LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA DICE NO AL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 27, 2011

Bruxelles non concede l’esenzione dalle leggi comunitarie al gasdotto ortodosso, progettato da Mosca per mantenere il monopolio sulle forniture di gas al Vecchio Continente. Il Parlamento Europeo continua i negoziati con l’Ucraina malgrado la svolta autoritaria e le scelte filo russe del Presidente, Viktor Janukovych. L’unità comunitaria come unica soluzione vincente

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Mentre qualcuno se la ride – e spacca il Continente – ed altri sono alle prese con guai interni a livello politico ed economico, a Bruxelles c’è chi ancora lavora per un’Europa davvero forte, sicura, e competitiva. Nella giornata di lunedì, 24 Ottobre, la Commissione Europea ha rigettato la proposta del monopolista russo, Gazprom, di inserire il gasdotto Southstream tra le infrastrutture trans-europee: uno status che avrebbe garantito alla conduttura sottomarina – realizzata dalla Russia, in collaborazione con il colosso energetico italiano ENI, le compagnie tedesche Wintershall ed RWE, la francese EDF, e quelle nazionali di Macedonia, Grecia, Serbia, e Slovenia, con il preciso scopo politico di aggirare Paesi invisi a Mosca, come Ucraina, Moldova, Romania, e Polonia – l’esenzione dall’osservanza del Terzo Pacchetto Energetico UE.

Dunque, un vero e proprio salvataggio dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente, dal momento in cui il documento prevede per tutti i Paesi UE – inclusi Balcani, Moldova, ed Ucraina – la liberalizzazione dei mercati del gas, la messa in comunicazione delle reti del trasporto dell’oro blu, ed il divieto di gestione in regime di monopolio delle condutture: regole a cui anche il Gasdotto Ortodosso – come è stato ribattezzato il Southstream – dovrà attenersi. Inoltre, con tale decisione la Commissione Europea ha dato un chiaro segnale di sostegno al Nabucco, la principale delle condutture del Corridoio Meridionale: una rete di gasdotti progettata sul fondale del Mediterraneo per l’importazione di gas centro asiatico senza transitare per il territorio russo.

Ma la partita per l’indipendenza dell’Europa da una Russia sempre più imperialista ha riguardato anche il sottile terreno della Diplomazia. Martedì, 25 Ottobre, il Parlamento Europeo ha deciso di continuare il dialogo per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina, malgrado le condanne politiche e le repressioni ai danni di giornalisti ed esponenti dell’Opposizione Democratica – tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: entrambi reclusi nel carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj – da parte del Presidente, Viktor Janukovych: di recente sempre più vicino alla Russia di Putin, con cui ha firmato il varo di una Zona di Libero Scambio CSI che allontana Kyiv da Bruxelles.

La decisione dell’Europarlamento è frutto di un compromesso dopo ore di dibattito tra due correnti di pensiero: Partito Popolare Europeo ed Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei hanno proposto il congelamento dell’Accordo fino a prove tangibili di rispetto dei valori democratici da parte delle Autorità ucraine, mentre Conservatori e Riformatori Europei, Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, e Verdi hanno sostenuto la subordinazione delle questioni politiche interne a Kyiv alle necessità di politica estera di Bruxelles. Alla fine, la bozza di risoluzione, che sarà votata nelle prossime sedute, da un lato stabilisce la continuazione delle trattative, dall’altro invita le Autorità ucraine a garantire a Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko processi giusti e partecipazione alla vita politica.

Tali compromessi oggi sono fondamentali per la sopravvivenza di un’Europa sempre più provincia in un Mondo globalizzato in mano a tigri emergenti ed orsi del gas: l’indipendenza da Mosca e l’integrazione europea dell’Ucraina – e, con essa, di tutta l’Europa Orientale: Georgia, Bielorussia, e Moldova – è condizione imprescindibile per la sicurezza e la competitività di un Vecchio Continente che ad Est vede il ritorno di una Russia dalle rinate velleità imperiali, dirette proprio contro Bruxelles: i recenti accordi per la Zona di Libero Scambio CSI, ed il rafforzamento dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, sono ben più di un campanello d’allarme circa l’intenzione del Primo Ministro russo, Vladimir Putin – prossimo Presidente – di ristabilire il dominio di Mosca sull’ex-URSS, e di dare una zampata alla barcollante UE per realizzare i già proclamati piani eurasiatici.

Perché Cameron è più europeista di Sarkozy

Chi in Europa lo ha capito, purtroppo, è stato sbeffeggiato dall’irritante ironia che ha colpito anche il Premier italiano, Silvio Berlusconi: come rivelato dall’autorevole Guardian, il Presidente Francese, Nicolas Sarkozy, avrebbe invitato a tacere il Primo Ministro inglese, David Cameron – alle prese con il tentativo, poi sventato, tutto interno ai conservatori britannici di indire un referendum per l’uscita di Londra dall’UE – per avere richiesto la compartecipazione dei Paesi non-euro alle decisioni comunitarie per il salvataggio delle economie di Grecia ed Italia – e, con esse, dell’intera Unione Europea. Una posizione, quella del Leader tory, che fa della Gran Bretagna di oggi un Paese paradossalmente molto più europeista dell’asse franco-tedesco: favorevole ad una divisione dell’Unione Europea di cui a trarre vantaggio è solo lo zar del gas.

Difatti, di recente Cameron ha sostenuto le posizioni in politica energetica ed estera dei Paesi dell’Europa Centrale, tra cui la Polonia – dei tanto temuti dai francesi idraulici – oggi presidente di turno UE: eccezion fatta per l’esercito comune europeo e l’aumento del bilancio comunitario – voluti da Varsavia ma rigettati da Londra – la Gran Bretagna ha supportato attivamente la liberalizzazione dei mercati continentali, l’estensione del Terzo Pacchetto Energetico a Balcani, Moldova, ed Ucraina, e la continuazione del processo di integrazione dell’Europa Orientale, senza mai cedere sul rispetto dei diritti umani e della democrazia. Una condotta che, seppur relegata all’ambito Diplomatico, meriterebbe plauso ed apprezzamento, più che sogghigni meschini ed inviti al silenzio.

Matteo Cazzulani

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