LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

FREDDO: L’EUROPA CERCA RIPARI AL MONOPOLIO DELLA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 15, 2012

Il monopolista russo Gazprom, raggiunge livelli record di esportazione di gas nel Vecchio Continente a causa dell’ondata di freddo. Le mosse della Commissione Europea e di alcuni Paesi per diminuire la dipendenza dall’oro blu di Mosca

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Se in Europa fa freddo, e le temperature raggiungono minime da record, chi ci guadagna è solo la Russia di Putin. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato che le forniture di gas dalla Russia all’Europa hanno toccato quote record in seguito all’ondata di freddo.

Come riportato da Natural Gas Europe, Gazprom ha rifornito il Vecchio Continente di 550 milioni di metri cubi gas al giorno: una quota che, secondo Miller, giustifica la costruzione di nuove infrastrutture che aumentano le forniture di carburante da Mosca all’UE.

La dichiarazione di Gazprom cade esattamente ad una settimana dall’avvio della costruzione del Southstream: conduttura concepita per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cibi di gas all’anno dalla Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Nel Maggio 2012, Gazprom ha realizzato anche il Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per rifornire la Germania di 55 Miliardi di metri cubi all’anno, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

La notizia di Gazprom rappresenta un vero e proprio messaggio politico: l’Europa è fortemente dipendente dalla Russia, e Mosca, che controlla la maggior parte delle forniture di gas dell’UE, ha un insostenibile peso politico nei confronti di Bruxelles.

Con il controllo del 40% del fabbisogno energetico totale dell’UE, la Russia ha via libera nell’avvalersi del flusso di gas come un’arma politica per raggiungere precisi scopi a discapito dell’Unione Europea.

Un esempio è quanto avvenuto in Moldova, dove Mosca ha richiesto l’uscita di Chisinau dalla Comunità Energetica Europea – una sosta di UE del gas – minacciando il mancato rinnovo dei contratti per le forniture di oro blu.

A comprendere la natura della politica energetica della Russia nei confronti dell’Europa sono tuttavia diversi attori politici che hanno avviato programmi per la diversificazione delle forniture di gas.

La Commissione Europea ha progettato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepiti per veicolare in Europa 16 Miliardi di metri cubi di gas all’anno di gas dall’Azerbaijan, senza transitare per la Russia.

Su indicazione dell’Esecutivo di Bruxelles, alcuni stati, come Lituania, Estonia, Spagna, Polonia e Finlandia, hanno avviato la costruzione di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

I Paesi UE dell’Europa Centrale hanno inoltre avviato la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici nazionali, mentre la Romania ha iniziato il massiccio sfruttamento dei giacimenti di gas nazionali.

Anche Gran Bretagna e Germania dicono si allo shale

Per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, alcuni Paesi UE hanno avviato i lavori per lo sfruttamento dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate con successo e in sicurezza in Nordamerica.

In Gran Bretagna, il Capo del Dipartimento dell’Energia e dei Cambiamenti Climatici, Ed Davey, ha confermato l’intenzione di avviare lo sfruttamento dello shale nel Regno Unito, già comunicata dal Primo Ministro, David Cameron.

Il Governo britannico, che come riportato dalla BBC è fortemente legato alle forniture di gas dall’Olanda e da quelle nazionali, entrambe in forte diminuzione, ha evidenziato la necessità di avvalersi dello shale per garantire al Regno Unito la sicurezza energetica, nonostante la decisione abbia comportato una frattura interna all’esecutivo tra i conservatori, favorevoli, e i liberali, contrari.

Compatto è stato invece il voto a favore dello shale espresso dal Bundestag, in Germania, dove la maggioranza cristiano-democratica e liberale, guidata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha rigettato una proposta di moratoria sullo shale presentata da verdi e sinistra.

Andreas Laemmel, dell’Unione Cristiano-Democratica, ha evidenziato come lo shale rappresenti una fronte di approvvigionamento fondamentale per assicurare alla Germania la sicurezza energetica.

Come riportato dalla Bloomberg, Berlino ha già avviato consultazioni con il colosso USA ExxonMobil per l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti di shale in territorio tedesco.

Con il sostengo allo shale, Gran Bretagna e Germania si aggiungono alla Polonia – che possiede i giacimento di shale più capienti d’Europa – ed alla Romania, dove il gas non-convenzionale è prossimo ad essere sfruttato.

Gli USA pronti ad aiutare l’Europa

Alla presa di posizione di diversi Paesi UE si è aggiunto il sostegno degli Stati Uniti d’America. Il Senatore dell’Indiana, Richard Lugar, ha sottolineato come per Washington sia fondamentale sostenere la battaglia della Commissione Europea di diminuire la dipendenza energetica dalla Russia.

In particolare, Lugar ha evidenziato come gli USA debbano sostenere la realizzazione del Corridoio Meridionale per l’importazione di gas dall’Azerbaijan. In secondo luogo, Washington deve avviare l’esportazione di gas shale liquefatto nel Vecchio Continente.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti nazionali di shale, gli Stati Uniti d’America sono divenuti il primo Paese esportatore di gas al mondo, superando Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan.

Dopo avere stretto ingenti contratti con India, Corea del Sud e Singapore, l’Amministrazione Presidenziale UE di Barack Obama ha dichiarato l’interesse a esportare in Europa gas shake liquefatto a buon mercato per battere la concorrenza della Russia in UE.

Matteo Cazzulani

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