LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ACCORDO RUSSIA-UCRAINA PER LE FORNITURE DI GAS IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 9, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, concede al colosso nazionale ucraino Naftohaz un anticipo di 2 Miliardi di Dollari per l’affitto dei siti di stoccaggio. Mosca si conferma soggetto egemone nelle esportazioni di oro blu all’Europa, mentre Kyiv è sempre più isolata e dipendente dal Cremlino sul piano energetico, economico e politico

Il Capo di Gazprom, Aleksej Miller

Un anticipo di 2 Miliardi di Dollari per assicurare gas all’Europa. Nella giornata di giovedì, 7 Giugno, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha raggiunto un accordo con il colosso ucraino, Naftohaz, per garantire l’invio di oro blu dalla Russia al Vecchio Continente attraverso i gasdotti dell’Ucraina.

I russi pagheranno a Naftohaz l’affitto dei siti di stoccaggio controllati da Naftohaz, che saranno riempiti di una quantità di gas sufficiente per soddisfare il fabbisogno degli acquirenti dell’Europa Occidentale durante i mesi invernali.

In cambio, il colosso energetico ucraino ha promesso al monopolista russo di garantire l’invio di oro blu al Vecchio Continente, e ha rinunciato ad imporre a Gazprom di ulteriori tariffe di transito.

L’intesa tra le due compagnie pone fine a una disputa durata a lungo. L’Ucraina, che paga il gas alla Russia in base a tariffe più care rispetto a quelle applicate da Mosca alla Germania, ha chiesto ai russi uno sconto sul prezzo dell’oro blu importato, e ha proposto a Gazprom l’affitto dei propri siti di stoccaggio per garantire le esportazioni di carburante in Europa.

Dal canto suo, il monopolista russo ha accusato Naftohaz di volere prelevare il gas inviato dalla Russia al Vecchio Continente attraverso i gasdotti ucraini per soddisfare il fabbisogno nazionale dell’Ucraina, e per questa ragione ha sostenuto la necessità di risolvere la questione prima dell’inizio dell’inverno.

“E’ un accordo importante per i nostri partner europei – ha dichiarato il Capo di Gazprom, Aleksej Miller – la conferma dello sfruttamento dei siti di stoccaggio ucraini per l’invio di gas in Occidente rende sicure le forniture al Vecchio Continente per il prossimo inverno”.

Per la Russia, l’intesa energetica raggiunta con l’Ucraina rappresenta una vittoria strategica: Infatti, essa garantisce a Gazprom il monopolio sui rifornimenti di gas all’Europa Occidentale attraverso i gasdotti ucraini anche per il prossimo inverno.

Inoltre, la messa in sicurezza delle esportazioni di gas al Vecchio Continente consente a Mosca di realizzare con minore fretta il Southstream: gasdotto progettato sul fondale del Mar Nero, concepito per bypassare l’Ucraina e rifornire di oro blu russo direttamente gli acquirenti occidentali.

Da parte ucraina, questo accordo rischia di avere ripercussioni di seria portata: ricevuto l’anticipo per il transito del gas russo, Naftohaz sarà obbligata dapprima a utilizzare i propri siti di stoccaggio per conservare l’oro blu di Gazprom, poi dovrà garantirne l’invio in Europa, senza ottenere alcun vantaggio in termini economici oltre ai 2 miliardi già ricevuti.

Inoltre, la situazione ucraina è particolarmente delicata anche sul piano politico. Per ottenere la revisione dei contratti attualmente in vigore – che costringono Kyiv a pagare per il gas un prezzo medio pari a 416 Dollari per mille metri cubi contro i 166 della media europea – Mosca ha posto come contropartita l’ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI e nell’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale dello spazio ex-sovietico è voluto e coordinato dal Cremlino per riportare la Russia a esercitare un ruolo di superpotenza nella geopolitica mondiale, a spese dell’indipendenza nazionale dei Paesi dell’Europa Orientale e degli interessi economici dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, finora ha temporeggiato, e ha cercato fonti di oro blu alternative. Dopo avere raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Georgia per l’acquisto e il trasporto di gas centro-asiatico in Ucraina – che tuttavia richiedono la costruzione di infrastrutture irrealizzabili a breve termine – il Capo di Stato ucraino è stato costretto a riaprire le trattative con la Russia per ottenere il permesso di importare gas turkmeno dai gasdotti della Federazione Russa.

Le ripercussioni per l’indipendenza energetica italiana

Oltre che per i Paesi protagonisti, l’accordo tra Russia e Ucraina è destinato ad avere serie ripercussioni sopratutto per l’Italia e per il resto dei Paesi dell’Europa centro-meridionale che dipendono quasi totalmente dal gas proveniente dai gasdotti ucraini.

Nel caso si verificasse un inverno particolarmente rigido, e la Russia per destabilizzare la situazione interna all’Ucraina decidesse di tagliare le forniture di gas a Kyiv – come già fatto in più occasioni negli ultimi dieci anni – Naftohaz sarebbe costretta a ricorrere all’oro blu stoccato riservato agli acquirenti occidentali per soddisfare il fabbisogno nazionale ucraino, e, così, lascerebbe Italia, Slovacchia, Slovenia e Austria completamente a secco di rifornimenti.

Per l’Europa, e l’Italia in particolare, l’unica soluzione a questa situazione di perenne instabilità è la diminuzione della dipendenza dalle importazioni russe, e il pieno sostengo ai progetti di diversificazione delle forniture di gas varati dalla Commissione Europea.

Tuttavia, essi sono contrastati con ogni mezzo da Gazprom, spesso con l’appoggio di Germania e Francia – i due Paesi economicamente e politicamente più vicini al Cremlino – e di alcuni colossi energetici di particolare rilievo, come l’italiana ENI, le tedesche Wintershall ed E.On, le francesi EDF e Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie.

Matteo Cazzulani

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