LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO INTERNO DEL GAS: ECCO LA RISPOSTA DELLA POLONIA ALLA DIPENDENZA ENERGETICA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 4, 2011

Il Sejm approva un progetto di legge per la diminuzione del monopolio della compagnia statale PGNiG nel mercato interno, in pieno accordo con il Terzo Pacchetto Energetico UE. Per il medesimo motivo, la Lituania alle prese con una guerra giudiziaria con Gazprom, sempre più forte nell’ovest europeo ed in un’Ucraina in preda a repressioni politiche, e, per questo, sempre più isolata

La Leader dell'Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo per gli accordi del gas

Alla sete di gas, diverse risposte, con una Polonia sempre più leader proprio durante la presidenza UE. Nella giornata di giovedì, Primo di Settembre, il Parlamento polacco ha dato il primo via libera alla liberalizzazione del settore energetico interno con un progetto di legge che consente ad ogni compagnia dell’Unione Europea l’acquisizione di una parte delle quote di gas controllate dal colosso nazionale, PGNiG, operante in condizione di monopolio.

Il documento, approvato al Sejm, ed ora in attesa del voto del Senato, proietta Varsavia al primo posto tra i Paesi del Vecchio Continente che hanno recepito, ed attuato, i principi del Terzo Pacchetto Energetico UE, ovvero – nell’ambito della diversificazione delle forniture di gas europee, voluta dalla Commissione Barroso – la liberalizzazione del controllo dei gasdotti nei 27 Stati dell’Unione.

Per la Polonia in particolare, tale DDL rappresenta una necessità in seguito al fallito tentativo di rinegoziazione con il monopolista russo, Gazprom, di un oneroso contratto che la obbliga all’importazione annua di 9 miliardi di metri cubi ad un prezzo sconveniente. Scartato il ricorso all’arbitrato di Stoccolma dopo il niet russo – che ha escluso una revisione preventiva del contratto prima della sua naturale scadenza – Varsavia ha dapprima cercato un’intesa con alcune compagnie energetiche tedesche e, in seguito, ha accelerato l’applicazione delle normative UE.

Altro Paese fedele alla rigorosa applicazione del Terzo pacchetto Energetico è la Lituania, ora, tuttavia, alle prese con una lunga battaglia giudiziaria con Mosca per risolvere una situazione maggiormente complicata rispetto a quella polacca. La compagnia statale, Lietuvos Dujos – che controlla per intero la compravendita di gas e la gestione dei gasdotti – è posseduta al 37,1% da Gazprom, al 38,9% dalla E.On. Rurhgas – stretta alleata del monopolista russo – e solo per il 17,7% da Vilna, che, per evitare la cessione del proprio sistema infrastrutturale energetico al Cremlino, ha programmato il rilevamento del colosso, e la sua re-privatizzazione. Il progetto, iniziato in nome dell’Unione Europea, ed appoggiato da Bruxelles, non è piaciuto alla Russia, che ha portato la Lituania in tribunale già una prima volta, e, nonostante la sconfitta giudiziaria, lo scorso 30 Agosto, ha spinto Gazprom a bissare l’iniziativa.

Polonia e Lituania sono gli unici due Paesi ad avere optato per una strategia energetica in piena linea con quella della Commissione Europea, forse a causa della pesante dipendenza che le lega alla Russia. Gli altri Stati UE, invece, malgrado il sostegno verbale alla politica di Barroso, hanno lasciato carta bianca alle singole compagnie, con cui Gazprom è stata abile a rinegoziare i contratti in essere, concedendo sconti in cambio di una durata maggiore. Così, ad esempio, è stato in Germania, dove il monopolista russo ha stretto un patto blindato sia con la prima compagnia locale, RWE, che – malgrado lo strascico giudiziario – con la seconda, E.On.

L’Ucraina sempre più isolata sull’orlo di una nuova guerra del gas

Simile a quella polacca è anche la situazione dell’Ucraina, Paese non appartenente all’UE alla disperata ricerca di uno sconto sul gas da parte di Gazprom, da cui dipende all’89%. Mosca ha dichiarato di accettare la revisione delle tariffe solo in seguito alla fusione della compagnia locale, Naftohaz, con Gazprom in un nuovo soggetto – controllato a maggioranza dai russi – operante nel solo mercato ucraino. Tale scenario – a cui sono contrari sia l’amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, che l’Opposizione Democratica -sarebbe troppo oneroso per l’Ucraina, dal momento in cui la fusione significa cessione della rete dei gasdotti locali alla Russia, anticamera della sottomissione economica e politica.

Tuttavia, lecito ricordare che chi ha favorito tale forte dipendenza è stato lo stesso Janukovych che, nel Maggio 2010, ha consentito il prolungamento della permanenza dell’esercito russo in Crimea fino al 2042, in cambio di un risibile sconto sul gas, peraltro mai ottenuto. In compenso, il precedente governo arancione di Julija Tymoshenko era riuscito a trovare un accordo che, seppur oneroso, ha consentito l’eliminazione di intermediari tra Kyiv e Mosca – responsabili della lievitazione dei prezzi – la non-interruzione delle forniture agli acquirenti dell’Unione Europea, ed un inverno finalmente al caldo agli ucraini, dopo anni di continue guerre del gas.

Per tali accordi, siglati nel 2009 con il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, l’attuale Leader dell’Opposizione Democratica è stata arrestata, ed oggi è sottoposta ad un processo dalla dubbia imparzialità, che potrebbe costarle fino a 10 anni di reclusione.

Matteo Cazzulani

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