LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

BROGLI ELETTORALI RENDONO VLADIMIR PUTIN ZAR DEL CREMLINO PER LA TERZA VOLTA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 5, 2012

Dissidenti e ONG locali indipendenti – privati di un proprio candidato – denunciano falsificazioni e irregolarità durante e dopo lo spoglio dei voti che, secondo la Commissione Elettorale Centrale, avrebbe confermato il ritorno alla presidenza dell’ex-Premier con il 63% dei consensi. Il neo-eletto Capo dello Stato promette una Russia forte protetta da ogni “provocazione destabilizzante”

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Niente di nuovo in Russia: Vladimir Putin vince le elezioni, i suoi giovani sostenitori occupano i siti nevralgici della capitale per impedire manifestazioni di dissenso, e l’opposizione – priva di un proprio candidato alla corsa presidenziale – denuncia brogli elettorali a dismisura. Sono le 7 del mattino – ora italiana – quando la Commissione Elettorale Centrale, giunta allo spoglio del 99% delle schede, ha certificato il ritorno al Cremlino di Vladimir Putin.

Premier uscente, Putin ha già ricoperto la carica di Capo dello Stato della Federazione Russa dal 2000 al 2008 – quando, per non cambiare la Costituzione, ha rinunciato a un terzo mandato consecutivo occupando la guida del governo, e ha posto sullo scranno presidenziale il suo fedele alleato, Dmitrij Medvedev.

“E’ una vittoria fondamentale per il nostro Paese, non cederemo a nessuno” ha commentato proprio Medvedev davanti ai militanti di Putin, radunati nella centralissima Piazza del Maneggio già a poche ore dalla chiusura dei seggi. “Ringrazio tutti coloro che hanno detto sì a una grande Russia, e hanno respinto le provocazioni politiche che mirano a distruggere lo Stato russo. Questa variante è irrealizzabile. L’ho detto, e così è stato. Vi ho promesso la vittoria, e abbiamo vinto” ha aggiunto Putin in lacrime.

Secondo le rilevazioni ufficiali, Putin ha ottenuto il 63,74% dei consensi, staccando di molto il comunista Gennadij Zjuganov, secondo con il 17,18%, e l’indipendente businessman Mikhail Prorokhov, terzo con il 7,81%. Lontani anche i rimanenti candidati: il nazionalista Vladimir Zhirinovskij ha ottenuto il 6,23% dei voti, mentre il socialdemocratico Sergej Mironov il 3,85%.

La vittoria, apparentemente schiacciante, è stata contestata dalla reale opposizione la quale, oltre ad avere evidenziato l’assenza di un candidato veramente indipendente dal Cremlino ed espressione diretta del dissenso alla verticale del potere di Putin, ha rilevato un alto numero di brogli elettorali, perpetrati sopratutto a Mosca, Pietroburgo e Jekaterinburg.

Come illustrato dal blogger Aleksej Naval’nyj, solo alle 15:30 i casi di falsificazione sono arrivati a 2712, e verso la chiusura dei seggi sono andati via via ad aumentare fino alla realizzazione della conta dei voti, durante la quale, anche secondo le associazioni indipendenti Golos e Osservatore Civico, il lavoro dei giornalisti e degli osservatori elettorali è stato ostacolato in diverse sezioni elettorali.

Nello specifico, le associazioni hanno denunciato l’organizzazione dei cosiddetti “caroselli” – il trasporto degli elettori da un seggio all’altro per votare più di una volta – la consegna ad alcuni votanti di più di una scheda, e lo spegnimento all’inizio della conta dei voti delle telecamere che il Cremlino ha installato in ogni sezione per consentire ai cittadini di monitorare da sé la “regolarità” delle operazioni.

Di diverso avviso sono la Commissione Elettorale Centrale, che ha registrato solo 36 denunce di irregolarità, e le Autorità cittadine di Mosca, che, dopo avere ridotto il centro della Capitale in stato d’assedio, hanno riservato le principali piazze moscovite esclusivamente per i meeting della gioventù filo-putiniana: de facto costringendo le opposizioni a manifestare solo il giorno successivo.

L’unica nota di colore risulta la protesta delle FEMEN. Le monelle ucraine, note per condurre le loro proteste seminude, si sono presentate presso il seggio dove ha votato Putin e, a torso nudo, hanno contestato la scelta del Premier di ricandidarsi per la terza volta alla presidenza della Federazione Russa. Dopo essere state bloccate senza complimenti dalle forze di polizia, le manifestanti sono state inviate in commissariato: pronte per il rimpatrio in Ucraina e la condanna al pagamento di una multa.

Un pericolo per l’Europa

Certificato un dato elettorale tutt’altro che inaspettato, resta ora da riflettere sul senso che la rielezione di Putin alla Presidenza della Russia ha per gli equilibri geopolitici, sopratutto in relazione all’Occidente. Stando alle promesse pre-elettorali, Putin punta sulla costituzione di una “grande Russia” cementata internamente attorno al nucleo nazionale russo e, sul piano estero, pronta a rilanciare la propria presenza nel Mondo come superpotenza globale.

Per realizzare questa seconda via, Mosca ha intensificato la propria egemonia energetica, e si è fatta promotrice dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione economico-politico con cui il Cremlino – seguendo specularmente il modello della CEE e dell’Unione Europea – intende assoggettare i Paesi dell’ex-Unione Sovietica, e, così, rendere la Federazione Russia un soggetto para-imperiale.

Questo scenario ha particolari risvolti proprio sull’Unione Europea, che Mosca considera il primo avversario da neutralizzare per certificare il re-ottenimento dello status di superpotenza mondiale. Per questa ragione, non c’è da meravigliarsi se la Russia implementerà la propria politica energetica con la continuazione del processo di stipula di contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell’UE e, sopratutto, con la rilevazione del controllo totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente.

Di pari passo, il rafforzamento dell’Unione Eurasiatica – a cui già hanno aderito Kazakhstan, Bielorussia e Kyrgystan – e la sua estensione a Paesi dell’Europa Orientale come Ucraina e Moldova sancirà il rafforzamento della connotazione imperiale del Cremlino e, nel contempo, affogherà una volta per tutte le speranze di riscossa per l’Europa: sempre più in preda a una crisi economica, e relegata ai confini di un Mondo oggi dominato da Cina, India, Brasile e Sud Africa – e, per l’appunto, anche da Mosca.

Se non è già troppo tardi, l’unica speranza per risollevare la situazione dell’Unione Europeaè il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti d’America, e la costituzione di un forte blocco occidentale che, ispirato ai principi della democrazia, del libero mercato, della divisione dei poteri, e del rispetto dei diritti umani e della libertà del singolo cittadino – nel pieno rispetto delle minoranze e del pluralismo di opinione – possa concorrere con i colossi economici laddove questi ultimi sono deboli e maggiormente arretrati rispetto all’Occidente.

Per questa ragione, l’unica risposta che gli europei possono dare ai brogli elettorali in Russia è un cambio radicale della propria prospettiva culturale: coniugare uno storico europeismo, che finora ha portato alla costituzione dell’Unione tra stati divisi da secoli di odi e divisioni, con un pragmatico atlantismo, maggiormente aderente al Mondo di oggi, in cui gli equilibri geopolitici non sono più decisi a Washington, Londra o Bruxelles, ma a Pechino, Nuova Delhi, Mosca e Brasilia.

Matteo Cazzulani

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: