LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

PIU NUCLEARE, MENO GAS: LA FORMULA CECA PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA DAL CREMLINO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 4, 2011

La Repubblica Ceca rafforza l’atomo, ed indice un’appalto per la costruzione del reattore più costoso della sua storia su cui favorita è una compagnia USA. La Serbia richiede l’ingresso nel consorzio AGRI per diminuire la totale dipendenza dal gas russo. La Polonia, per evitare condizioni onerose, acquista oro blu di Russia dalla Germania dopo che esso è transitato per il suo territorio

Il presidente serbo, Boris Tadic

Praga con l’atomo, Belgrado con la politica delle mille opzioni, e Varsavia con le acrobazie contrattuali, in attesa che l’UE si svegli ed approvi la politica energetica comune. Queste sono le soluzioni adottate tra differenti Paesi dell’Unione Europea per ridurre in tempi brevi la dipendenza dal gas russo.

Nella giornata di mercoledì, 2 Novembre, il governo ceco ha comunicato l’intenzione di rafforzare il settore dell’energia nucleare con la costruzione di un imponente reattore a Temelin, visto come imprescindibile infrastruttura per limitare il consumo di oro blu, che la Repubblica Ceca acquista a stragrande maggioranza dalla Russia.

Una scelta contraria a quella della Germania – con cui una delle realtà più forti in Europa ha abbandonato l’atomo, ed ora si trova in toto dipendente dal ricatto politico ed energetico di una Russia dalle rinate velleità imperiali – su cui Praga procede a passo sicuro: la compagnia nazionale CEZ ha comunicato non solo la data di fine dei lavori ed il costo – il più caro nella storia della Repubblica Ceca – rispettivamente il 2013 ed 8 Miliardi di Euro, ma anche le società partecipanti all’asta di assegnazione dell’appalto.

Favorita è l’americano-nipponica Westinghouse, specializzata nella costruzione di reattori di grande dimensione in Asia, la cui scelta avrebbe non solo un valore tecnico, ma sopratutto politico, dal momento in cui ad essere scartata sarebbe il consorzio MIR, ceco di registrazione ma compartecipato dai russi. Terzo concorrente è la francese Areva, che può contare sull’esperienza nell’ambito del mercato UE – la società transalpina è attiva per lo più nel Vecchio Continente, ed ha maggiore dimestichezza con la legislazione di Bruxelles – ed una scelta che, qualora ricadesse su di esso, dimostrerebbe il riorientamento della posizione internazionale di Praga su posizioni più europeiste e meno atlantiste.

Chi sta pensando all’indipendenza politica dalla Russia è anche la Serbia: tradizionale alleato di ferro di Mosca nei Balcani che, prossima all’integrazione nell’Unione Europea, sembra essersi resa conto della scarsa convenienza nell’acquistare oro blu russo unicamente dal tragitto terrestre Ucraina-Ungheria. Sempre il 2 Novembre, il Primo Ministro Serbo, Borys Tadic, ha dichiarato l’intenzione di aderire al consorzio AGRI – formato da Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria per rifornire il Vecchio Continente di energia senza dipendere dai diktat del Cremlino – malgrado i contratti leghino Belgrado in toto a Mosca.

Una politica della multilateralità accolta con favore dal Presidente romeno, Traian Basescu, che ha illustrato come la partecipazione di un Paese nel cuore dei Balcani favorisca la realizzazione di un complesso progetto che vede il trasporto di gas via terra dal Mar Caspio in Georgia, poi, mediante la costruzione di rigassificatori, dritti in Romania, dove all’oro blu centro asiatico sarà aggiunto gas metano estratto in Ungheria.

Gas da Est comprato ad Ovest

Se quella serba è una dichiarazione di intenti, che ancora deve essere realizzata, c’è chi sta sfruttando tutte le clausole contrattuali per sfuggire al ricatto energetico dei russi, anche a costo di sfidare le leggi della fisica e della logica geografica. A prezzo più conveniente, la compagnia energetica polacca PGNiG ha comunicato d’ora in poi l’acquisto dalla Germania del gas di Mosca precedentemente transitato per la Polonia: una possibilità prevista dai contratti che gli enti polacchi e tedeschi hanno firmato con il monopolista russo, Gazprom, il quale per motivi politici obbliga l’ostile Varsavia a pagare il gas a prezzi notevolmente più alti rispetto a quelli imposti alla più lontana geograficamente ed accondiscendente Berlino.

Paradossi della politica energetica del Cremlino, a cui la Polonia ha risposto con un altro paradosso, in attesa della costruzione del rigassificatore di Swinoujscie – con cui Varsavia rifornirà anche il resto dell’Europa di oro blu da Norvegia, Qatar ed Irak – e del ricorso all’Arbitrato di Stoccolma per la revisione al ribasso del contratto con Gazprom. Senza tralasciare il generoso ed arduo ruolo con cui la Presidenza di turno polacca, assieme alla Commissione Barroso, si sta battendo per il varo di una comune politica energetica dell’Unione Europea, a cui palesemente si oppongono non solo le singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale – comprate da Gazprom con costi di favore e contratti a lungo termine – ma anche l’asse franco-tedesco: tradizionalmente filo-russo, e, in preda a pubbliche dimostrazioni di meschinità nei confronti di chi lotta contro la bancarotta – si pensi ai sorrisi di Merkel e Sarkozy in merito all’Italia – incapace di comprendere le reali priorità di un Unione Europea che non finisce nella zona euro, ma comprende anche le ben più salde economie di Europa Centrale e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

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