LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ARRESTATO A NAPOLI TESTIMONE CHIAVE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 5, 2012

Mykola Melnychenko ha rivelato la prova più importante a sostegno del coinvolgimento dell’ex-Presidente Leonid Kuchma nell’omicidio del giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana. Ora tocca alle Autorità italiane decidere se estradarlo in Ucraina per una condanna certa o in USA per tutelare un teste delicato

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Libertà di stampa e spionaggio sono le tematiche che si mescolano in un capitolo oscuro della storia ucraina tutt’altro che chiuso. Nella giornata di sabato, 4 Agosto, presso l’Aeroporto di Napoli, le forze di polizia italiane hanno arrestato Mykola Melnychenko: ex-guardia del corpo del Presidente Leonid Kuchma, in carica alla guida dello Stato dal 1994 al 2004.

La motivazione del fermo imposto dalla polizia di frontiera italiana è legato ad un mandato di cattura internazionale emanato dalle autorità ucraine per abuso d’ufficio, pubblicazione di documenti secretati, ed ottenimento irregolare di notizie delicate per l’interesse nazionale.

Melnychenko è infatti il testimone-chiave nel procedimento per l’omicidio Gongadze: coraggioso giornalista, fondatore del sito di informazione indipendente Ukrayinska Pravda, noto per la sua strenua opposizione a Kuchma e al regime semi-dittatoriale da lui instaurato in Ucraina, barbaramente assassinato la notte del 16 Novembre 2000 presso Kyiv.

Melnychenko, che al tempo dell’assassinio di Gongadze è stato membro dello staff di sicurezza di Kuchma, dopo qualche tempo ha rivelato alla stampa registrazioni magnetiche che testimonierebbero il coinvolgimento di Kuchma nell’omicidio del giornalista di opposizione di origine georgiana.

La comparsa dei “nastri Melnychenko” ha causato una scia di proteste di piazza contro l’establishment presidenziale che ha portato il testimone ad abbandonare il Paese per riparare negli USA, dove, per qualche anno, ha ottenuto asilo politico.

In seguito all’arresto a Napoli, l’avvocato difensore di Melnychenko non esclude la sua estradizione negli Stati Uniti d’America: tra l’Italia e gli USA esiste infatti un accordo per la protezione dei testimoni.

Tuttavia, non è escluso che dall’Italia Melnychenko possa essere rispedito in Ucraina, dove ad attenderlo c’è un processo sicuro organizzato da una magistratura che, come dimostrato dal caso di Yulia Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, è stata a più riprese contestata dalla Comunità Internazionale di essere poco indipendente dalla linea dura imposta dal Presidente, Viktor Yanukovych: l’erede politico di Kuchma.

Un anno dalla detenzione di Yulia Tymoshenko

In attesa della decisione delle Autorità italiane – chiamate a risolvere una patata bollente non da poco – nella giornata di Domenica, 5 Agosto, ricorre il primo anniversario della reclusione in carcere della Leader dell’Opposizione Democratica, Yulia Tymoshenko.

L’ex-Primo Ministro, nota in Occidente per avere guidato nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione, è stata arrestata durante il processo celebrato a suo carico per la firma di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato: prima ancora che un verdetto ne certificasse la colpevolezza.

Rinchiusa nel Carcere di massima sicurezza Lukyanivsky di Kyiv, la Tymoshenko è stata privata della possibilità di concordare la linea difensiva coi suoi avvocati. Dopo un processo in cui l’arringa è stata privata di ogni diritto, i testimoni hanno appurato l’innocenza dell’imputata, e le prove presentate dall’accusa sono risultate palesemente irregolari – alcune di esse addirittura datate il 31 Aprile! – la Tymoshenko è stata condannata in definitiva l’11 Ottobre a sette anni di detenzione in isolamento più tre di interdizione alla vita politica.

Il ricorso in Appello è stato rigettato tra le polemiche della Difesa e della comunità internazionale, che ha definito l’Ucraina un Paese in preda ad un sorprendente regresso democratico.

L’esame del procedimento in Cassazione è invece ancora fermo alle fasi preliminari: i giudici stanno facendo di tutto per portare l’imputata in carcere, malgrado la Tymoshenko sia impossibilitata a muoversi dal letto per una seria ernia al disco a lungo trascurata dalle autorità carcerarie.

In seguito all’arresto di Yulia Tymoshenko, la Commissione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un accordo con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera.

Critiche per la svolta autoritaria impressa all’Ucraina sono state rivolte al Presidente Yanukovych anche da Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, Canada, Australia, NATO, ONU, e principali ONG internazionali indipendenti come Freedom House e Amnesty International.

Matteo Cazzulani

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