio di Inculkas, in cui sarà contenuto il gas liquefatto importato dai rigassificatori in fase di realizzazione in Estonia e Lituania.

La Lettonia è l’ultimo dei Paesi Baltici ad applicare la legge UE in materia, dopo l’esempio dato in maniera evidente e determinata dalla Lituania, che si è avvalsa del Terzo Pacchetto Energetico per diminuire la dipendenza da Gazprom.

Seguendo l’esempio di Vilna

La compagnia energetica nazionale lituana, la Lietuvos Dujos, era infatti compartecipata dalla E.On per il 38%, e da Gazprom per il 37%, e dipendeva unicamente dalle forniture del monopolista statale russo.

Con l’applicazione della Legge UE, il Governo lituano ha estromesso dalla Lietuvos Dujos Gazprom, in quanto ente nel contempo fornitore e distributore, ed ha affidato la gestione della distribuzione del gas alla compagnia Amber Grid.

Inoltre, la Lituania ha seguito le direttive della Commissione Europea favorendo la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per importare gas liquefatto da Norvegia, Egitto, Qatar e Stati Uniti d’America.

Infine, Vilna ha progettato un gasdotto per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico lituano con quello della Polonia e di altri Paesi UE.

Matteo Cazzulani