LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA A UN PASSO DALL’INTEGRAZIONE DELL’UCRAINA NELL’UNIONE DOGANALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 6, 2013

Il Presidente russo, Vladimir Putin, invita il Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych, ad integrare l’economia dei due Paesi nell’ambito dell’Unione Eurasiatica con Bielorussia e Kazakhstan. Il gas la vera questione di fondo che potrebbe condannare Kyiv tra le braccia di Mosca.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un silenzio assordante su un vertice che ha forse definito una volta per tutte il posizionamento geopolitico dell’Ucraina. Nella giornata di martedì, 5 Marzo, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha incontrato il Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych nella tenuta di Zavidovo: centro a 100 chilometri da Mosca, già meta preferite dal dittatore sovietico, Leonid Brezhnev.

Putin e Yanukovych hanno affrontato la questione dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale: progetto di integrazione eurasiatica concepito dalla Russia sul modello dell’Unione Europea per sancire l’egemonia politica ed economica di Mosca nello spazio ex-Sovietico.

Putin ha invitato Yanukovych a prendere una decisione definitiva in favore dell’ingresso di Kyiv nel progetto, evidenziando come, in caso di cooperazione stretta in ambito economico con Russia, Bielorussia e Kazakhstan -i tre Paesi che finora hanno aderito all’Unione Doganale- l’economia dell’Ucraina possa crescere notevolmente.

Sull’esito dell’incontro è stato emanato solo un comunicato da parte del Cremlino, ma ancora nessun commento ufficiale è stato rilasciato dall’Amministrazione Presidenziale ucraina. Secondo indiscrezioni, Putin e Yanukovych avrebbero anche programmato relazioni più strette tra Mosca e Kyiv in ambito nucleare e dell’aviazione.

Oltre che il lato commerciale, la vera motivazione con cui la Russia sta cercando di convincere l’Ucraina ad entrare nell’Unione Eurasiatica è il gas.

Il monopolista statale russo, Gazprom, non mai voluto concedere gli sconti richiesti dalla parte ucraina per le forniture di oro blu utilizzato da Kyiv per soddisfare il 90% del fabbisogno energetico nazionale.

Il diniego alla richiesta di sconto da parte della Russia ha portato Yanukovych ad incaricare il Governo ucraino di diminuire la quantità di gas importata da Gazprom al minimo contrattuale, ha disposto l’incremento dell’uso di carbone e gasolio, ed ha stretto un accordo trimestrale per il trasporto in Ucraina di oro blu russo dalla Germania attraverso i gasdotti della Polonia.

La complicata strategia messa a punto da Yanukovych per diversificare in poco tempo le forniture di gas dalla Russia non ha avuto effetto, complice anche il blocco della costruzione del rigassificatore di Odessa a causa dell’incidente diplomatico provocato da Kyiv con la compagnia spagnola Natural Gas Endesa -il  Governo ucraino ha firmato i contratti con un misterioso emissario non autorizzato dalla compagnia iberica, che per questo ha abbandonato la partnership con l’Ucraina.

Favorito dalla goffaggine ucraina, Putin ha avuto buon gioco a porre l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale come condicio sine qua non per la concessione di sconti sulle forniture di oro blu.

Sempre in cambio dello sconto sulle forniture di gas, Mosca ha inoltre richiesto a Kyiv la cessione della gestione dei gasdotti ucraini, su cui da tempo la Russia ha posato il suo sguardo.

Questa mossa geopolitica assicura il controllo totale da parte del Cremlino sui gasdotti che veicolano il gas dalla Russia all’Unione Europea, e concede a Gazprom uno sconfinato potere contrattuale nei confronti dell’UE -che dipende dalle forniture di Mosca per il 40% del fabbisogno continentale.

Proprio l’Unione Europea, anche se passivamente, ha ricoperto un ruolo fondamentale nell’avvicinamento dell’Ucraina di Yanukovych alla Russia di Putin con la rinuncia nel 2011 alla firma con Kyiv dell’accordo di Associazione: documento -anticamera di un’integrazione politica- che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico del Vecchio Continente.

La motivazione del no di Bruxelles alla firma dell’Accordo di Associazione è dettata dal regresso democratico impresso da Yanukovych in Ucraina, con l’arresto politico di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica ‘arancione’ -tra cui l’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko- pressioni su giornalisti e stampa libera, accentramento nelle mani del Capo dello Stato di poteri sottratti al Parlamento, e falsificazione delle Elezioni Amministrative del 2010 e di quelle Parlamentari del 2012.

Sul piano energetico, l’Unione Europea ha inoltre lamentato lo scarso coinvolgimento di Bruxelles da parte dell’Ucraina nelle trattative per il rinnovo delle forniture di gas dalla Russia.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, al Kommersant”, Kyiv si sta limitando a comunicare a Bruxelles lo stato delle trattative, senza richiedere un intervento concreto in ambito diplomatico.

Inoltre, il Commissario Oettinger ha giudicato positiva la finalizzazione delle trattative con la Slovacchia per il trasporto del gas russo in Ucraina che, secondo gli accordi presi tra Kyiv e Bratislava, assicurerà in poco tempo all’economia ucraina l’importazione di gas russo da Ovest -anziché da est- per mezzo dell’inversione del flusso dei gasdotti slovacchi.

Malgrado le aperture della Commissione Europea, l’Ucraina sembra essere decisamente orientata verso la Russia a causa del legame, anche personale, che unisce il Presidente Yanukovych a Mosca.

Ne è una dimostrazione la vendita, stabilita parallelamente all’incontro di Zavidovo, della moderna raffineria di Odessa da parte dell’ente russo Lukoil alla VYeTek, compagnia che, come riportato da Gazeta Wyborcza, apparterrebbe ad un imprenditore vicino ad Oleksandr Yanukovych: il figlio del Presidente entrato tra i paperoni d’Ucraina nel giro di pochi mesi dalla salita al potere del padre.

Mosca verso lo status di superpotenza mondiale a spese dell’Europa

L’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Doganale della Russia ha conseguenze problematiche per l’Unione Europea, sia sul piano energetico che su quello geopolitico.

Il controllo sull’Ucraina, Paese dalle enormi capacità agricole e industriali -ma culturalmente e storicamente più europeo che russo- è infatti l’unica via che permette alla Russia di ottenere lo status di superpotenza mondiale, e di competere in un Mondo sempre più globalizzato con India, Cina, Stati Uniti ed Unione Europea.

Proprio l’UE è il primo competitor che la Russia intende eliminare incrementando la propria egemonia in ambito energetico per impedire la creazione di un’Unione Europea forte ed unita.

Ne è una prova la costruzione del Nordstream: gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare dalla Russia alla Germania 55 miliardi di metri cubi di gas, isolare dalle forniture di gas Polonia e Paesi Baltici e, così, dividere nel suo interno l’UE.

Il Nordstream premia gli Stati UE occidentali ‘alleati’ di Mosca con forniture dirette di gas, e penalizza i Paesi centro-orientali che, per ragioni storiche, comprendono la reale natura geopolitica delle decisioni energetiche del Cremlino nei confronti del Vecchio Continente.

La Russia ha inoltre progettato il Southstream: gasdotto concepito sul Fondale del Mar Nero per veicolare altri 63 miliardi di metri cubi di gas in Austria attraverso Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, bypassare l’Ucraina, ed aumentare la dipendenza dell’UE dal gas russo.

Il Southstream è concepito anche per impedire all’Unione Europea la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepiti per veicolare direttamente in Europa gas proveniente dall’Azerbaijan.

Il progetto è sostenuto economicamente dai colossi energetici azero SOCAR, britannico British Petroleum, norvegese Statoil, e dalla compagnia francese Total.

Inoltre, esso è supportato politicamente, oltre che dalla Commissione Europea, anche dai Governi di Austria, Romania, Polonia, Slovacchia, Italia, Grecia, Albania, Svizzera e Turchia.

Matteo Cazzulani

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