LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Conoscere l’Europa: viaggio al cimitero Lychakivsky

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on July 16, 2012

La necropoli monumentale di Leopoli come simbolo della coesistenza tra diverse culture e spunto di riflessione su uno spaccato della storia europea ancora poco nota in Occidente.

Per comprendere a fondo la cultura dei luoghi basta leggere attentamente alcuni segni particolari appartenenti agli usi e costumi della città in cui ci si trova: a volte sono i monumenti a parlare da se, in altri casi – come nelle varie regioni dell’Italia – ci si può addirittura soffermare sulla cucina.

A Leopoli, in Ucraina occidentale, basta andare al cimitero. Il Camposanto Lychakivsky e infatti una meta imprescindibile se davvero si vuole cogliere l’essenza della storia del capoluogo della Galizia: centro della coesistenza tra cinque culture europee e di conflitti duraturi che, oggi, sono finalmente superati.

Costruito nel 1786 per raccogliere i defunti fino ad allora seppelliti presso i cimiteri delle parrocchie, il Camposanto Lychakivsky e stato aperto sotto la dominazione asburgica e, col passare del tempo, e diventato una delle più imponenti necropoli monumentali europee, aperta alla visita dei turisti per la modesta cifra di 5 centesimi di Euro, divisa in 80 sezioni.

Tra essi di particolare interesse sono le prime tombe, ubicate sulla parte sinistra del cimitero. Qui riposano importanti nomi della cultura e della politica della Polonia, a cui Leopoli e appartenuta tra Otto e Novecento, dal crollo dell’Impero Asburgico all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Tra i personaggi illustri, ad avere la propria tomba monumentale sono, tra gli altri, gli industriali Baczewski e Morawski, il celebre eroe militare Ordon, e il pioniere dell’energia polacca Stanislaw Szczepanowski.

Proseguendo lungo il percorso, che dall’ingresso del cimitero si snoda attraverso piccole collinette per circa un chilometro, si possono notare sulla sinistra i luoghi di riposo di altri personaggi illustri polacchi, tra cui quello del poeta Seweryn Goszczynski, dell’esponente dell’Ossolineum Wladyslaw Belza, dell’artista teatrale Anna Gostynska, e dei veterani di guerra Franciszek Zareba e Antonio Piorecki.

Oltre ad essi, presenti sono anche le tombe di personalità della politica e della letteratura dell’Ucraina, a cui Leopoli e appartenuta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e, ancor prima, nel novembre del 1918. Tra gli ucraini seppelliti nel cimitero Lychakivsky – le cui tombe si trovano su ambo i lati del percorso pedonale del Camposanto – occorre ricordare il celebre letterato Ivan Franko – autore di opere di letteratura in lingua ucraina, ma anche in polacco e tedesco – il Presidente della Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale, Yevhen Petrushevych, i poeti Markian Shashkievych, e gli scienziati Edhard Ohonovsky e Ivan Levinsky.

Degna di nota e infine la presenza di due Arcivescovi come Izaak Izakovych e Samuele Tsyril Stefanovych. Essi sono esponenti di spicco della comunità armena, che nella multiculturale Leopoli hanno trovato ospitalità e prosperità in ambito economico e commerciale fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione sovietica.

Più lontano rispetto all’entrata del Lychakovsky si trovano le sezioni in cui riposano i veterani di differenti conflitti della storia europea, come i combattenti delle battaglie dei reparti armati della Respublica polacco-lituana guidati da Kosciuszko contro l’impero zarista alla fine del Settecento, delle spedizioni napoleoniche e delle insurrezioni del 1830-1831, del 1863.

Le “Aquile” e il conflitto polacco-ucraino

A riservare uno spunto di riflessione e infine la parte finale del Camposanto, su cui sorgono due cimiteri militari di eserciti che si sono scontrati l’un contro l’altro tra il 1918 e il 1920 per il possesso di Leopoli: l’armata ucraino-galiziana e le “Aquile Polacche”.

La parte dedicata ai defunti ucraini si presenta come un imponente memoriale composto da placche in marmo su cui sono incisi in oro i nomi dei caduti che fiancheggiano un’alta colonna eretta per celebrare lo sforzo bellico profuso per conquistare il capoluogo galiziano.

Più tormentata e invece la storia della parte polacca. Costruita per raccogliere le vittime della lotta contro gli ucraini e i bolscevichi per il controllo di Leopoli, la necropoli dei militi polacchi – nota come cimitero delle “Aquile Polacche” per via della presenza delle tombe di molti combattenti della gioventù militare polacca – e stata devastata durante l’occupazione sovietica, fino alla totale distruzione nel 25 Agosto 1971, quando le autorità dell’URSS attuarono la completa rimozione del sito con lo scopo di destinarne l’utilizzo per la costruzione di uffici, garage e abitazioni di lusso.

A mutare la situazione del Cimitero delle Aquile Polacche e stata la caduta dell’Unione Sovietica e l’ottenimento dell’Indipendenza da parte della Polonia – nel 1989 – e dell’Ucraina – nel 1991. Fin da subito, una commissione congiunta intergovernativa polacco-ucraina ha avviato i lavori per il ripristino della necropoli.

Tuttavia, una volta venuto meno l’avversario sovietico ad ostacolare l’opera di ricostruzione e stato l’atteggiamento fortemente nazionalista delle autorità cittadine di Leopoli, che in diverse occasioni ha bloccato la riapertura del Cimitero delle Aquile Polacche a causa di questioni puramente ideologiche.

Ne e un esempio la disputa legata alla scritta sulla tomba del milite ignoto, che originariamente recitava “Al Milite Ignoto caduto per la difesa di Leopoli e delle Terre Sud-Orientali”. Nel 1998, le Autorità polacche hanno proposto la scritta “Al Milite Ignoto morto per la difesa della Respublica Polacca negli anni 1918-1920”, ma presto furono portate alla sua riformulazione in “Al Milite Ignoto polacco caduto nella guerra polacco-ucraina”, ottenendo il via libera da parte della Presidenza ucraina, ma non del Comune di Leopoli, a cui appartiene il possesso dell’area.

La svolta definitiva si e avuta dal 2002 al 2005, quando lo sforzo diplomatico del Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski, e dei Capi di Stato dell’Ucraina Leonid Kuchma e Viktor Yushchenko portarono alla formulazione di una versione della scritta condivisa anche dalle Autorità cittadine di Leopoli, che recita “Qui riposa il Milite Ignoto Polacco morto per difendere la Patria”.

Il 24 Giugno 2005, con la presenza di Kwasniewski, Yushchenko e delle alte gerarchie del clero cattolico di rito romano e greco, ha avuto luogo la riapertura del camposanto in cui circa 3000 soldati polacchi riposano accanto ai caduti ucraini con cui durante la vita sulla terra si sono osteggiati per il possesso di una città storicamente multiculturale.

Ad oggi, il cimitero delle Aquile Polacche, e, più in generale, il camposanto Lychakivsky, rappresenta non solo un sito turistico, ma un esempio di come un passato difficile e tormentato da ideologie imperialiste, nazionaliste e totalitarie può essere superato in nome della pacifica coesistenza e della comune appartenenza alla comunità culturale e politica europea.

Matteo Cazzulani

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