LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

BANCHE E GAS: SI INTENSIFICA LA POLITICA MEDITERRANEA DELLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2012

Mosca rafforza i legami economici con Cipro, e si pone in prima fila per lo sfruttamento dei ricchi giacimenti energetici individuati nel Mediterraneo Orientale. I rischi dell’attività del Cremlino per l’indipendenza e la sicurezza dell’Unione Europea

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Un serbatoio di energia da conquistare per mantenere l’egemonia politica nel continente europeo. E’ questa la motivazione che ha spinto la Russia ad intensificare la sua presenza nel Mare Nostrum, in particolare a Cipro e nei Balcani.

Con l’isola del Mediterraneo orientale, Mosca gode di relazioni privilegiate basate su stetti rapporti di carattere economico e politico, suggellate da un prestito di 2,5 Miliardi di Euro a basso interesse concesso a Nicosia per affrontare le difficoltà della crisi per il 2012. A questa richiesta, la Russia potrebbe concordare l’erogazione di un ulteriore prestito di 5 Miliardi di Euro che il governo cipriota ha richiesto a Mosca per ricapitalizzare il proprio sistema bancario, coinvolto nella crisi del sistema bancario della Grecia.

Il rafforzamento del ruolo della Russia come partner di Cipro, e la presenza di ingenti capitali russi a sostegno dell’economia dell’isola del Mediterraneo Orientaleha allarmato l’Unione Europea: diversi sono i politici a Bruxelles convinti che la stretta vicinanza tra Mosca e il governo cipriota possa comportare risvolti politici di notevole importanza, sopratutto perché Nicosia, nel secondo semestre del 2012, detiene la presidenza di turno dell’UE.

Oltre che sul piano economico e politico la questione cipriota si gioca anche sul piano energetico. Di recente, nel Mediterraneo orientale sono stati scoperti dalla compagnia statunitense Noble Energy e dall’israeliana Delek Group, ricchi giacimenti di gas pari a 16 milioni di miliardi di metri cubi.

Se sfruttati, questi serbatoi ubicati nel fondale delle acque territoriali di Cipro, Israele, e Libano potrebbero soddisfare il fabbisogno energetico europeo, e diminuire la forte dipendenza che, ad oggi, lega l’UE alle forniture della Russia.

“E’ una scoperta importante che apre molte possibilità nella politica energetica – ha dichiarato all’agenzia Platts il Ministro degli Esteri cipriota, Erato Kozakou-Marcoullis – Cipro, Israele ed Egitto possono diventare tra i più importanti fornitori di gas nel Mondo, così come Australia e Canada”.

Pronta è stata la risposta della Russia, che ha approntato le prime mosse per disinnescare la minaccia al mantenimento della propria egemonia sulle forniture di gas all’Unione Europea. Secondo quanto riportato dall’autorevole Natural Gas Energy, indiscrezioni avrebbero confermato il raggiungimento di un accordo tra Nicosia e Mosca per l’affidamento ai russi delle licenze per lo sfruttamento della parte cipriota del ricco giacimento nel Mediterraneo.

Inoltre, le due principali compagnie energetiche della Russia hanno avviato iniziative finalizzate alla partecipazione di Mosca nei consorzi incaricati di gestire l’estrazione di gas dalle riserve sottomarine del Mare Nostrum. Il monopolista russo, Gazprom, ha avviato consultazioni con la Noble Energy e la Delek Group per la creazione di una joint venture incaricata di amministrare la parte israeliana della riserva di oro blu.

La compagnia Novatek ha invece ufficializzato la sua partecipazione al concorso per lo sfruttamento dei giacimenti indetto dal Governo di Cipro, e si è candidata per giocare un ruolo determinante anche nella costruzione del rigassificatore che, in seguito alla scoperta del giacimento mediterraneo, Nicosia ha preventivato.

Il Southstream e la presenza russa nei Balcani

La politica energetica mediterranea della Russia è collegata alla questione del Southstream: un gasdotto concepito da Mosca sul fondale del Mar Nero per rifornire direttamente di oro blu russo i Paesi dell’Europa Occidentale, ed impedire i piani di diversificazione delle forniture energetiche approntati dalla Commissione Europea per accedere ai giacimenti centro-asiatici in Azerbajdzhan e Turkmenistan.

Nel corso delle trattative per la costruzione del Gasdotto Ortodosso – com’è stato ribattezzato il Southstream – la Russia ha compattato attorno al suo disegno energetico una coalizione di Stati che dal Mediterraneo si è prolungata a nord lungo la penisola Balcanica.

Tra i sostenitori del Southstream figurano Grecia, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia, senza contare l’Italia, il cui colosso energetico nazionale, ENI, è assieme alla tedesca Wintershall e alla francese EDF tra i principali finanziatori del gasdotto posseduto al 50% da Gazprom.

Oltre che di impedire a Bruxelles la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas, il Southstream ha lo scopo di dividere l’Unione Europea per penalizzare i Paesi dell’Europa Centrale che, per via della loro storia e della vocazione economica fortemente liberale, si oppongono ai piani egemonici di Mosca.

Come rilevato da uno studio della compagnia East European Gas Analysis, il transito di gas dalla Russia alla Slovacchia – il primo Paese dell’Unione Europea a ricevere l’oro blu russo attraverso il gasdotto terrestre che attraversa l’Ucraina – nel periodo Gennaio-Luglio 2012 è diminuito sensibilmente a 26,4 miliardi di metri cubi, rispetto ai 40 Miliardi di metri cubi del medesimo periodo del 2011.

La motivazione del calo è dovuta alla decisione di Gazprom di avvalersi di condutture alternative per soddisfare la richiesta di oro blu degli acquirenti dell’Europa Occidentale.

Sempre secondo lo studio, la costruzione del Southstream porterebbe il transito di gas attraverso il territorio slovacco pari a zero, e lascerebbe a secco di rifornimenti alcuni Paesi dell’Unione Europea, con implicazioni politiche di forte impatto sul mantenimento dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente e della sicurezza nazionale da parte dei singoli Stati UE.

Matteo Cazzulani

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