LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Ungheria appoggia il Southstream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 1, 2012

Come riportato da una nota del monopolista nazionale russo, Gazprom, il governo ungherese ha appoggiato il gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’UE dalle forniture del Cremlino. Critica la posizione di Budapest sul piano energetico e geopolitico

La tentazione russa ha spinto il Premier ungherese, Viktor Orban, a mantenere il piede in due scarpe in ambito energetico. Come riportato da una nota del monopolista russo, Gazprom – posseduto per meta dal Cremlino – nella giornata di mercoledì, 31 Ottobre, l’Ungheria ha accettato la costruzione nel proprio territorio del gasdotto Southstream.

Il fatto non costituisce affatto una novità, dal momento in cui già nei giorni precedenti alla visita in Ungheria del vicecapo di Gazprom, Alexandr Medvedev – durante la quale Orban ha concordato il sostegno al gasdotto russo – le voci sull’adesione di Budapest al Southstream si sono fatte sempre più insistenti.

Inoltre, due giorni prima dei colloqui ufficiali con l’Ungheria, il monopolista russo del gas ha firmato un simile documento con la vicina Serbia, che ha garantito la costruzione del Southstream presso il proprio territorio.

Durante gli ultimi anni, l’interesse dell’Ungheria nei confronti del Southstream e oscillato dall’aperto sostegno prestato dai governi socialisti tra il 2006 e il 2010, e l’iniziale raffreddamento approntato dalla salita al potere dei moderati di Orban, che hanno preferito sostenere i progetti della Commissione Europea varati per diversificare le forniture di gas nel Vecchio Continente e diminuire la dipendenza dall’oro blu della Russia.

Nonostante la firma posta dal Governo Orban a inizio Ottobre in calce alla dichiarazione di sostegno politico al Nabucco – gasdotto progettato da Bruxelles per trasportare 16 milioni di gas azero direttamente in Europa transitando per Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria – Budapest ha ceduto al pressing del Cremlino e, come riportato dalla nota di Gazprom, ha concesso il supporto ufficiale anche al Southstream.

Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream – compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, dalla greca DEPA, e da quelle nazionali slovene e serba – e un progetto di 3600 chilometri concepito per veicolalre 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Europa sud-occidentale e balcanica.

Un altro scopo del Southstream – che transiterà sul fondale del Mar Nero dalle coste della Russia fino alla Bulgaria, da dove una diramazione meridionale si dirigerà in Grecia, mentre una sezione settentrionale risalirà la Penisola Balcanica attraverso Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia – e quello di impedire all’Unione Europea il trasporto diretto in Europa di gas dall’Azerbaijan tramite il Nabucco.

Con il sostegno al Southsream, l’Ungheria si pone in una posizione abigua sul piano energetico. Da un lato, Budapest sostiene i progetti della Commissione Europea, ma dall’altro supporta anche la politica energetica della Russia, che mira a mantenere l’Europa dipendente dalle proprie forniture di gas.

Bucarest e Sofia a sostegno della politica energetica UE

Chi invece nella guerra del gas tra l’Europa e la Russia ha scelto chiaramente da che parte stare sono Romania e Bulgaria.

Come riportato dall’agenzia Novinite, il vice-Ministro dell’Economia romeno, Rodin Traiku, mercoledì, 31 Ottobre, ha dichiarato l’intenzione di inserire il gasdotto che collegherà il sistema infrastrutturale della Romania con quello della Bulgaria – in via di realizzazione – nell’ambito del Nabucco.

Grazie all’impegno del Presidente Traian Basescu, la Romania si e posta in prima fila nel sostegno alla politica energetica della Commissione Europea non solo prestando un concreto supporto al Nabucco, ma anche avviando le trattative per altri progetti finalizzati alla diversificazione delle forniture di gas per l’Europa.

Tra i piani sostenuti da Bucarest rientrano l’AGRI – progetto per il trasporto di gas in Europa dal Turkmenistan via terra fino alla Georgia, e, dal porto georgiano di Poti, via nave fino al terminale di Costanza, in Romania – e l’avvio dello sfruttamento di giacimenti di oro blu naturale e non-convenzionale nelle acque territoriali romene.

La posizione della Romania in merito al Nabucco e in linea con quella del Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, che, durante il Consiglio Europeo del 22 Ottobre, ha dichiarato l’avvio della costruzione del gasdotto dalla verdiana denominazione in Bulgaria il prossimo Gennaio.

Inoltre, per abbattere la dipendenza dal gas della Russia, la Bulgaria ha avviato un massiccio piano di diversificazione delle importazioni di oro blu mediante la messa in comunicazione del sistema infrastrutturale energetico nazionale non solo con quello romeno, ma anche con quello di Serbia, Macedonia, Grecia, e Turchia.

Matteo Cazzulani

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