LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: RIAPERTO IL SECONDO PROCESSO ALL’EROINA ARANCIONE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 20, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina accusata di evasione fiscale e sottrazione indebita di danaro pubblico durante la presidenza del colosso energetico JEESU. La Difesa ha richiesto la chiusura del procedimento per insufficienza di prove e scadenza dei termini legali, mentre la Pubblica Accusa ha descritto le imputazioni come un reato compiuto ai danni del popolo ucraino

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Nuovo processo, vecchi metodi. Nella giornata di giovedì, 19 Marzo, ha avuto luogo la prima seduta del secondo processo a Julija Tymoshenko presso il Tribunale Kyjivs’kyj di Kharkiv. L’ex-Primo Ministro è accusata di evasione fiscale e sottrazione di danaro pubblico per scopi privati negli anni ’90, quando, prima del suo ingresso in politica, è stata alla guida del colosso energetico JEESU.

Contrario alle accuse si è detto il capo del pool di difensori della Leader dell’Opposizione Democratica, Serhij Vlasenko, che ha illustrato come le imputazioni non sussistano in quanto nessuno degli operatori della JEESU ha confermato i reati per cui la Tymoshenko è accusata, e, sopratutto, all’epoca dei fatti contestati la Tymoshenko non è stata Presidente del colosso energetico, ma solo sua fondatrice.

Inoltre, Vlasenko ha evidenziato come i tempi per la prescrizione del reato siano scaduti, e ha contestato la decisione di celebrare il processo a Kharkiv, in quanto lasede competente avrebbe dovuto essere o la Corte di Dnipropetrovs’k – città dove è registrata la JEESU – oppure il Tribunale Podils’kyj di Kyiv, dove la Tymoshenko ha vissuto.

A ribadire le accuse è stato invece il Procuratore della Pubblica Accusa, Viktor Lobach, che ha definito le imputazioni mosse a carico della Tymoshenko tanto gravi da poter essere considerate come un furto operato a danno dell’intero popolo ucraino. In aggiunta, Lobach ha richiesto alla Corte di invitare il Ministero della Salute a permettere con ogni mezzo possibile la presenza della Tymoshenko in aula nel corso delle prossime sedute del processo.

Durante nove ore di seduta, il Giudice, Kostjantyn Sadovs’kyj, ha rigettato la richiesta di Vlasenko di estromettere il Procuratore Lobach dal procedimento per impreparazione giudiziaria: l’avvocato della Tymoshenko ha contestato il fatto che la Pubblica Accusa abbia dichiarato di rappresentare gli interessi del popolo ucraino, quando ex lege essa tutela quelli dello Stato. Inoltre, il magistrato ha sospeso la seduta fino al giorno successivo per riflettere sulla domanda esposta dalla difesa di chiudere il processo e, in caso di suo respingimento, di trasferire i lavori a Kyiv.

Assenti imputata e telecamere

Oltre all’imputata, che ha inviato un messaggio dalla cella in cui è detenuta per una precedente condanna – emanata l’11 Ottobre 2011 per la firma di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello stato al momento della guida del suo ultimo governo – con cui ha giustificato la sua assenza per motivi di salute, grandi assenti sono state le telecamere dei principali media nazionali e mondiali, a cui le Autorità carcerarie hanno vietato l’ingresso, nonostante a riguardo non vi sia stata alcuna ordinanza da parte del Giudice.

Tra i presenti, invece, oltre ai deputati del soggetto politico di Julija Tymoshenko, Bat’kivshchyna, e a quelli del Partito del Potere, il Partija Rehioniv, è stato l’Ambasciatore francese per i Diritti Umani, Francois Zimere, mentre il suo collega statunitense, John Tefft, durante una lezione tenuta presso la prestigiosa Accademia Mohyl’jans’ka, ha espresso forti perplessità dinanzi a un procedimento che, come il precedente, appare essere basato esclusivamente sulla volontà politica di perseguitare legalmente la Leader dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

TRA POLONIA E LITUANIA I RAPPORTI VANNO IN CRISI

Posted in NATO by matteocazzulani on April 19, 2012

La Presidente lituana, Dalija Grybauskaite, declina l’invito del suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, per la messa a punto di misure condivise anche con l’Estonia e la Lettonia da presentare al vertice della NATO. I contrasti etnici alla base dell’assenza del Capo di Stato di Vilnius a Varsavia

Il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite

Quattro posti per soli tre Presidenti nel vertice baltico in preparazione al summit atlantico. Nella giornata di mercoledì, 19 Aprile, a Varsavia ha avuto luogo l’incontro tra i Capi di Stato dell’area del Mar Baltico per la messa a punto di linee guida comuni in occasione del vertice NATO di Chicago.

Tuttavia, a fare notizia è stata l’assenza del Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, a un incontro in cui da tradizione Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania hanno sempre varato una posizione comune per tutelare interessi condivisi in una regione del pianeta importante dal punto di vista geopolitico.

Ufficialmente la Grybauskaite ha declinato l’invito del suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, in quanto le linee guida comuni da portare a Chicago sarebbero già state concordate mesi fa. Tuttavia, secondo indiscrezioni la rinuncia, che sa di vera e propria rottura diplomatica tra Varsavia e Vilnius, è motivata dalle crescenti tensioni tra i due Paesi.

Tra le questioni scottanti vi è quella della scrittura dei cognomi dei polacchi di Lituania, che il governo lituano, per rispettare la legge del Paese, vorrebbe scrivere secondo la traslitterazione locale, mentre le persone originarie della Polonia puntano al mantenimento della grafia di Varsavia.

“La NATO è un organismo collegiale – ha dichiarato la Grybauskaite all’agenzia BNS – ed ogni decisione preventivamente elaborata deve essere vagliata anche dall’Assemblea Plenaria. E’ in quella sede che si approvano i documenti che contano”.

Incalzato sulla questione, Komorowski ha rinnovato l’invito alla Grybauskaite, e ha chiesto alla collega lituana a separare le questioni legate alla sicurezza internazionale da quelle inerenti a dissidi di carattere locale.

La cautela dei partecipanti

Dal canto suo, il Presidente estone, Toomas Henrik Ilves , ha evidenziato come l’assenza della Grybauskaite non impedisca la presa di una posizione comune che in sede NATO sarà presentata in maniera condivisa dai quattro Paesi dell’Europa Centrale.

Maggiormente attento a dinamiche di diverso carattere è stato il Capo di Stato lettone, Andris Berzins, che ha illustrato come la Lituania sia alla vigilia di una tornata elettorale delicata in cui anche la Grybauskaite gioca un ruolo fondamentale. Per questa ragione, la Presidente lituana è portata a prese di posizioni forti in campo estero.

Matteo Cazzulani

JURIJ LUCENKO: AL VIA IL RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 18, 2012

L’esponente dell’Opposizione Democratica ucraina ha esposto ricorso presso il Tribunale UE contro l’arresto a suo carico inflittogli dalle Autorità ucraine nell’ambito di un’ondata di processi politici che, oltre a lui, ha colpito un’altra decina di personalità di spicco del campo arancione. Peggiorano le condizioni di salute di Julija Tymoshenko

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Lussemburgo, Svezia, Repubblica Ceca, Irlanda, Germania, Francia, Slovenia e addirittura il piccolo Lichtenstein. Questi sono i Paesi di provenienza del collegio dei magistrati che, nella giornata di martedì, 17 Aprile, ha avviato l’analisi presso la Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo del ricorso presentato dall’oppositore ucraino Jurij Lucenko.

Il politico, noto per avere guidato il Ministero degli Interni tra il 2005 e il 2009, e per essere stato uno dei Leader del processo democratico ucraino del 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione, si è rivolto alla Corte Europea per contestare la condanna a quattro anni di detenzione in isolamento, più altri tre di esclusione dalla vita politica, che gli è tata sentenziata il 27 Febbraio 2011.

Come illustrato da Valentyna Telychenko, l’avvocato difensore dell’ex-Ministro degli Interni, le Autorità giudiziarie ucraine sono accusate di avere manipolato le norme processuali per discreditare ed escludere dalla vita politica del Paese un esponente di spicco dell’Opposizione Democratica che, una volta costretto al carcere, per legge non può guidare alcun partito per le prossime elezioni parlamentari.

Contrario il parere delle Autorità ucraine, che hanno sottolineato come il procedimento a carico di Lucenko non abbia infranto alcuna delle norme della Convenzione per i Diritti Umani. Secondo la rappresentante di Kyiv, Valerija Lutkovs’ka, in merito al politico arancione sussistono le condizioni per l’arresto, e lo status di guida di uno dei principali soggetti partitici in Ucraina non consente all’esponente dell’Opposizione Democratica alcuna forma di immunità.

Ascoltate le parti, la giuria si è riunita in camera di consiglio a porte chiuse, e, sopratutto tenendo conto delle precarie condizioni di salute di Lucenko, ha promesso l’emanazione di un verdetto in tempi brevi. Ciò nonostante, è difficile che il parere della Corte Europea per i Diritti Umani possa modificare la sentenza del Tribunale ucraino, né modificare una tendenza autoritaria che, negli ultimi due anni, ha portato a Kyiv all’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui, oltre a Lucenko, anche la sua Leader, Julija Tymoshenko.

Peggiorano le condizioni di salute di Julija Tymoshenko

Proprio riguardo all’ex-Primo Ministro, nella giornata di sabato, 14 Aprile, un pool di medici tedesco – che nel mese di Febbraio ha già visitato la Tymoshenko in carcere assieme ad un’équipe di dottori canadesi – ha riscontrato un peggioramento dello stato di salute della Leader dell’Opposizione Democratica, ed ha escluso la possibilità che ella possa prendere parte in prima persona alle sedute dei processi che ancora si stanno celebrando a suo carico.

L’11 Ottobre 2011, Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più altri tre di esclusione dalla vita politica, per avere firmato nel Gennaio 2009 accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato. Il Verdetto, confermato dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre, è maturato dopo un processo celebrato in maniera irregolare: con l’imputata detenuta preventivamente in carcere, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove a sostegno dell’accusa montate ad hoc – addirittura datate il 31 Aprile.

Condanne al trattamento subito da Julija Tymoshenko – per il quale la Leader dell’Opposizione Democratica ha ritenuto responsabile direttamente il Presidente, Viktor Janukovych, sono state espresse da Unione Europea, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Consiglio d’Europa, Canada, Australia, e dalle principali ONG internazionali indipendenti come Freedom House ed Amnesty International.

Preso atto della mancata imparzialità della magistratura ucraina, anche gli avvocati di Julija Tymoshenko, similmente a quelli di Jurij Lucenko, hanno deciso di esporre ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo per ottenere giustizia presso le istituzioni dell’UE.

Matteo Cazzulani

Su Katyn verdetto controverso della Corte Europea dei Diritti Umani

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on April 17, 2012

Il Tribunale di Strasburgo ha riconosciuto il massacro del fiore dell’intellighenzia polacca per mano dei russi del 1940 come una strage di guerra, ma ha ammesso l’impossibilita di procedere nelle indagini per la mancata collaborazione di Mosca. Secondo le vittime e una dimostrazione della debolezza politica del Vecchio Continente, mentre le Autorità di Varsavia esprimono cauto ottimismo

C’è chi esprime soddisfazione e chi grida vendetta per una giustizia non resa. Nella giornata di lunedì, 16 Aprile, la Corte Europea per il Diritti Umani di Strasburgo ha ritenuto il massacro di Katyn una strage di guerra operata dai russi con il preciso scopo di eliminare l’elite militare e intellettuale polacca, ma nel contempo ha riconosciuto l’impossibilita a procedere a un giudizio definitivo per via dell’assenza di prove.

La sentenza, frutto di un ricorso presentato nel 2009 da 15 tra i famigliari delle 20 Mila vittime del genocidio del fiore dell’intellighenzia della Seconda Repubblica Polacca, operato dall’NKVD nel 1940 su preciso ordine di Stalin, ha toccato un delle pagine più nere della storia europea, nonché un punto dolente nelle relazioni polacco-russe su cui Mosca non ha fatto sufficiente chiarezza.

I russi nel 2004 hanno deciso di congelare le proprie indagini a riguardo, che sono state condotte dal 1998, mentre nel corso dell’iter processuale della Corte di Strasburgo, presieduta da quattro giudici – di nazionalità ucraina slovacca, ceca e russa – si sono rifiutati di presentare la documentazione richiesta perché sottoposta a segreto di Stato.

Un parere in chiaroscuro e stato espresso dal Ministro della Giustizia polacco, Jaroslaw Gowin, che da un lato ha illustrato come la Corte Europea per i Diritti Umani abbia riconosciuto il massacro di Katyn come una strage di guerra, ma nel contempo ha commentato la decisione di arrestare le indagini come la dimostrazione del forte peso che la Russia esercita sulla giustizia di Strasburgo.

L’amarezza della parte offesa

Parere contrario e stato espresso dal Capo della Federazione delle Vittime di Katyn, Izabella Dariusz Skopska, che ha sottolineato come la Corte Europea abbia dimostrato la debolezza delle strutture della democrazia dell’UE, ed ha dichiarato la volontà di continuare a lottare per la giustizia.

Infine, un parere favorevole, seppur cauto, e stato espresso dal Parlamentare Europeo, Pawel Zalewski, che ha illustrato come la Corte Europea per i Diritti Umani si sia fatta portatrice delle principali richieste espresse dalla Polonia, ma ha anche riconosciuto come punto di rammarico la mancata collaborazione della Russia a un’indagine che avrebbe dovuto porre fine su una pagina della storia che resta ancora aperta.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA RIORGANIZZA IL SUO SETTORE ENERGETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 16, 2012

Il Parlamento ucraino ha impedito la privatizzazione del colosso nazionale Naftohaz e delle società ad esso appartenenti, ma l’Opposizione contesta la presenza di regole poco chiare che, nei fatti, possono autorizzare la cessione dei gasdotti del Paese alla Russia. Il pericolo per l’indipendenza politica di Kyiv e per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Un provvedimento in linea con l’Europa che potrebbe danneggiare l’interesse di Bruxelles. Nella giornata di venerdì, 13 Aprile, il Parlamento ucraino ha approvato una legge per lo scorporo del controllo dei gasdotti nazionali dalle competenze del colosso energetico Naftohaz, a cui resta la piena gestione della compravendita del gas.

Nello specifico, il testo vieta la privatizzazione di Naftohaz e delle compagnie ad esso appartenenti che si occupano della gestione dei gasdotti ucraini e dei siti di stoccaggio. Inoltre, il documento garantisce agli enti del settore energetico l’immunità giudiziaria in caso di bancarotta.

La legge è stata approvata per conformare l’Ucraina alle regole del Terzo Pacchetto UE: un documento che obbliga i Paesi della Comunità Energetica Europea – a cui l’Ucraina appartiene dal Febbraio 2011 – a separare il settore della gestione dei gasdotti da quello della compravendita di carburante per evitare la formazione di monopoli, e la loro gestione da parte di colossi energetici registrati al di fuori del Vecchio Continente.

Ciò nonostante, particolari perplessità in merito alla legge sono state sollevate dall’Opposizione, secondo la quale uno degli articoli del provvedimento consente la cessione dell’intero pacchetto azionario di Naftohaz, e delle compagnie deputate alla gestione dei gasdotti, a enti privati che, così, potranno rilevare il pieno possesso dell’intero settore energetico ucraino.

Il timore espresso dalla minoranza parlamentare è legato alla possibile vendita del colosso energetico nazionale e del sistema infrastrutturale ucraino al monopolista russo Gazprom, che da tempo ha posto a Kyiv la cessione del controllo sui suoi gasdotti come condizione fondamentale per concedere uno sconto sul prezzo del gas.

A confermare questo timore è stata la telefonata intercorsa in occasione della Pasqua ortodossa tra il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, e il suo collega russo, Vladimir Putin, durante la quale, secondo l’agenzia Finmarket, i due avrebbero fissato un incontro per discutere di questioni energetiche.

Inoltre, significativo è il fatto di come l’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko – un evento che ha congelato l’integrazione politica ed economica di Kyiv con l’Unione Europea per via del mancato rispetto delle regole democratiche – sia stato motivato dalla firma di accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009, con cui, in cambio di un’innalzamento delle tariffe per l’acquisto di oro blu, l’ex-Primo Ministro ha garantito all’Ucraina il mantenimento del controllo dei propri gasdotti nazionali.

I rischi per Bruxelles

L’indipendenza energetica dell’Ucraina, che la legge approvata di recente potrebbe mettere a rischio, è una questione di fondamentale importanza per un’Unione Europea sempre più dipendente dalla Russia, ed incapace di condurre una politica atta ad individuare fornitori alternativi a Mosca, che, ad oggi, mantiene il monopolio delle forniture di gas naturale al Vecchio Continente.

Di recente, Gazprom ha concesso sconti alle principali compagnie europee in cambio di un prolungamento della durata dei contratti e, sopratutto, della gestione parziale o totale dei gasdotti di diversi Paesi UE, tra cui Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

Nel caso in cui Mosca arrivi a controllare anche le condutture dell’Ucraina, i russi non solo rafforzeranno il loro monopolio nella vendita di gas all’Europa, ma controlleranno persino l’intera filiera infrastrutturale con cui sono forniti i Paesi UE che, così, saranno condannati a una condizione di subalternità al Cremlino sul piano energetico, contrattuale e politico.

Matteo Cazzulani

Julia Tymoshenko libera: presentata la mozione in Parlamento

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 15, 2012

Intervistato da un autorevole portale, il parlamentare Dario Franceschini ha rivelato l’avvio di una forte iniziativa bipartisan alla Camera per richiedere alle Autorità ucraine garanzia di cure sanitarie e di partecipazione alla vita politica di Kyiv per la Leader dell’Opposizione Democratica, ad oggi detenuta in isolamento dopo una condanna dalla dubbia regolarità. Anche Javier Solana contesta il regresso democratico in un Paese europeo.

Dopo gli appelli del mondo occidentale – tra cui quello del Legno Storto – l’Italia finalmente si mobilita a livello istituzionale per la democrazia in Ucraina. Nella giornata di Sabato, 14 Aprile, il parlamentare Dario Franceschini ha rivelato la presentazione presso la Camera dei Deputati di una mozione bipartisan che richiede al governo un impegno forte per risolvere al più presto la questione di Julija Tymoshenko.

Intervistato dal portale “Lombardi Nel Mondo” a Cortona – dove il politico ferrarese ha preso parte all’Assemblea nazionale di Area Democratica – Franceschini ha riconosciuto la violazione dei principi democratici in Ucraina come un problema di primaria importanza per l’Italia e l’Europa, e ha presentato la detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica come una situazione inaccettabile a cui occorre rispondere a prescindere dalle logiche di partito.

“In Parlamento abbiamo incontrato la figlia della Signora Tymoshenko, che ci ha testimoniato una situazione tragica su cui l’Italia non può non esprimersi in maniera compatta e incisiva – ha dichiarato Franceschini – E stata redatta una mozione firmata da tutti i gruppi parlamentari che Sara dibattuta alla Camera in Maggio”.

Di condanne da parte di parlamentari italiani – seppur poche – alla detenzione della Tymoshenko in passato e stata data notizia, ma le dichiarazioni del deputato ferrarese rappresentano una novità di ampio rilievo che, tuttavia, e stata finora trascurata dai media.

Secondo indiscrezioni, con il documento le forze politiche del Parlamento italiano chiedono al Governo di agire in sede internazionale per garantire alla Tymoshenko cure sanitarie in base a quanto prescritto dall’unica equipe di medici internazionale che ha potuto visitare in carcere la Leader dell’Opposizione Democratica, la sua liberazione, e la possibilità per l’eroina della Rivoluzione Arancione di prendere parte alla vita politica.

Nella medesima giornata, importante e stata anche la condanna espressa dall’ex-Alto Rappresentante UE alla politica estera e di difesa, Javier Solana, che, a Radio Liberty, ha espresso il proprio rammarico per l’involuzione democratica a cui e stata soggetta l’Ucraina dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, e per il conseguente congelamento del processo di integrazione di Kyiv con Bruxelles.

“Sono deluso dalla presenza di una classe politica di un livello più basso della media accettabile – ha evidenziato Solana – sono stato uno dei mediatori che ha risolto l’impasse politica precedente alla Rivoluzione Arancione, ma la parentesi democratica e durata troppo poco. Il Presidente di allora, Viktor Jushchenko, e l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, hanno iniziato presto a litigare: attualmente il primo dei due e fuori dalla vita politica, mentre la seconda e detenuta in carcere”.

Un’emergenza democratica

Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, e stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di carcere, più altri tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse statali ucraine.

Il 5 Agosto del 2011 – prima che fosse condannata – la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina e stata incarcerata preventivamente, ed e stata isolata dai suoi avvocati durante un processo a suo carico celebrato nel pieno dell’irregolarità: con prove montate ad hoc, e la difesa privata della possibilità di convocare testimoni.

A contestare il trattamento riservato dalle Autorità ucraine a Julija Tymoshenko – che ha individuato nel Presidente Janukovych il mandante del suo arresto per realizzare una vendetta politica e personale – e a un’altra decina di esponenti del campo arancione sono stati a più riprese importanti Paesi come Germania, Francia, Svezia, Polonia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Olanda, Stati Uniti d’America, Canada, e Cina, e anche ONG internazionali indipendenti come Amnesty International, e Freedom House.

L’Unione Europea ha congelato il processo di firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento storico con cui Kyiv avrebbe ottenuto un’integrazione economica nell’UE, e il riconoscimento dello status di partner politico privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svezia.

In Italia, la mobilitazione del Legno Storto, che dopo avere lanciato un appello ha raccolto le firme di diverse personalità del mondo accademico e politico italiano, e di molti privati cittadini, per richiedere al governo di Roma una presa di posizione forte e chiara per la liberazione della Tymoshenko e la democrazia in Ucraina.

Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: il Southsream presenta il suo Consiglio di Amministrazione

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 14, 2012

A capo dell’ente deputato alla costruzione del Gasdotto Ortososso e stato posto l’esponente della socialdemocrazia tedesca Henning Voscherau, mentre il monopolista russo, Gazprom, Sara rappresentato dai suoi due capi. I rischi sul piano dell’indipendenza energetica e della sicurezza nazionale per l’Italia.

Il Southstream riserva Poche sorprese ma tante significative conferme. Nella giornata di venerdì, 13 Dicembre, la compagnia South Stream Transport AG – realizzata per provvedere alla costruzione e alla successiva gestione dell’omonimo gasdotto che dalla Russia porterà gas direttamente in Europa Occidentale senza transitare per i Paesi del centro del Vecchio Continente – ha comunicato la composizione del suo Consiglio di Amministrazione.

Come ampiamente previsto, a capo del consorzio e stato posto l’ex-Sindaco di Amburgo, ed esponente di spicco della SPD tedesca, Henning Voscherau. Questa figura e stata fortemente voluta dai russi per la Presidenza del Southstream grazie al curriculum del tutto simile dal quello dell’ex-Cancelliere Gerard Schroder: un altro esponente di spicco della socialdemocrazia tedesca, attualmente al libro paga del Cremlino per la gestione di altri progetti energetici di Mosca.

A detenere la maggioranza nel Consiglio di Amministrazione della South Stream Transport e l’ente monopolista energetico russo, Gazprom, che possiede il 50% delle azioni, e che potrà contare sulla rappresentanza del suo Capo, Aleksej Miller, e del suo Vice-Capo, Aleksandr Medevedev.

Il colosso italiano ENI, con il suo 20%, ha nominato nel CdA del consorzio il proprio Amministratore Delegato, Paolo Scaroni, la compagnia Francese EDF, proprietaria del 15% delle azioni il Capo del Consiglio dei Direttori, Henri Proglio, e la tedesca BASF – anch’essa partner al 15% – il membro del suo organo esecutivo interno Harard Schwager.

“Il Southstream e un gasdotto destinato a rafforzare la partnership tra l’Unione Europea e la Russia in vista dell’ottenimento di cospicui profitti per ambo le parti” ha dichiarato Foscherau al momento del suo insediamento.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream e un progetto voluto da Mosca per aggirare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Romania, e Ucraina, e per accentuare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Federazione Russa.

Qualora il Southstream fosse realizzato, esso ostacolerebbe il piano di costruzione di un fascio di gasdotti per importare gas di provenienza azera in Europa progettato dalla Commissione Europea per diversificare le proprie forniture energetiche e diminuire la dipendenza dalla Russia: un fattore di alta rilevanza geopolitica che rischia di mettere a serio repentaglio l’indipendenza politica di Bruxelles nel Mondo, e la sicurezza nazionale dei singoli Paesi UE.

Il punto ucraino e il rischio per gli italiani in ambito economico e geopolitico

Tra le motivazioni che hanno accelerato la costruzione del Southstream vi e anche la difficoltà che i russi hanno incontrato nella realizzazione di una politica mirata all’ottenimento del possesso dei gasdotti ucraini.

Queste tubature sono l’anello di congiunzione con le condutture slovacche, slovene, austriache, tedesche e francesi, che sono già possedute parzialmente o totalmente da Gazprom, nonostante la legge UE vieti la gestione dei sistemi infrastrutturali dei paesi membri a enti deputati alla compravendita di gas e registrati al di fuori dell’Unione.

Sia con l’ottenimento della gestione dei gasdotti ucraini – a cui si e coraggiosamente opposta l’ex-Primo Ministro arancione, Julija Tymoshenko, ma che appare come sempre più probabile sotto l’Amministrazione dell’Attuale Presidente, Viktor Janukovych – sia con la realizzazione del Southstream, a pagare il prezzo più alto Sara l’Italia.

Dipendente unicamente dalle forniture di Mosca, privo di rigassificatori e di forme di approvvigionamento alternativo, come il nucleare, il nostro Paese non sarebbe in grado di approntare una politica energetica autonoma da quella legata alla Russia monopolista che possiede il controllo sia del carburante, sia delle infrastrutture deputate al suo trasporto: con inevitabili conseguenze in negativo sul piano economico, e geopolitico.

Matteo Cazzulani

L’Italia ascolta Julija Tymoshenko: liberato Avakov

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 13, 2012

La Corte d’Appello di Roma rilascia in libertà l’oppositore ucraino Arsen Avakov, arrestato lo scorso 26 Marzo a Frosinone per un mandato di cattura internazionale emanato sulla base di un Articolo del Codice Penale sovietico. Le Autorità ucraine diffondono una versione diversa dei fatti, e in patria attuano l’ennesimo arresto politico nei confronti di un esponente del campo arancione.

Sara si in piena crisi economica, ma l’Italia ha saputo dare lezioni di democrazia. Nella giornata di giovedì, 12 Aprile, la Corte d’Appello di Roma ha rilasciato l’oppositore ucraino Arsen Avakov: il Segretario Regionale di Kharkiv del principale Partito dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, trattenuto dalla Polstrada di Frosinone dal 26 Marzo per via di un mandato di cattura internazionale.

Come dichiarato dall’Avvocato del dissidente ucraino, Corrado D’Oliviero, la Corte, dopo avere preso atto della documentazione presentata dalle parti, tra cui la richiesta della Difesa di considerare l’assistito un perseguitato politico, ha ritenuto necessaria l’immediata liberazione di Avakov, in quanto costui non e considerabile come un soggetto socialmente pericoloso che potrebbe lasciare il Paese.

Ciò nonostante, per l’oppositore ucraino l’iter giudiziario non e ancora terminato: in una prossima seduta, la Corte d’Appello di Roma vaglierà la richiesta di estradizione che le Autorità ucraine hanno prontamente emanato in seguito alla notizia del suo arresto.

Avakov e accusato di abuso d’ufficio in base all’Articolo 365 del Codice Penale Ucraino: una norma ereditata dalla norma sovietica, in base alla quale dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, sono stati interrogati e processati più di dieci politici del campo arancione, e sono stati arrestati tre esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko.

Proprio la carismatica guida del processo democratico ucraino del 2004, passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”, si e appellata alle Autorità italiane per liberare il dissidente e non concedere a Kyiv l’estradizione: una decisione che avrebbe consegnato Avakov a un sicuro processo politico e a una condanna già scritta: il medesimo procedimento che, dall’Agosto all’Ottobre del 2011, e toccato alla stessa Tymoshenko.

A Kyiv menzogne e un altro arresto politico

Nonostante le decisioni della Corte d’Appello di Roma, le Autorità ucraine hanno emanato una nota ufficiale secondo la quale, in base a loro informazioni, ad Avakov sarebbe stata sentenziata una condanna agli arresti domiciliari in vista del vaglio della richiesta di estradizione.

Altresì, come ha illustrato Oleksandr Babikov, il Capo del distaccamento della Procuratura Generale di Kharkiv – la città dell’oppositore ucraino – Avakov avrebbe chiesto asilo politico alla Lituania: dove sua moglie avrebbe registrato un’impresa privata.

Inoltre, quasi in contemporanea con il verdetto della Corte d’Appello di Roma, a Kyiv e stato arrestato l’ennesimo esponente dell’Opposizione Democratica: sempre con l’accusa di abuso d’ufficio, l’ex-Vice Ministro della Difesa, Valerij Ivashchenko, e stato condannato a cinque anni di detenzione più tre di interdizione dalla vita politica, e alla confisca dei propri beni immobili.

Con Ivashchenko sale a quattro il numero dei detenuti politici in Ucraina: un club a cui, oltre alla Tymoshenko, appartengono anche l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Ministro dell’Ambiente, Heorhij Filipchuk, mentre ad essere riusciti a scampare al carcere, grazie all’ottenimento dell’Asilo Politico in Repubblica Ceca, sono stati l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko.

Ripetute condanne a quello che e stato definito come un regresso della democrazia in Ucraina sono state espresse da Unione Europea, Stati Uniti, ONU, NATO, Consiglio d’Europa, e dalle principali ONG internazionali indipendenti.

Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: confermato il blocco delle forniture di greggio alla Repubblica Ceca dalla Russia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 12, 2012

Secondo autorevoli fonti, compagnie russe non stanno rispettando i parametri contrattuali per l’invio di oro nero a Praga e ad altri Paesi dell’Europa Centrale come Polonia e Slovacchia, e hanno così messo a serio repentaglio la sicurezza europea. La politica di accerchiamento del Cremlino e l’assenza di alternative valide come pericoli per l’indipendenza del Vecchio Continente

La Repubblica Ceca e davvero sull’orlo di una crisi energetica. Nella giornata di mercoledì, 11 Aprile, i giornali Vedomosti e Kommersant” hanno confermato il taglio delle forniture di greggio da parte delle compagnie russe, Lukojl, Transneft e Gazprom Neft, alla compagnia ceca Unipetrol.

Nello specifico, la Repubblica Ceca avrebbe dovuto ricevere dalla Russia un totale di 18 Mila tonnellate di oro nero, ma dall’inizio di Aprile a Praga ne e pervenuto l’80% in meno e, come riportato dall’autorevole Reuters, non e escluso che le forniture di Mosca possano del tutto terminare nel giro di tre giorni.

Di differente avviso si e detta la Transneft, che, con una nota, ha confermato di avere soddisfatto per intero la domanda di greggio della Repubblica Ceca. Ad avvalorare i timori dei cechi e pervenuto l’allarme lanciato anche dalla vicina Slovacchia, dove la compagnia nazionale, Slovnaft, ha ottenuto dalla Russia solo 316 delle 508 Mila tonnellate di greggio sancite da contratto.

A provocare questa emergenza energetica nel cuore dell’Europa e stata la decisione delle Autorità russe di non avvalersi più per l’invio dell’oro nero nel Vecchio Continente dell’oleodotto Druzhba – che transita lungo tutta l’Europa Centrale fino alla Germania – per utilizzare esclusivamente una nuova conduttura, la BTS-2, abbinata al trasporto via nave del carburante dal terminale di San Pietroburgo fino al porto di Rotterdam.

Come dichiarato da Polonia e Slovacchia, questa decisione ha provocato un isolamento dell’Europa Centrale, e ha mandato in crisi raffinerie di importanza strategica per la sicurezza energetica di tutta Europa, come le installazioni di Danzica e quelle tedesche di Schwedt e Leuen.

A confermare questa teoria sono state le parole espresse al momento dell’avvio dell’oleodotto BTS-2 dal Presidente russo, Vladimir Putin, che ha evidenziato come l’infrastruttura consenta alla Russia di evitare il transito per Paesi intermediari, e di rifornire direttamente gli Stati dell’Europa Occidentale.

Le poche soluzioni al taglio della Russia

Per la Repubblica Ceca, una soluzione in tempi rapidi per arginare il deficit energetico può provenire dai porti croati e italiani di Rijeka e Trieste, ma essa comporterebbe un innalzamento del prezzo di importazione che graverebbe in misura notevole sul bilancio statale.

Per quanto riguarda la Polonia, la situazione e ancora più incerta, dal momento in cui il progetto di prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica – concepito fin dal 2001 per consentire all’Europa di importare greggio centro-asiatico senza dipendere dai russi – e bloccato dalla politica energetica dell’Ucraina che, per volere del suo Presidente, Viktor Janukovych, utilizza l’infrastruttura per veicolare alla Bielorussia di Aljaksandar Lukashenka greggio proveniente dal Venezuela di Hugo Chavez.

Matteo Cazzulani

GAZPROM CAMBIA LE CONDIZIONI PER LA VENDITA DI GAS ALL’UNIONE EUROPEA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 11, 2012

Il monopolista russo del gas taglia i ricavi ma mantiene alti i guadagni sull’oro blu esportato ai Paesi dell’Europa, che così saranno costretti ad acquistare carburante a un prezzo alto rispetto a quello medio di mercato. Le conseguenze sul piano giudiziario nel ricorso con la Polonia per le tariffe energetiche

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Niente sconti, ma solo una minore di quantità di gas venduta. Questa è la nuova strategia che ha adottato il monopolista russo del gas, Gazprom, per quanto riguarda le esportazioni di oro blu in Europa preventivate per il prossimo anno.

Secondo quanto dichiarato dal giornale russo Vedomosti, Gazprom ha pianificato una diminuzione della quantità di gas da inviare nel Vecchio Continente in seguito al proliferare di richieste di sconti sulle tariffe inoltrate dal 2010 dalle maggiori compagnie energetiche europee.

Questa manovra è stata presentata come un passo attuato per consentire il prolungamento dei contratti con Paesi colpiti dalla forte crisi economica mediante la concessione di ribassi sulle bollette pari al 10%, ma in realtà rappresenta un calcolo preciso attuato dal monopolista russo per mantenere alti i guadagni.

Come ha illustrato il Vice-Presidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev, il monopolista russo ha preferito diminuire la quota di gas esportato anziché agire sul taglio del suo prezzo: così, pur abbassando i ricavi, Mosca potrà mantenere un considerevole guadagno sul carburante fornito agli enti europei.

“Vista la situazione dei mercati del Vecchio Continente ci siamo trovati dinnanzi a due scelte – ha dichiarato Medvedev – esportare 154 miliardi di metri cubi di gas all’anno a un prezzo scontato, oppure esportarne solo 150 a un costo più alto. Abbiamo scelto questa seconda opzione”.

Per Gazprom si tratta del terzo abbassamento della previsione di esportazione di gas preventivata dal momento della stesura del bilancio preventivo della Federazione Russa, nel quale inizialmente è stata fissata la vendita all’Europa di 164 miliardi di metri cubi di gas ad un prezzo medio di 442 Dollari per mille metri cubi.

In seguito alle difficoltà registrate da parte di alcuni enti europei per onorare i contratti a causa della crisi dell’Euro, la quota è stata abbassata a 154 miliardi di metri cubi annui, per un prezzo medio di 415 Dollari per mille metri cubi. Come dichiarato da Medvedev, l’ulteriore abbassamento della quantità di gas esportato non sarà seguita da alcun ritocco delle tariffe.

Oltre che un calcolo economico, la manovra rappresenta anche una mossa strategica in chiave contrattualistica, dal momento in cui, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, essa potrebbe favorire Mosca nella risoluzione del ricorso esposto all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma da parte del colosso energetico polacco PGNiG contro Gazprom per il mancato abbassamento delle tariffe, che invece è stato concesso dai russi alle altre compagnie europee.

Evidenziando come questa condotta sia dettata da una natura politica volta a penalizzare un Paese osteggiato dal Cremlino, i polacchi hanno dichiarato di pagare le tariffe per il gas russo più alte di tutta Europa: circa 500 Dollari per Mille metri cubi. La diminuzione della quantità di gas esportato da Mosca potrebbe portare a una riconsiderazione della spesa imposta a PGNiG, e, così, risolvere automaticamente il ricorso.

L’alternativa azera alla dipendenza energetica dalla Russia

Le decisioni di Gazprom in merito a ritocchi contrattuali hanno ripercussioni considerevoli sulla situazione economica europea, in quanto il Vecchio Continente resta fortemente dipendente dal gas importato dalla Russia senza potere contare su fonti di approvvigionamento alternative. Una soluzione tuttavia è costituita dall’Azerbajdzhan, che ha varato un piano di aumento delle esportazioni del carburante estratto nel proprio territorio per cercare di acquisire quote considerevoli presso il mercato dell’Unione Europea, con cui sono già stati firmati dei pre-contratti.

Per diminuire la dipendenza dell’Europa dalla Russia, UE ed Azebajdzhan hanno progettato anche un piano per importare il gas centro-asiatico nel Vecchio Continente senza transitare per il territorio russo, che consiste nella costruzione di un’apposita rete di gasdotti: il Corridoio Meridionale.

Il primo tratto di questa iniziativa è il Gasdotto Transanatolico – TANAP – compartecipato dalle compagnie energetiche turca BOTAS, britannica British Petroleum, olandese Shell, e dall’azera SOCAR, che, come è stato evidenziato durante la presentazione ufficiale di martedì, 10 Aprile, a Baku, avrà la capacità di trasportare 60 Miliardi di metri cubi annui.

Matteo Cazzulani