LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

TURCHIA-RUSSIA-SIRIA: IL GAS OLTRE ALLA CRISI POLITICO-MILITARE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 12, 2012

Il ripristino delle forniture di oro blu dall’Azerbaijan da parte del colosso British Petroleum hanno evitato ad Ankara di sommare un’emergenza energetica al peggioramento dei rapporti con Mosca per via delle tensioni con Damasco. L’importanza del territorio turco per la sicurezza energetica europea.

Non solo tensioni politiche a causa della Siria: tra Turchia e Russia il braccio di ferro è sopratutto energetico. Nella giornata di mercoledì, 10 Ottobre, il colosso energetico British Petroleum ha riavviato l’invio di gas dall’Azerbaijan alla Turchia dopo l’improvvisa interruzione di giovedì, 4 Ottobre

Il percorso del Gasdotto del Caucaso del Sud

Come riportato dall’autorevole Trend, lo stop del flusso di gas sarebbe dovuto ad un atto terroristico. Secondo la British Petroleum, l’interruzione di invio di oro blu in Turchia sarebbe stato invece dettato da lavori di manutenzione sulla conduttura che dal giacimento azero Shakh-Deniz, al largo di Baku, conduce il carburante presso il porto turco di Ceyan.

Il ripristino delle forniture di gas è stato possibile grazie alla presa di posizione della compagnia nazionale turca, Botas, che dinnanzi allo stop dei rifornimenti si è dapprima rivolta alla British Petroleum per un immediato ripristino delle importazioni dall’Azerbaijan, e, successivamente, ha richiesto alla Russia l’aumento del flusso di oro blu destinato alla penisola anatolica.

Con il ripristino delle forniture, la British Petroleum, che gestisce l’invio di oro blu azero in territorio turco, non solo ha posto fine ad un’emergenza nazionale, ma ha scongiurato alla Turchia l’incremento delle forniture dalla Russia: un fatto che avrebbe causato ripercussioni notevoli nei rapporti tra Ankara e Mosca anche sul piano politico.

Nella giornata di Domenica, 14 Ottobre, era infatti programmato un vertice tra il Premier turco, Tayyip Erdogan, e il Presidente russo, Vladimir Putin. Come riportato dall’autorevole Hurriyet Daily News, i due politici avrebbero dovuto discutere di tematiche energetiche, come il rafforzamento delle relazioni turco-russe nel settore del gas.

Tra i punti all’ordine del giorno vi sarebbe stata anche la costruzione nelle acque territoriali della Turchia del Southstream: gasdotto concepito da Mosca per riforniredi proprio carburante l’Europa Sud-Occidentale e Balcanica e, nel contempo, impedire alla Commissione Europea di importare direttamente in Europa gas azero transitando dalle infrastrutture di Ankara.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui, nella giornata di giovedì, 11 Ottobre, Putin ed Erdogan hanno deciso di rinviare il vertice a data da destinarsi. Come riportato dall’agenzia Interfax, la motivazione è legata al caso del volo Mosca-Damasco trattenuto ad Ankara dalle forze di polizia turche il 10 Ottobre per un controllo sul carico contenuto nel velivolo: sospettato di trasportare armi dalla Russia alla Siria.

I timori turchi nei confronti dei russi sono dettati da una situazione altamente bollente. La scorsa settimana, la Turchia ha riposto ad attacchi armati siriani sul proprio territorio con azioni militari nel settentrione della Siria, volte a scoraggiare future aggressioni balistiche di Damasco in territorio turco.

Forte del voto del Parlamento nazionale, la Turchia ha agito con il pieno appoggio di NATO, UE ed ONU, mentre la Russia si è schierata a fianco della Siria e della dittatura di Bashar Al-Assad.

Se analizzata sul piano energetico, la crisi turco-russa – originatasi per via ella questione siriana – avrebbe potuto avere risvolti pesanti per la Turchia se le forniture di gas dall’Azerbaijan non fossero state ripristinate dalla British Petroleum.

Priva dei rifornimenti azeri, Ankara sarebbe arrivata al vertice tra Erdogan e Putin in una condizione di subalternità. In cambio dell’aumento immediato delle forniture di gas dalla Russia, avrebbe potuto effettuare concessioni immediate a Mosca sul Southstream e, così, avrebbe messo a repentaglio il piano di diversificazione delle forniture approntato dall’Unione Europea.

La Turchia dalla Russia all’Europa

I rapporti energetici tra Turchia e Russia sono mutati nel corso degli ultimi tempi, passando da una stretta collaborazione ad una progressiva diversificazione delle forniture da parte di Ankara, anche grazie politica del gas dell’Unione Europea.

Dopo la realizzazione dei gasdotti Tarbriz-Ankara e del Blue Stream – condutture che garantiscono alla Turchia forniture di gas da Iran e Russia – il Governo turco ha incrementato la propria sicurezza energetica grazie alla realizzazione del Gasdotto del Caucaso del Sud, con cui il carburante azero è trasportato tramite la Georgia, costeggiando l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyan.

Oltre alla diversificazione delle forniture, Ankara si è presentata come un importante partner dell’Unione Europea per il trasporto del gas dal giacimento di Shakh-Deniz direttamente nel Vecchio Continente.

Pur mantenendo buoni rapporti con la Russia, la Turchia ha sostenuto la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati da Bruxelles per permettere l’importazione dell’oro blu azero.

Significativo per comprendere il posizionamento energetico di Ankara è quanto avvenuto negli ultimi mesi. Dopo avere concordato in via preventiva nella primavera del 2012 il transito del Southstream presso le proprie acque nazionali, l’8 Ottobre 2012 il Governo turco ha dichiarato il proprio appoggio politico al Nabucco: il principale dei gasdotti del Corridoio Meridionale UE.

Il 10 Ottobre, il Presidente turco, Abdullah Gul, ha ratificato l’accordo intergovernativo tra Turchia e Azerbaijan per la costruzione del Gasdotto Transanatolico -TANAP: infrastruttura progettata per il trasporto di gas dal giacimento Shakh-Deniz alle coste turche occidentali, necessaria per rifornire di carburante azero il corridoio meridionale UE.

Matteo Cazzulani

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