LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

HOLODOMOR: IL MONDO RICORDA IL GENOCIDIO DEGLI UCRAINI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2011

Il 26 Novembre è la giornata mondiale del ricordo della Grande Fame, perpetrata dal regime staliniano per eliminare il popolo ucraino da terre storicamente ambite dai russi. L’importanza di una pagina nera della storia europea, politicamente scorretta secondo la vulgata sovietica

Commemorazioni dello Holodomor a Kyiv

Spesso le parole hanno un’importanza ben maggiore della semplice comunicazione, anche a costo di essere noiosi, pedanti, e ripetitivi. Nella giornata di Sabato, 26 Novembre, il Mondo intero ricorda lo Holodomor: genocidio del popolo ucraino per mano del regime staliniano che, nell’ambito della collettivizzazione forzata delle terre, tra il 1932 ed il 1933 ha ucciso per fame circa 7 milioni di piccoli proprietari terrieri e contadini, rei di non appartenere né alla classe operaia, né ad una popolazione mansueta dinnanzi al giogo russo.

A dimostrazione del carattere nazionale della barbarie sono le regioni in cui lo Holodomor è stato acutamente organizzato: le Oblast’ di Donec’k, Dnipropetrovs’k, Kharkiv, Poltava, Kherson, Kyrovohrad, Mykolajiv, Cherkasy, Zaporizhzhja, e persino il Kuban – oggi geograficamente nella Federazione Russa – terre popolate da ucraini che i sovietici, riprendendo la politica zarista, hanno voluto russificare per legittimare il proprio dominio, dapprima con deportazioni forzate, poi con la morte per fame.

Sulle modalità di esecuzione, le testimonianze che ancor oggi si possono raccogliere in molti villaggi dell’Ucraina sono tanto chiare quanto agghiaccianti. I villaggi venivano sistematicamente isolati dai soldati dell’Armata Rossa, le vie di comunicazione presidiate, il bestiame ed ogni altro genere di conforto confiscato. Nessuna necessità di sparare, salvo quando qualche ucraino veniva scoperto con delle sementi, magari accuratamente nascoste persino nel risvolto dei calzoni.

Dettagli atroci che, ancor oggi, devono essere del tutto riabilitati. Duole constatare come non solo i libri di storia dell’Europa Occidentale – con l’eccezione di quelli britannici – continuino sistematicamente ad ignorare questo genocidio di un popolo del Vecchio Continente, ma, di recente, come persino le stesse Autorità ucraine – molto probabilmente in sudditanza psicologica di Mosca – abbiano declassato la Grande Fame ad una “grande tragedia che ha accomunato russi, bielorussi ed ucraini”.

Queste sono state le parole del Presidente, Viktor Janukovych nel maggio del 2010 presso un Consiglio d’Europa esterrefatto tanto quanto gli stessi ucraini che, immediatamente, hanno preso le distanze dalle parole del loro Capo di Stato, altresì apprezzate da una sinistra al caviale che, molto influente nella cultura europea, ben si astiene nel permettere l’insegnamento nelle scuole dell’ennesimo genocidio compiuto da Stalin e, più in generale, dall’Unione Sovietica.

Dunque, lo Holodomor è una pagina politicamente scorretta, da non leggere perché scomoda e pericolosa, oppure da raccontare in modo parziale e distorto. Una tentazione che, in qualche modo, ha colpito anche chi scrive, dimentico di precisare che quella del 1932-33 non è che la seconda ondata della Grande Fame. Prima di essa vi fu quella del 1920-1921, all’indomani della Rivoluzione Bolscevica, mentre la terza avvenne tra il 1946 ed il 1947, dopo un Secondo Conflitto Mondiale in cui, attaccati da comunisti e nazisti, quello ucraino è stato tra i popoli più duramente colpito.

A riconoscere la Grande Fame come genocidio del popolo ucraino è stata la Verkhovna Rada all’indomani dell’Indipendenza nel 1991, ma solo un decreto firmato dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, ha istituzionalizzato la ricorrenza.

Nonostante l’indifferenza delle autorità odierne, a Kyiv, ed in altre città ucraine, è prevista la classica veglia di preghiera, con l’accensione pubblica di una candela alle 16: quando il sole è già tramontato, e l’unica luce visibile è quella del simbolo della Grande Fame. Come ogni anno, a tale iniziativa partecipa anche la diaspora ucraina nel Mondo, spesso sostenuta dalle comunità locali, per nulla insensibili alla ricorrenza.

Una candela per battere lil silenzio

Forse, nel privato di ciascuno, non sarebbe una cattiva idea l’accensione di una candela anche in ogni famiglia italiana: così come questo articolo, non servirà alla riabilitazione delle vittime innocenti, ma sarà un segno di maturità civile che, si spera, possa spingere un Vecchio Continente sempre più attaccato al gas di Putin, piuttosto che ai valori dell’Occidente, a fare finalmente i conti con il proprio passato, ed a riconoscere anche quegli episodi della storia politicamente scorretti.

Una lettura onesta della storia è condizione fondamentale non solo per il rafforzamento di una comune coscienza europea, ma anche per la crescita della generazione del domani, chiamata ad affrontare tempi che, sul piano internazionale, si prospettano assai complicati.

Matteo Cazzulani

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