LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Sofijivka. Il prezzo avvelenato della stabilita

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 27, 2011

L’Eurobus nella prima località della Riva Sinistra. Tra promesse e problemi ecologici

“Costruiamo una nuova Dnipropetrovshchyna con il nostro Presidente”. Così lo slogan delle bandierine del Partija Rehioniv, affisse al cruscotto di quasi tutte le macchine di Sofijivka.

Di colore blu scuro, sono la divisa del partito del potere, a cui appartengono il Capo dello Stato, il Premier, quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri, e le amministrazioni locali della Oblast’ di Dnipropetrovs’k. A tutti loro, Buon Lavoro: da fare ce n’è. Tanto.

Sofijivka e un centro della Oblast’ di Dnipropetrovs’k, nel cuore del Paese. Ad abitarlo, circa 10 mila persone. Di esse, più della meta e senza impiego, e passa il tempo a passeggiare lungo le due vie principali.

La prima, dalla scuola alla Casa della Cultura, e ricca di negozietti ed uffici pubblici. La seconda collega il Monumento a Lenin al mercato cittadino. Ed e proprio tra le bancarelle che si ha subito la panoramica del luogo.

Oleksija Petrovna vende frutta e verdura. E una sofijivskjana DOC, delusa dalla situazione del proprio paese natio.

“Il lavoro e sempre più duro – illustra – ed anche la vita di tutti i giorni. Il gas costa – continua – e l’acqua, altrettanto cara, e disponibile solo fino alle 18”.

Una situazione inammissibile, seppur migliore rispetto al passato. A spiegare il perché, il Direttore del Liceo locale. A Sofijivka, in passato circa 90 fabbriche hanno dato il pane alla popolazione. Oggi, non ce n’è nemmeno più una.

Fisico di formazione, il Rettore si ritiene un privilegiato: e uno dei pochi a ricevere uno stipendio fisso, ed avere contributi pagati e garantiti. Ma nel paese c’e chi sta molto meglio.

Vadym Ashchaulov e il giovane Capogruppo del Partija Rehioniv al Consiglio Comunale, a soli 22 anni. Una responsabilità notevole, dal momento in cui il Partito di Presidente e Premier possiede la maggioranza assoluta dei seggi alla Rada locale. Un dominio storico, notevolmente rinforzato dopo le ultime elezioni amministrative del 2010 – ritenute da osservatori internazionali come non totalmente regolari. Scopo dell’amministrazione pluriennale, la stabilita, la garanzia di paghe sociali, e provvigioni per i senza impiego.

Dunque, tutto e bene in un Paese dove la disoccupazione supera il 50%, il gas scarseggia nelle case, e l’acqua manca nelle ore serali. La motivazione e tanto logica, quanto tragica.

I tubi dell’oro blu sono esterni alle abitazioni, e non interrati. Un modo per intervenire prontamente in caso di avaria, spiegano le autorita. E pazienza se spesso si rompono, e qualcuno resta senza riscaldamento. Magari, d’inverno.

Invece, l’acquedotto preleva l’acqua dal Dnipro, fino a Kryvyj Rih. Da qui, altri tubi, di precaria condizione, la portano fino alla Oblast’ di Dnipropetrovs’k. La sua qualità e non solo pessima, ma altamente nociva.

A confermarlo, le parole di Marija, commessa della bancarella della carne del
Mercato cittadino. Spiega di aver perso marito e genitori causa di quell’acqua: un liquido intriso di uranio, e portatore di inguaribili malattie.

Sulla effettiva presenza di materiale radioattivo si può dubitare. Ma un dato e certo: La commessa di origine moldava ora vive sola, e cresce i due figli grazie alla mucca annuale. Che, per ottenere costantemente latte di qualità, e costretta a macellare ogni anno.

Una mesta necessita, stando alle testimonianze dei presenti, condivisa da molti altri a Sofijivka.

La miopia dell’Occidente

In conclusione, un’amara ma opportuna riflessione. Le autorità al governo del Paese, della Oblast’ di Dnipropetrovs’k, e di Sofijivka, hanno assicurato l’Europa sulla raggiunta stabilita nel Paese. L’UE non ha obiettato. E la stampa occidentale, sopratutto quella di sinistra, elogiato tale operato.

Dinnanzi a quanto registrato in loco, l’autore – e non il progetto dell’Eurobus – si chiede se e questa la stabilita necessaria all’Ucraina. E se i suoi colleghi occidentali, prima di elogiare le autorità – e sorvolare sul regresso della Libertà di Stampa sulle Rive del Dnipro – siano mai stati a Sofijivka.

Matteo Cazzulani

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