LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: per Yuri Lutsenko altri due anni di prigione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 18, 2012

L’ex-Ministro degli Interni costretto alla rinuncia dei beni immobili, confiscati dalle autorità. Il verdetto prolunga a sei anni l’esclusione dalla vita politica per il politico dell’Opposizione Democratica.

Detenzione prolungata, ulteriore divieto di partecipazione alla vita politica e confisca immediata di tutti beni mobili ed immobili e la pena che l’ex-Ministro degli interni ucraino, Yuri Lutsenko, e costretto a scontare dopo l’ennesimo processo celebrato a suo carico. Nella giornata di venerdì, 17 Agosto, Lutsenko e stato condannato a due anni di detenzione, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere abusato dei suoi poteri durante le indagini in merito all’avvelenamento del Presidente Yushchenko.

Come riportato dalla Giudice, Hanna Medushevska, la pena e stata ridotta per via della precedente condanna che già costringe l’ex-Ministro degli Interni a quattro anni di detenzione sempre per un altro caso di abuso d’ufficio e nepotismo.

Incredulità e stata espressa dalla Difesa di Lutsenko, che ha evidenziato come non vi sia alcuna prova della colpevolezza dell’imputato, a partire dalla dichiarazione del testimone-chiave, Valentyn Davydenko, che ha scagionato l’ex-Ministro degli Interni.

Davydenko e l’ex-autista di Volodymir Sachyuk – l’agente dei Servizi Segreti che avrebbe avvelenato Yushchenko alla vigilia delle elezioni che lo avrebbero incoronato Presidente dell’Ucraina. Egli, al momento della deposizione, ha dichiarato di non avere subito alcuna pressione da nessuno, sopratutto da
Lutsenko.

Per nulla sorpreso del verdetto e apparso l’ex-Ministro degli Interni, costretto come di consueto ad assistere alla seduta da dietro le sbarre, come se fosse già stato condannato ancor prima della lettura della sentenza. A seduta chiusa, Lutsenko ha dichiarato di non credere nella magistratura ucraina, ha accusato il Presidente, Viktor Yanukovych, di reprimere i politici dell’Opposizione Democratica con l’uso della “giustizia”, ed ha invitato i suoi elettori a ribellarsi alla malavita che, secondo lui, governa il Paese con metodi mafiosi.

Rassegnazione e invece la sensazione espressa dalla moglie di Lutsenko, Iryna, presente a tutte le udienze del processo. La moglie dell’ex-Ministro degli Interni si e detta parimenti sfiduciata nei confronti della magistratura ucraina, e pronta ad abbandonare la casa in cui ha abitato con il politico dell’Opposizione Democratica per molti anni. Il verdetto ha infatti previsto la confisca immediata della casa di Lutsenko.

L’ex-Ministro degli Interni dei Governi della coalizione democratica, “arancione” e filoeuropea è noto in Europa per avere condotto una lotta a tutto campo contro la corruzione e gli oligarchi russofoni dell’est del Paese che sponsorizzano l’attività politica dell’attuale presidente Yanukovych.

Assieme all’ex-Primo Ministro, Yulia Tymoshenko, Lutsenko ha guidato il processo democratico ucraino dell’Inverno 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione. Essi, con la salita al potere di Yanukovych, sono finiti nel mirino della magistratura: dopo processi farsa, costruiti su imputazioni motivate politicamente, hanno subito condanne a detenzioni pluriennali, che impediscono loro la partecipazione alla vita politica per i prossimi sette anni.

Le proteste dell’Occidente

Dopo la lettura del verdetto su Lutsenko, pronta e stata la reazione dell’Occidente. Con una nota diffusa dall’Ambasciata di Kyiv, gli USA hanno espresso dubbi sull’esistenza di un regime democratico in Ucraina, ed hanno invitato il Presidente Yanukovych a liberare immediatamente Lutsenko, la Tymoshenko e tutti gli altri detenuti politici appartenenti al campo arancione.

Condanna e stata espressa anche dal Consiglio d’Europa, che ha sottolineato come la condotta delle Autorità ucraine renda impossibile il percorso di avvicinamento ed integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

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