LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: ESTONIA E LETTONIA DICONO NO AL RIGASSIFICATORE DI GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 24, 2013

Tallinn e Riga contrarie alla realizzazione di un terminale LNG realizzato dal monopolista statale russo in Finlandia. Favorevoli invece ai tre rigassificatori progettati dall’Unione Europea per diminuire la dipendenza dei Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale dall’egemonia della Russia.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Sì all’indipendenza energetica del Baltico e dell’Europa, no all’infiltrazione della Russia nei progetti che garantiscono l’emancipazione di Stati UE dal gas di Mosca. Nella giornata di giovedì, 21 Febbraio, Estonia e Lettonia hanno espresso forte contrarietà al coinvolgimento del monopolista statale russo del gas, Gazprom, nella realizzazione di un rigassificatore atto a consentire ai Paesi Baltici la diminuzione della dipendenza dagli approvvigionamenti di gas della Russia -che ad oggi coprono circa il 90% del fabbisogno nazionale estone, lettone e lituano.

Nello specifico, il Ministro dell’Economia estone, Juhan Parts, ha criticato il progetto di costruzione di un terminale LNG a Inkoo, in Finlandia, da parte di due compagnie energetiche controllate da Gazprom: la finlandese Gasum e la estone Vorgutenuus.

“Tallinn vuole rendersi indipendente dal monopolista che, ad oggi, controlla la totalità degli approvvigionamenti di gas estoni -ha dichiarato Parts- si tratta di un obiettivo nazionale strategico”.

Concorde con il collega estone è il Ministro dell’Economia lettone, Daniels Pavljuts, che, come riportato dalla Reuters, ha posto l’attenzione sulla necessità di realizzare i due altri progetti di rigassificatori che, con il sostegno dell’Unione Europea, non prevedono la compartecipazione di Gazprom: il terminale LNG di Tallin, e quello di Klaipeda.

Il rigassificatore di Inkoo -compartecipato da Gazprom- deve essere collegato con la città di Paldiski, in Estonia, tramite un gasdotto che veicola il gas dalla Finlandia ai Paesi Baltici.

Il rigassificatore di Tallinn, in fase avviata di realizzazione, è compartecipato dalle compagnie Elering AS, Talina Sadam e Vopak LNG Holding.

Quello di Klaipeda, in Lituania, è stato concepito sulla base di un pre-accordo tra il Governo lituano e la compagnia norvegese Hoeg LNG.

Ai due progetti va aggiunto il rigassificatore polacco di Swinoujscie, concepito dalla Polonia, sempre con il sostegno della Commissione Europea, per importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Dalla Pomerania -regione dove si trova Swinoujscie- il gas sarà poi inviato in Lituania e Lettonia per mezzo del Gasdotto Trans Baltico: infrastruttura sostenuta apertamente sempre dalla Commissione Europea.

Una risposta al divide et impera del Cremlino in Europa

Il bisogno di diversificare le forniture di gas da parte dei Paesi Baltici è dovuto all’utilizzo dell’energia da parte della Russia per la realizzazione di scopi di natura geopolitica, come il mantenimento dell’egemonia di Mosca sull’Europa, e il contrasto alla creazione di un’Unione Europea veramente forte e unita sul piano estero ed energetico.

Dimostrazione del comportamento della Russia è data dalla realizzazione del Nordstream: gasdotto costruito nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per rifornire di 55 miliardi di metri cubi di gas direttamente la Germania.

Questa infrastruttura, compartecipata da Gazprom e da alcune tra le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente come la tedesca E.On, la francese Suez Gas de France, e l’olandese Gasunie, bypassa Paesi Baltici e Polonia, e impedisce una comune iniziativa in ambito energetico da parte dell’UE.

Il Nordstream infatti stabilisce un rapporto privilegiato tra il Cremlino e i Paesi dell’Europa Occidentale, ed obbliga gli Stati dell’Europa Centro-Orientale a sottostare al diktat energetico di Mosca, accettando tariffari onerosi pur di soddisfare il fabbisogno di gas per case private ed industrie.

Matteo Cazzulani

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