LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ENI-GAZPROM: RIVELATE ALCUNE CLAUSOLE DELL’ACCORDO ENERGETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 10, 2012

Il monopolista russo ha concesso uno sconto retroattivo del 10% sul gas acquistato dal colosso italiano, il quale tuttavia sarà costretto a utilizzare i rimborsi per sanare la contravvenzione derivata dalla mancata importazione del tetto massimo di oro blu previsto dal contratto. Possibili ricorsi giudiziari internazionali per la regolamentazione delle tariffe doganali in base alle nuove clausole 

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico, ENI

Un guadagno economico messo in forse e uno strascico di ricorsi a livello giudiziario internazionale. Queste sono le conseguenze derivate dal rinnovo degli accordi tra il monopolista russo del gas, Gazprom, e il colosso energetico italiano, ENI, firmati lo scorso Primo di Marzo.

Secondo quanto dichiarato lunedì, 9 Aprile, nel corso della presentazione del bilancio annuale del Cane a Sei Zampe – che finora ha sottaciuto ogni dettaglio in merito al rinnovo di contratti di fondamentale importanza per la sicurezza energetica del nostro Paese – i russi avrebbero concesso uno sconto del 10% sul prezzo del gas non solo sull’oro blu importato dalla momento della stipula del nuovo accordo, ma anche su quello precedentemente acquistato dal 2011.

Come riportato dalle principali agenzie, il ribasso del tariffario applicato ai 17 Miliardi di metri cubi di gas importati nel 2011 potrebbe garantire a ENI la restituzione di 600 Milioni di dollari. Tuttavia, questa cifra non finirà nelle casse del colosso italiano, dal momento in cui dovrà essere utilizzata per estinguere il debito accumulato con Gazprom per via del mancato rispetto della clausola “prendi o paga”: che obbliga l’acquirente di San Donato ad importare un tetto massimo di oro blu indipendentemente dal suo utilizzo.

In seguito al taglio politico delle forniture di gas verso Occidente operato dalla Russia per costringere l’Ucraina a cedere a Gazprom il controllo dei propri gasdotti, lo scorso Febbraio l’Italia ha limitato le importazioni di oro blu russo dai 108,2 Milioni di metri cubi giornalieri pattuiti a soli 92,5%: un divario che ha portato l’ENI al di sotto della soglia massima stabilita per l’importazione di gas, e, nonostante la responsabilità dell’interruzione del gas non sia imputabile al Cane a Sei Zampe, ha fatto scattare l’ammenda per il mancato rispetto della clausola “prendi o paga”.

Inoltre, come riportato dall’autorevole Interfax, al pagamento della multa ai russi potrebbe sommarsi una serie di ricorsi giudiziari in sede internazionale: la revisione retroattiva del contratto con Gazprom comporta l’applicazione dello sconto del 10% anche sulle tariffe doganali imposte sul gas importato dall’ENI per tutto lo scorso anno, ma persino su di esse potrebbe valere la richiesta di indennizzo per l’inferiore quantità di oro blu acquistato rispetto ai parametri contrattuali.

L’Italia è il secondo Paese in Unione Europea dopo la Germania per quantità di gas importato dalla Russia, e l’ENI è legata a Gazprom da un contratto di partnership strategica che dal 2006 garantisce ai russi l’invio diretto nel territorio italiano di gas, da cui il nostro Paese dipende in maniera imprescindibile.

Nel 2009, il colosso di San Donato ha ottenuto dal monopolista russo un abbassamento del tariffario fino a 40 Dollari per mille metri cubi di gas e l’ammorbidimento dei parametri della clausola “prendi o paga”, ma il costo dell’oro blu importato dall’Italia si è sensibilmente innalzato negli anni successivi, arrivando a 330 dollari nel 2010 e a 410 nel 2011.

In seguito alla Guerra del Gas tra Russia e Ucraina del Febbraio 2012, e agli sconti contrattuali che Gazprom ha concesso alle principali compagnie energetiche del Vecchio Continente a partire del 2010, l’ENI ha riaperto le trattative per la revisione degli accordi, che si sono concluse lo scorso Primo di Marzo senza rendere noto nulla in merito ai dettagli dell’operazione.

Ancora incerta la contropartita

A rappresentare un interrogativo è la contropartita richiesta dai russi al Cane a Sei Zampe per le modifiche contrattuali. In passato, l’ENI è stata costretta alla cessione di ingenti quote di compartecipazione in importanti progetti energetici in diverse aree del pianeta, e nulla esclude che simile misura sia stata nuovamente richiesta dai russi.

Come ha riportato l’autorevole Gazeta Wyborcza, martedì,10 Aprile, il colosso di San Donato sta per cedere a Gazprom il suo pacchetto di azioni della raffineria tedesca di Schwedt: un’infrastruttura di fondamentale importanza per la sicurezza energetica tedesca ed europea, già posseduta per il 37% da un’altra compagnia russa, Transneft, dalla britannica British Petroleum, e dalla francese Total.

Inoltre, restano ancora incertezze sulla possibile cessione parziale o totale dei gasdotti del nostro paese al monopolista russo: un’opportunità tutt’altro che peregrina, dal momento in cui in cambio della concessione di sconti sulle tariffe alle principali compagnie europee – ottenute con procedure simili a quellerealizzate dall’ENI – Gazprom ha ricevuto la gestione di una parte importante del sistema infrastrutturale energetico di Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO SI APPELLA ALL’ITALIA: “LIBERATE AVAKOV!”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 9, 2012

Dalla cella dov’è detenuta, la Leader dell’Opposizione Democratica si appella alle Autorità italiane per non concedere l’estradizione del Segretario regionale del suo Partito che, a suo avviso, sarebbe l’ennesima vittima di una repressione politica organizzata dal Presidente, Viktor Janukovych, per annichilire il campo arancione. I precedenti dell’Asilo Politico concesso all’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e al marito dell’Anima della Rivoluzione Arancione, Oleksandr Tymoshenko dalla Repubblica Ceca come esempi per la Corte d’Appello di Roma

Il Segretario regionale di Kharkiv di Bat'kivshchyna, Arsen Avakov

Dalla Colomba pasquale a una patata bollente di carattere diplomatico. Questa è la situazione in cui si trovano i giudici della corte d’Appello di Roma che, nella giornata di martedì, 10 Aprile, saranno chiamati a condurre la prima seduta del processo per la concessione dell’Asilo Politico all’esponente dell’Opposizione Democratica ucraina, Arsen Avakov.

Segretario regionale di Kharkiv del principale Partito del campo arancione, Bat’kivshchyna, Avakov è ricercato in Ucraina con l’accusa di abuso d’ufficio: la medesima che, negli ultimi due anni, ha portato all’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica ucraina, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko. Ella, dalla cella in cui da otto mesi è detenuta in isolamento, ha inoltrato un messaggio rivolto all’Italia per salvaguardare il rispetto della democrazia a Kyiv.

“Julija Tymoshenko si è rivolta con una lettera aperta alle Autorità italiane affinché ad Avakov venga concesso lo status di Asilo Politico – ha dichiarato il deputato nazionale di Bat’kivshchyna, Andrij Kozhem’jakin – nella lettera è chiaramente scritto che il Segretario Regionale del nostro Partito non ha compiuto alcun reato, e che il mandato di cattura è stato emanato solo in virtù della sua militanza politica”.

In Ucraina, dalla salita al potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, nel Febbraio 2010, la situazione in merito al rispetto delle democrazia e dei diritti civili è notevolmente peggiorata: le Elezioni Amministrative del Novembre 2010 sono state falsate da brogli, il Capo dello Stato ha aumentato a dismisura i suoi poteri a discapito del Parlamento, il controllo sui media indipendenti si è fatto sempre più rigido, e una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica è stata vittima di interrogatori, indagini, processi e arresti che, come è stato riconosciuto dalle principali ONG internazionali indipendenti, sono stati decretati per ragioni espressamente politiche.

Tra le vittime di questa campagna, oltre a Julija Tymoshenko – Leader dell’Opposizione Democratica ed ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di reclusione in isolamento più tre di interdizione dalla vita politica per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse statali – figurano l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Ministro dell’Ambiente, Valerij Filipchuk, mentre l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Tymoshenko, Oleksandr, hanno ottenuto l’Asilo Politico in Repubblica Ceca.

Simile destino di questi ultimi due politici potrebbe toccare anche ad Avakov qualora le Autorità italiane decideranno di seguire l’esempio di Praga – un altro Paese dell’Unione Europea – e, per tutelare le sorti di un dissidente, negheranno l’estradizione che le Autorità ucraine si sono premurate di esporre fin dalle prime ore successive all’arresto del politico.

Come dichiarato dalla Polstrada di Frosinone, Avakov è stato fermato per un controllo di routine nel capoluogo ciociaro lo scorso 21 Aprile, e subito è emerso il mandato di cattura internazionale emanato dalle Autorità di Kyiv. Per questa ragione, egli è stato sottoposto a giudizio urgente presso la corte di Appello di Roma, che ora è chiamata a decidere sulla sua estradizione.

Contro la consegna di Avakov alle autorità ucraine si sono appellati anche i Parlamentari Italiani Benedetto Della Vedova, Gianni Vernetti, ed Enrico Farinone, che hanno invitato il governo Monti e il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad astenersi da una misura che consegnerebbe un esponente politico nelle mani di un sistema giudiziario che, come dimostrato dai casi Tymoshenko e Lucenko, si è dimostrato essere ben lontano dagli standard europei.

Il campo arancione conferma l’unità in vista delle elezioni

In contemporanea, l’Opposizione Democratica ha approntato misure per affrontare le prossime Elezioni Parlamentari nella maniera più compatta possibile, come dimostrato dalla decisione che, sabato 7 Aprile, è stata decretata dal Congresso straordinario del Front Zmin: la forza politica dell’ex-Speaker arancione, Arsenij Jacenjuk.

Al termine dei lavori, è stata ratificata la partecipazione della seconda forza del campo democratico in un’unico listone con Bat’kivshchyna improntato su un programma basato sul rispetto della giustizia, della democrazia, e sulla battaglia per riportare Kyiv nel cammino di integrazione nelle strutture europee e occidentali.

“Bat’kivshchyna e il Front Zmin formeranno una lista unica assieme con le altre forze patriottiche, democratiche e filo-europee – ha dichiarato Jacenjuk – parteciperemo uniti per ottenere la maggioranza in Parlamento, e realizzare una serie di riforme per l’evoluzione del Paese”.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA TAGLIA LE FORNITURE: L’EUROPA CENTRALE SENZA NAFTA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 8, 2012

Mosca lascia a secco l’oleodotto diretto verso il territorio polacco e tedesco in seguito alla costruzione di un’infrastruttura alternativa che consente il trasporto di nafta dal confine bielorusso a San Pietroburgo, innalzando il livello di emergenza energetica delle raffinerie di Repubblica Ceca, Polonia e Germania. Le rassicurazioni di Praga, i timori di Varsavia, e le difficoltà di Berlino

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La Russia chiude i rubinetti e l’Europa Centrale è sempre più a secco di nafta. Nella giornata di venerdì, 6 Aprile, la compagnia energetica Orlen ha dichiarato di avere registrato nel solo ultimo mese un drastico calo delle forniture di greggio provenienti dal territorio russo che hanno portato le proprie raffinerie ubicate in Repubblica Ceca a ridimensionare notevolmente i propri piani di lavoro.

Come riportato dall’autorevole Reuters, il fatto sarebbe avvenuto in seguito alla decisione della Russia di bloccare l’invio di nafta all’Europa Occidentale attraverso l’oleodotto Druzhba – con cui fin dall’epoca dell’URSS il Cremlino ha rifornito i Paesi dell’Europa Centrale – per avvalersi del trasporto marittimo lungo il Mar Baltico.

Questa decisione è stata possibile grazie alla costruzione dell’oleodotto BTS-2: un’infrastruttura che trasporta la nafta dal confine russo-bielorusso fino al terminaledi San Pietroburgo, dove il carburante è caricato sulle navi. Come dichiarato al momento del varo di questo progetto dalle autorità russe, a cui, lo scorso Primo di Aprile, ha presenziato il presidente russo, Vladimir Putin, la via marittima rappresenta un preciso calcolo politico per aggirare energicamente Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino, come la Polonia.

Le autorità ceche hanno gettato acqua sul fuoco, smentito ogni possibile crisi energetica, ed evidenziato come in caso di taglio delle forniture da Mosca il sistema infrastrutturale della Repubblica Ceca può avvalersi della nafta importata dai porti croati e italiani di Rijeka e Trieste: malgrado esso sia più caro sul piano economico.

A differenza della Repubblica Ceca, a gettare l’allarme è stata la Polonia che, in seguito all’entrata in funzione dell’oleodotto BTS-2, già il 2 Aprile ha registrato un drastico calo della nafta ricevuta presso la raffineria di Danzica, una delle più importanti del Paese. Inoltre, il prosciugamento del Druzhba ha avuto ripercussioni anche in Germania, dove a lamentare un calo dell’importazione di oro nero sono stati gli impianti di Leuen e Schwedt.

La soluzione polacco-ucraina

Secondo diversi esperti, una possibile soluzione per evitare il perdurare dell’accerchiamento energetico di importanti Paesi dell’Unione Europea potrebbe essere il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: un progetto che consentirebbe l’importazione di oro nero centro-asiatico nel Vecchio Continente senza dipendere dal passaggio attraverso il territorio russo e, di conseguenza, dal ricatto politico di Mosca.

La realizzazione di questo progetto – avviato con enfasi da Polonia e Ucraina nel 2002, poi interrotto nel 2004, e poi ripreso dal 2005 al 2010 senza mai attuare passi concreti a causa delle continue crisi politiche a Kyiv – è difficile, in quanto ad oggi l’oleodotto Odessa-Brody è utilizzato per veicolare nafta venezuelana in Bielorussia, e le trattative per il suo prolungamento fino al porto sul Mar Baltico si sono arenate dopo che le Autorità ucraine hanno interrotto i colloqui a riguardo con quelle polacche e con l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO HA POTUTO INCONTRARE UN PARLAMENTARE EUROPEO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 7, 2012

Il Presidente della Commissione Interparlamentare UE-Europa, Pawel Kowal, è stato accettato presso la Colonia Penale Kachanivs’kyj di Kharkiv per un’ora di colloquio con la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Allargamento a Kyiv dell’Unione Europea e stato di salute dell’anima dell’Opposizione Democratica le tematiche trattate nell’incontro

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

E’ il primo europeo che ha potuto incontrare Julija Tymoshenko a 8 mesi esatti dall’arresto della Leader arancione. Nella giornata di giovedì, 5 Aprile, il Parlamentare Europeo polacco Pawel Kowal, Presidente della Commissione per i rapporti interparlamentari tra Unione Europea ed Ucraina, ha ottenuto il permesso dalle autorità carcerarie della colonia penale Kachanivs’kyj di Kharkiv di visitare la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko.

Come riportato dal suo blog ufficiale, Kowal ha parlato con la Tymoshenko di tematiche di stretta attualità, come il processo di avvicinamento dell’Ucraina nell’Unione Europea e le condizioni di salute dell’eroina arancione, con un accenno al suo possibile trasferimento in una clinica specializzata tedesca, su cui da giorni le voci si stanno facendo sempre più incalzanti.

“L’incontro è iniziato alle ore 10 locali ed è durato più di un’ora – ha dichiarato Kowal all’autorevole agenzia polacca PAP – abbiamo parlato di integrazione europea dell’Ucraina: la signora Tymoshenko ha apprezzato gli sforzi dei politici polacchi per accogliere il suo Paese nella comunità continentale nonostante il deficit democratico”.

Il Parlamentare Europeo, dopo avere constatato che la Leader dell’Opposizione Democratica è stata costretta a giacere durante tutto il corso dell’incontro, ha lanciato un allarme sanitario, definendo la Tymoshenko forte moralmente ma troppo debole fisicamente per potere affrontare un trasferimento in Unione Europea per la somministrazione di cure che le sono comunque necessarie.

“E’ rimasta sdraiata tutto il tempo – ha dichiarato Kowal – la Tymoshenko mi ha detto di avere un forte mal di schiena per il quale necessita di cure speciali immediate. Non sono un medico, ma ho visto una persona che non è in grado di stare seduta per più di 10 minuti”.

L’incontro tra Kowal e la Tymoshenko è avvenuto nell’ambito di una serie di visite che il Presidente della Commissione interparlamentare UE-Ucraina ha programmato per testare il grado di democrazia rispettato a Kyiv, sopratutto in vista di un possibile rafforzamento delle relazioni bilaterali con Bruxelles e di un’integrazione con l’Europa.

Kowal ha inoltrato alla Procuratura Generale una richiesta scritta per potere visitare la Leader dell’Opposizione Democratica fin dal 14 Marzo, appellandosi alle Autorità di Kyiv in nome del suo ruolo istituzionale, del suo essere cittadino polacco ed europeo, e dei valori cristiani che, nonostante le differenti confessioni, uniscono l’Ucraina all’Unione Europea.

Prima di Kowal, simile richiesta è stata esposta da due esponenti svedesi inviati dall’assemblea parlamentare dell’OSCE, e dal difensore dei diritti umani francese Francois Zimieray, i quali, tuttavia, non sono stati ammessi dalle Autorità Carcerarie della Colonia penale di periferia in cui è rinchiusa la Tymoshenko.

Una vendetta política che ha isolato l’Ucraina

Costretta in definitiva alla detenzione in isolamento l’11 ottobre 2011 per avere firmato degli accodi energetici ritenuti sconvenienti per le casse statali, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata sottoposta a un processo dalla dubbia regolarità, nel quale la difesa è stata sistematicamente privata dei propri diritti, le prove sono state montate ad hoc – addirittura datate il 31 Aprile – e la stessa imputata è stata rinchiusa in carcere in misura preventiva dal 5 Agosto: impossibilitata ad interloquire con i suoi avvocati.

L’Opposizione Democratica, e diversi opinionisti, hanno evidenziato come l’arresto della Tymoshenko sia, a loro avviso, una vendetta personale organizzata dal Presidente Viktor Janukovych per eliminare una fastidiosa concorrente politica, e vendicarsi per la sconfitta subita nelle elezioni presidenziali del 2004 con la persona che ha animato la realizzazione del processo democratico, noto come Rivoluzione Arancione.

L’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, ha portato Janukovych all’isolamento internazionale, come testimoniato dal congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico, con cui Kyiv avrebbe ottenuto da Bruxelles lo status di partner privilegiato dell’Unione Europea oggi posseduto da Islanda, Norvegia e Svizzera.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: INDAGATO ANCHE TURCHYNOV, IL BRACCIO DESTRO DI JULIJA TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 6, 2012

La Procuratura Generale apre un’inchiesta nei confronti del braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina per concessione illecita di immobili nel periodo trascorso a capo dei Servizi Segreti, mentre viene arrestato l’ennesimo esponente di spicco del campo arancione per abuso d’ufficio. Le proteste delle diplomazie europee e degli USA

Il Vice-Leader di Bat'kivshchyna, Oleksandr Turchynov

Dopo la Leader dell’Opposizione Democratica, davanti ai giudici anche il suo braccio destro operativo. Questo è lo scenario che, nei prossimi giorni, potrebbe svilupparsi in Ucraina in seguito all’inchiesta aperta nei confronti di Oleksandr Turchynov: braccio destro di una vita di Julija Tymoshenko e, ad oggi, con l’ex-Primo Ministro detenuta in isolamento presso una colonia penale di periferia, factotum del principale partito del campo arancione, Bat’kivshchyna.

Come riportato dal Capo della Sezione della Procura Generale per le questioni di massima importanza, Andrij Kurys’ durante una conferenza stampa, mercoledì, 4 Aprile, Turchynov è indagato per concessione di illecita di immobili a giornalisti durante il periodo passato a capo dei Servizi Segreti. Secondo l’autorevole agenzia Ukrajins’ki Novyny, questa accusa potrebbe portare in tempi brevi all’apertura di un procedimento giudiziario.

“E’ una manovra politica approntata ad hoc per dividere l’Opposizione Democratica che si è finalmente unita – ha risposto, con una nota, Bat’kivshchyna – e per discreditarne il suo primo Vice-Leader. Indagini su Turchynov sono già stata fatte in anni passati, senza mai dare risultati. L’ex-Capo dei Servizi Segreti ha concesso alloggi solo a membri del personale dell’ente da lui presieduto”.

Oltre a Turchynov, a scuotere l’Opposizione Democratica è stata anche la sentenza di Primo Grado che, giovedì, 5 Aprile, ha condannato a tre anni di detenzione l’ex-Ministro dell’Ambiente Heorhij Filipchuk: esponente del secondo Governo di Julija Tymoshenko, dal 18 Dicembre 2007 all’11 Marzo 2010, accusato di abuso d’ufficio per avere affidato all’impresa giuridica Astapov Lawyers la rescissione del contratto per lo sfruttamento dei bacini di gas nel Mar Nero concesso in precedenza alla società Vanco International.

Filipchuk è uno della decina di esponenti dell’Opposizione Democratica ucraina che, dalla salita al potere del Presidente Viktor Janukovych, nel Marzo 2010, è stata vittima di processi politici, spesso culminati con arresti eccellenti ed esili forzati in seguito alla conduzione di procedimenti giudiziari dalla palese irregolarità.

La condanna dell’Occidente

Tra i detenuti politici, figura la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko, accusata per avere firmato accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello stato, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, condannato anch’egli per abuso d’ufficio. L’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Tymoshenko, Oleksandr Tymoshenko, sono stati invece costretti all’esilio in Repubblica Ceca, dove hanno ottenuto Asilo Politico.

Il verificarsi di questi eventi ha portato Janukovych a un progressivo isolamento internazionale, culminato con il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento storico che avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato di Bruxelles oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera.

Solo negli ultimi giorni, una forte condanna è stata ribadita dai Ministeri degli Esteri di Gran Bretagna, Francia, Polonia e Germania, che hanno evidenziato come una simile Ucraina non possa ambire all’integrazione nell’Unione Europea. Monito a Janukovych è stato esposto anche dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha sottolineato l’attenzione riposta da Washington all’evolversi dello stato del rispetto della democrazia e dei diritti umani a Kyiv.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AGGIRATA DALLA RUSSIA, LA POLONIA SI RIFUGIA IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 5, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, interrompe l’invio di oro blu nei gasdotti polacchi per costringere Varsavia a cedere il totale controllo del suo sistema infrastrutturale energetico a Mosca, ma la compagnia Gazprojekt ottiene la possibilità di sfruttare i progetti di indipendenza energetica dell’Unione Europea

Il Premier polacco, Donald Tusk

La politica energetica comune europea come ancora di salvataggio dall’imperialismo gasato russo. Nella giornata di lunedì, 3 Aprile, l’ente monopolista per la compravendita del gas russo, Gazprom, ha annunciato l’intenzione di ridurre al minimo il transito di oro blu destinato alla Germania attraverso il territorio polacco.

La decisione di chiudere i rubinetti alla Polonia è stata dettata dalla volontà di Varsavia di rispettare il Terzo Pacchetto Energetico: la legge dell’Unione Europea che, per liberalizzare il mercato del gas, vieta la gestione dei gasdotti agli enti che si occupano anche della compravendita dell’oro blu, sopratutto se registrati al di fuori del Vecchio Continente, come Gazprom.

Questo provvedimento UE ha avuto particolari ricadute per quanto riguarda il gasdotto Jamal-Europa, di cui la Russia si è finora servita per trasportare il gas a Germania e Francia. Esso attraversa da est a ovest la Polonia, è posseduto dalla società EuRoPolGaz, controllata da Gazprom, ma, in seguito alla direttiva europea, è gestito dall’ente statale polacco Gaz System, che è deputato al controllo dell’intero sistema infrastrutturale energetico del territorio della Polonia.

I russi hanno cercato a più riprese di ottenere il pieno controllo dei gasdotti polacchi: dapprima, inserendone la completa cessione nel corso delle trattative per l’accordo energetico del 2010, poi, considerata l’impossibilità di infrangere la legge UE, hanno impugnato una clausola di un accordo tra Mosca e Varsavia risalente al 2005, secondo la quale la Russia ha il diritto unilateralmente di limitare l’invio di gas alla Polonia.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, i russi potrebbero avere la meglio sui polacchi, in quanto negli accordi tra Unione Europea e Russia è stabilito che i regolamenti UE non possono in alcun modo interferire con i contratti energetici firmati prima del 1995. Del resto, una conferma è pervenuta anche dal Primo Ministro della Polonia, Donald Tusk, secondo il quale Varsavia è legata a Mosca da trattati per il gas firmati prima dell’ottenimento dello status di candidato alla membership continentale.

L’accerchiamento della Polonia sembra quindi essere destinato a compiersi, anche perché Gazprom ha già iniziato a trasferire la quota di gas, che finora è transitata per il Jamal-Europa, al NordStream: gasdotto costruito dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire direttamente la Germania, e bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Lituania.

Tuttavia, per la parte polacca una soluzione all’accerchiamento russo-tedesco, e alla politica del divide et impera con cui la Russia sta estendendo il suo monopolio energetico e politico nel Vecchio Continente, potrebbe essere la realizzazione del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti che l’Unione Europea ha in cantiere per importare gas di provenienza centro-asiatica e, così, diminuire la dipendenza dal Cremlino.

Come riportato dall’autorevole Trend, nella giornata di martedì, 3 Aprile, la compagnia polacca Gazprojekt ha ottenuto l’appalto per la costruzione del Gasdotto polacco-slovacco: un’infrastruttura che permetterà alla Polonia di importare gas dal Corridoio Meridionale, e che costituirà uno dei rami principali del Corridoio Nord-Sud, un’altro progetto dell’UE concepito per rafforzare la sicurezza energetica di Bruxelles.

La Bulgaria passa al Nabucco

A proposito del Corridoio Meridionale, importante è la presa di posizione della Bulgaria che, mercoledì, 4 Aprile, ha concesso lo status di progetto di interesse nazionale al Nabucco: una delle due infrastrutture che potrebbero essere scelte dall’Azerbajdzhan per veicolare gas centro-asiatico in Europa.

L’altra infrastruttura è il Gasdotto Trasadriatico – TAP – il quale, a differenza del progetto dalla verdiana denominazione, potrebbe importare l’oro blu azero e turkmeno direttamente in Italia, più precisamente in Puglia.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: SI TRATTA PER IL TRASFERIMENTO FUORI DALLA PRIGIONE.

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 4, 2012

Le Autorità ucraine propongono il trasferimento della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina dalla Colonia Penale all’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv per la somministrazione di cure specifiche, ma i dottori tedeschi invitano Kyiv a permettere l’invio dell’ex-Primo Ministro presso una clinica specializzata in Germania. Tra le denunce della difesa fissata la data del nuovo processo a carico dell’ex-Primo Ministro.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, scortata dalle forze speciali

Dalla Colonia Penale all’ospedale dei ferrovieri. Questa è la soluzione che le Autorità ucraine hanno preventivato per consentire alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, le cure mediche necessarie per contrastare il sempre più precario suo stato di salute.

Come dichiarato lunedì, 2 Aprile, dal Ministero della Sanità ucraino, le Autorità carcerarie, per seguire le indicazioni fornite dal pool di medici tedesco-canadese che, grazie ad una mobilitazione internazionale, ha potuto visitare la Tymoshenko, ha accordato alla Leader dell’Opposizione Democratica la possibilità di ricevere trattamenti sanitari al di fuori del carcere in cui è detenuta, ed ha individuato la struttura adatta all’espletamento di tale necessità nell’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv.

“Julija Tymoshenko non ha alcun interesse ad essere curata in quell’ospedale – ha dichiarato Serhij Vlasenko, l’avvocato difensore della Leader dell’Opposizione Democratica – Ella richiede di essere ricoverata in una clinica specializzata in trattamenti alla spina dorsale, come richiesto nel referto ufficiale redatto dai medici provenienti dal Canada e dalla Germania”.

Proprio le Autorità tedesche hanno iniziato con i colleghi ucraini una serie di trattative per consentire alla Tymoshenko il trasferimento presso la clinica Charite, in Germania: facendo leva da un lato sulle indicazioni dei propri medici, dall’altro sul permesso che Kyiv ha concesso alla Leader dell’Opposizione Democratica di potersi curare al di fuori della Colonia Penale dove è detenuta.

Aperto un nuovo processo a carico della leader dell’Opposizione Democratica

Tuttavia, le possibilità di realizzare le richieste umanitarie tedesche sono minime, per lo meno nel breve termine. Sempre lunedì, 2 Aprile, la Procura Generale ha fissato per il giorno 19 del medesimo mese l’inizio del secondo processo a carico di Julija Tymoshenko, in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è accusata di sottrazione indebita di denaro statale per circa 5 Milioni di Euro, evasione fiscale per circa 63 Mila Euro, e falso in bilancio.

A questi reati, che la Tymoshenko avrebbe commesso durante la presidenza del colosso JEESU, prima della sua discesa in politica nel 1998, il Vice-Procuratore Generale, Renat Kuz’min, ha aggiunto quella per concorso di colpa nell’omicidio del businessman-Deputato Jevhen Shcherban, nel 1996, per il quale la JEESU avrebbe finanziato un killer.

La difesa ha denunciato la fabbricazione ad hoc delle imputazioni da parte delle Autorità ucraine, che sarebbero intenzionate a eliminare il principale avversario politico del Presidente, Viktor Janukovych: ritenuto il vero mandante dell’operazione giudiziaria. Inoltre, Vlasenko ha contestato il poco tempo messogli a disposizione per la presa visione dei faldoni contenenti le accuse assieme con la sua assistita.

L’11 Ottobre 2011, la Leader dell’Opposizione Democraticaè stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato durante il suo Premierato, nel 2009, accordi svantaggiosi per il rinnovo delle forniture di gas che la Russia allora ha tagliato per destabilizzare il governo filo-europeo della Tymoshenko.

Il processo in cui è maturata questa condanna è stato riconosciuto come irregolare dai principali Paesi del Mondo e dai maggiori enti sovranazionali, che hanno criticato le Autorità ucraine per la realizzazione di un’ondata di arresti politici che, oltre alla Tymoshenko, ha interessato un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

I DUE VOLTI DEMOCRATICI DELLA POLITICA ESTERA AMERICANA

Posted in USA by matteocazzulani on April 3, 2012

Il Vice-presidente Joe Biden attacca Romney per la mentalità da Guerra Fredda, ed evidenzia il ruolo importante ricoperto dalla Russia per gli Stati Uniti. Il noto politologo Zbigniew Brzezinski critica il candidato alle primarie repubblicane, ma mette in guardia sulla sterilità della politica estera di Obama

Il presidente USA, Barack Obama

I primi colpi della campagna elettorale per le Presidenziali americane si giocano tutti in politica estera. Nella giornata di Domenica, Primo di Aprile, il Vice-Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha attaccato il favorito alla nomination repubblicana, Mitt Romney, per le accuse da lui mosse all’inquilino democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, in merito alla posizione remissiva che Washington intenderebbe assumere nei confronti della Russia dopo le consultazioni elettorali.

In seguito alla promessa che Obama ha rivolto al suo collega russo, Dmitrij Medvedev, di rivedere il progetto di costruzione del sistema di difesa antimissilistico in Europa, l’ex-Governatore del Massachussets ha contestato l’inquilino della Casa Bianca, ha dichiarato che la Russia è il pericolo principale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e ha promesso che, in caso di sua vittoria alle elezioni presidenziali, la politica estera di Washington non concederà mediazioni a Mosca.

“Obama ha detto la verità: Romney ha una mentalità da Guerra Fredda, e si comporta come se fossimo ancora in un’era oramai passata – ha dichiarato Biden durante il programma Face the Nation sulla CBS – la Russia ha concesso il transito delle nostre truppe in Afghanistan, ed è pronta a esportare più nafta in Europa qualora dovessimo inasprire le sanzioni verso l’Iran”.

Brzezinski corregge il tiro

A correggere la presa di posizione di Biden, che, per certi versi, ha ricalcato le critiche espresse a Romney da Medvedev, che ha accusato il possibile candidato repubblicano di appartenente ancora alla Guerra Fredda in quanto a modalità di concezione geopolitica, è stato il suo collega di partito democratico, Zbigniew Brzezinski.

Il rinomato stratega di politica internazionale, Consigliere alla Difesa dell’ex-Presidente Jimmy Carter, e attuale membro del Centro di Studi Stategici, ha più volte evidenziato come le tendenze imperiali della Russia, che non si sono mai allentate, costituiscano un problema per la sicurezza nazionale dell’Europa e, quindi, anche degli USA.

Ciò nonostante, anche Brzezinski, che è stato uno dei primi a sostenere Obama fin dalla sua candidatura alle primarie democratiche, ha criticato l’atteggiamento fatto proprio da Romney, in quanto figlio di una strategia politica tipica della precedente amministrazione repubblicana di George W Bush che, secondo il politico di origine polacca, avrebbe condotto gli Stati Uniti all’isolamento internazionale, sopratutto dopo la guerra in Irak.

“Obama ha una grande forza comunicativa che non corrisponde a una pari capacità strategica – ha dichiarato Brzezinski alla tv Bloomberg in merito alle decisioni del Capo di Stato democratico – è stato messo all’angolo nella questione nucleare iraniana, nella quale le truppe statunitensi rischiano di subire attacchi da parte di Teheran, al pari del nostro alleato israeliano, che dobbiamo aiutare”.

Nonostante la delusione per la politica estera del Presidente democratico, Brzezinski ha espresso con favore l’ipotesi di un avvicendamento alla guida del Dipartimento di Stato USA tra Hillary Clinton – che ha dichiarato di non voler continuare a dirigere la diplomazia di Washington, con l’attuale Presidente della Commissione Esteri del Senato, John Kerry.

Matteo Cazzulani

AUNG SAN SUU KYI E JULIJA TYMOSHENKO: DONNE CHE LOTTANO PER LA DEMOCRAZIA

Posted in Birmania, Ukraina by matteocazzulani on April 2, 2012

La guida del Movimento Popolare per la Democrazia in Birmania, vincitrice delle elezioni suppletive di Domenica, Primo di Aprile, e la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, detenuta per avere guidato il dissenso al Presidente Viktor Janukovych, come due esempi di coraggio femminile e di attaccamento costante alla libertà e ai valori dell’Occidente

La Leader del Movimento Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi

La democrazia si tinge di rosa: oggi in Birmania, ieri, e forse anche un Domani, in Ucraina. Nella giornata di Domenica, Primo di Aprile, la Leader del Fronte Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi, ha portato la sua forza politica alla netta vittoria nelle elezioni suppletive con cui il regime di Rangoon ha posto fine a venticinque anni di impasse politica, durante i quali l’Opposizione non è stata ammessa ad alcuna consultazione elettorale.

Un successo quasi plebiscitario – nel suo collegio, la carismatica politica ha ottenuto l’89% dei consensi – che ha visto il Regime dei militari battuto anche nelle roccaforti tradizionalmente a esso fedeli, ma che, dato il carattere limitato dei seggi messi in palio, non servirà a mutare la situazione del Parlamento, in cui il governo mantiene comunque una salda maggioranza.

Ciò nonostante, quella di Aung San Suu Kyi è una dimostrazione di come la tenacia e l’attaccamento ai valori di libertà e democrazia possono, prima o poi, trionfare. La leader politica birmana, figlia del leggendario generale Aung San, ha passato 15 anni agli arresti domiciliari per essersi opposta a un regime che si è reso protagonista di una sistematica violazione dei diritti umani, di una censura sulla stampa, che ha portato la Birmania all’isolamento internazionale, e che ha registrato addirittura casi di violenza su donne appartenenti alle minoranze etniche.

Con il suo coraggio, e la logica nonviolenta da lei sempre adoperata, la San Suu Kyi è riuscita a fendere questa cortina di buio, ha riacceso le speranze degli elettori – che vedono in lei la paladina della libertà, della democrazia e del progresso – e ha portato l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America a togliere le sanzioni imposte alla Birmania, nonostante quelle di Domenica non siano state consultazioni pienamente libere.

Il pavone giallo su sfondo rosso – il simbolo del Movimento Popolare per la Democrazia della San Suu Kyi – ricorda molto l’arancione che in Ucraina nel 2004 è stato adottato da un’altra donna, Julija Tymoshenko, per protestare pacificamente contro i brogli elettorali e realizzare un processo democratico che, dopo dodici anni di mancato sviluppo del Paese, e 5 anni di involuzione sotto il secondo mandato del presidente Leonid Kuchma, ha reso Kyiv capitale di un Paese libero, democratico, rispettoso dello stato di diritto e pienamente in linea con i parametri occidentali in merito a pluralismo partitico e libertà di stampa.

Tuttavia, questa parentesi europea dell’Ucraina è durata, a singhiozzo, solo un quinquennio: i contrasti in seno alla coalizione arancione tra la Tymoshenko, Primo Ministro per tre legislature, e il Presidente, Viktor Jushchenko, hanno dissipato un notevole patrimonio di consenso ottenuto durante la Rivoluzione nonviolenta del 2004 da parte di un popolo che ha visto nel Capo dello Stato, e ancor più nella carismatica Guida del Governo, paladini di democrazia, giustizia, Europa e Indipendenza dell’Ucraina.

Nel 2010, le Elezioni Presidenziali sono state vinte da Viktor Janukovych, l’avversario sconfitto dalla Rivoluzione Arancione, che, dopo soli pochi mesi, ha accresciuto i suoi poteri a spese di quelli del Parlamento, ha falsificato le Elezioni Amministrative, e ha avviato una campagna di controllo sui media e di arresti politici a carico di esponenti di spicco del campo democratico, tra cui la Tymoshenko: rimasta sempre sua Leader.

Costei, l’11 Ottobre 2011, dopo un processo palesemente irregolare, è stata condannataa sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica, per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse statali.

La situazione dell’Ucraina di Janukovych non è ai livelli della Birmania dei generali – a Kyiv non avvengono violenze sulle donne appartenenti alle minoranze etniche – ma il controllo sulla stampa, l’imprigionamento degli esponenti dell’Opposizione, la limitazione del dissenso, e l’isolamento internazionale – dopo essersi visto congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, il Capo di Stato ucraino è stato ripetutamente ignorato dai suoi colleghi mondiali in ogni occasione pubblica – sono elementi in comune tra Kyiv e Rangoon.

Anche l’Europa ha la sua San Suu Kyi

L’aggravante, dal punto di vista europeo e italiano, risiede nel fatto che l’involuzione democratica di cui è stata vittima la Tymoshenko ha colpito un Paese fondamentale per l’indipendenza energetica e la sicurezza nazionale degli Stati dell’UE: dall’Ucraina transita l’89% del gas con cui è soddisfatto il fabbisogno italiano e il 70% di quello europeo, e la presenza a Kyiv di un regime democraticamente immaturo e isolato internazionalmente, com’è quello di Janukovych, non risiede nell’interesse geopolitico del Vecchio Continente.

Altresì, Julija Tymoshenko è stata condannata per avere firmato accordi con cui, nel Gennaio 2009, ha convinto la Russia a ripristinare l’invio di gas verso l’Europa – che Mosca ha precedentemente tagliato per mettere in difficoltà il governo filo-europeo degli arancioni – ha mantenuto il possesso ucraino sui propri gasdotti nazionali, e ha garantito all’Europa l’afflusso dell’oro blu necessario per dare linfa all’economia di Bruxelles e per scaldare le case degli europei.

E’ anche per questa ragione che non è peregrino auspicare per la Tymoshenko una parabola politica simile a quella coronata dalla San Suu Kyi, affinché, in un Mondo sempre più libero, al sorriso della tenace guida del Fronte Popolare per la Democrazia birmano si possa aggiungere quello dell’altrettanto carismatica Leader dei democratici ucraini – nonché, per le ragioni illustrate, paladina dell’indipendenza energetica europea.

Per la Leader politica ucraina non sarà facile superare i sette anni di detenzione in isolamento in una colonia penale di periferia – a cui potrebbero sommarsene altri dodici: per via di un secondo processo montato a suo carico per evasione fiscale – ma, forse, l’esempio della Signora – com’è chiamata la San Suu Kyi in patria – potrà servire alla Lady di Ferro ucraina – come invece è stata battezzata la Tymoshenko – come motivazione in più per resistere, e progettare l’arresto di un processo di involuzione democratica che sta colpendo un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani

RADOSLAW SIKORSKI DETTA LA NUOVA POLITICA ESTERA POLACCA

Posted in Polonia by matteocazzulani on April 1, 2012

Più integrazione nelle strutture dell’Unione Europea, rafforzamento del ruolo della Polonia nel varo di una politica comune di difesa e nella prosecuzione del Partenariato Orientale, e rapporti privilegiati con la Germania sono i principi a cui il Ministro degli Esteri ha dichiarato che si ispirerà l’attività di Varsavia sul piano internazionale. Il pieno sostegno della maggioranza cristianodemocratico-contadina, quello parziale dell’opposizione di sinistra, e la contrarietà della minoranza conservatrice

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Il federalismo come chiave per lo sviluppo e per il rafforzamento dell’Europa. Questa è la ricetta proposta dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, nel suo exposé di giovedì, 29 Marzo, durante il quale ha illustrato le linee guida della politica della Polonia in campo internazionale a pochi mesi dalla conclusione della presidenza di turno dell’Unione Europea.

Proprio Bruxelles è stata al centro dell’attenzione di Sikorski, che ha illustrato come solo un processo di decisa integrazione sul piano fiscale, economico e politico possa garantire al Vecchio Continente il superamento di una crisi senza precedenti nella storia.

Secondo il Capo della Diplomazia polacca, l’UE deve sommare le competenze del Capo del Consiglio Europeo a quelle del Presidente della Commissione Europea, rendere questa carica elettiva, e introdurre liste continentali, e non più nazionali, in occasione delle prossime votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Molta Europa è stata presente anche per quanto riguarda la politica estera della Polonia sensu stricto, che, secondo Sikorski, deve costruire l’intero della sua azione nell’ambito dell’UE, senza mai prescindere da essa.

Come da lui evidenziato, principale partner in seno all’Unione Europea della Polonia è la Germania, con cui esiste una comunanza di vedute e uno stretto legame tra i due Presidenti: il neoeletto Capo di Stato tedesco, Joachim Gauck, ha deciso di compiere la sua prima visita ufficiale a Berlino, così come, a sua volta, ha fatto il suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, nel 2010.

Tra le altre priorità di Varsavia, figurano l’impegno per mantenere la Polonia all’intero della sfera decisionale dell’UE – senza permettere che, in seguito alla firma del Patto Fiscale, essa diventi mero appannaggio di Germania e Francia – il rafforzamento della politica comune di difesa e del partenariato con i Paesi dell’Europa Orientale, e, nell’ambito di quest’ultimo progetto, la diffusione in Ucraina, Bielorussia e Georgia degli standard europei in ambito economico e democratico.

Le reazioni del Parlamento all’exposé del Ministro

A condividere il discorso del Ministro degli Esteri è stata la maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, e anche l’opposizione di sinistra, formata dal radicaleggiante Movimento di Palikot e dai socialdemocratici dell’SLD.

Tuttavia, il Capo di questi ultimi, Leszek Miller, ha evidenziato come il piano espresso dal Ministro degli Esteri rischi di essere inattuabile fino a quando la Polonia non assumerà l’euro. Secondo l’ex-Premier socialdemocratico, Varsavia ha poco potere di coinvolgimento verso i partner europei nei settori illustrati da Sikorski, sopratutto dopo i continui veti della Gran Bretagna alla politica comune di difesa, e alla mancata partecipazione di contingenti polacchi alle operazioni militari in Libia.

Critiche, invece, sono state espresse dall’opposizione di destra, composta dai conservatori di Polonia Solidale e Diritto e Giustizia. Secondo l’esponente di quest’ultima forza politica, Krzysztof Szczerski, la Polonia deve giocare un ruolo più attivo, anche al di fuori dell’UE, nell’Europa Orientale e nel Caucaso, dove occorre sostenere con forza le ambizioni europee della Georgia, spesso poco considerate proprio da Germania e Francia.

Inoltre, il politico conservatore ha illustrato come, in ambito europeo, occorra una ridefinizione della politica estera comune con la creazione di quattro circoli di appartenenza – Occidentale, Settentrionale, Meridionale e Balcanico, e Orientale – in cui Varsavia, a cui deve essere riconosciuta piena leadership sulle questioni legate a Ucraina, Moldova e Bielorussia, potrà attuare un ruolo predominante a Bruxelles.

Matteo Cazzulani