LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ANCHE ALLA CINA INTERESSA IL GAS SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 6, 2012

Il Governo cinese avvia un programma per lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di oro blu non convenzionale e l’ammodernamento del sistema infrastrutturale energetico nazionale. Si rafforza la partnership con il Turkmenistan

L’ubicazione dei giacimenti di gas shale in Cina

Il gas estratto a basse profondità è un’opportunità anche per l’economia cinese, ma molti sono i progressi che Pechino è chiamata a realizzare per finalizzare una vera e propria svolta energetica necessaria per il Paese.

Come riportato dall’autorevole E&P, in occasione del Forum Internazionale di Houston dedicato al gas shale – oro blu estratto da terreni argillosi situati in profondità inferiore rispetto a quella dei giacimenti di gas naturale – la Cina ha dichiarato la volontà di implementare le tecniche per lo sfruttamento di gas non convenzionale sul proprio territorio.

Pechino è infatti chiamata a soddisfare la crescente richiesta interna, abbattere le forti emissioni inquinanti – per cui la Cina è stata continuamente redarguita dalla Comunità Internazionale – e dare slancio alla propria economia senza dipendere dalle importazioni estere.

A effettuare la dichiarazione è stato l’AD dell’Amministrazione Nazionale dell’Energia della Cina, Zhang Yuqing, che ha sottolineato come Pechino, grazie ad uno sforzo congiunto con la Commissione Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo, con il Ministero delle Finanze e con il Dicastero della Terra e delle Risorse, abbia approntato un piano articolato e concreto.

Esso riguarda in primis l’avvio di partnership con compagnie occidentali specializzate nello sfruttamento dello shale in Nordamerica – l’unica zona del Mondo in cui il gas non convenzionale è regolarmente estratto – per la realizzazione degli studi preliminari presso i giacimenti di Xinjiang, Sichuan, Guizhou, e Hubei: ricchi di circa 5,3 Miliardi di metri cubi di carburante.

Tra gli enti coinvolti nell’operazione rientrano la britannica British Petroleum, l’olandese Shell, e la statunitense ExxonMobil.

Il secondo aspetto del piano di Pechino riguarda l’adozione di un pacchetto di misure per la garanzia della tutela ambientale, dello sviluppo tecnologico e industriale, della cooperazione internazionale, e, sopratutto, della costruzione di nuovi gasdotti necessari per sviluppare il sistema infrastrutturale energetico nazionale.

Come evidenziato da Yuqing, esso oggi non è ancora in grado di sostenere la distribuzione dello shale una volta avviato lo sfruttamento dei giacimenti cinesi.

Accanto al progetto legato la gas non convenzionale, la Cina ha avviato una forte partnership con il Turkmenistan: quarto Paese al Mondo per possesso di giacimenti di oro blu.

Dal 2009, sono circa 40 le compagnie cinesi a cui il governo turkmeno ha concesso diritti di sfruttamento dei propri serbatoi di gas naturale, tra cui lo Yolotan Settentrionale: stimato tra i giacimenti più capienti sul pianeta.

Continua l’impasse tra Cina e Russia sul gas

Una tra le motivazioni che hanno portato la Cina ad implementare lo sfruttamento domestico dello shale è l’impasse attuale per l’avvio definitivo di un contratto per le forniture di gas naturale tra Pechino e la Russia.

Nel Settembre 2010, il monopolista russo del gas, Gazprom, e la China National Petroleum Corporation hanno raggiunto un accordo per l’invio in Cina di 30 Milioni di metri cubi di gas all’anno attraverso il gasdotto Altai – infrastruttura che collega direttamente il territorio cinese a quello russo – ma le parti non sono state in grado di concordare l’aspetto tariffario.

Come illustrato alla Platts dal Presidente dell’Associazione per lo Sviluppo Industriale della Cina, Zhang Guobao, la Russia intende imporre per il proprio gas un tariffario molto oneroso, simile a quello imposto ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale: dove Gazprom detiene l’assoluto monopolio delle forniture.

Dal canto suo, Pechino richiede a Mosca prezzi più bassi, sul livello di quelli applicati all’oro blu liquefatto esportato dal Cremlino in Medio Oriente.

Inoltre, problemi tra la Cina e la Russia si sono riscontrati anche in occasione del prolungamento Gasdotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico fino al porto di Kozmino, per la cui realizzazione Mosca ha preteso da Pechino – che potrà beneficiare in termini energetici dalla realizzazione del progetto – il pagamento immediato del 40% del costo totale dell’operazione.

Matteo Cazzulani

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