LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gas: l’Ucraina importa il gas della Russia dalla Germania tramite la Polonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 3, 2012

Il colosso ucraino Naftohaz firma un minicontratto di qualche mese con la compagnia tedesca RWE per l’importazione da ovest di oro blu russo. La nuova politica energetica del Presidente, Viktor Yanukovych, e il posizionamento geopolitico di un Paese sempre più vicino a Mosca ma ugualmente importante per la sicurezza energetica dell’Europa

Un’alleanza energetica ucraino-tedesco-polacca garantirà per i prossimi mesi forniture di gas russo in Ucraina da ovest anziché da est. Nella giornata di mercoledì, 31 Ottobre, il colosso energetico ucraino Naftohaz ha firmato con la compagnia tedesca RWE un accordo per l’importazione di gas russo acquistato in Germania attraverso il territorio polacco.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, il mini-contratto obbliga Naftohaz all’acquisto di circa 57 Milioni di metri cubi gas dal Primo di Novembre al Primo di Gennaio del 2013. La compagnia tedesca RWE e leader nella compravendita di gas – precedentemente importato dalla Russia – in Europa Centro-Orientale.

Da parte del colosso ucraino non e pervenuta ancora nessuna conferma dell’operazione contrattuale, ma a dare valore alla notizia sono due note emanate dalla compagnia ucraina deputata alla gestione dei gasdotti nazionali, Ukrtranshaz, e dalla sua corrispettiva polacca Gaz System.

Dopo avere ristabilito le norme per la compravendita di gas tra Polonia e Ucraina, le due compagnie hanno raggiunto un accordo sull’impiego del terminale di Hermanovych per l’importazione in Ucraina di gas da occidente anziché da oriente, come invece finora avvenuto.

La decisione di Naftohaz e in linea con la politica energetica dettata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych. Scaduto il contratto per l’acquisto di gas dal monopolista russo Gazprom, e dinnanzi all’impossibilità di rinnovare l’accordo a causa delle esose clausole richieste dal Cremlino – che possiede più del 50% di Gazprom – Kyiv ha dichiarato la volontà di diminuire la quantità di gas importata dalla Russia a soli 27 miliardi di metri cubi all’anno.

Di pari passo, il Ministro dell’Energia, Yuri Boyko, ha avviato trattative per l’acquisto temporaneo di gas russo dalla Germania tramite lo sfruttamento in senso alternato dei gasdotti nazionali, e, per compensare la diminuzione di carburante dalla Russia, ha aumentato lo sfruttamento di carbone e greggio.

La sospensione delle trattative tra l’Ucraina e Gazprom e dettata dalla politica della Russia volta alla costruzione di gasdotti che riforniscono i clienti dell’Europa Occidentale di gas in via diretta, senza transitare per Paesi politicamente invisi al Cremlino, come Ucraina, Polonia e Paesi Baltici.

In particolare, il ruolo di Kyiv come Paese di transito del gas russo in Europa e stato ridimensionato con la costruzione, nel Febbraio 2012, del NordStream: gasdotto voluto da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per veicolare dalle coste russe a quelle tedesche 55 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Un altro progetto che diminuirà ulteriormente l’importanza energetica dell’Ucraina e la costruzione del Southstream. Questa infrastruttura e progettata dal Cremlino sul fondale del Mar Nero per inviare in Europa Sud-Occidentale 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, ed impossibilitare alla Commissione Europea la realizzazione di condutture parallele per importare direttamente in Europa oro blu dall’Azerbaijan.

L’isolamento energetico dell’Ucraina – che va di pari passo con quello politico del Presidente Yanukovych, avviato con l’ondata di repressione politica che ha portato all’arresto della Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko – ha lasciato Kyiv senza la possibilità di utilizzare il suo ruolo di Paese di transito dell’oro blu dalla Russia in Europa Occidentale per ottenere da Mosca un prezzo per il gas inferiore al tariffario europeo.

Secondo esperti intervenuti sulla Nezavisimaya Gazeta, l’unica possibilità per l’Ucraina di ottenere un prezzo scontato per il gas russo e l’accordo su concessioni politiche di Kyiv nei confronti del Cremlino.

Tra esse vi e l’uscita dell’Ucraina dalla Comunità Energetica Europea – una sorta di UE dell’energia che raggruppa in un unico mercato i 27 Paesi dell’Unione Europea, più Moldova ed Ucraina – e l’ingresso di Kyiv nell’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione politica ed economica e stato varato da Mosca secondo l’esempio dell’UE per ristabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico. Ad oggi, i membri dell’Unione Eurasiatica sono, oltre alla Russia, la Bielorussia ed il Kazakhstan, e, nel breve termine, e previsto l’ingresso di Kyrgyzstan e Tajikistan.

L’Esperto: “La Russia non potrà mai fare a meno dell’Ucraina per vendere il gas all’Unione Europea”.

Nonostante la situazione quasi compromessa, l’Ucraina ha ancora una carta da giocare per mantenere un ruolo da protagonista per le forniture di gas russo all’Europa Occidentale.

Come dichiarato in esclusiva a Lombardi Nel Mondo dal Professor Mykhaylo Honchar, del centro Nomos, la Russia non potrà mai contare esclusivamente sui gasdotti sottomarini per garantire le forniture di gas all’Europa Occidentale, in quanto esse sono sprovviste di centri di stoccaggio dell’oro blu lungo il loro tragitto.

“I gasdotti che veicolano il gas russo verso l’Unione Europea attraverso l’Ucraina sono l’unico mezzo davvero sicuro per garantire all’Europa Occidentale oro blu da Mosca” ha dichiarato Honchar.

“In caso di avaria della conduttura, ad oggi l’Ucraina mantiene invariato il flusso del gas grazie alle riserve immagazzinate nei siti di stoccaggio lungo il tragitto della tubatura. Simili incubatori di carburante non possono essere costruiti lungo gasdotti sottomarini” ha continuato l’esperto del Centro Nomos.

Le parole di Honchar dimostrano come l’Ucraina resti un paese di importanza cruciale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea.

Per questa ragione, la posizione geopolitica di Kyiv in una parte del mondo particolarmente delicata tra l’Europa e la Russia deve restare una priorità dell’agenda politica di Bruxelles, anche dinnanzi al regresso democratico sulle Rive del Dnipro, confermato dallo svolgimento irregolare delle ultime Elezioni Parlamentari.

Matteo Cazzulani

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