LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gazprom nel mirino di Greenpeace

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 28, 2012

Attivisti dell’Organizzazione ecologista internazionale protestano contro lo sfruttamento dei giacimenti di gas e nafta dell’Artico da parte del monopolista russo. L’importanza della questione energetica nel Polo Nord per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea.

No allo sfruttamento del Mar Glaciale Artico e lo slogan con cui un manipolo di attivisti dell’organizzazione internazionale Greenpeace ha avviato una campagna contro il monopolista russo, Gazprom. Nella giornata di Domenica, 27 Agosto, quattordici attivisti, provenienti da dieci Paesi, hanno impedito alla nave Anna Akhmatova di raggiungere la piattaforma Prirazlomnoe, nel Mare di Barents, rendendo impossibile l’avvicendamento degli operatori del monopolista russo e, di conseguenza, i lavori di estrazione del greggio dal ricco giacimento dell’Oceano Artico.

L’azione di Greenpeace, a cui ha preso parte anche il Capo dell’organizzazione internazionale, Kumi Naidoo, e stata una risposta al precedente atto dimostrativo che ha avuto luogo nella giornata di venerdì, 24 Agosto, quando una decina di militanti e riuscita ad occupare la piattaforma Prirazlomnoe per una manciata di ore, finendo per essere costretti all’abbandono dai continui getti di acqua ghiacciata lanciati dagli operatori di Gazprom.

La protesta dell’organizzazione internazionale solleva un tema di importanza cruciale nella politica energetica mondiale ed europea come il controllo dei giacimenti di gas e greggio posizionati nell’Oceano Artico. Greenpeace rivendica il rispetto di una risoluzione ONU che vieta lo sfruttamento dei giacimenti di oro blu ed oro nero nei pressi del Polo Nord, puntualmente violata dalla Russia.

Mosca infatti e intenzionata a detenere il controllo dell’Oceano Artico per assicurarsi rifornimenti di gas e greggio utili a supplire le carenze sofferte nei giacimenti ubicati in Siberia, giunti quasi all’esaurimento. Per questa ragione, la Federazione Russa ha ingaggiato una contesa geologico-diplomatica con Canada, Norvegia, Danimarca e Stati Uniti d’America per ottenere dalla Comunità Internazionale il riconoscimento della “russicita” del Polo Nord.

Prove di forza, anche militari, e persino studi scientifici che cercano di certificare l’estensione sui fondali dell’Artide della medesima placca tettonica su cui si trova Mosca si sono verificati in notevole quantità negli ultimi anni, senza, tuttavia, portare ad una risoluzione definitiva della questione.

Pressing della Russia sull’Estonia per l’appoggio al NordStream

L’interesse della Russia per il Polo Nord e strettamente legato ai piani egemonici di Mosca in Europa, in particolare al gasdotto NordStream. Questa conduttura e stata costruita sul fondale del Mar Baltico sulla base di un accordo bilaterale russo-tedesco – sostenuto da francesi, olandesi ed italiani – per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, e bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente avversati dal Cremlino come Polonia, Lettonia, Lituania, Romania ed Estonia.

Proprio l’Estonia potrebbe essere il prossimo Paese candidato al sostegno del NordStream. Secondo quanto riportato dal Kommersant”, il supporto politico al Gasdotto del Nord – com’e altrimenti noto il NordStream – sarebbe il prezzo da pagare per la concessione da parte di Gazprom di uno sconto a Tallinn sulle forniture di gas.

Finora, l’Estonia si e sempre opposta alla costruzione di un’infrastruttura contraria all’interesse energetico di Tallinn e dell’Unione Europea, ma nulla esclude che la leva economica di Gazprom possa indurre il Paese baltico ad ammorbidire la sua contrarietà.

Il sostegno estone al NordStream e una questione di tempo. Tutto dipende infatti dalla realizzazione del terminale di Klaipeda, in Lituania, voluto dai Governi lituano, lettone ed estone – con l’appoggio della Polonia e della Commissione Europea – per costruire un rigassificatore in grado di diversificare le forniture di oro blu, allentando la dipendenza dalla Russia dei tre Paesi Baltici, che finora pari all’89%.

Vilna ha già stretto un accordo per il prestito dalla Norvegia di una stazione mobile dedicata alla conversione del gas dallo stato liquido a quello aeriforme, utile per accorciare i tempi per l’avvio del progetto di diversificazione delle forniture.

Dalla riuscita o meno dell’esperimento baltico dipende molto dei destini della politica energetica europea, in quanto l’ampio sfruttamento del gas liquefatto anche in altre aree del Vecchio Continente potrebbe caratterizzare un mezzo per diminuire il monopolio del gas della Russia in Unione Europea e, una volta per tutte, garantire la sicurezza energetica all’Europa.

Matteo Cazzulani

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