LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: PERCHE’ E’ IMPORTANTE NON CEDERE I GASDOTTI DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 12, 2012

Per reagire al monopolio della Russia sulla compravendita di gas, l’Ucraina ipotizza l’importazione di oro blu dalla Germania e lo sfruttamento in senso inverso delle proprie condutture. Il precedente della Polonia rende difficile la realizzazione del progetto, e l’egemonia del monopolista russo, Gazprom, sul Vecchio Continente, adesso forte anche nella Danimarca presidente di turno UE, mette a serio repentaglio l’indipendenza politica e la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea, con l’Italia in primo luogo

La rete dei gasdotti tra Russia, Ucraina e Polonia

Invertire il flusso dei gasdotti per ribaltare gli equilibri nelle trattative per il gas. Questa sarebbe la tattica approntata dall’Ucraina per cercare di ottenere uno sconto sulle tariffe per l’acquisto dell’oro blu dalla Russia, riportata dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnja nell’edizione di Domenica, 11 Marzo.

Secondo la ben informata fonte, il colosso energetico nazionale di Kyiv, Naftohaz, avrebbe ipotizzato lo sfruttamento dei propri gasdotti, che finora hanno trasportato il gas dalla Russia ai Paesi dell’Europa Occidentale, in senso inverso, ossia da ovest verso est. Ad avvalorare l’idea, sempre secondo il Dzerkalo Tyzhnja, sarebbe la stipula di un pre-accordo tra l’Ucraina e la compagnia tedesca RWE per l’importazione di oro blu dalla Germania.

Il progetto sulla carta appare sensato e realizzabile, sopratutto se mirato al rafforzamento della posizione contrattuale dell’Ucraina nei confronti della Russia. Tuttavia, come dimostra la situazione europea sul piano energetico, per la sua completa realizzazione potrebbe non bastare il solo accordo con RWE per l’acquisto del gas.

In cambio della concessione di uno sconto sulle forniture di oro blu, Mosca sta cercando di ottenere dall’Ucraina la cessione della gestione totale o parziale della rete dei gasdotti di Kyiv al monopolista energetico russo, Gazprom. Inoltre, la Russia da circa un anno ha attuato una campagna di rinnovo dei contratti con i maggiori enti europei, ai quali, in cambio del ritocco al ribasso delle tariffe, ha imposto opzioni sul controllo delle infrastrutture di diversi Paesi UE.

Finora, oltre che in Francia, i russi sono riusciti a realizzare questo piano in Germania, Slovacchia, Austria, e Slovenia: ossia in quei Paesi da cui il gas venduto dai tedeschi deve transitare per raggiungere l’Ucraina che, così, si troverebbe sempre a dover dipendere dal monopolista russo. Inoltre, la Russia ha avviato l’espansione contrattuale anche in Danimarca: Presidente di turno dell’Unione Europea.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Domenica, 11 Marzo, Gazprom ha firmato un memorandum d’intesa con la compagnia danese Dong Energy: leader nel settore dell’energia eolica, presente in diversi progetti energetici, oltre che a Copenaghen, anche in Svezia, Gran Bretagna, e Olanda. A margine dell’accordo, il Capo del monopolista russo, Aleksej Miller, ha sottolineato che il Cremlino è interessato alla partnership non solo con enti deputati alla compravendita di gas naturale, ma anche con compagnie impegnate nell’elaborazione di altre forme di energia, tra cui l’elettrico e l’eolico.

A testimoniare quanto è importante controllare i gasdotti, e rendere poco attuabile il piano dell’Ucraina, è il recente precedente polacco. Costretta a pagare la bolletta più alta per l’importazione del gas russo rispetto agli Paesi dell’UE, anche la Polonia ha deciso di acquistare oro blu dalla Germania e di trasportarlo nel proprio territorio per mezzo dello sfruttamento inverso del gasdotto Jamal-Europa.

Tuttavia, la compagnia EuRoPolGaz, padrona della conduttura e direttamente controllata da Gazprom, ha vanificato la convenienza dell’operazione con l’imposizione ai polacchi di una tassa di transito che ha vanificato la convenienza dell’affare con i tedeschi.

La situazione dell’Italia

Come dimostrato dai casi polacco e ucraino, per controllare la compravendita di gas nel Vecchio Continente spesso non basta mantenere il possesso delle materie prime, ma è utile anche la gestire le infrastrutture deputate al loro trasporto. Questa situazione interessa in primo luogo il nostro Paese, il quale, fortemente dipendente com’è dal gas russo, riceve l’oro blu acquistato da Mosca proprio attraverso l’itinerario slovacco-sloveno-austriaco.

Quando, per forzare le trattative con l’Ucraina per ottenere da Kyiv la cessione dei suoi gasdotti nazionali, la Russia, lo scorso Febbraio, ha tagliato l’invio di gas verso l’Europa Occidentale – per Mosca il controllo delle condutture ucraine è un passo fondamentale per collegare le proprie condutture a quelle già gestite in Slovacchia – l’Italia, a dispetto di quanto si è creduto, non è riuscita a compensare il deficit del carburante di Gazprom con le importazioni dall’Algeria.

Un rimedio alla totale dipendenza dell’Europa da un unico fornitore – situazione che mette a serio repentaglio non solo l’indipendenza politica, ma anche la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione Europea, con l’Italia in prima fila – sarebbe il piano di indipendenza energetica concepito dalla Commissione Barroso per importare gas dal Bacino del Mar Caspio con infrastrutture che non sono controllate da Gazprom.

Pur avendo già raggiunto accordi con Azerbajdzhan, Turkmenistan, Georgia e Turchia per l’acquisto e il trasporto di oro blu dal Centro-Asia, il progetto UE è contrastato da Germania e Francia, le quali, all’interesse generale di Bruxelles, preferiscono condurre una politica energetica autonoma, e assecondare la Russia monopolista con la sua politica di divide et impera, mirato a mantenere la propria egemonia nel Vecchio Continente.

In questo, anche l’Italia ha le sue responsabilità, in quanto, nonostante la forte dipendenza dall’unico fornitore russo, il colosso nazionale ENI è il principale partner di Gazprom nella realizzazione del Southstream: un gasdotto progettato sul fondale del Mar Nero per rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e la nostra Penisola, che ha lo scopo di neutralizzare la corsa dell’Unione Europea alle risorse del Centro-Asia e, così, impedire a Bruxelles la diversificazione le proprie forniture di gas naturale.

Matteo Cazzulani

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