LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Georgia ed Abkhazia: la storia come vettore geopolitico della Federazione Russa

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on August 17, 2012

La regione georgiana e la storia di Tbilisi frutto dell’interpretazione arbitraria della storia secondo la vulgata imperiale russa.

Il fattore che differenzia in maniera netta la matematica dalla storia e che la prima disciplina, al pari di tutte quelle del settore scientifico, e oggettiva e non e soggetta ad interpretazioni, mentre la seconda no e, spesso, l’analisi del passato risponde a precise logiche culturali legate a disegni geopolitici ben precisi.

Ci si può ricordare del resto quanto accaduto in Italia durante il Ventennio: il Belpaese era presentato unicamente come il diretto erede della grandezza dell’Impero Romano, retto da coraggio e valore militare, senza, ovviamente, alcun accenno alle popolazioni italiche, ne alle successive invasioni barbariche che tanto hanno contribuito alla creazione della cultura italiana nelle sue molteplici sfaccettature.

Negli scorsi giorni, il giornale Il Legno Storto e stato contestato in seguito ad un articolo comparso sulle sue pagine inerente al turbamento della Comunità georgiana ed internazionale dopo la visita del Premier russo, Dmitri Medvedev, nella regione georgiana dell’Ossezia del Nord occupata dall’esercito di Mosca dall’Agosto del 2008.

Il giornale e stato criticato con una lettera – che ci limitiamo a riassumere in quanto l’autore non ha dato l’assenso a divulgarne il contenuto – in cui e stato indicato come Il Legno Storto sia poco informato, e non abbia saputo analizzare la questione georgiana con “obiettività”. In particolare, il giornale avrebbe ignorato la sistematica aggressività della Georgia nei confronti della Russia, la presenza di militari israeliani tra le fila dei combattenti georgiani, sostenuti ovviamente dagli americani, e l’appartenenza storica e culturale alla Russia dell’Abkhazia: l’altra regione occupata dai russi dalla guerra lampo dell’Agosto 2008.

Sulla questione della presunta aggressività georgiana nei periodi precedenti all’invasione dei carri armati russi delle due regioni del nord della Georgia molto si e scritto e, sopratutto in Italia, in maniera troppo approssimativa.

La questione e stata ben spiegata dal Diplomatico Ron Asmus – esperto di Caucaso e profondo conoscitore della geopolitica del Mar Nero -che in un libro appositamente dedicato alla questione, dal titolo “La Piccola Guerra che ha scosso il Momdo”, ha evidenziato come da tempo presso il confine della Federazione Russa fosse in atto una mobilitazione militare straordinaria per infastidire Tbilisi.

La discesa dei carri armati di Mosca in territorio georgiano e avvenuta non appena la Georgia si e trovata costretta ad inviare in Irak un proprio contingente nell’ambito della missione internazionale di Peace-keeping: sguarnita e senza difese sufficienti a contrastare un invasione, Tbilisi si e vista occupare Abkhazia e Ossezia del Nord senza riuscire a organizzare una resistenza adeguata. Nessuna fonte internazionale autorevolezza poi certificato la presenza di contingenti israeliani, ne di finanziamenti americani alla resistenza (inesistente) georgiana.

Il discorso dell’appartenenza dell’Abkhazia o meno alla Georgia e una questione legata allo sviluppo storico di una regione del Caucaso dalla storia particolarmente complessa. Fino al 6 secolo avanti Cristo l’Abkhazia e stata parte del regno georgiano di Kolkha, per poi diventare un’entità politica autonoma nel 780. Costituitasi in regno, l’Abkhazia tra l’850 e il 950 ha annesso parte della Georgia orientale, compresa Tbilisi, ed ha costituito la base per un unico regno georgiano fino al 16 secolo, quando la regione si e resa nuovamente autonoma.

Tra il 1600 ed il 1800 l’Abkhazia e stata contesa tra l’impero Ottomano e quello russo, e nel 1883 e stata inglobata sotto la corona dello zar di Russia. Per scampare alla politica etnica messa in atto dalle Autorità di Pietroburgo, la popolazione locale e scappata nei territori dell’Impero Ottomano, e l’Abkhazia e stata così rimpiazzata da coloni armeni, georgiani e russi. Con la rivoluzione bolscevica, l’Abkhazia e entrata a far parte della Repubblica menscevica di Georgia fimo al 1921, quando l’Armata Rossa ha inglobato Tbilisi e l’Abkhazia nella Repubblica Sovietica Georgiana, appartenente direttamente all’URSS. L’Abkhazia inizialmente ha ottenuto lo status di Repubblica Autonoma da Stalin, ma, successivamente, il dittatore sovietico ha represso la cultura e la lingua locale.

Le aspirazioni autonomistiche dell’Abkhazia si sono mantenute durante l’esistenza dell’Unione Sovietica, per poi esplodere con la caduta dell’URSS e la costituzione di uno Stato indipendente in Georgia. Tra il 1990 e il 1992 e stata combattuta una guerra di secessione, in seguito alla quale Tbilisi e stata costretta a riconoscere all’Abkhazia una forte autonomia.

A favorire le tensioni e stata poi l’attività della Federazione Russa, che ha visto nella questione abkhaza la possibilità di impossibilitare la completa emancipazione della Georgia attraverso la politica del divide et impera. Con l’aggressione militare del 2008, Mosca ha occupato e riconosciuto unilateralmente l’Indipendenza di Abkhazia ed Ossezia del Sud, nonostante l’Unione Europea e le Nazioni Unite abbiano più volte invitato i russi ad abbandonare i territori occupati, che la Comunità Internazionale continua a ritenere parte integrante del territorio georgiano.

La questione georgiana e tanto delicata quanto chiaramente legata ad una dinamica che vede oggi la Russia intenzionata a ristabilire il proprio controllo sullo spazio ex-sovietico. La rivendicazione dell’appartenenza storico-culturale a Mosca di alcune delle regioni interessate e l’indizio più evidente della volontà delle Autorità politiche russe di sancire in maniera distorta e storicamente inesatta il diritto al possesso di regioni che, come si e spiegato ampiamente, con la Russia hanno avuto poco a che fare.

Sta a noi, osservatori “terzi”, che non appartengono ad alcuna delle parti in gioco, analizzare con obiettività la situazione, calcolandone rischi e possibili conseguenze, senza essere portati a parteggiare per una delle due parti in virtù di simpatie più o meno velate, spesso motivate da un retaggio ideologico appartenente al secolo passato.

Matteo Cazzulani

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