LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

SI RAFFORZA LA POLITICA ENERGETICA DELLA RUSSIA NEI BALCANI

Posted in Balcani, Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2012

Il Premier russo, Dmitrii Medvedev, impone alla Moldova l’uscita dalla Comunità Energetica Europea in cambio di uno sconto sul prezzo del gas, mentre il Presidente, Vladimir Putin, concorda con la Serbia la costruzione del Southstream in tempi brevi. Si complica la situazione con la Bulgaria per via di una disputa sulla centrale nucleare di Belene e sul piano di diversificazione delle forniture del Governo bulgaro

Il presidente russo, Vladimir Putin

Le minacce moldave, il maremoto coi bulgari, e le pacche sulle spalle dei serbi sono gli elementi di una politica energetica nei Balcani che Mosca ha implementato negli ultimi giorni in seguito alla crisi scoppiata tra la Commissione Europea e il monopolista russo del gas, Gazprom. Nella giornata di mercoledì, 12 Settembre, a Mosca il Premier russo, Dmitrii Medvedev, ha ricevuto il suo collega moldavo, Vlad Filat, per discutere dei rapporti energetici tra la Russia e la Moldova.

Secondo quanto riportato da una nota del Capo del Governo russo, Medvedev ha condizionato la concessione di uno sconto del 30% sul gas acquistato dalla Moldova in cambio dell’immediata uscita di Chisinau dalla Comunità Energetica Europea.

Nello specifico, il Premier russo ha chiesto a Filat – che non ha accettato – la denuncia a livello internazionale del Terzo Pacchetto Energetico UE: la legge dell’Unione Europea che liberalizza il mercato interno del gas, e vieta a monopoli registrati in Paese extra-europei – come la Russia – il controllo totale o parziale dei gasdotti degli Stati membri Comunità Energetica d’Europa.

In evoluzione è anche la situazione in Bulgaria. In cambio di uno sconto sul prezzo del gas fino alla fine del 2012, Sofia ha accettato la costruzione sul suo territorio del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire direttamente di oro blu russo l’Europa Sud-Ocidentale e Balcanica, ed impossibilitare la realizzazione dei piani di diversificazione delle forniture approntati dalla Commissione Europea per sfruttare direttamente i ricchi giacimenti dell’Azerbajdzhan.

Malgrado l’intesa sul Southstream, i rapporti russo-bulgari sul piano energetico sono tutt’altro che sereni. Oltre ai dubbi sul Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – espressi di recente dal Premier bulgaro, Boyko Borysov, il Ministro delle Finanze, Delyan Dobrev, ha annunciato un ricorso presso l’Arbitrato Internazionale contro la compagnia russa Atomstryeksport in seguito alla richiesta di un maxirisarcimento di un Miliardo di Euro per la mancata costruzione della centrale nucleare Belene.

Dinnanzi agli alti costi, e alla mancata volontà da parte dei russi di ammettere osservatori internazionali durante le procedure di costruzione, Il Governo bulgaro già nel 2010 ha congelato la costruzione della centrale, ed ha pagato una penale di 400 Milioni di Euro. Ciò nonostante, la Atomstroyeksport ha innalzato la richiesta di risarcimento di ulteriori 600 Milioni di Euro, che Sofia si è detta non intenzionata a saldare.

Dietro alle tensioni sulla centrale di Belene, e all’urgenza con la quale la Russia ha chiuso con Sofia il discorso sul Southstream, c’è il disegno energetico della Bulgaria mirato alla quanto più ramificata possibile diversificazione delle forniture di gas.

Memore della crisi del gas del 2009 – quando la Russia ha interrotto il flusso di oro blu verso Occidente per destabilizzare il Governo degli arancioni in Ucraina, lasciando a secco di rifornimenti Sofia, che allora dipendeva al 100% dall’oro blu di Mosca – il Governo bulgaro ha avviato la costruzione di una serie di infrastrutture per collegare il proprio sistema energetico nazionale con quello della Romania.

Inoltre, sempre per diminuire la dipendenza dalla Russia, il Governo bulgaro ha firmato un protocollo d’intesa con la compagnia turca Setgaz finalizzato alla messa in comunicazione dei gasdotti della Bulgaria con quelli della Turchia.

Altro capitolo della politica energetica russa nei Balcani è quello legato alla Serbia.Martedì, 11 Settembre, a Sochi, i Presidenti dei due Paesi, Vladimir Putin e Tomislav Nikolic, hanno concordato l’aumento delle esportazioni di gas russo in territorio serbo, ed è stata confermata la ferma volontà di Belgrado di avviare la costruzione del Southstream sul proprio territorio nei prossimi tempi.

Nikolic, che prima dell’incontro con Putin ha ribadito di essere “apertamente filorusso”, ha lodato la collaborazione con la Russia dal punto di vista economico, politico e culturale. A sua volta, il Presidente russo ha apprezzato la convinta adesione del collega serbo al Gasdotto Ortodosso.

La politica approntata dalla Russia nei Balcani è da collegare alla recente crisi scoppiata tra la Commissione Europea e Gazprom, in seguito alla decisione di Bruxelles di aprire un’inchiesta sul monopolista russo per condotta anti-concorrenziale nei mercati dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Per mantenere la propria egemonia energetica sul Vecchio Continente, che ad oggi rappresenta il principale acquirente dell’oro blu russo, la Russia sta cercando di consolidare la propria presenza nella Penisola Balcanica e, nel contempo, scuotere la Comunità Energetica Europea dal suo interno mediante la fuoriuscita di Paesi come la Moldova.

Si innalza la tensione tra la Russia e l’Europa

Nella giornata di mercoledì, 5 Settembre, in seguito alla resa visione dei contratti firmati da Gazprom con le compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, la Commissione Europea ha avviato un procedimento che potrebbe costringere il monopolista russo al pagamento di una multa salata per avere infranto le leggi UE a garanzia della concorrenza interna.

Mosca ha dichiarato di non intendere assumere alcun provvedimento in risposta all’iniziativa di Bruxelles, ma le principali autorità politiche russe hanno definito il Vecchio Continente come schiavo dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, ed hanno dipinto la Commissione Europea come “ladra”.

Matteo Cazzulani

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