LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

PATTO FISCALE UE: FRANCIA E POLONIA AL BRACCIO DI FERRO DIPLOMATICO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 1, 2012

Parigi e Varsavia si scontrano sulla modalità di convocazione dei vertici, e ripresentano la divisione dell’Unione Europea tra i Paesi Occidentali – favorevoli al restringimento dell’ambito decisionale all’asse franco-tedesco – e quelli Centrali – a sostegno del maggiore coinvolgimento di tutti gli Stati del Vecchio Continente. La mediazione del Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, propone nuove regole, ma lascia irrisolti vecchi problemi.

Il Premier polacco, Donald Tusk

Nuove regole, vecchie divisioni. Nella giornata di lunedì, 30 Gennaio, i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea hanno varato le regole del nuovo Patto Fiscale UE: provvedimento necessario per regolamentare l’economia del Vecchio Continente, oggi in piena crisi.

Il documento, accettato da tutti i Paesi eccetto Gran Bretagna e Repubblica Ceca – Praga ha legato l’adesione al voto del Parlamento – prevede l’imposizione ai singoli Stati dell’obbligo del pareggio di bilancio, ne consiglia l’inserimento nelle Costituzioni Nazionali, istituisce sanzioni per quelle economie statali il cui deficit supera il 3% del PIL, e pone la ratifica del Patto Fiscale come condicio sine qua non per l’ottenimento di un prestito massimo di 500 Milioni di Euro dal fondo ESM: varato apposta per salvare i Paesi di Eurolandia.

Vero e proprio pomo della discordia nelle trattative non sono state tanto le clausole, quanto il capitolo riservato alla convocazione dei vertici europei, in cui è riemerso il tradizionale scontro tra i Paesi Occidentali e quelli Centrali: rappresentati rispettivamente da Francia e Polonia.

Parigi – fedele alla tradizionale visione di un’Europa delle Nazioni, con istituzioni europee deboli ed una Commissione con poteri limitati – ha proposto la convocazione di due summit distinti. Quello dei Paesi che hanno adottato l’Euro, in cui discutere le tematiche più importanti per la sopravvivenza dell’economia dell’UE, e quello di tutti i 27 Stati dell’Unione Europea: riservato a tematiche di secondaria importanza.

Fin da subito, contraria si è dichiarata la Polonia, la quale, a nome di tutti i Paesi che non hanno ancora adottato la moneta unica, ha evidenziato l’importanza di coinvolgere nei vertici decisionali – anche solo come semplici osservatori – tutti gli Stati dell’Unione Europea: per lo meno, quelli che, come Varsavia, hanno dichiarato l’intenzione di adottare l’Euro quanto prima.

Per scongiurare il varo di un'”Europa a due velocità”, Varsavia ha attuato un pressing diplomatico presso i principali alleati di Parigi. Il Premier polacco, Donald Tusk, ha incontrato il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, il Primo Ministro italiano, Mario Monti, ed il Cancelliere tedesco, Angela Merkel: alleata di ferro del Presidente francese, Nicolas Sarkozy, che, a sua volta, è rimasto inamovibile nelle sue posizioni.

Come riportato dalla ben informata Gazeta Wyborcza, a risolvere l’impasse è stato il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy: il belga, su suggerimento della Merkel, ha proposto la convocazione di tre differenti tipologie di vertice europeo secondo un criterio tematico.

I summit dedicati alla cooperazione nella Zona Euro e al funzionamento del fondo ESM, da convocare due volte l’anno, saranno riservati ai 17 Paesi che hanno adottato la moneta unica – Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Grecia, Estonia, Slovacchia, Slovenia, Austria, Finlandia, Cipro e Malta – mentre a quelli riguardanti le modifiche al Patto Fiscale, da convocare almeno una volta all’anno, saranno invitati anche gli Stati che hanno accettato, e ratificato, il Patto Fiscale – Polonia, Ungheria, Svezia, Lituania, Lettonia, Danimarca, Romania, e Bulgaria.

Entrambe le tipologie di vertice dovranno essere convocate solo dopo una riunione dei Capi di Stato e di Governo di tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea – quindi, con la partecipazione di Gran Bretagna e Repubblica Ceca.

Da cambiare è la mentalità

Seppur intricata, la proposta di Van Rompuy è stata, alla fine, accettata, non senza lasciare più amaro in bocca che altro ai due principali contendenti. Sarkozy ha evidenziato come il compromesso non costituisca un'”Europa dalle tre velocità”, bensì “un’UE dalle tre diverse integrazioni”: monetaria, fiscale, e politica.

Da parte sua, Tusk ha illustrato come l’accordo non soddisfi appieno le richieste della Polonia, ma, nel contempo, ha ritenuto la sua accettazione un gesto di forte europeismo da parte di Varsavia.

La querelle sui trattati ha dimostrato quanto l’Europa sia ancora divisa al su interno tra Paesi che sostengono il restringimento dell’ambito decisionale all’asse franco-tedesco, e Stati – maggiormente consapevoli della problematica secondo un’ottica globale – favorevoli al coinvolgimento di tutta l’Unione Europea.

Secondo questi ultimi, le realtà del Vecchio Continente sono legate l’un l’altra a doppio filo da un’economia comune, che andrebbe estesa anche ai Paesi dell’Europa Orientale: Moldova, Ucraina, Bielorussia e Georgia.

Diversi commentatori hanno salutato con favore l’accordo sul Patto Fiscale UE, ed evidenziato l’importanza della sua urgente applicazione per sollevare l’economia del Vecchio Continente da una crisi monetaria che, in un Mondo dominato da Cina, India, Brasile e Russia, ha relegato Bruxelles alla periferia del Pianeta.

Tuttavia, per rilanciare in maniera efficace l’Unione Europea, non devono essere riviste solo le regole, ma, sopratutto, la mentalità: nell’economia globale di oggi, per l’Europa non vi è altra scelta che basare la propria ristrutturazione su collegialità, inclusione, coesione ed allargamento.

Matteo Cazzulani

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