LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: il Southsream presenta il suo Consiglio di Amministrazione

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 14, 2012

A capo dell’ente deputato alla costruzione del Gasdotto Ortososso e stato posto l’esponente della socialdemocrazia tedesca Henning Voscherau, mentre il monopolista russo, Gazprom, Sara rappresentato dai suoi due capi. I rischi sul piano dell’indipendenza energetica e della sicurezza nazionale per l’Italia.

Il Southstream riserva Poche sorprese ma tante significative conferme. Nella giornata di venerdì, 13 Dicembre, la compagnia South Stream Transport AG – realizzata per provvedere alla costruzione e alla successiva gestione dell’omonimo gasdotto che dalla Russia porterà gas direttamente in Europa Occidentale senza transitare per i Paesi del centro del Vecchio Continente – ha comunicato la composizione del suo Consiglio di Amministrazione.

Come ampiamente previsto, a capo del consorzio e stato posto l’ex-Sindaco di Amburgo, ed esponente di spicco della SPD tedesca, Henning Voscherau. Questa figura e stata fortemente voluta dai russi per la Presidenza del Southstream grazie al curriculum del tutto simile dal quello dell’ex-Cancelliere Gerard Schroder: un altro esponente di spicco della socialdemocrazia tedesca, attualmente al libro paga del Cremlino per la gestione di altri progetti energetici di Mosca.

A detenere la maggioranza nel Consiglio di Amministrazione della South Stream Transport e l’ente monopolista energetico russo, Gazprom, che possiede il 50% delle azioni, e che potrà contare sulla rappresentanza del suo Capo, Aleksej Miller, e del suo Vice-Capo, Aleksandr Medevedev.

Il colosso italiano ENI, con il suo 20%, ha nominato nel CdA del consorzio il proprio Amministratore Delegato, Paolo Scaroni, la compagnia Francese EDF, proprietaria del 15% delle azioni il Capo del Consiglio dei Direttori, Henri Proglio, e la tedesca BASF – anch’essa partner al 15% – il membro del suo organo esecutivo interno Harard Schwager.

“Il Southstream e un gasdotto destinato a rafforzare la partnership tra l’Unione Europea e la Russia in vista dell’ottenimento di cospicui profitti per ambo le parti” ha dichiarato Foscherau al momento del suo insediamento.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream e un progetto voluto da Mosca per aggirare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Romania, e Ucraina, e per accentuare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Federazione Russa.

Qualora il Southstream fosse realizzato, esso ostacolerebbe il piano di costruzione di un fascio di gasdotti per importare gas di provenienza azera in Europa progettato dalla Commissione Europea per diversificare le proprie forniture energetiche e diminuire la dipendenza dalla Russia: un fattore di alta rilevanza geopolitica che rischia di mettere a serio repentaglio l’indipendenza politica di Bruxelles nel Mondo, e la sicurezza nazionale dei singoli Paesi UE.

Il punto ucraino e il rischio per gli italiani in ambito economico e geopolitico

Tra le motivazioni che hanno accelerato la costruzione del Southstream vi e anche la difficoltà che i russi hanno incontrato nella realizzazione di una politica mirata all’ottenimento del possesso dei gasdotti ucraini.

Queste tubature sono l’anello di congiunzione con le condutture slovacche, slovene, austriache, tedesche e francesi, che sono già possedute parzialmente o totalmente da Gazprom, nonostante la legge UE vieti la gestione dei sistemi infrastrutturali dei paesi membri a enti deputati alla compravendita di gas e registrati al di fuori dell’Unione.

Sia con l’ottenimento della gestione dei gasdotti ucraini – a cui si e coraggiosamente opposta l’ex-Primo Ministro arancione, Julija Tymoshenko, ma che appare come sempre più probabile sotto l’Amministrazione dell’Attuale Presidente, Viktor Janukovych – sia con la realizzazione del Southstream, a pagare il prezzo più alto Sara l’Italia.

Dipendente unicamente dalle forniture di Mosca, privo di rigassificatori e di forme di approvvigionamento alternativo, come il nucleare, il nostro Paese non sarebbe in grado di approntare una politica energetica autonoma da quella legata alla Russia monopolista che possiede il controllo sia del carburante, sia delle infrastrutture deputate al suo trasporto: con inevitabili conseguenze in negativo sul piano economico, e geopolitico.

Matteo Cazzulani

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