LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

KYRGYSTAN: LA RIVINCITA DEI TULIPANI

Posted in Kyrgystan by matteocazzulani on October 13, 2010

Le elezioni parlamentari hanno portato ad una situazione di frammentarietà politica. Vincono i conservatori di Ata Zhurt, vicini all’ex Capo di Stato, Kurmanbek Bakijev. Ma necessitato di alleati governare. Resta in piedi l’ipotesi di una maggioranza filorussa

L'ex Presidente kyrgyso, Kurmanbek Bakijev

Qualche certezza, molti dubbi. Le elezioni parlamentari in Kyrgystan hanno lasciato il Paese in una condizione di instabilità politica, dal momento in cui nessuno dei 29 partiti in corsa ha ottenuto il numero di seggi sufficienti per formare un governo in autonomia.

A spoglio concluso, solo cinque soggetti hanno superato lo sbarramento del 5%. Il primo, è il partito conservatore Ata Zhurt – Patria – con un 8,88% dei consensi, ottenuti soprattutto nel sud del Paese. Segue il Partito Social Democratico, con l’8,04%, incalzato dalla forza politica filorussa Ar-Namys, con il 7,74% dei voti. Chiudono l’altra forza filorussa Respublika, con il 7,24%, e la socialista Ata Meken – il Partito della Presidente, Roza Otumbajeva – con il 5,6%.

Buono l’esito della consultazione. Sia in termini numerici – con l’affluenza al 55,9% – che procedurali, dal momento in cui le operazioni di voto si sono svolte senza alcun incidente. Gli osservatori internazionali, mobilitati in massa per l’occasione, hanno sentenziato che le parlamentari kyrgyse si sono svolte secondo gli standard democratici.

Bene filo occidentali e filo russi. Arretra la sinistra.

La Presidente kyrgysa, Roza Otumbajeva

Altro aspetto inconfutabile, i vincitori. A trionfare nella consultazione, infatti, è stato Ata Zhurt, partito conservatore, nelle cui fila militano consiglieri e personalità vicine all’ex presidente, Kurmanbek Bakijev, deposto, la scorsa primavera, dal Colpo di Stato che ha portato al potere una compagine gradita a Mosca, capeggiata dalla Otumbajeva.

Bakijev è stato il protagonista della rivoluzione dei tulipani: protesta non violenta, che, sul modello di quella delle Rose in Georgia, ed Arancione in Ucraina, ha deposto un regime post-sovietico, in nome di principi liberali ed occidentali. Ciò nonostante, l’ex presidente non ha saputo mantenere gli impegni, ed ha sacrificato le riforme in senso democratico alla smania di accrescere i propri poteri.

Ad aver vinto, anche i partiti filo russi Ar-Namys e Respublika, che si sono serviti dell’appoggio di Mosca per raccogliere ampi consensi tra gli elettori delusi dal governo provvisorio della Otumbajeva. I leader delle due forze politiche non hanno esitato ad avvalersi di fotografie e cartelloni con la loro figura accanto a quella del Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e del Primo Ministro, Vladimir Putin.

Chiara è anche la schiera dei delusi, i partiti della sinistra. In particolare, a registrare un risultato poco soddisfacente è la stessa Otumbajeva, la cui forza, Ata Meken, è entrata per poco nella Keshena. Inoltre, il fatto che a ricevere minore consenso siano stati i partiti che appoggiavano il governo provvisorio, e che, più di tutti, hanno contribuito alla cacciata di Bakijev, registra una cospicua insoddisfazione per l’operato del governo provvisorio.

La vittoria di Ata Zhurt pone un quesito sul futuro governo. Secondo la Costituzione Kyrgysa – e la matematica – a poter formare un governo monocolore sono solo quelle liste che superano il 50% dei voti. Tuttavia, dinnanzi ad una siffatta situazione, il ricorso ad una coalizione di maggioranza è un obbligo.

Verso una grosse koalition, o un esecutivo gradito a Mosca.

Secondo alcuni esperti, l’ipotesi più papabile sarebbe la creazione di una grosse koalition tra Ata Zhurt ed i SocialDemocratici, incaricata di ricostruire le basi democratiche del Paese. Ciò nonostante, questi ultimi potrebbero valutare di stringere un accordo con Ata Meken, Ar Namys e Respublika, per una maggioranza progressista e filorussa.

Tutti gli scenari sono aperti. Ora, più che per quanto riguarda l’esito del voto, la vera prova che il Kyrgystan deve affrontare è una soluzione dell’impasse quanto più pacifica e Democratica. Un segnale che farebbe di Bishek la prima Democrazia nella regione degna di tale etichetta.

Matteo Cazzulani

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