LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E UCRAINA AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 20, 2013

Vilna concede al colosso USA Chevron i diritti di studio e sfruttamento di oro blu non convenzionale in territorio lituano. L’Ucraina sceglie gli statunitensi per i giacimenti occidentali, ma preferisce il colosso olandese Shell per i serbatoi di shale ubicati nelle regioni orientali del Paese. 

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Un solo contendente in gara per un appalto necessario per l’indipendenza energetica della Lituania e dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 15 Gennaio, il colosso USA Chevron ha ottenuto il permesso per effettuare studi per certificare la presenza di giacimenti di gas shale nel territorio lituano.

Nello specifico, la Chevron ha ottenuto non solo l’esclusiva per la ricerca di shale in Lituania, ma anche il diritto di estrarre gas non convenzionale per un periodo di dieci anni.

Come riportato da Natural Gas Europe, il colosso statunitense è stato l’unico ente a prendere parte ad un’asta pubblica, indetta dal Governo lituano per avviare al più presto lo sfruttamento di gas non convenzionale.

Il Governo socialdemocratico del Primo Ministro, Algirdas Butkevicius, in linea con il precedente Esecutivo moderato di Andrijus Kubilijus, ha supportato la ricerca di shale in Lituania per diminuire la dipendenza dalla Russia.

Ad oggi, Mosca mantiene il monopolio delle forniture di oro blu a Vilna, un fatto che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale di un Paese dell’Unione Europea.

Secondo l’indice della KPMG sulla presenza potenziale dello shale, la Lituania è il quarto Paese in Europa – il terzo in Unione Europea – per attrattività nello sfruttamento di gas non-convenzionale, subito dopo Polonia, Romania e Ucraina.

La Chevron, forte dell’esperienza dello sfruttamento dello shale negli Stati Uniti d’America – dove l’avvio dell’estrazione di gas non convenzionale ha consentito all’Amministrazione Obama di aumentare esponenzialmente le esportazioni di carburante verso l’Asia – ha già ottenuto concessioni in Polonia e Romania e, con la vittoria del concorso in Lituania, si è confermata leader nel settore per quanto riguarda il mercato UE.

Differente è il discorso dell’Ucraina, dove la Chevron ha ottenuto il diritto di sfruttamento del giacimento shale di Olesska, nella regione di Leopoli, nell’ovest del Paese, ma non è riuscita ad assicurarsi l’appalto per lo Yuzivska: deposito di gas non convenzionale ubicato nella Oblast di Donetsk, nell’est del Paese, per il quale il Governo ucraino ha preferito affidare concessioni al colosso olandese Shell.

Così come la Lituania, anche l’Ucraina considera lo shake una possibile soluzione al monopolio energetico della Russia, che controlla il 90% delle forniture di gas di Kyiv.

A Kyiv sicurezza energetica a repentaglio a causa di Russia ed autoritarismo

A differenza della Lituania, l’Ucraina paga però una posizione politica difficile dopo aver perso lo status di Paese di Transito del gas russo in Unione Europea con la realizzazione del Nordstream e l’avvio del Southstream.

Questi due gasdotti sono progettati da Mosca per aumentare i rifornimenti di gas all’UE rispettivamente di 55 e 63 Miliardi di metri cubi di gas, senza transitare per Stati politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Ucraina, Slovacchia, Romania, e Moldova.

Inoltre, Kyiv è priva del sostegno politico dell’Unione Europea in seguito al regresso democratico impresso nel Paese dal Presidente, Viktor Yanukovych, testimoniato dall’incarcerazione politica di una decina di esponenti del dissenso, tra cui la Leader dello schieramento dei democratici “arancioni” Yulia Tymoshenko.

Durante i Governi da lei guidati, la Tymoshenko ha garantito all’Unione Europea il flusso di gas dalla Russia, anche a costo di accettare da Mosca l’imposizione di contratti onerosi, per i quali, una volta perso il potere, è stata condannata in uno dei processi che, secondo le ONG internazionali indipendenti, non ha rispettato gli standard di regolarità e correttezza.

Matteo Cazzulani

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