LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ENI-GAZPROM: RIVELATE ALCUNE CLAUSOLE DELL’ACCORDO ENERGETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 10, 2012

Il monopolista russo ha concesso uno sconto retroattivo del 10% sul gas acquistato dal colosso italiano, il quale tuttavia sarà costretto a utilizzare i rimborsi per sanare la contravvenzione derivata dalla mancata importazione del tetto massimo di oro blu previsto dal contratto. Possibili ricorsi giudiziari internazionali per la regolamentazione delle tariffe doganali in base alle nuove clausole 

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico, ENI

Un guadagno economico messo in forse e uno strascico di ricorsi a livello giudiziario internazionale. Queste sono le conseguenze derivate dal rinnovo degli accordi tra il monopolista russo del gas, Gazprom, e il colosso energetico italiano, ENI, firmati lo scorso Primo di Marzo.

Secondo quanto dichiarato lunedì, 9 Aprile, nel corso della presentazione del bilancio annuale del Cane a Sei Zampe – che finora ha sottaciuto ogni dettaglio in merito al rinnovo di contratti di fondamentale importanza per la sicurezza energetica del nostro Paese – i russi avrebbero concesso uno sconto del 10% sul prezzo del gas non solo sull’oro blu importato dalla momento della stipula del nuovo accordo, ma anche su quello precedentemente acquistato dal 2011.

Come riportato dalle principali agenzie, il ribasso del tariffario applicato ai 17 Miliardi di metri cubi di gas importati nel 2011 potrebbe garantire a ENI la restituzione di 600 Milioni di dollari. Tuttavia, questa cifra non finirà nelle casse del colosso italiano, dal momento in cui dovrà essere utilizzata per estinguere il debito accumulato con Gazprom per via del mancato rispetto della clausola “prendi o paga”: che obbliga l’acquirente di San Donato ad importare un tetto massimo di oro blu indipendentemente dal suo utilizzo.

In seguito al taglio politico delle forniture di gas verso Occidente operato dalla Russia per costringere l’Ucraina a cedere a Gazprom il controllo dei propri gasdotti, lo scorso Febbraio l’Italia ha limitato le importazioni di oro blu russo dai 108,2 Milioni di metri cubi giornalieri pattuiti a soli 92,5%: un divario che ha portato l’ENI al di sotto della soglia massima stabilita per l’importazione di gas, e, nonostante la responsabilità dell’interruzione del gas non sia imputabile al Cane a Sei Zampe, ha fatto scattare l’ammenda per il mancato rispetto della clausola “prendi o paga”.

Inoltre, come riportato dall’autorevole Interfax, al pagamento della multa ai russi potrebbe sommarsi una serie di ricorsi giudiziari in sede internazionale: la revisione retroattiva del contratto con Gazprom comporta l’applicazione dello sconto del 10% anche sulle tariffe doganali imposte sul gas importato dall’ENI per tutto lo scorso anno, ma persino su di esse potrebbe valere la richiesta di indennizzo per l’inferiore quantità di oro blu acquistato rispetto ai parametri contrattuali.

L’Italia è il secondo Paese in Unione Europea dopo la Germania per quantità di gas importato dalla Russia, e l’ENI è legata a Gazprom da un contratto di partnership strategica che dal 2006 garantisce ai russi l’invio diretto nel territorio italiano di gas, da cui il nostro Paese dipende in maniera imprescindibile.

Nel 2009, il colosso di San Donato ha ottenuto dal monopolista russo un abbassamento del tariffario fino a 40 Dollari per mille metri cubi di gas e l’ammorbidimento dei parametri della clausola “prendi o paga”, ma il costo dell’oro blu importato dall’Italia si è sensibilmente innalzato negli anni successivi, arrivando a 330 dollari nel 2010 e a 410 nel 2011.

In seguito alla Guerra del Gas tra Russia e Ucraina del Febbraio 2012, e agli sconti contrattuali che Gazprom ha concesso alle principali compagnie energetiche del Vecchio Continente a partire del 2010, l’ENI ha riaperto le trattative per la revisione degli accordi, che si sono concluse lo scorso Primo di Marzo senza rendere noto nulla in merito ai dettagli dell’operazione.

Ancora incerta la contropartita

A rappresentare un interrogativo è la contropartita richiesta dai russi al Cane a Sei Zampe per le modifiche contrattuali. In passato, l’ENI è stata costretta alla cessione di ingenti quote di compartecipazione in importanti progetti energetici in diverse aree del pianeta, e nulla esclude che simile misura sia stata nuovamente richiesta dai russi.

Come ha riportato l’autorevole Gazeta Wyborcza, martedì,10 Aprile, il colosso di San Donato sta per cedere a Gazprom il suo pacchetto di azioni della raffineria tedesca di Schwedt: un’infrastruttura di fondamentale importanza per la sicurezza energetica tedesca ed europea, già posseduta per il 37% da un’altra compagnia russa, Transneft, dalla britannica British Petroleum, e dalla francese Total.

Inoltre, restano ancora incertezze sulla possibile cessione parziale o totale dei gasdotti del nostro paese al monopolista russo: un’opportunità tutt’altro che peregrina, dal momento in cui in cambio della concessione di sconti sulle tariffe alle principali compagnie europee – ottenute con procedure simili a quellerealizzate dall’ENI – Gazprom ha ricevuto la gestione di una parte importante del sistema infrastrutturale energetico di Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani

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