LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA RIUTILIZZA L’ARMA LINGUISTICA PER REALIZZARE I SUOI PIANI EGEMONICI IN EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Posted in Russia by matteocazzulani on September 3, 2012

Il Ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Lavrov, contesta Estonia e Lettonia per il mancato riconoscimento della cittadinanza ai cittadini russi che si rifiutano di dare prova della loro volontà di integrazione nei Paesi Baltici. Le ragioni dei due Paesi dell’Unione Europea e i tentativi del Cremlino di ristabilire il proprio dominio nello spazio ex-sovietico con l’arma demografica

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La cittadinanza europea ai russi che non si vogliono integrare come diritto naturale da garantire in nome dei regolamenti europei. Nella giornata di sabato, Primo di Settembre, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha denunciato il mancato rispetto da parte di Estonia e Lettonia della Carta Europea delle Lingue Regionali.

Nello specifico, il Capo della Diplomazia russa, nel corso di un incontro con gli studenti dell’Istituto Nazionale di Relazioni Internazionali di Mosca, ha sostenuto che la cittadinanza europea ai cittadini russi residenti in Estonia e Lettonia debba essere un diritto. Il mancato suo riconoscimento da parte delle Autorità di Tallinn e Riga è invece stato dipinto come un gesto da condannare in sede internazionale.

La questione dei “cittadini russi senza patria” ha origine direttamente dal 1940, quando l’Unione Sovietica, dopo avere occupato i Paesi Baltici, ha installato in Estonia e Lettonia una notevole quantità di cittadini russi per rafforzare il controllo di Mosca da un punto di vista demografico ed etnico.

Riottenuta l’indipendenza nel 1989, Estonia e Lettonia hanno deciso di riconoscere la cittadinanza ai russi presenti sul loro territorio solo previo sostenimento di un esame di lingua e storia dei due Paesi locali: prova della reale intenzione a parte dei candidati di integrarsi nelle società estoni e lettoni.

Agli occhi degli europei occidentali, l’atteggiamento di Estonia e Lettonia può sembrare ai limiti della discriminazione, ma in realtà si tratta di una reazione difensiva alla politica della Russia nello spazio ex-sovietico.

Mosca infatti si serve della presenza di diversi cittadini russi nelle Repubbliche Baltiche – il 17% della popolazione in Estonia e il 16% della popolazione in Lettonia – per destabilizzare Paesi su cui il Cremlino intende ripristinare la propria egemonia politica ed economica, ed impedire il già avvenuto e consolidato processo di integrazione di Tallinn e Riga nelle strutture euro-atlantiche.

Casi simili di politica demografica da parte dei russi in altre zone dello spazio ex-sovietico sono quelli in Georgia ed Ucraina: altri due Paesi che, dalla caduta dell’URSS, hanno deciso di intraprendere un percorso di integrazione nell’Unione Europea e nella NATO mal tollerato da Mosca.

A Tbilisi, i russi hanno concesso passaporti agli abitanti delle regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud, poi occupate militarmente nell’Agosto 2008 con il pretesto di tutelare una minoranza nazionale discriminata in territorio georgiano – quando in realtà si è trattato di una vera e propria occupazione di due regioni etnicamente e culturalmente appartenenti alla Georgia, che dura tutt’oggi.

A Kyiv, la Russia ha avuto invece gioco facile con la salita al potere di Viktor Yanukovych. Egli, dopo avere incarcerato gli esponenti di spicco della Rivoluzione Arancione e del dissenso democratico filo-europeo, ha promosso una riforma linguistica che, nel giro di pochi mesi, ha portato il riconoscimento del russo a lingua di Stato in tutte le regioni centro-orientali del Paese che, così, si trova oggi diviso e culturalmente lacerato.

Una questione di indipendenza nazionale

La questione linguistica è dunque una delle leve che, abilmente, la Russia utilizza per cercare di realizzare i suoi piani geopolitici in Europa Orientale. L’alleato più fedele su cui Mosca può contare è la reazione dell’opinione pubblica occidentale.

Essa, spesso senza conoscere adeguatamente le reali dinamiche dello spazio ex-sovietico, condanna l’operato di Estonia e Lettonia – ed anche la politica estera della Georgia – come rigurgiti nazionalisti ed esempi di neofascismo.

Invece si tratta di rimedi estremi ad estreme situazioni di pericolo per il mantenimento della propria identità culturale e della propria sovranità nazionale dinnanzi alla ricomparsa di una potenza imperialista, interessata a sottomettere popolazioni oggi autonome e sovrane.

Matteo Cazzulani

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