LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA VUOLE CONTRASTARE IL PRIMATO USA IN ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 14, 2013

Il monopolista russo del gas, Gazprom, e la seconda compagnia energetica russa, Novatek, avviano un progetto condiviso per l’aumento delle epurazioni di oro blu liquefatto in Asia. Mosca dichiara una nuova Guerra Fredda del Gas a Washington

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

L’Asia è il campo di battaglia di una nuova Guerra Fredda del gas sempre più aspra e combattuta. Venerdì, 11 Gennaio, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la compagna energetica privata russa Novatek anno siglato un accordo per la costruzione di una stazione di produzione di gas liquefatto nella penisola di Yamal, in Siberia.

Come riportato da Natural Gas Europe, il progetto, che coinvolge i due enti energetici principali della Russia, è concepito per aumentare le esportazioni di gas liquefatto in Asia, e, così, rafforzare la posizione di Mosca nel mercato asiatico.

Ad anticipare il progetto per l’aumento dell’esportazione di gas liquefatto in Asia è stato un simile piano preventivato dalla Novatek con la compagnia francese Total, per incrementare la vendita di LNG in un mercato dove la Russia è, ad oggi, debole.

Mosca ha instaurato buone relazioni con il Giappone, Paese Leader nel Mondo per consumo di LNG.

In cambio delle forniture di gas naturale e oro blu liquefatto a Tokyo, Mosca ha ottenuto il sostegno della compagnia giapponese Hitachi al Southstream: gasdotto progettato in Europa per accrescere la dipendenza dell’UE dalle forniture del Cremlino.

Differente è la posizione della Russia con gli altri Stati del continente asiatico, con cui Mosca non è riuscita a stabilire solidi rapporti energetici.

La Cina in particolare, dinnanzi all’impossibilità di ottenere ala Russia uno sconto sulle forniture, ha preferito rafforzare le relazioni con il Turkmenistan: il quarto Paese al mondo per esportazione di gas.

Da Ashgabat, Pechino ha ottenuto non solo tariffe convenienti, ma anche il permesso per alcune compagnie energetiche cinesi di avviare lo sfruttamento diretto di alcuni dei giacimenti di oro del Paese.

Il motivo dello scarso appeal in Asia della Russia è dovuto alla politica energetica approntata dagli Stati Uniti d’America, che, sotto la presidenza democratica di Barack Obama, hanno fatto del continente asiatico il perno dell’attività USA in ambito estero.

Con l’aumento delle esportazioni di gas grazie allo sfruttamento dello shale – oro blu ubicato in rocce a bassa profondità estraibile mediante moderne e sicure tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica – Washington ha stabilito ingenti contratti con India, Corea del Sud, Singapore ed Australia.

Inoltre, gli USA hanno avviato negoziati per la firma di un contratto di esportazione di gas con la Cina, che per soddisfare il crescente fabbisogno energetico, e per compensare l’impossibilità di giungere a un compromesso coi russi sulle tariffe, ha guardato allo shale statunitense con estremo interesse.

Le conseguenze per l’Europa dalla Guerra Fredda energetica

La nuova Guerra Fredda del gas in Asia potrebbe avere ripercussioni anche per l’Europa. Energeticamente dipendente dalla Russia – primo Paese al Mondo per esportazione di gas, di cui si avvale come mezzo per realizzare scopi politici, sopratutto a discapito dell’Occidente – l’UE potrebbe beneficiare del progetto USA di aumentare le esportazioni di shale liquefatto anche nel mercato del Vecchio Continente.

In USA, favorevole al progetto è la minoranza repubblicana, che considera l’avvio delle esportazioni di shale in Europa un mezzo per abbattere la dipendenza dell’UE da una Russia dalle rinate velleità imperiali.

Diviso appare invece il campo democratico. Se l’Amministrazione Presidenziale e il Dipartimento all’Energia sono favorevoli, in quanto considerano l’avvio delle esportazioni di shale un toccasana per l’economia USA, una parte dei democratici ha espresso perplessità di carattere ambientale.

Inoltre, alcuni democrat hanno invitato a valutare il reale impatto che l’aumento delle esportazioni di shale avrebbe sull’approvazione delle politiche sociali che il Presidente Obama ha messo in agenda per il suo secondo mandato alla Casa Bianca.

Matteo Cazzulani

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