LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA BANDIERA ROSSA FA ANCORA DISCUTERE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 23, 2011

Altri contrari al simbolo URSS accanto a quello nazionale il Giorno della Vittoria. Sia tra le fila della maggioranza, che dell’Opposizione Democratica. Ad Ivano-Frankivs’k dimostrazione colorita

Il ministro degli esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko

Tutti la votano ma nessuno la vuole. Diverse sono le voci che venerdì, 22 Aprile, si son alzate contro l’ordine di issare la bandiera rossa accanto a quella nazionale in tutti gli edifici pubblici, il Prossimo 9 Maggio.

A sorpresa, contrario si è dichiarato il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che ha escluso l’esposizione del vessillo URSS presso le ambasciate ucraine, sia il giorno in cui si commemora la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, sia in altre occasioni.

Critiche anche da parte dell’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, che ha accusato la maggioranza di condotta antipatriottica. Secondo il Deputato Nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, l’esposizione del vessillo sovietico è strettamente collegata al progetto di partnership dell’Ucraina nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Una scelta di campo che comporterebbe l’esclusione di Kyiv dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, e la rinuncia ad ogni forma di membership con l’Unione Europea.

Sulla medesima frequenza il principale gruppo dell’Opposizione Democratica, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Il quale, con una nota, ha illustrato la pericolosità di un provvedimento che non rispetta chi, in nome di un’Ucraina Indipendente, dopo avere combattuto i nazisti, è stato ucciso dai comunisti.

Un Consiglio Regionale particolare

Proprio il capogruppo di Bat’kivshchyna al Consiglio Regionale di Ivano-Frankivs’k, Jurij Romanjuk, ha proposto la convocazione di una sessione straordinaria proprio per il 9 Maggio. Da tenersi, in via dimostrativa, sul tetto dell’edificio. E con la partecipazione delle forze politiche patriottiche non rappresentate nell’organismo locale.

Deciso a non rispettare l’ordine anche il Consiglio Comunale di Leopoli. Viceversa, a favore della bandiera rossa il Giorno della Vittoria, si sono espresse le città di Odessa e Zhytomir.

Giovedì, 21 Aprile, la Rada ha approvato l’obbligo di esposizione del vessillo del 150esimo battaglione Kutuzov II accanto a quello nazionale. Favorevoli alla proposta, presentata dal comunista Petro Cybenko, la maggioranza compatta, la Kompartija, la Narodna Partija, ed il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: ANCORA POLEMICHE SUGLI ACCORDI DI KHARKIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 23, 2011

Ad un anno dagli accordi con la Federazione Russa, e la battaglia delle uova e dei fumogeni alla Rada, diverse le proteste. L’Opposizione Democratica ne richiede la revoca in Parlamento. ONG, in Tribunale. La maggioranza li difende. Gli esperti ne criticano l’effettiva convenienza

La sessione della Rada per l'approvazione degli accordi di Kharkiv

Un anno fa a volare sono stati uova e fumogeni alla Rada. Oggi, carte bollate in Tribunale, e dichiarazioni sui media. Il 22 Aprile 2010 il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha siglato con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, gli Accordi di Kharkiv.

Un patto bilaterale con cui, per ottenere uno sconto sul gas, di circa il 30%, Kyiv ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea. Fino al 2042.

Una decisione controversa, approvata in Parlamento in una seduta surreale, con i Deputati dell’Opposizione Democratica armati di uova, fumogeni, striscione, e bandierone nazionale. Un anno dopo, gli Accordi stretti nella capitale dell’Ucraina sovietica fanno ancora discutere.

A denunciarli alla Magistratura ucraina, un attivista dell’ONG Opir, Andrij Levus, che ne ha preteso da Janukovych la cancellazione ed il riconoscimento della loro sterilità politica.

Maggiormente dimostrativa l’iniziativa del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Il principale gruppo dell’Opposizione Democratica ha registrato in Parlamento una mozione per richiedere la revoca di accordi che, anziché diminuire il costo del gas, ha svenduto gli interessi nazionali ucraini.

Come evidenziato dalla sua Leader, Julija Tymoshenko, per l’Ucraina la concessione del prolungamento dell’esercito russo a Sebastopoli, in territorio ucraino, ha significato la cessione di parte dell’indipendenza politica ed economica. Senza alcun vantaggio energetico.

Di diverso avviso il Primo Ministro, Mykola Azarov, che ha giustificato il documento con la necessità di porre una modifica ai precedenti patti stretti dalla stessa Julija Tymoshenko – al tempo a capo del Consiglio dei Ministri – con il suo collega russo Vladimir Putin.

Il 19 Gennaio 2009, l’anima della Rivoluzione Arancione ha accettato gas a prezzi di mercato. In cambio, riuscendo ad eliminare l’onerosa clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv ad acquistare un cospicuo tetto di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. E, sopratutto, a garantire al suo popolo un inverno finalmente al caldo, dopo anni di incertezze e di Guerre del Gas con Mosca.

L’analisi degli esperti

Concorde con la sterilità degli Accordi di Kharkiv, l’esperto del Centro Razumkov, Valerij Chalij, che li ha evidenziati come una vittoria diplomatica della Federazione Russa. Una loro cancellazione non solo sarebbe dannosa per le relazioni bilaterali, ma comporterebbe l’immediata richiesta della Russia di un forte indennizzo.

D’altro canto, essi non sono riusciti a garantire il promesso sconto sulla bolletta del gas. Che, il Primo di Agosto del 2010, persino è stata incrementata del 50%.

Secondo le ultime rilevazioni Razumkov, favorevole agli accordi con la Federazione Russa si è espresso il 25% della nazione.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JURIJ LUCENKO RESTA IN ISOLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 22, 2011

Confermata la detenzione per il Capo di Narodna Samooborona, che inizia uno sciopero della fame. La solidarietà della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e dei suoi colleghi di  schieramento

L'ex-ministro degli interni, Jurij Lucenko

“Non so quanto durerà il mio fisico. E’ la prima volta. Mi asterrò dal cibo”. Queste le parole dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, a commento della sentenza che lo ha condannato al carcere per ancora un mese.

Giovedì, 21 Aprile, la Corte d’Appello di Kyiv ha confermato la richiesta della Procura Generale di detenere in isolamento l’esponente politico dell’Opposizione Democratica. La motivazione, la mancata cessazione della procedura di presa visione dei capi di imputazione a suo carico.

Accusato di abuso d’ufficio, Lucenko è stato arrestato lo scorso 26 Dicembre, davanti al figlioletto, al ritorno da una passeggiata col cane. Da allora, è rinchiuso in una cella di massima sicurezza, come un carnefice.

Sdegno dei presenti al momento della proclamazione della sentenza. Tra essi, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, amica e collega di battaglie politiche di Lucenko.

“Non c’è giustizia – ha dichiarato l’anima della Rivoluzione Arancione – nemmeno per gli altri oppositori. E’ tutto orchestrato dal Presidente, Viktor Janukovych. Lucenko – ha continuato – ricorrerà alla Corte Europea”.

Il sostegno dei colleghi

Mercoledì, 20 Aprile, la liberazione dell’ex-titolare degli Interni è stata richiesta da 60 Parlamentari, di tutti gli schieramenti.

Oltre all’ex-titolare degli Interni, anche Julija Tymoshenko è stata colpita dalla magistratura. L’ex-Primo Ministro è accusata di uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze. Un’ulteriore imputazione le è stata sollevata circa gli accordi del Gennaio 2009 per il rinnovo delle forniture di gas russo, stretti con il suo omonimo russo, Vladimir Putin.

Per tali accuse, la Leader dell’Opposizione Democratica è confinata in Patria. Per due volte, impossibilitata a recarsi a Bruxelles per partecipare al summit del partito Popolare Europeo, di cui è partner.

Oltre a Julija Tymoshenko, e Jurij Lucenko, ancora una decina di esponenti di spicco del campo arancione sono finiti sotto il controllo della magistratura. L’unico a liberarsene, l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, riconosciuto perseguitato dalla Repubblica Ceca, che gli ha concesso Asilo Politico.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: RIPRISTINATO IL VESSILLO SOVIETICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 22, 2011

La maggioranza approva l’obbligo di esporre la bandiera dell’esercito URSS accanto a quella nazionale il prossimo 9 Maggio, data in cui ricorre la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Protestano Opposizione Democratica, Chiesa Greco-Cattolica, e Leopoli. Decise a rispettare la memoria di chi, dopo avere combattuto i nazisti, è stato a sua volta vittima dell’Armata Rossa

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Bandiera Rossa l’ha trionfata. E trionferà anche il Giorno della Vittoria. Giovedì, 21 Aprile, il Parlamento ucraino ha approvato un decreto che obbliga, per il prossimo 9 Maggio, uffici pubblici ed istituzioni ad issare la bandiera sovietica accanto a quella nazionale. Nello specifico, il vessillo giallo-blu sarà accostato a quello del 150esimo battaglione Kutuzov II, che ha combattuto in Ucraina tra il 1941.

Una contraddizione per chi, legato alla causa nazionale, sulle Rive del Dnipro ha combattuto prima i nazisti. Poi, prevedendo l’arrivo dell’ennesimo regime totalitario, anche l’esercito comunista.

Non la pensano in tale maniera i 260 parlamentari che hanno sostenuto la proposta presentata dal comunista Petro Cybenko. Oltre alla Kompartija, favorevole il gruppo Riforme per il Futuro, la Narodna Partija – facente capo allo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn – ed il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

“E’ un provvedimento che rende memoria ai nostri padri” ha commentato l’esponente del soggetto filo-presidenziale, Mykhajlo Chechetov.

Pronta risposta dell’Opposizione Democratica. La quale, alla messa in votazione della proposta, ha cercato dapprima di bloccare l’aula. E, successivamente, esposto bandierine nazionali, in risposta a quelle rosse, sventolate dalla maggioranza.

“La bandiera rossa – ha dichiarato il Deputato nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, Andrij Parubij – non è un omaggio, ma offende la memoria di chi è stato ucciso dai bolscevichi”.

Sulla medesima frequenza il principale gruppo dell’Opposizione Democratica, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Che, con una nota, ha illustrato come la vittoria sui nazisti in Ucraina sia stata merito non solo dell’Armata Rossa, ma anche dei partigiani patrioti. A loro volta, vittime dei sovietici una volta cacciato il tedesco invasore.

Chesa Greco-Cattolica e Leopoli contrari 

Oltre a quelle dell’Opposizione Democratica, forti sono le reazioni anche fuori dalla Rada. Il Capo della Chiesa Greco-Cattolica, Svjatoslav Shevchuk, ha invitato la Rada a rispettare la volontà della Nazione, che non interamente riconosce la bandiera rossa come simbolo di libertà. Altresì, come vessillo di una dittatura durata fino al 1991.

Invece, la città di Leopoli ha proibito l’esposizione del vessillo URSS accanto a quello nazionale. A sancirlo, una consistente maggioranza del Consiglio Comunale. Decisa, almeno nel capoluogo galiziano, a rispettare la memoria storica di tutti gli ucraini.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: TRA UCRAINA E POLONIA TIMIDO PASSO IN AVANTI PER IL RINNOVO DELLE ESPORTAZIONI ENERGETICHE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 21, 2011

Dopo due anni, trovato l’accordo politico per la ripresa dell’esportazione di oro blu ucraino in territorio polacco. Da stabilire gli aspetti contrattuali 

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Gas ucraino ancora in Polonia, contratti permettendo. Secondo quanto riportato dall’autorevole Kommersant” Ukrajina, Kyiv sarebbe pronta a rinnovare la concessione per lo sfruttamento dei propri giacimenti alla compagnia polacca Devon.

Controllata per il 36,37% dal colosso nazionale di Varsavia, PGNiG, e per il 12,2% da quello ucraino, Naftohaz, è stata creata per esportare oro blu estratto in ucraina verso la Polonia.

Un ruolo che, come deciso dai due Presidenti, Viktor Janukovych e Bronislaw Komorowski, la Devon potrebbe ripristinare dopo due anni di stop. E, con esso, porre fine alla Guerra del Gas tra Kyiv e Varsavia. Oramai in corso da circa due anni.

Nel 2004, il Comitato di Stato per le Risorse Naturali ha strappato il diritto di sfruttamento alla compartecipata ucraino-polacca, consegnandolo all’ente privato Ukrnaftoburinnja.

Dopo un estenuante ricorso, il 4 Marzo 2009, il secondo governo di Julija Tymoshenko lo ha concesso alla compagnia statale Naftohaz. Una breve parentesi, poiché, già l’8 Dicembre 2009, la Corte Amministrativa di Kyiv lo ha restituito ad Ukrnaftoburinnja. Decisione ratificata dal governo Azarov, il 26 Marzo 2010.

Aspetti finanziari ancora da risolvere

Sebbene tra i due Presidenti vi sia l’accordo, a complicare la risoluzione del conflitto è l’aspetto economico. Per legge, il gas estratto in territorio ucraino deve essere utilizzato solo per i siti e le abitazioni ubicate in Ucraina.

Dunque, qualora il diritto di estrazione di oro blu fosse riassegnato alla Devon, essa sarebbe costretta a cedere e riacquistare il carburante da Naftohaz, per poterlo inviare in territorio polacco.

Un complicato iter burocratico e contrattuale, che potrebbe dilungare il superamento della crisi.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO RESPINGE LE ACCUSE SUL GAS DELLA PROCURA GENERALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 21, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica e l’ex-Capo del colosso energetico nazionale confermano la regolarità dei patti per il gas russo del 2009. Iniziativa bipartisan per il rilascio dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Un interrogatorio di 8 ore. Tanto è durata la convocazione in Procura della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, mercoledì, 20 Aprile.

Un’occasione per confermare ai giudici l’infondatezza delle accuse a lei mosse sulla questione del gas. Alla presenza dell’ex-Capo del colosso statale Naftohaz, Oleh Dubyna, l’anima della Rivoluzione Arancione ha dimostrato di aver agito su mandato del Consiglio dei Ministri, e ribadito la maggiore convenienza degli accordi da lei stretti con la Russia nel gennaio 2009, rispetto a quelli rivisti dall’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Il quale, nell’Aprile 2010, con gli Accordi di Kharkiv, in cambio di un risibile sconto sull’oro importato blu ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea fino al 2042.

“Le autorità – ha dichiarato Julija Tymoshenko – vogliono smontare la nostra compagnia statale per favorire la svendita degli interessi ucraini. I procedimenti giudiziari aperti – ha continuato – mirano a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica, e ad addossare la colpa ad altri”.

Il 19 Gennaio 2009, allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko ha siglato con il suo omonimo russo, Vladimir Putin, accordi per l’acquisto di gas a prezzi di mercato. Una decisione onerosa, ma necessaria per eliminare la clausola Prendi o Paga, che ha obbligato Kyiv all’acquisto di un tetto minimo di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. E, sopratutto, garantire agli ucraini un inverno finalmente al caldo, dopo anni di Guerre del Gas.

Per tali patti, sono stati incriminati dalla procura Generale sia Dubyna, che la Leader dell’Opposizione Democratica. L’accusa, negata dagli ex-titolari di dicastero, aver agito senza l’imprimatur dei colleghi Ministri. Inoltre, l’anima della Rivoluzione Arancione è processata per uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di ambulanze e vaccini.

Rea, per così dire, di aver provveduto al pagamento delle pensioni, ed al miglioramento della sanità, Julija Tymoshenko è stata confinata in Patria. Impossibilitata, per due volte, di recarsi a Bruxelles per il summit del partito Popolare Europeo, di cui è partner.

Deputati nazionali in difesa di Lucenko

Assieme a lei, simili provvedimenti hanno colpito una decina di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, detenuto in isolamento.

La sua liberazione è stata richiesta da 60 Parlamentari non solo del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona – i gruppi dell’Opposizione Democratica – ma anche di Riforme per il Futuro, indipendenti, e del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Matteo Cazzulani

ANCORA TENSIONE TRA LITUANIA E POLONIA

Posted in Paesi Baltici, Polonia by matteocazzulani on April 20, 2011

L’Ambasciatrice polacca a Vilna denuncia un clima di ostilità nei confronti della minoranza di Varsavia. Il governo lituano smentisce, ma si riapre la polemica. I precedenti delle dichiarazioni del Ministro degli Esteri, dei cognomi, e della rissa allo stadio.

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Dopo cognomi, energia, terre, e pallone, anche le dichiarazioni dell’Ambasciatore. Nella giornata di martedì, 19 Aprile, la rappresentante diplomatica della Polonia in Lituania, Loreta Zakareviciene, ha lamentato una continua atmosfera di ostilità nei confronti della minoranza polacca.

Secca la smentita di Vilna, con il rappresentante del Primo Ministro lituano, Virgis Valentinavicius, che ha assicurato l’impegno dello Stato baltico nel mantenimento di buone relazioni con il vicino. E stigmatizzato ogni forma di avversità nei confronti della cospicua minoranza polacca, il 7% della popolazione.

Come riportato dall’autorevole Reuters, il diverbio è un macigno nelle relazioni tra due Paesi vicini. Uniti da comune storia e cultura, ma divisi da contenzioni del secolo passato, ancora irrisolti, malgrado la mediazione più volte offerta da Unione Europea e NATO.

Una crisi irrisolta

Tensioni che, nel solo ultimo anno e mezzo, si sono riacutizzate in diverse occasioni. Nel Novembre 2009, la diaspora polacca ha rivendicato il diritto di scrivere i propri cognomi con nessi consonantici e segni diacritici non esistenti nella grafia lituana.

Successivamente, i polacchi di Lituania hanno preteso più ore di insegnamento nella lingua di Kochanowski, e la restituzione di terre loro confiscate al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Non di supporto, la posizione del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che in diverse occasioni ha accusato la Lituania di ignorare le prerogative della minoranza polacca.

Più di recente, la tensione ha coinvolto anche l’ambito energetico, con la compagnia polacca PKN Orlen che ha accusato Vilna di intralciare l’apertura di nuove raffinerie di nafta sul suo territorio, minacciando il ritiro di quelle già installate.

Infine, l’ultimo incontro di calcio tra le rappresentative dei due Paesi, sulla carta amichevole, è stato il pretesto per violenti scontri tra le tifoserie. E nuove polemiche intergovernative.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: SFORZO ECONOMICO DELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE PER CHERNOBYL

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 20, 2011

La Conferenza Ufficiale a 150 anni dalla catastrofe nucleare non riesce a raccogliere la somma necessaria alla costruzione di un sarcofago supplementare per arginare le radiazioni nei prossimi 100 anni. UE ed USA tra i più generosi 

L'ingresso del sito di Chernobyl. FOTO. 5 KANAL

550 Milioni da 60 Paesi ed Organizzazioni internazionali. Più di quanto previsto previsto, meno del necessario. Nella giornata di martedì, 20 Aprile, a Kyiv ha avuto luogo la Conferenza Ufficiale a 150 anni dalla catastrofe di Chernobyl.

Un appuntamento reso ancor più attuale dai recenti fatti di Fukushima. Ma anche, e sopratutto, un’occasione per reperire i fondi necessari alla costruzione di un nuovo rivestimento al sarcofago, installato, in fretta e furia, nel 1986. All’indomani della tragedia nella centrale di Pryp’jat’ – presso Chernobyl – per arginare il propagarsi delle radiazioni di un nocciolo che ancora continua a fondere.

Protagonista la Commissione Europea, che ha devoluto 110 milioni di Euro. A seguire, Stati Uniti d’America, 86 Milioni, Germania, Francia, e Gran Bretagna, 40 Milioni, e Lituania, 10 mila euro. Generosa anche la Russia, che ha versato 45 Milioni di euro, e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, che ne ha promessi 120 Milioni.

Presenti anche altri stati del Vecchio Continente, come la Finlandia, con 10 mila Euro, ed extraeuropei, come l’Azerbajdzhan, con 700 Mila euro. Ad aprire i versamenti, la Repubblica Ceca. Che, Domenica, 17 Aprile, ha stanziato 2,4 Milioni di euro nel fondo Ukryttja, appositamente creato.

Politica ucraina unita

Invece, alcuna offerta da altri Paesi per tradizione particolarmente attenti alla questione Chernobyl, come Canada, Italia, e Croazia.

A conclusione della maratona, il presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha valutato a 750 Milioni di Euro la cifra sufficiente alla manutenzione della centrale. Da parte sua, l’Ucraina ne ha stanziati 29 Milioni.

Uno sforzo bipartisan. Che, per una volta, ha visto tutti d’accordo. Nella mattinata, è stata anche la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, a richiedere un intervento forte e deciso al Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA CONTRO GLI ACCORDI DI KHARKIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 19, 2011

Il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna richiede la cancellazione del contratto con cui il Presidente, Viktor Janukovych, ha garantito il prolungamento della permanenza dell’esercito russo sul suolo ucraino. Protesta la Maggioranza.

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Il gas infiamma la politica ucraina. Nella giornata di lunedì, 18 Aprile, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna ha registrato una mozione per la cancellazione degli Accordi di Kharkiv.

Una richiesta per il bene del Paese, come evidenziato dal Capogruppo della principale forza dell’Opposizione Democratica alla Rada, Ivan Kyrylenko, con cui si richiede l’annullamento di patti onerosi per l’acquisto di gas russo.

Pronta la risposta di Oleksandr Jefremov, suo pari ruolo del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che ha bollato come catastrofico l’annullamento del contratto.

Concorde lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, che ha illustrato come esso possa essere cancellato solo previa approvazione di uno nuovo.

Contrario anche Aleksej Miller, Capo del monopolista russo, Gazprom, che ha definito l’accordo in essere come il più vantaggioso possibile per un Paese, l’Ucraina, che non appartiene all’Unione Doganale con Russia, Bielorussia, e Kazakhstan.

Gli Accordi di Kharkiv sono stati stretti il 27 Aprile 2010 dai Presidenti ucraino e russo, Viktor Janukovych, e Dmitrij Medvedev, per ribassare la bolletta del gas per Kyiv. Un risibile ritocco, pagato a caro prezzo sul piano politico, con la concessione del prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea, fino al 2042.

La maggioranza ha giustificato tale passo con la necessità di rivedere il patto precedente, siglato, il 19 Gennaio 2009, tra i due Primi Ministri, Julija Tymoshenko e Vladimir Putin.

Con esso, l’Ucraina ha accettato di pagare l’oro blu di Mosca a prezzi di mercato. In cambio, ha ottenuto l’annullamento della clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv a comprare una cospicua quantità di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. E, sopratutto, ha potuto trascorrere un inverno finalmente al caldo. Dopo anni di Guerre del Gas con la Russia.

L’ex-Capo di Stato dietro i contratti del 2009

Inoltre, come evidenziato sugli schermi di TVI dal Deputato Nazionale di Bat’kivshchyna, Serhij Vlasenko, le condizioni onerose sono state necessarie a causa dell’azione di disturbo della compagnia RosUkrEnergo.

Intermediario nella compravendita di gas russo, fortemente voluto dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko, ma escluso da trattative precedenti a quelle del 2009.

Tuttavia, per tali accordi la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, è stata accusata dalla Procura Generale, che sta indagando per Abuso d’Ufficio.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VIKTOR JANUKOVYCH ANCORA INCERTO CON JOSE’ MANUEL BARROSO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 19, 2011

Al Presidente della Commissione Europea, il Capo di Stato ucraino ribadisce la multilateralità della politica estera di Kyiv, interessata sia alla Zona di Libero Scambio con l’UE, che all’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Ma Il suo vice ed il primo Ministro conducono trattative con Russia e Cina

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Ucraina deve fare la sua scelta di campo. E’ chiaro il messaggio del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, in visita a Kyiv presso il Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

L’incontro ha seguito di circa una settimana quello tra il Primo Ministro, Mykola Azarov, ed il suo collega russo, Vladimir Putin. Medesima la tematica, l’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka. Oppure, la creazione della Zona di Libero Scambio con l’UE, e la relativa permanenza nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Come argomentato dal portoghese, l’Unione Doganale prevede tariffe livellate per i Paesi membri. Mentre la Zona di Libero Scambio si adatta alle specificità dei singoli Stati, concordando formule particolari.

“Rispettiamo ogni accordo con Paesi extraeuropei – ha illustrato Barroso – ma i due progetti [Unione Doganale e Zona di Libero Scambio, n.d.a.] sono incompatibili”.

Un aut-aut a cui Janukovych ha risposto ribadendo la multilateralità della politica estera della propria Amministrazione. Una formale priorità europea, abbinata ad un vivo interesse per la CEE russa, al punto da proporne l’ingresso federato, secondo la clausola 3+1.

“Ad Est [dell’Ucraina, n.d.r.] russi, bielorussi, e kazaki stanno costruendo un progetto serio, che non può lasciarci indifferenti. L’adesione di Kyiv non danneggerà le trattative con l’Unione Europea”.

Ma l’Ucraina guarda a Russia e Cina

Dalle parole, che, tuttavia, non hanno portato ad alcuna definizione, ai fatti. Barroso e Janukovych, alla presenza dell’Ambasciatore di Bruxelles in Ucraina, José Manuel Pintu Teixeira, hanno firmato la devoluzione a Kyiv da parte UE di 48 Milioni di euro per la sicurezza atomica. Oltre ad essi, 110 saranno versati sul fondo Ukryttja, per la costruzione del nuovo sarcofago protettivo della centrale di Pryp’jat’, presso Chernobyl.

Mentre Janukovych ha incontrato la rappresentanza dell’Unione Europea, il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Serhij L’ovochkin ha condotto trattative con il suo collega russo, Sergej Narishkin, per approfondire le linee di sviluppo economico tra Mosca e Kyiv.

Invece, il Primo Ministro, Mykola Azarov, in visita a Pechino, ha stretto un patto di collaborazione tra il Partito Comunista Cinese ed il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Presidente, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. A livello internazionale, il soggetto di Janukovych collabora anche con l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei.

Viceversa, a dimostrazione del marcato radicamento dell’Ucraina nella politica del Vecchio Continente, il principale Partito dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, guidato dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, è partner del Partito Popolare Europeo. La famiglia politica di Barroso, del Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, e della maggioranza dei Capi di Stato e di Governo UE.

Spesso, ma non sempre, attenti alle sorti dell’Ucraina. E, sopratutto, di quelle di Opposizione Democratica e Stampa Libera, ultimamente non idilliache.

Matteo Cazzulani