LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

MOLDOVA: LA RUSSIA CAMBIA IDEA SULLA TRANSNISTRIA

Posted in Moldova by matteocazzulani on August 3, 2012

Durante una visita ufficiale, il Viceministro degli esteri russo, Grygoriy Karasin, esprime il sostegno di Mosca all’integrità territoriale di Chisinau. Geopolitica e gas dietro al mutamento di posizione del Cremlino sulla questione della regione separatista moldava

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Secondo l’interesse geopolitico di Mosca la Transnistria val bene una Moldova. Nella giornata di sabato, 28 Luglio, il Viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Grygorij Karasin, ha espresso il sostegno ufficiale della Russia all’integrità territoriale della Moldova.

Come riportato dal Kommersant”, Karasin ha reso noto la nuova posizione di Mosca circa la questione della Transnistria durante una visita a Tiraspoli, organizzata in occasione del ventennale dall’inizio della missione militare russa nella regione separatista del Mar Nero. Le dichiarazioni del Viceministro degli Esteri russo sono state anticipate da un incontro bilaterale con il Presidente della Moldova, Nicolae Timofti.

Tra i due, le posizioni in merito alla Transnistria sono rimaste nella forma ancora molto lontane, con i russi favorevoli al mantenimento dell’esercito russo nei territori separatisti, ed i moldavi a sostegno di un’evoluzione della presenza militare in una missione civile. Tuttavia, nella sostanza le aperture di Mosca all’integrità territoriale della Moldova hanno avvicinato Mosca alla posizione di Chisinau e della Comunità Internazionale.

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Transnistria ha dichiarato la propria indipendenza dalla Moldova e, ad oggi, dopo un breve conflitto armato nel 1992, resta un territorio dallo status politico irrisolto. I locali, sostenuti militarmente e politicamente dalla Russia, hanno autoproclamato una Repubblica Presidenziale con tanto di organi di governo ed esercito.

La Moldova, appoggiata dall’Europae dalla Comunità Internazionale, riconosce alla Transnistria solo una forte autonomia, ma non la totale indipendenza della fetta di territorio che collega la riva sinistra del fiume Nistro all’Ucraina. A dare adito alle ambizioni separatiste della Transnistria è la Russia, che, dalla fine del conflitto del 1992, ha posizionato un proprio contingente militare con il pretesto di garantire il coprifuoco e il mantenimento dell’ordine nell’area a conflitto concluso.

Chisinau ha ritenuto la presenza dei carri armati russi sul proprio territorio un’occupazione militare, mentre la Comunità Internazionale ha più volte invitato Mosca ad abbandonare quella che nella risoluzione NATO del 2008 è stata considerata come una “regione autonoma della repubblica di Moldova”.

Preso atto di tale background storico, la posizione espressa da Karasin rappresenta dunque un cambiamento di fronte radicale, motivato da tre ragioni di carattere politico interno alla Transnistria, geopolitico ed energetico.

Nelle ultime Elezioni Presidenziali della Transnistria, avvenute il 25 Dicembre 2011, il candidato alla sostenuto da Mosca, Anatoliy Kaminski è stato sconfitto dall’ex-Speaker del Parlamento della Transnistria, Yevgeny Shevchuk.

L’insuccesso della candidatura supportata dai russi ha portato la Federazione Russa a riconsiderare l’opportunità di continuare ad appoggiare apertamente l’indipendenza della Regione moldava, e, per questa motivazione, a mantenere alto uno scontro aspro con la Comunità Internazionale.

La seconda motivazione tiene conto di un enjeu geopolitico di più ampio respiro: il sostegno all’integrità territoriale della Moldova può essere una moneta di scambio con cui la Russia intende costringere Chisinau ad abbandonare ogni progetto di integrazione nella NATO e nell’unione Europea.

La coalizione liberal-democratica al potere in Moldova – l'”Alleanza per l’Integrazione Europea” – ha posto l’ingresso di Chisinau nell’UE e nell’Alleanza Atlantica come obiettivo principale della propria azione di governo, e le scelte del Primo Ministro, Vlad Filat, hanno portato un netto miglioramento sul piano della democrazia che ha consentito ai moldavi di scavalcare l’Ucraina di Yanukovych nella lista dei Paesi con cui Bruxelles ha intenzione di firmare un Accordo di Associazione.

Tuttavia, il venir meno dell’appoggio russo all’indipendenza della Transnistria, e la conseguente risoluzione di un’annosa questione che Chisinau sta cercando in tutti i modi di risolvere per garantire la propria sicurezza nazionale, è sicuramente accolto in Moldova con estremo favore, e le Autorità moldave facilmente potrebbero accettare la rinuncia al vettore euro-atlantico qualora Mosca lo richiedesse come moneta di scambio sulla questione transnistra.

Il gas dietro la partita in Transdnistria

La motivazione geopolitica ben si collega con le ragioni di carattere energetico. La Moldova appartiene alla Comunità Energetica Europea: un’Unione Europea dell’energia che prevede entro pochi anni il varo di una politica del gas comune del Vecchio Continente e, sopratutto, la messa in comunicazione di tutte le infrastrutture energetiche dei Paesi membri.

La Moldova ha iniziato i lavori per la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali con quelli della Romania, e l’Alleanza per l’Integrazione Europea in più di un’occasione ha espresso pieno appoggio alla politica energetica dell’UE mirante a garantire il trasporto diretto nel Vecchio Continente di gas proveniente dall’Asia Centrale.

Il mutamento della posizione della Russia sulla Transnistria potrebbe spingere Chisinau a sospendere la partnership nella Comunità Energetica Europea, e a sostenere i progetti energetici con cui Mosca sta cercando di impossibilitare all’Europa l’accesso diretto ai giacimenti di gas ubicati in Azerbajdzhan e in Turkmenistan.

Oltre che con la costruzione del Southstream – gasdotto sottomarino progettato per rifornire direttamente l’Europa Occidentale di gas russo – la Russia sta contrastando la creazione di un sistema infrastrutturale unico dell’Unione Europea facendo leva sull’appoggio economico dei colossi energetici del Vecchio Continente – la francese EDF, la tedesca E.On e l’italiana ENI – e sul sostegno politico dei paesi dell’Europa Occidentale – Germania, Francia e Italia – che al benessere generale dell’UE preferiscono anteporre il proprio tornaconto nazionale basato su accordi bilaterali con la Russia.

La Moldova, seppur piccola e non ancora parte dell’UE, rappresenta una casella fondamentale nella contesa in corso tra Russia ed Unione Europea. La fuoriuscita di Chisinau dalla Comunità Energetica del Vecchio Continente, e la rinuncia ai progetti di integrazione euro-atlantici, rappresenterebbe un duro colpo per l’interesse europeo, e per i tentativi dell’Europa di consolidare la propria posizione sullo scacchiere geopolitico.

D’altro canto, con l’ingresso della Moldova nella propria sfera di influenza, la Russia certificherebbe la propria egemonia nello spazio ex-sovietico, e sarebbe più vicina all’acquisizione dello status di superpotenza mondiale e di principale competitor su scala globale della Cina e degli Stati Uniti d’America.

Matteo Cazzulani

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