LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: ORBAN E PONTA CONTINUANO NELLA CROCIATA PER LA RIDUZIONE DELLE TARIFFE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 16, 2013

Il Parlamento ungherese destina all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia, controllata dal Premier conservatore, la decisione sulla diminuzione della bolletta per l’energia del 10%. Il Capo del Governo romeno avvia consultazioni con le popolazioni locali sullo shale

Il Premier conservatore ungherese, Viktor Orban, e il suo collega socialista romeno, Victor Ponta

Il Premier conservatore ungherese, Viktor Orban, e il suo collega socialista romeno, Victor Ponta

Se la Corte dice no, la decisione passa all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia. Nella giornata di giovedì, 14 Marzo, un alto numero di deputati del Partito moderato Fidesz, la forza politica di maggioranza in Parlamento, ha rigettato la sentenza con la quale la Corte Municipale per il Controllo dell’Energia Ungherese ha annullato la decisione del Premier, Viktor Orban, di tagliare del 10% la bolletta del gas per la popolazione.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, i deputati hanno votato per il conferimento della responsabilità della decisione all’Agenzia di Sorveglianza dell’Energia, in cui Capo è nominato direttamente dal Premier.

Il 6 Gennaio 2012, un Decreto del Governo ha imposto il taglio delle tariffe del 10% per reagire all’aumento sproporzionato delle tariffe per gas, elettricità e riscaldamento imposte ai cittadini negli ultimi due anni.

Le principali compagnie energetiche colpite dal decreto, la francese Suez-Gaz de France e la tedesca RWE, hanno esposto ricorso presso la Corte che, infine, ha condannato il Governo.

Più conciliante è stata la posizione presa dalla Romania, l’altro Paese UE in cui il Governo è intervenuto in maniera decisa per aiutare la popolazione a pagare le bollette con la creazione di un fondo sociale di 600 Milioni di Dollari, voluto dal Premier socialista, Victor Ponta.

Per reperire le risorse necessarie alla costituzione del fondo, il Governo romeno ha aumentato la pressione fiscale sul surplus di carburante sfruttato dagli enti energetici impegnati in Romania -la Romgaz e l’austriaca OMV- ed anche sulle compagnie, come Suez-Gaz de France e la tedesca E.On, che gestiscono la distribuzione del gas.

Oltre a misure dirette, il Premier Ponta ha anche dato il via libera definitivo allo sfruttamento dei giacimenti domestici di shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, ad oggi estratto con moderne tecniche di fracking solo in Nordamerica.

Per fare fronte all’opposizione di una parte della popolazione preoccupata per presunti impatti ambientali delle operazioni di sfruttamento, il Premier Ponta ha avviato consultazioni pubbliche assieme con il Ministro dell’Economia, Varujan Vosganian, ed esponenti del colosso statunitense Chevron, incaricato della ricerca dello shale in Romania.

La Romania con l’Europa, l’Ungheria con la Russia

Per abbassare il prezzo del gas per la popolazione, la Romania ha anche sostenuto con forza la realizzazione del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dall’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Lo scopo del Nabucco è quello di diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dalle importazioni di oro blu dalla Russia -che coprono il 40% del fabbisogno complessivo UE- e, così, evitare l’imposizione di alte tariffe per l’acquisto di gas da parte di Mosca.

Differente è stata la decisione dell’Ungheria che, dopo un primo sostegno al Nabucco, nel Novembre 2012, in seguito ad una visita tra il Presidente Russo, Vladimir Putin, e il Premier Orban, ha concesso pieno supporto al Southstream.

Questo gasdotto è stato concepito dalla Russia, con la totale opposizione della Commissione Europea, per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle coste meridionali russe tramite il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Slovenia e l’Italia.

Lo scopo geopolitico del Southstream è quello di aumentare la dipendenza dell’Europa alle forniture di gas della Russia e, nel contempo, bloccare il progetto della Commissione Europea volto a veicolare gas direttamente dall’Azerbaijan per diminuire il monopolio detenuto da Mosca in ambito energetico.

Matteo Cazzulani

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