LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

“LETTERA AL DITTATORE”: JULIJA TYMOSHENKO SCRIVE A VIKTOR JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 27, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica invita il Presidente ucraino ad arrestare le velleità autoritarie, non rinunciare all’integrazione europea, e salvaguardare i gasdotti del Paese, senza cedere alle pretese della Russia. Conferma ai timori dell’ex-Primo Ministro, detenuta in isolamento dopo un processo farsa, da parte del Capo del monopolista russo, Gazprom

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Una sottile ironia mista ad un triste realismo. Questo lo stile utilizzato da Julija Tymoshenko per rivolgersi al Presidente, Viktor Janukovych, nella “Lettera al Dittatore”: documento, dettato direttamente dalla cella in cui la Lady di Ferro ucraina è costretta alla detenzione in seguito ad una condanna politica, con cui la Leader dell’Opposizione Democratica ha invitato il Capo di Stato ad abbandonare ogni tentazione autoritaria, prestando maggiore attenzione alla condizione del Paese in un momento particolarmente delicato.

“Nessun politico parla mai chiaramente, ma non Lei menta così spudoratamente quando cerca di convincere la comunità internazionale di non avere nulla a che fare con la magistratura – ha scritto l’ex-Primo Ministro, convinta che la responsabilità della sentenza a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio, maturata in seguito ad un processo di primo grado ed un Appello in cui la difesa è stata privata di ogni diritto, ricada tutta sul Presidente: intenzionato ad eliminare i principali oppositori – ho studiato l’anatomia dei regimi autoritari, e so che la figura del dittatore, malgrado l’apparenza, è debole e vittima del terrore: l’unico sentimento da cui non si stacca mai”.

Particolare attenzione è stata posta alla situazione internazionale, con un’Ucraina sempre più isolata a livello internazionale. Nella lettera, pubblicata dalle principali agenzie di stampa, Julija Tymoshenko ha ribadito come per Kyiv la priorità debba essere l’Integrazione Europea e, con essa, il varo di ogni forma di collaborazione con Bruxelles ed il Mondo occidentale. Tutto il contrario di quanto fatto da Janukovych, che, lo scorso 19 Dicembre, non è riuscito ad ottenere la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Questo storico documento, con cui l’Unione Europea avrebbe riconosciuto alla parte ucraina il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera, è stato congelato dalle autorità europee proprio in seguito all’ondata di repressione politica che, oltre alla Tymoshenko, ha portato in carcere e tribunale una decina di esponenti del campo arancione, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

“Non so quanto capisca di politica internazionale, ma l’Euro 2012 non è l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, bensì un campionato di calcio [la rassegna sportiva europea, che, nel Giugno 2012, sarà ospitata da Polonia ed Ucraina: peraltro, ottenuto nel 2009 proprio dall’ultimo governo Tymoshenko, n.d.a.] Con la mancata firma del documento, Lei ha riportato indietro il Paese di un decennio, badando solo ai suoi interessi personali, e non a quelli della nazione. Ogni allontanamento dall’Europa – ha continuato – aumenta la Sua debolezza e, con essa, quella dell’Ucraina a livello internazionale. Un partner debole è comodo per tutti – ha terminato – sopratutto alla Russia, con cui Lei crede di potere giocare alla pari”.

Il riferimento della Leader dell’Opposizione Democratica è, ovviamente, alla questione energetica. L’Amministrazione Janukovych ha richiesto la revisione al ribasso del contratto per l’importazione di gas dalla Russia, che, ad oggi, impone all’Ucraina il medesimo tariffario applicato ai Paesi dell’Unione Europea – eccetto Germania, Francia, Italia, e Grecia: Stati, notoriamente filo russi, a cui il monopolista di Mosca, Gazprom, ha concesso sconti per mantenere a sé legate Parigi, Berlino, Roma ed Atene.

Nel Maggio 2010, il Presidente ucraino ha concesso il prolungamento della permanenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042 in cambio di uno sconto promesso, ma mai applicato. Nonostante tale episodio, nel mese di Novembre le trattative sono state riaperte, ma allo stato attuale, come ammesso dallo stesso governo ucraino, sono arenate ad un punto morto.

“Lei ha ceduto Sebastopoli [città della Crimea, sede della Flotta Russa del Mar Nero, n.d.a.] in cambio di gas a buon mercato. Ora vuole persino consegnare i nostri gasdotti ai russi per la medesima promessa – ha scritto la Tymoshenko – non svenda il patrimonio infrastrutturale energetico dell’Ucraina: è l’unica risorsa che è rimasta al Paese. Se la invitano in Russia in incontri anche privati [come quello nella tenuta presidenziale di Gorky dello scorso 20 Dicembre, in cui Janukovych ha discusso con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, proprio di questione energetica, n.d.a.] è solo perché al Cremlino interessano le nostre condutture”.

Le pretese di Gazprom danno ragione alla Leader dell’Opposizione Democratica

A sostegno dell’appello della Leader dell’Opposizione Democratica – che ha firmato “Julija Tymoshenko, Camera numero 260, dove Lei stesso mi ha rinchiusa, del Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj” – le dichiarazioni del Capo di Gazprom, Aleksej Miller: secondo cui proprio i gasdotti ucraini potrebbero giocare un ruolo importante per sbloccare le trattative, e concedere all’Ucraina il tanto aspirato sconto sull’oro blu.

Come evidenziato all’agenzia Interfax-Ukrajina, dalle trattative tra Mosca e Kyiv dipende la costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino, progettato da Gazprom – in collaborazione con il colosso italiano ENI, le compagnie tedesche E.On e Wintershall, quella francese EDF, la greca DEPA, e quelle nazionali di Macedonia e Serbia – sul Fondale del Mar Nero per rifornire di gas direttamente gli acquirenti dell’Occidente del Vecchio Continente, bypassando Paesi politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Romania, Stati Baltici – tutti e cinque membri UE – Moldova e, appunto, Ucraina.

Difatti, Mosca a più riprese ha illustrato come l’unica possibilità per evitare tale infrastruttura sia la cessione a Gazprom della gestione diretta delle infrastrutture energetiche ucraine. Secondo l’Opposizione Democratica e diversi osservatori internazionali, tale soluzione porterebbe alla piena sottomissione di Kyiv a Mosca, sopratutto in un’area del Mondo dove il controllo di gas e gasdotti è sinonimo di piena egemonia politica.

Matteo Cazzulani

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