LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

A CHICAGO LA NATO METTE A PUNTO LA SUA POLITICA IN EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Posted in NATO by matteocazzulani on May 21, 2012

L’Alleanza Atlantica sostiene l’integrazione della Georgia nelle sue strutture e l’integrità territoriale di Tbilisi, contesta la deriva autocratica dell’Ucraina, supporta il ruolo attivo dei Paesi del Mar Nero, e invita la Russia alla cooperazione. Ridefinito il progetto dello Scudo Spaziale

La bandiera della NATO

Un plauso a Saakashvili, una bacchettata a Janukovych, e una posizione ferma nei confronti di Putin. Questo è l’atteggiamento che la NATO ha assunto nella sua dichiarazione ufficiale, emanata nella mattinata di lunedì, 21 Maggio, alla fine della prima giornata dei lavori del summit di Chicago.

Attenzione principale è stata dedicata all’Afghanistan – in cui, Francia a parte, l’Alleanza Atlantica si è impegnata a concludere l’impegno militare nel 2014 – ma significative sono le conclusioni tratte in merito all’Europa Centro-Orientale, che, come riportato dal comunicato ufficiale, è ritenuta dalla NATO uno spazio importante per la sicurezza dell’Occidente.

Dopo avere confermato la volontà di allargare la partnership all’Alleanza a tutti quei Paesi che condividono i principi del Trattato Nordatlantico, il vertice di Chicago ha espresso una nota di lode nei confronti della Georgia, a cui ha ribadito l’intenzione di tenere fede alle promesse espresse nel corso del vertice di Bucarest del 2008 in merito all’ingresso di Tbilisi. Per raggiungere tale scopo, la NATO ha raccomandato alle autorità georgiane la continuazione delle riforme in senso democratico ed economico grazie alle quali, negli ultimi anni, il Paese si è avvicinato agli standard dell’Occidente.

Collegata con Tbilisi è la questione della presenza dell’esercito russo in Abkhazija ed Ossezia del Sud. L’Alleanza Atlantica ha dichiarato pieno sostegno all’integrità territoriale della Georgia, ha espresso soddisfazione per la decisione del Presidente, Mikheil Saakashvili, di risolvere il contenzioso con Mosca sul piano della diplomazia e del dialogo, e, nel contempo, ha invitato la Russia a rivedere il riconoscimento delle due regioni georgiane – occupate in seguito all’aggressione militare dell’Agosto 2008 – come Stati indipendenti.

Differente è stato il discorso sull’Ucraina, che l’Alleanza Atlantica ha riconosciuto come il più importante tra i Paesi-chiave per la sicurezza europea. Se da un lato la NATO ha espresso soddisfazione per la decisione di Kyiv di privarsi delle ultime riserve di uranio arricchito del Marzo 2012, dall’altro il Vertice di Chicago ha illustrato forte turbamento per la repressione attuata nei confronti di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica. Per non compromettere la collaborazione dell’Ucraina con l’Occidente, l’Alleanza Atlantica ha espressamente invitato il Presidente, Viktor Janukovych, a riformare il sistema giudiziario del Paese, e a garantire elezioni parlamentari libere e regolari.

La NATO ha espresso parere positivo per quanto riguarda i progetti di collaborazione nella regione del Mar Nero, ha sostenuto l’indipendenza, l’autonomia e l’integrità territoriale di Azerbajdzhan, Armenia, e Moldova, e ha rivolto un auspicio affinché siano risolte le controversie politiche in Transnistria e nel sud del Caucaso. Infine, particolare attenzione è stata rivolta anche ai membri della regione del Baltico, presso le cui basi l’Alleanza Atlantica ha varato un programma di rafforzamento delle difese aeree.

Definite le tappe dello Scudo

Grande rilievo è stato riservato alla Russia e alla questione della costruzione dello scudo spaziale. Nella nota ufficiale, la NATO ha espresso la volontà di collaborare con Mosca per la costituzione di una difesa globale integrata che unisca il sistema di difesa antimissilistico dell’Alleanza Atlantica con quello progettato dalla Federazione Russa. Per questo, ha ribadito di non avere l’intenzione di implementare progetti che costituiscano una minaccia per il Cremlino.

Nello specifico, lo scudo spaziale del Patto Atlantico – che, come ribadito a Chicago, ha lo scopo di proteggere l’Occidente da minacce balistiche provenienti dall’Iran – consiste, assieme all’installazione di una postazione radar in Turchia, nel posizionamento di missili di categoria SM3 1-A su navi statunitensi che incroceranno nel Mediterraneo e nel Mar Nero fino al 2013. La tappa seguente prevede l’ubicazione della versione terrestre degli SM3 1-A – gli SM3 1B -in Romania fino al 2018, quando in Polonia saranno dislocati intercettori di categoria superiore: gli SM3 2-A.

Come dichiarato dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, il piano dello scudo spaziale non è definitivo, in quanto può subire ridimensionamenti se la minaccia di Teheran dovesse diminuire.

Il progetto di difesa antimissilistico ha origine dal piano varato negli anni Ottanta dal Presidente USA repubblicano Ronald Reagan per contrastare possibili attacchi, anche nucleari, provenienti dall’Unione Sovietica. Esso è stato ripreso all’inizio del secolo dall’Amministrazione, sempre repubblicana, di George W Bush, che per prevenire minacce dall’Iran e dalla Corea del Nord ha ipotizzato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e la dislocazione di missili Patriot in Polonia.

Malgrado Praga e Varsavia avessero firmato i contratti per la realizzazione del progetto militare, il Presidente democratico Barack Obama nel 2009 ha riconsiderato la realizzazione dello scudo spaziale, contestualizzandola nell’ambito della NATO, e sostenendo l’adozione di intercettori privi di capacità offensiva dislocati a rotazione tra Turchia, Polonia e Romania.

Parallelamente ai progetti per la sicurezza balistica dell’Occidente, la Russia ha preventivato, e con tutta probabilità anche varato, un proprio scudo spaziale con una postazione radar e la presenza di missili Iskander – dotati di capacità offensiva – nell’enclave di Kaliningrad.

Matteo Cazzulani

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JULIJA TYMOSHENKO ALL’EUROPA: “NON BOICOTTATE EURO 2012”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 20, 2012

A colloquio con il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, nella camera dell’ospedale in cui è ricoverata, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina invita i politici UE a mantenere un atteggiamento scrupoloso nei confronti delle Autorità di Kyiv per non favorire la propaganda del regime durante i campionati di calcio. L’esponente di Bruxelles espone preoccupazione per le condizioni di psichiche dell’eroina arancione

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Si all’invio di osservatori europei al processo e al trasferimento temporaneo all’estero per le cure mediche, no al boicottaggio del campionato europeo di calcio e al sostegno alla propaganda del regime di Kyiv. Questo è quanto emerso dall’incontro tra la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Jacek Protasiewicz, avvenuto sabato, 19 Maggio, presso la camera dell’ospedale di Kharkiv in cui l’eroina arancione è ricoverata.

Come comunicato da Protasiewicz alla radio pubblica polacca, Julija Tymoshenko ha espresso preoccupazione per la situazione del suo Paese e per il rallentamento del processo di integrazione di Kyiv nell’Unione Europea. Ciò nonostante, la Leader dell’Opposizione Democratica ha invitato i politici UE a non boicottare il campionato di calcio che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

Nello specifico, Julija Tymoshenko ha evidenziato come la mancata partecipazione alla rassegna calcistica per Kyiv sia un fattore negativo, ma, nel contempo, ha ritenuto saggia la decisione presa da diversi esponenti politici del Vecchio Continente di dosare la loro presenza sugli spalti degli stadi ucraini.

“Julija Tymoshenko si è appellata affinché i Leader europei non si facciano utilizzare dalla propaganda delle Autorità ucraine – ha dichiarato Protasiewicz a Polskie Radio – Inoltre, ha sostenuto che l’integrazione europea non è una priorità del Presidente, Viktor Janukovych. Per questo, ha ritenuto utile che l’Unione Europea appronti una politica dura nei confronti di Kyiv, come già dimostrato con il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina”

In seguito, la Tymoshenko ha accettato la proposta del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, in merito all’invio di esperti europei per monitorare l’andamento del processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per evasione fiscale, e del ricorso in Cassazione contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nell’ultimo anno passato alla guida del Governo, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Infine, la Leader dell’Opposizione Democratica ha apprezzato le cure mediche, che ha deciso di iniziare solo dinnanzi alla pressione internazionale, ma ha lamentato la presenza nella sua camera di telecamere installate dalle Autorità carcerarie per sorvegliarla giorno e notte. Per questa ragione, si è detta favorevole all’ipotesi di trasferimento fuori dall’Ucraina per terminare i trattamenti sanitari in un ambiente meno ostile, a patto che la soluzione abbia carattere temporaneo.

“Julija Tymoshenko si trova in uno stato psichico difficile – ha dichiarato Protasiewicz – il disagio può influire negativamente sulla riuscita delle cure mediche che sta affrontando. Si è detta favorevole al trasferimento all’estero, ma solo per qualche mese: non ha intenzione alcuna di emigrare. Ciò nonostante, è consapevole che la legislazione ucraina impedisce il ricovero di un detenuto fuori dal Paese”.

La clinica tedesca disposta ad accogliere la Tymoshenko a Berlino

In serata, è giunto l’invito della clinica tedesca Charité, da cui proviene il medico di fiducia della Tymoshenko incaricato di dirigere i trattamenti sanitari in Ucraina. Con una nota, ripresa dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, il Primario della struttura ospedaliera berlinese ha ritenuto che in Ucraina non vi sono le condizioni per terminare le cure mediche, e ha auspicato che le Autorità di Kyiv possano permettere il trasferimento della Leader dell’Opposizione Democratica in Germania.

“La Tymoshenko soffre da tempo di un’ernia al disco- riporta la nota della Charité – lamenta dolori che sono stati trascurati dalle Autorità carcerarie per tutto l’arco della sua detenzione in isolamento [iniziata il 5 Agosto 2011, n.d.a.]. L’hanno accusata di mentire, ma la sua sofferenza ha un fondamento medico. Spero che Kyiv prenda una decisione saggia, umana, e politicamente ragionevole”.

Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, l’11 ottobre 2011 dopo un processo costruito su prove irregolari – alcune delle quali datate addirittura il 31 Aprile! – in cui la difesa è stata privata di ogni diritto, compreso quello di convocare testimoni per sostenere l’innocenza dell’assistita.

Dopo questo verdetto, che è stato confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre 2011, e che attende il pronunciamento della Corte di Cassazione, sul conto della Leader dell’Opposizione Democratica è stato aperto un secondo processo per fatti risalenti alla metà degli anni Novanta.

La comunità internazionale – Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, ONU, NATO, Canada, Australia, Freedom House, Amnesty International – a più riprese ha criticato il trattamento riservato alla Tymoshenko, e ha richiesto invano al Presidente Janukovych garanzie sullo svolgimento di processi regolari e sul riconoscimento dei diritti dell’imputata.

L’Opposizione Democratica ha illustrato la connotazione politica dei processi organizzati a carico della Tymoshenko e di un’altra decina di dissidenti politici, e ha accusato il Capo di Stato ucraino di essere il mandante di un’operazione mirata all’eliminazione dalla competizione partitica interna al Paese di ogni personalità di spicco del campo arancione.

Matteo Cazzulani

TESTIMONIA LE PERCOSSE SUBITE DA JULIJA TYMOSHENKO: L’AUTRICE DELLE FOTO FUGGE DALL’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 19, 2012

Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, l’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani, Nina Karpachova, è fuggita dal Paese dopo l’apertura di un’inchiesta sul suo conto per la diffusione delle prove dei lividi sul corpo della Leader dell’Opposizione Democratica. La Procuratura Generale contrattacca la fuggitiva

Le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Lontano dal proprio Paese dopo gli scatti che hanno turbato la Comunità Internazionale. Questo è quanto accaduto all’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani ucraina, Nina Karpachova: fuggita a Mosca dopo che la Procuratura Generale ha aperto sul suo conto un’inchiesta.

A dare la notizia, venerdì 18 Maggio, è stata l’autorevole Ukrajins’ka Pravda, che ha illustrato come la Karpachova sia finita nel mirino della magistratura ucraina per le fotografie realizzate durante l’ultimo suo giorno da Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani, mercoledì 25 Aprile, che testimoniano le percosse al ventre e alle braccia subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

A supporto delle rivelazioni della Ukrajins’ka Pravda, il Parlamentare di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – Andrij Kozhem’jakin ha dichiarato all’autorevole agenzia Liga che la Karpachova è stata costretta a lasciare l’Ucraina in seguito all’apertura sul suo conto di un procedimento giudiziario, mentre il suo collega di Partito, Serhij Sobol’jev, ha illustrato di essersi appellato al Consiglio d’Europa per risolvere la situazione.

Ulteriori dettagli alla notizia sono stati forniti dall’altrettanto autorevole agenzia PAP, che ha evidenziato come la Capitale della Federazione Russa sia stata per la Karpachova l’ultima scelta. Infatti, ella si è rivolta dapprima a diverse ambasciate dei Paesi dell’Unione Europea in stanza a Kyiv per ottenere lo status di rifugiato politico.

Pronta la risposta della Procura Generale, che ha negato l’apertura di un procedimento giudiziario e l’organizzazione di una campagna repressiva nei confronti della Karpachova. Al contrario, la magistratura ucraina ha accusato l’ex-Incaricata Parlamentare per i Diritti Umani di avere gonfiato la notizia della sua partenza dal Paese e della persecuzione in atto nei suoi confronti.

Lecito ricordare che le fotografie scattate dalla Karpachova hanno fatto il giro del Mondo in poche ore, ed hanno comportato una forte protesta della Comunità Internazionale verso il Presidente ucraino, Viktor Janukovych: ritenuto il responsabile politico dell’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Janukovych sempre più isolato

Dinnanzi alle prove delle percosse subite dalla Tymoshenko la notte dello scorso venerdì, 20 Aprile, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha invitato i suoi colleghi UE a boicottare le partite dei campionati europei di calcio in programma in Ucraina, mentre i Presidenti di Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro, e Albania hanno disertato il vertice dell’Europa Centrale di Jalta, e costretto Janukovych alla sua cancellazione.

Dalla salita al potere dell’attuale Presidente, in Ucraina sono più di una decina gli esponenti di spicco del Campo Arancione arrestati, processati, perseguitati e costretti all’esilio per sfuggire ad una condanna data per certa.

Tra essi, oltre alla Tymoshenko, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, l’ex-Vice-Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko, l’ex-Vice-Ministro all’Ambiente, Heorhij Filipchuk, e il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko – che con Danylyshyn ha ottenuto Asilo Politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

VIKTOR JANUKOVYCH CONTINUA LA SUA VENDETTA: JURIJ LUCENKO RESTA IN CARCERE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 18, 2012

La Corte d’Appello di Kyiv conferma la condanna a 4 anni di detenzione per l’ex-Ministro degli Interni dei governi arancioni: protagonista della lotta contro la corruzione e i brogli elettorali perpetrati dall’establishment dell’attuale Presidente ucraino. Rigettata la decriminalizzazione degli articoli per cui è stata condannata la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, nonostante gli appelli dell’Occidente

L’ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Bruxelles espone le sue preoccupazioni, ma Kyiv continua a cedere alla tentazione autoritaria. Nella giornata di mercoledì, 16 Maggio, la Corte d’Appello della Capitale ucraina ha rigettato il ricorso esposto dagli avvocati dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, contro la condanna a 4 anni di detenzione, più tre di estromissione dalla vita politica, emessa lo scorso 27 Febbraio dal Tribunale Pechers’kyj.

Il giudice, Ivan Rybak, si è limitato a comunicare la conferma della sentenza di primo grado, senza aggiungere dettagli a supporto di tale decisione. Per questa ragione, l’Avvocato difensore dell’ex-Ministro degli Interni, Ihor Fomin, ha dichiarato l’intenzione di ricorrere in Cassazione e presso la Corte Europea per i Diritti Umani.

Accusato di abuso d’ufficio, gestione illecita di denaro statale, e innalzamento ingiustificato della pensione al suo autista, Lucenko è stato arrestato presso la propria abitazione il 26 Dicembre 2010: da allora – detenuto in isolamento pur in assenza di un verdetto che ne certificasse la colpevolezza – è stato vittima di un processo in cui tutti i testimoni hanno illustrato la sua innocenza dinnanzi alle imputazioni sollevate dalla Pubblica Accusa.

La conferma della sentenza è una dimostrazione di come le Autorità di Kyiv intendano proseguire sulla strada della vendetta politica nei confronti di esponenti dell’Opposizione Democratica attivi durante la Rivoluzione Arancione: processo democratico con cui, nel 2004, gli ucraini si sono ribellati ai brogli elettorali durante le elezioni presidenziali che avrebbero dovuto garantire il potere all’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Lucenko in particolare, nell’ambito dei governi arancioni ha ricoperto la guida del Ministero degli Interni. Questo ruolo gli ha permesso di condurre una lotta contro la corruzione e gli interessi monopolistici dei grandi industriali del Paese che, ieri come oggi, sponsorizzano il Partija Rehioniv: il Partito, oggi al potere in Ucraina, a cui, oltre al Presidente Janukovych, appartengono il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i titolari di Dicastero.

Oltre al quella dell’ex-Ministro degli Interni, continua anche la prigionia della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: guida della Rivoluzione Arancione, condannata, lo scorso 11 Ottobre, a sette anni di detenzione in isolamento per la firma, nel Gennaio 2009, durante l’ultimo suo premierato, di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Dinnanzi al ruolo ricoperto dalla Tymoshenko, e alle gravi condizioni di salute di cui è affetta, la Comunità Internazionale ha condannato a più riprese quella che appare come una palese operazione politica volta ad eliminare dalla vita interna del Paese il principale concorrente del Presidente Janukovych.

Ciò nonostante, sempre martedì, 16 Maggio, il Parlamento ucraino ha rigettato una proposta di legge della minoranza atta a decriminalizzare gli articoli 364 e 365 del Codice Penale ucraino: due punti del regolamento giudiziario, provenienti direttamente dalla legislazione dell’epoca sovietica, in base ai quali la Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata.

Azarov ignorato a Bruxelles

Dinnanzi al regresso della democrazia in Ucraina, risoluta è stata la posizione dei vertici UE, che, insieme a Stati Uniti, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Australia e Canada, a più riprese ha richiesto la liberazione della Tymoshenko, e per questa ragione ha bloccato i lavori per il varo dell’Accordo di Associazione e della Zona di Libero Scambio tra Bruxelles e Kyiv.

Inoltre, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, hanno boicottato l’ultima visita a Bruxelles del Premier Azarov, mentre il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha preparato l’invio di esperti UE per monitorare l’iter giudiziario a cui la Leader dell’Opposizione Democratica è ancora soggetta.

Oltre al ricorso in Cassazione per la prima condanna, la Tymoshenko sta affrontando un secondo procedimento in cui è accusata di evasione fiscale durante la presidenza del colosso energetico JEESU: presieduto alla metà degli anni Novanta prima del suo ingresso in politica.

Affetta da un’ernia al disco trascurata dalle Autorità carcerarie, la Leader dell’Opposizione Democratica ha ottenuto il permesso di essere curata da un medico di sua fiducia, il tedesco Lutz Harms, solo dopo uno sciopero della fame di due settimane: iniziato dopo avere subito percosse da agenti di polizia presso la sua cella.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA VICINA A UNA RIVOLUZIONE ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 17, 2012

La Polonia si allea con il Canada per lo sfruttamento dei giacimenti di gas shale sul suo territorio, mentre Italia e Grecia si candidano come principali Paesi di transito del gas di provenienza israelo-cipriota. Si moltiplicano i progetti in gara per lo sfruttamento del bacino di oro blu azero

Il Premier polacco, Donald Tusk

I polacchi che contendono la leadership nelle esportazioni di gas a turchi, israeliani, e ciprioti, con italiani e greci principali attori di transito, e i russi fuori dal mercato del Vecchio Continente. Lo scenario tracciato appartiene alla fantapolitica, ma nulla esclude che alcuni importanti sviluppi che si sono verificati negli ultimi giorni possano consentirne una parziale, se non totale, realizzazione.

La notizia più importante è il varo di un’alleanza tra la Polonia e il Canada, firmata di persona dai Premier dei due Paesi, Donald Tusk e Stephen Harper, martedì, 15 Maggio, per la ricerca e l’estrazione sul territorio polacco di gas shale: categoria di oro blu che, a differenza di quello naturale, è situato in maggiore profondità, e che per il suo sfruttamento richiede attrezzature specifiche oggi possedute solo nel Nord America.

Secondo diversi studi, il sottosuolo della Polonia sarebbe talmente ricco di giacimenti shale da consentire non solo l’autosufficienza energetica di tutta l’Europa, ma anche l’affermazione di Varsavia come uno dei principali esportatori di oro blu nel Mondo. E’ per questa ragione che, durante la recente visita ad Ottawa, Tusk ha affermato come l’Europa si trovi alla vigilia di una possibile rivoluzione energetica.

Accanto al serbatoio polacco di shale, sempre più pressanti sono le indiscrezioni riguardanti la presenza di un importante giacimento di gas naturale nel fondale del Mediterraneo orientale: tra le acque territoriali di Israele e Cipro.

Secondo le rilevazioni delle compagnie statunitensi Noble Energy e israeliana Delek, riportate dall’autorevole Reuters, il bacino israelo-cipriota, ribattezzato Leviathan, contiene 480 miliardi di metri cubi di gas. Per il suo trasporto in Europa, fin da subito si è proposto l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI.

Questo gasdotto, compartecipato a maggioranza dalla compagnia greca DEPA e dall’italiana Edison, collega la Penisola Anatolica alla Puglia, passando per il Peloponneso: se la capacità del Leviathan fosse confermata, il peso di Italia e Grecia – due Paesi oggi sull’orlo di una crisi finanziaria – nella politica energetica dell’Unione Europea sarebbe destinato ad aumentare in maniera vertiginosa.

In aggiunta ai “futuribili” giacimenti polacchi e israeliani, continua la corsa allo sfruttamento dei bacini di gas naturale dell’Azerbajdzhan, con cui la Commissione Europea ha già firmato accordi per l’acquisto di oro blu, senza, tuttavia, definire l’itinerario infrastrutturale attraverso il quale trasportare il carburante nel Vecchio Continente.

Nella giornata di lunedì, 14 Maggio, la compagnia tedesca RWE ha messo in dubbio la sua partecipazione alla costruzione del Nabucco: gasdotto concepito dall’UE per trasportare gas di provenienza azera dalla Turchia fino all’Austria.

Se le intenzioni dei tedeschi saranno confermate, come probabile secondo l’autorevole Deutsche Welle, la RWE sarebbe il secondo partner a lasciare il progetto dopo la ungherese MOL che, come riportato ancora dalla Reuters, ha iniziato trattative per il suo ingresso nel Gasdotto Europeo Sud-Orientale – SEEP: un progetto parallelo al Nabucco, sostenuto dal colosso britannico British Petroleum.

Finora, l’Azerbajdzhan non ha espresso alcuna preferenza tra il Nabucco e la SEEP, ma, insieme con la Turchia, ha dato il via alla costruzione del Gasdotto Transanatolico: unaterza alternativa al trasporto di gas azero in Europa, grazie alla partnership con la TAP.

Questa seconda infrastruttura, altrimenti nota come Gasdotto Transadriatico, collegherà la Bulgaria all’Italia meridionale attraverso l’Albania, e, di recente, su di essa ha espresso particolare inerisse l’ente italiano ENEL.

La Russia continua a mantenere il monopolio delle forniture energetiche

Il motivo principale che sta muovendo la geopolitica del gas del Vecchio Continente è necessità per l’UE di diminuire il quanto più possibile la propria dipendenza dalla Russia, alla quale, ad oggi, non vi sono valide alternative.

Dal canto suo, Mosca ha approntato una politica basata non solo sul controllo totale dei rifornimenti di oro blu diretti all’Europa, ma anche sulla gestione, parziale o totale, dei gasdotti europei, che finora ha avuto successo grazie alla connivenza di una serie di Paesi UE tradizionalmente alleati del Cremlino, come Francia, Germania, Slovacchia, Austria e Slovenia.

Inoltre, sempre per disinnescare ogni piano di indipendenza energetica approntato dall’Unione Europea, la Russia ha avviato la costruzione del Southstream: un gasdotto progettato per rifornire di oro blu russo direttamente il Vecchio Continente, bypassando Paesi ritenuti ostili dal Cremlino come Romania, Polonia, Moldova, e Ucraina.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è compartecipato dal monopolista russo, Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Serbia, Macedonia, Slovenia, e Montenegro.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA AUTORITARIA GUARDA A MOSCA: DALL’UNIONE EUROPEA UNA NUOVA ROAD MAP

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on May 16, 2012

Constatato il regresso della democrazia ucraina, la Commissione Europea mette a disposizione di Kyiv fondi per le riforme in senso democratico previa loro realizzazione, e lancia un chiaro segnale di disapprovazione in occasione della riunione del gruppo di lavoro UE-Ucraina. il Presidente Janukovych promette una maggiore integrazione con la Russia, e invita Mosca nel progetto di ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico del Paese da lui guidato

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Più fai, più ricevi. Questo è lo spirito di fondo della nuova road map adottata dalla Commissione Europea nei confronti dell’Ucraina, che, con una nota, è stata anticipata nella giornata di martedì, 15 Maggio.

L’iniziativa prevede la concessione di un prestito di 130 Milioni di Euro alle Autorità ucraine per la realizzazione di una serie di riforme atte a modernizzare il Paese in senso democratico e occidentale. Inserita nell’ambito del Partenariato Orientale UE, la Road Map durerà fino al 2013, e coinvolgerà anche la Bielorussia.

A motivare il varo dell’iniziativa è stato il rapporto annuale sullo stato della democrazia in Europa Orientale della Commissione Europea, dal quale è risultato che, nell’arco del 2011, in Ucraina è avvenuto un vertiginoso regresso democratico che ha messo a serio repentaglio il prosieguo del cammino di Kyiv verso l’integrazione economica e politica con l’UE.

In particolare, a preoccupare sono stati il rafforzarsi del controllo delle Autorità su stampa e giornalisti, il dilagare della corruzione in diversi ambiti dell’economia, il varo di una legge elettorale iniqua, e l’ondata di arresti politici attuata nei confronti di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko.

La conferma della profonda delusione nutrita dall’Unione Europea nei confronti delle Autorità ucraine si è avuta nel corso della seduta del gruppo di lavoro UE-Ucraina di martedì, 15 Maggio, che ha visto la presenza a Bruxelles del Primo Ministro di Kyiv, Mykola Azarov.

Ad esso, non hanno partecipato né il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, né il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, mentre il Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule, e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton, hanno espresso forte turbamento per lo stato della democrazia in Ucraina.

In contemporanea al vertice di Bruxelles, l’Ucraina, rappresentata dal Presidente, Viktor Janukovych, è stata protagonista del summit della Comunità di Stati Indipendenti: organizzazione interstatale che riunisce buona parte dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica sotto l’egida della Russia.

Come promesso al Presidente russo, Vladimir Putin, il Capo di Stato ucraino ha dichiarato l’intenzione di profondere sforzi per aderire alla zona di libero scambio interna alla CSI e di approntare una serie di misure per rafforzare la collaborazione tra Kyiv e Mosca. Inoltre, Janukovych ha richiesto l’afflusso di capitali russi nel progetto di ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – al quale, sempre secondo il Capo di Stato ucraino, saranno presenti anche investitori dall’UE – e ha invitato le Autorità del Cremlino a ricambiare la visita in occasione del campionato europeo di calcio.

Julija Tymoshenko rinuncia ancora alle cure mediche

Mentre in campo estero l’Ucraina ha parlato con Bruxelles e ha strizzato l’occhio a Mosca, all’interno del Paese si è consumata l’ennesimo capitolo del caso Tymoshenko. La Corte di Cassazione ha deciso di rinviare al 26 Giugno il vaglio del ricorso esposto dagli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica contro l’arresto sentenziato alla loro assistita per motivi politici a sette anni di carcere l’11 Ottobre 2011, poi confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre.

Il Giudice, Stanislav Mishchenko, ha infatti deciso di accogliere la richiesta della Pubblica Accusa di rimandare la seduta per via dell’assenza dell’imputata. In risposta, l’Avvocato difensore, Serhij Vlasenko, ha ritenuto la decisione come scorretta, e ha comunicato la presentazione di un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti Umani ancor prima del pronunciamento definitivo della Cassazione.

Inoltre, la Tymoshenko – reduce da uno sciopero della fame attuato per protestare contro le percosse subite da parte delle Autorità carcerarie il 20 Aprile – ha deciso di rinunciare alle cure mediche, dopo che il Ministero della Sanità ha diffuso notizie di carattere confidenziale riguardanti lo stato di salute e il regime medico applicato alla Leader dell’Opposizione democratica.

Come dichiarato dal medico curante, il tedesco Lutz Harms, la pubblicazione di dati coperti dal segreto professionale ha fatto venir meno la fiducia della paziente, e ha messo in forse il prosieguo delle cure di cui la Tymoshenko ha bisogno per guarire da un’ernia al disco che è stata trascurata durante i primi 8 mesi di detenzione.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA SENZA UNA POSIZIONE COMUNE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 15, 2012

Dal vertice dei Ministri degli Esteri UE nessuna intesa su azioni uniche da apportare nei confronti di Kyiv dinnanzi alla detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica e di altri dissidenti politici, mentre gli Stati Uniti invitano al rispetto della democrazia e dei diritti umani. Oltre al PPE, a favore dell’eroina arancione si mobilitano anche ALDE e APSDE

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

L’America è rock, mentre l’Europa è ancora troppo lenta e divisa. Nella giornata di lunedì, 14 Maggio, gli Stati Uniti d’America hanno emanato una nota ufficiale per invitare le Autorità ucraine a liberare la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e rispettare le regole della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

Il comunicato, inviato a nome del Governo, ma condiviso da tutte le forze politiche statunitensi, ha seguito di poco la visita alla Tymoshenko dell’Ambasciatore USA, John Tefft, e del Segretario di Stato per i Diritti Umani, Thomas Melia, che grazie a una mobilitazione internazionale hanno ottenuto il permesso di incontrare la Leader dell’Opposizione Democratica presso la cella della colonia penale in cui è detenuta per scontare una condanna di sette anni di reclusione.

John Tefft, che è stato privato di apparati fotografici e del telefonino per evitare la pubblicazione di foto della detenuta, ha rassicurato sul buono stato di salute e l’alto morale della Leader dell’Opposizione Democratica, nonostante lo sciopero delle fame da lei attuato, per circa due settimane, per protestare contro le percosse subite dalle Autorità carcerarie il 20 Aprile.

Se gli Stati Uniti sono compatti nel richiedere la liberazione della Tymoshenko e il rispetto dei diritti umani in Ucraina, l’Unione Europea ancora non è stata in grado di raggiungere una posizione univoca nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: considerato dall’Opposizione Democratica il vero responsabile dell’ondata di arresti politici che, oltre alla sua energica guida, ha colpito una decina di esponenti del campo arancione.

Sempre lunedì, 14 Maggio, a Bruxelles si è riunito il Consiglio dei Ministri degli Esteri UE, al termine del quale non si è giunti ad alcuna decisione in merito alle azioni da intraprendere nei confronti di Kyiv, come il boicottaggio dei campionati europei di calcio, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

Secondo l’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Cathrine Ashton, i Capi della Diplomazia dei Paesi dell’Unione Europea mantengono uno stretto contatto per concordare eventuali azioni comuni nel corso di Euro 2012.

Differente è il quadro che appare dalle dichiarazioni dei singoli Ministri degli Esteri, da cui risulta che a prevalere nel vertice sia stata la linea “soft” proposta dalla Polonia, che ritiene pericoloso isolare l’Ucraina in quanto il suo allontanamento di dall’Occidente favorisce lo scivolamento di Kyiv nella sfera di influenza geopolitica della Russia.

Come dichiarato dal Capo della Diplomazia polacca, Radoslaw Sikorski – con cui nei giorni precedenti è intercorso un dialogo telefonico a riguardo della Tymoshenko con il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi -l’Ucraina ha ancora tempo per scegliere se seguire gli standard europei o il modello autoritario della Bielorussia di Lukashenka,e il vero banco di prova per verificare la maturità di Kyiv sono le Elezioni Parlamentari, e non il campionato di calcio.

Concorde con Sikorski si è detto il suo collega svedese, Karl Bildt, che ha escluso il boicottaggio del campionato di calcio, e ha illustrato come l’Ucraina abbia ancora tempo per dimostrare la propria maturità in senso democratico, sopratutto per quanto riguarda il caso di Julija Tymoshenko.

Chi invece ha sostenuto la linea dura sono stati i Capi della Diplomazia di Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, che hanno comunicato l’assenza di propri esponenti alle partite della manifestazione calcistica che si svolgeranno in Ucraina, come proposto dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e sostenuto dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Hannes Swoboda ribadisce: “Basta con la collaborazione tra i socialdemocratici europei e Janukovych”

Oltre alla maggioranza dei Capi di Stato e di Governo e dei Ministri degli Esteri, tutti appartenenti al Partito Popolare Europeo, a mobilitarsi sono state anche le altre forze politiche dell’UE. Come riportato dall’autorevole UNIAN, il Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei, Guy Verhofstad, ha espresso la volontà di incontrare la Tymoshenko nella sua cella con una delegazione composta dalla forza politica da lui guidata.

Risoluto è stato anche l’intervento del Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, Hannes Swoboda, che in un’intervista alla Deutsche Welle ha ribadito di volere interrompere la collaborazione tra il centrosinistra europeo e il Partija Rehioniv – il partito del potere ucraino – dinnanzi all’involuzione democratica impressa a Kyiv da parte del Presidente Janukovych.

Il Parlamentare Europeo austriaco – che il 14 Gennaio ha avanzato simile proposta dalle pagine del portale Lombardi Nel Mondo – ha illustrato come il trattamento disumano riservato alla Tymoshenko e agli altri detenuti politici del campo arancione siano fatti inaccettabili per continuare una collaborazione con un soggetto partitico UE, che proprio sulla difesa della democrazia e sulla tutela dei diritti umani fonda la sua ratio vitae.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA APPROVATA LA RIFORMA DELLE PENSIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 14, 2012

La maggioranza liberal-contadina, con l’appoggio dei radicali, vota a favore del prolungamento dell’età previdenziale a 67 anni per uomini e donne e della riformulazione dei requisiti per i militari e le forze dell’ordine. Proteste da parte delle opposizioni conservatrice e socialdemocratica, e del sindacato autonomo Solidarnosc.

Il Premier polacco, Donald Tusk

La Camera Bassa ha deciso: in Polonia si lavorerà più a lungo. Nella giornata di venerdì, 11 Maggio, i Deputati polacchi, durante una seduta particolarmente concitata, hanno approvato una riforma del sistema pensionistico che innalza l’età previdenziale a 67 anni sia per gli uomini che per le donne.

A favore della riforma, la cui durezza è stata preannunciata dal Premier, Donald Tusk, già in occasione del discorso di insediamento del suo secondo governo, lo scorso Novembre, hanno votato 268 parlamentari della maggioranza – formata dai liberali della Piattaforma Civica e dal Partito Contadino – e del radicale Movimento di Palikot, contro i 185 esponenti dei partiti conservatori – Diritto e Giustizia e Polonia Solidale – e socialdemocratici.

Nello specifico, il provvedimento concede il pensionamento anticipato solo alle donne che hanno compiuto i 62 anni di età che hanno lavorato almeno 35 anni, e agli uomini che hanno superato 65 anni con non meno di 40 anni di contributi versati.

Inoltre, alcuni emendamenti del Partito Contadino hanno evitato la decurtazione della retribuzione pensionistica per gli agricoltori che continuano a svolgere la loro attività anche dopo la maturazione dei requisiti per l’ottenimento della paga previdenziale.

Differente il parametro adottato per i militari e le forze dell’ordine, che fino ad oggi hanno potuto beneficiare della pensione dopo soli 15 anni di attività. Secondo la nuova riforma, essi dovranno lavorare per almeno 25 anni, e non potranno ricevere alcuna paga previdenziale prima del compimento del 55esimo anno di età.

Le proteste e i presidi contro la riforma

L’approvazione della riforma è avvenuta in seguito a un vivace dibattito, durante il quale le dichiarazioni di voto e i commenti degli esponenti dei vari gruppi sono stati accompagnati da invettive nei confronti di parlamentari degli altri schieramenti.

Inoltre, il vaglio della riforma ha incontrato anche la protesta del sindacato autonomo Solidarnosc, che ha presidiato il Parlamento fin dalla notte precedente con una tendopoli posizionata all’uscita del Sejm, e, dopo la votazione del provvedimento, ha accolto i deputati della maggioranza con fischi e lamentele.

“Sono consapevole della durezza delle misure – ha dichiarato Tusk durante il dibattito precedente alla votazione – ma il loro varo è una questione di civiltà a cui non possiamo sottrarci”.

Differente l’opinione del Capo di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, che ha commentato la riforma del Governo come un atto di schiavismo, mentre il Segretario dei socialdemocratici, Leszek Miller, ha ritenuto il provvedimento inaccettabile.

Ottenuto l’avvallo del Parlamento, per entrare in vigore la riforma aspetta solo la firma del Presidente, Bronislaw Komorowski, anch’egli appartenente alla Piattaforma Civica e favorevole alle modifiche del sistema presidenziale approvate dalla Camera Bassa.

Ciò nonostante, le opposizioni hanno promesso battaglia: i conservatori hanno dichiarato di volersi appellare alla Corte Costituzionale, mentre i socialdemocratici hanno inviato un appello al Capo dello Stato, affinché il provvedimento non sia da lui firmato. Sul piede di guerra anche Solidarnosc, che ha promesso di spostare la protesta dal Parlamento al Palazzo Presidenziale.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’ITALIA SI ALLEA CON LA POLONIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 13, 2012

Il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha discusso con il suo omologo polacco, Radoslaw Sikorski, in merito allo stato della democrazia e al rispetto dei diritti umani in Ucraina, e ha comunicato a Varsavia l’adozione di forme di protesta ufficiali. Roma in prima fila per il sostengo della liberazione dell’eroina della Rivoluzione Arancione

Julija Tymoshenko durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una conversazione telefonica ha costituito un fronte unico dal Baltico al Mediterraneo per la difesa dei diritti umani e della democrazia. Nella serata di sabato, 12 Maggio, il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha conferito con il suo collega polacco, Radoslaw Sikorski, in merito alla situazione politica in Ucraina.

Come riportato dal servizio stampa del Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana, e confermato da fonti appartenenti al Ministero degli Esteri polacco, Terzi ha espresso profondo rammarico e preoccupazione dinnanzi alla detenzione e alle condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. Inoltre, il Capo della Diplomazia italiana ha informato Sikorski di avere consegnato una nota di protesta ufficiale dall’Ambasciatore ucraino in stanza a Roma.

“I Ministri di Italia e Polonia ripongono grandi speranze affinché da Kyiv provengano segnali inerenti al fatto che le Autorità ucraine dimostrino pieno sostegno e rispetto dello stato di diritto e della democrazia” ha riportato una nota emanata dalla Farnesina.

La creazione di un fronte comune italo-polacco porta l’Italia in prima fila tra i Paesi dell’Unione Europea che, come la Polonia, stanno prodigando ingenti sforzi per affrontare l’emergenza democratica ucraina, seppur con modalità differenti.

Il Vice-Ministro degli Esteri, Marta Dassù, ha comunicato l’intenzione di organizzare una missione diplomatica italiana per visitare la Tymoshenko presso la cella della colonia penale in cui la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina è detenuta.

Nella giornata di Mercoledì, 9 Maggio, il Parlamento ha approvato una mozione bipartisan – sostenuta da PDL, PD, UDC, IDV e Gruppo Misto – che obbliga il Premier, Mario Monti, a sostenere la candidatura della Tymoshenko al Premio Nobel per la Pace 2012, e impegna il governo italiano a non ratificare l’Accordo di Associazione UE-Ucraina fino a quando la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina non sarà liberata.

Una notevole mobilitazione del mondo politico e intellettuale italiano è stata registrata anche sul piano culturale e locale. Immediatamente dopo l’arresto della Tymoshenko – avvenuto l’11 Ottobre 2011, in seguito a un processo celebrato in maniera palesemente irregolare – il giornale Il Legno Storto ha lanciato un appello per la liberazione dell’eroina della Rivoluzione Arancione e per il rispetto della Democrazia in Ucraina, sottoscritto da diverse centinaia di cittadini.

A sostenere la battaglia per la liberazione della Tymoshenko è stato anche il portale di informazione Lombardi nel Mondo, grazie al quale, il 30 marzo 2012, il Consigliere Regionale della Lombardia, Carlo Borghetti, ha richiesto al Governatore della principale Regione d’Italia, Roberto Formigoni, l’organizzazione di una missione diplomatica per verificare le condizioni di salute di uno dei principali esponenti politici di un Paese europeo strategicamente importante per la sicurezza energetica italiana.

Più cauta, ma non meno risoluta, è stata la posizione assunta dalla Polonia, che agli appelli al boicottaggio delle Autorità ucraine e delle manifestazioni sportive organizzate in Ucraina – come il campionato europeo di calcio – sostenuti dalla Germania e da altri Paesi dell’Europa Occidentale, ha preferito perseguire la via del confronto diplomaticoper cercare di convincere le Autorità di Kyiv al rispetto degli standard democratici: necessario per proseguire nel percorso di integrazione nell’UE.

Secondo la posizione di Varsavia, il rischio di una posizione troppo dura da parte dell’Unione Europea nei confronti di Kyiv rischia di isolare l’Ucraina dalla comunità occidentale, e di favorire l’inserimento nella sfera di influenza della Russia di questo Paese europeo per storia, cultura e tradizioni. Altresì, l’Ucraina è fondamentale per la sicurezza energetica del Vecchio Continente, in quanto è attraverso il suo territorio che transita l’80% del gas che l’Europa importa proprio da Mosca.

L’allarme di Kwasniewski: “A Occidente non è chiaro cosa sia l’Ucraina”

Ciò nonostante, sulla questione ucraina l’Unione Europea non è stata in grado di prendere una posizione unica. Come illustrato dall’ex-Presidente polacco, Aleksander Kwasniewski, in un’intervista alla rivista Wprost, l’appartenenza dell’Ucraina alla comunità europea è riconosciuta solamente dai Paesi dell’Europa Centrale e scandinavi, ma non da quelli della parte occidentale del Vecchio Continente, secondo il cui punto di vista Kyiv non rappresenta una realtà culturale e storica autonoma dalla Russia, bensì una colonia di Mosca.

“Più si va ad ovest, più a prevalere è un punto di vista filo-russo – ha dichiarato l’ex-Capo di Stato socialdemocratico – persino il profondo sud del Vecchio Continente, come Spagna e Portogallo, è convinto che l’Ucraina come entità statale autonoma non sia mai esistita”.

Il caso Tymoshenko e la repressione politica in Ucraina

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato in Ucraina nel 2004 il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato durante l’ultimo anno del suo premieranno, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse statali.

Imputata in altri due processi, iniziati sempre per ragioni politiche, la Tymoshenko soffre di un’ernia del disco sistematicamente trascurata dalle Autorità carcerarie. Inoltre, lo scorso 20 Aprile l’ex-Primo Ministro è stata aggredita fisicamente presso la sua cella, e da allora ha iniziato, per protesta, uno sciopero della fame che l’ha portata a un vertiginoso dimagrimento di dieci chili in poche settimane.

Oltre alla Tymoshenko, un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica sono stati arrestati dalla salita al potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych. Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-Vice-Ministro dell’Ambiente, Hryhorij Filipchuk, e l’ex-Vice-Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko. L’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Tymoshenko, Oleksandr, sono stati costretti all’esilio in Repubblica Ceca, dove hanno ottenuto Asilo Politico.

L’Opposizione Democratica ha ritenuto il Presidente janukovych il vero responsabile dell’ondata di repressione politica. Simili condanne sono state espresse a più riprese anche da Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, NATO, ONU, Canada, Australia, Svizzera, Federazione Russa, Freedom House ed Amnesty International.

Matteo Cazzulani

DALIJA GRYBAUSKAITE INCONTRA JULIJA TYMOSHENKO: “TRA UNIONE EUROPEA E UCRAINA E’ CRISI PROFONDA”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 12, 2012

La Presidente lituana, in visita alla Leader dell’Opposizione Democratica presso la cella della colonia penale in cui è detenuta, rassicura parzialmente sulle condizioni di salute dell’eroina della Rivoluzione Arancione. A colloquio con il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, esprime perplessità sullo stato delle relazioni tra Kyiv e l’UE

La Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, e la Leader dell’opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko

Lo stato di salute della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina è critico e la situazione dei rapporti euro-ucraini è in profonda crisi. Questo quanto risultato dalla visita in Ucraina della Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, che nella giornata di venerdì, 11 Maggio, si è recata a Kharkiv per incontrare l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, nella cella della colonia penale dov’è detenuta.

Il colloquio con la Leader dell’Opposizione Democratica – che la Grybauskaite ha saputo ottenere dopo una delicata azione diplomatica – è durato una quarantina di minuti, nel corso dei quali le due donne hanno discusso esclusivamente sullo stato di salute della detenuta ucraina.

“Lo stato d’animo di Julija Tymoshenko è buono, se si giudica che è appena uscita da uno sciopero della fame di quasi due settimane – ha dichiarato la Grybauskaite ai giornalisti – il suo morale è alto, e non si lamenta di nulla. Al contrario, è soddisfatta per le cure ricevute dal medico tedesco di sua fiducia”.

Nonostante le impressioni positive sullo stato d’animo della Tymoshenko, la Presidente lituana ha evidenziato come il Dottore tedesco, Lutz Harms, sia tutt’altro che ottimista. A colloquio con la Grybauskaite, egli ha illustrato come la detenzione della paziente non permetta la totale riabilitazione della Tymoshenko e la riuscita del programma di cure che da pochi giorni ha iniziato a intraprendere.

Dopo l’incontro con la Leader dell’Opposizione Democratica, la Presidente lituana ha incontrato a Kyiv il suo collega ucraino, Viktor Janukovych, a cui ha espresso la possibilità reale che le politiche autoritarie operate dalla sua Amministrazione acarico della Tymoshenko e di altri esponenti del campo arancione possano portare l’Ucraina all’autoisolamento internazionale.

“Se non saranno concesse garanzie di cure mediche ai detenuti politici ed il riconoscimento di pari diritti sul modello di quelli occidentali, L’Ucraina resterà isolata dal resto dell’Europa – ha dichiarato la Grybauskaite al termine dell’incontro con Janukovych – l’opinione dell’UE nei confronti di Kyiv è molto severa, e così sarebbe stato nei confronti di ogni altro Paese in una situazione simile a quella ucraina”.

Janukovych guarda alla Russia

Dal canto suo, Janukovych è apparso su posizioni opposte a quelle esposte dalla Grybauskaite: determinato a non concedere sconti all’Opposizione Democratica, disposto ad accettare un inasprimento delle relazioni con l’Europa, e convinto ad implementare quelle con la Russia.

Come dichiarato nel corso dell’incontro con il Capo di Stato della Moldova, Nicolae Timofti – avvenuto poche ore prima di quello con la Presidente lituana – una Pausa nel dialogo tra Ucraina e UE è, dal suo punto di vista, auspicabile dinnanzi alla situazione politica attuale.

“Una pausa nel dialogo sarà positiva sia per l’Ucraina che per l’Europa – ha sottolineato Janukovych – Siamo consapevoli della permanenza di certi problemi, ma non occorre politicizzarli per innalzare lo scontro”.

Altresì, il Presidente ucraino ha confermato la partecipazione del suo Paese al summit dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione interstatale, verso il quale Kyiv ha espresso pieno interesse.

Concepito a immagine e somiglianza dell’Unione Europea, esso è un escamotage elaborato dalla Russia di Putin per ristabilire l’egemonia politica ed economica del Cremlino nell’area dell’ex-Unione Sovietica, con il preciso scopo di escludere l’UE – e più in generale l’Occidente – dalla competizione planetaria in un Mondo sempre più globalizzato.

Lecito ricordare che in seguito alla notizia delle percosse subite dalla Tymoshenko nella sua cella – avvalorate da diverse fotografie – i Presidenti di Repubblica Ceca, Croazia, Estonia, Lettonia, Ungheria, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Albania, Austria e Montenegro hanno disertato il vertice dei Paesi dell’Europa Centrale in programma a Jalta, in Ucraina, mentre i governi di Germania, Austria, Paesi Bassi, Belgio e Spagna hanno dichiarato la volontà di boicottare i campionati europei di calcio del 2012, che l’Amministrazione ucraina organizzerà insieme con quella polacca.

Matteo Cazzulani