LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

TURCHYNOV ANCORA INTERROGATO. L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA UCRAINA CONTINUAMENTE SOTTO PRESSIONE. JANUKOVYCH CONTESTATO DALLA DIASPORA UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 23, 2010

L’esponente di spicco di Bat’kivshchyna di nuovo sotto interrogatorio. “Sempre le solite domande, è puro terrore”. Due DDL dell’Opposizione Democratica in favore della ripresa economica affossati dalla maggioranza. L’emigrazione ucraina protesta contro la politica di Kyiv.

Oleksandr Turchynov di nuovo convocato in procura. Foto Tymoshenko.ua

Non c’è due senza tre. La persecuzione delle autorità ucraine ai danni dell’opposizione Democratica ha portato all’ennesima convocazione in procura di uno dei suoi volti più influenti, Oleksandr Turchynov. Ignota la motivazione dell’ennesimo interrogatorio a carico dell’ex vice premier, nonché braccio destro della leader delle forze Democratiche, Julija Tymoshenko.

“Non so il perché mi abbiamo richiamato – ha dichiarato Turchynov – probabilmente, come le scorse volte, mi porranno le solite domande prive di senso. Mi sembra che nemmeno oggi gli interrogatori sapranno il perché debbano interloquire con me”.

Inoltre, l’esponente del partito Bat’kivshchyna, la maggiore forza politica di opposizione, ha illustrato come i servizi segreti stiano operando su commissione politica, agendo sistematicamente contro esponenti dello schieramento avverso a quello a cui appartiene la verticale del potere Janukovych-Azarov.

Un’operazione di terrore, per lanciare un chiaro segnale alla stessa Tymoshenko. Del resto, negli ultimi mesi, in prigione sono finiti già quattro stretti collaboratori della Lady di Ferro ucraina: l’ex vice capo di Naftohaz [il colosso ucraino del gas, n.d.a.] Ihor Didenko, l’ex capo del controllo Statale di frontiera, Anatolij Makarenko, e l’ex ministro degli esteri, Bohdan Danylyshyn. Da tempo si vocifera anche di un possibile arresto dello stesso Turchynov.

Battaglia alla Rada su pensioni e fisco

La protesta del Blocco Tymoshenko alla Rada contro l'aumento dell'età pensionabile e i mancati incentivi fiscali per piccoli e medi imprenditori

Oltre che sul piano giudiziario, gli attacchi della verticale del potere continuano anche su quello parlamentare. Sempre nella giornata di mercoledì, 22 settembre, la maggioranza – composta dal Partija Rehioniv, il partito del presidente, premier e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri, dal Blocco Lytvyn e dai comunisti – ha respinto due DDL dell’Opposizione Democratica, autrice di una protesta folcloristica con un’aula tappezzata di striscioni.

Il primo, presentato da Natalija Korolevs’ka e Jevhen Suslovyj del Blocco Tymoshenko, prevedeva, fino al Primo gennaio 2020, l’introduzione di una moratoria sull’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, altresì avanzata dalla maggioranza. Favorevoli, solo 202 deputati nazionali sui 421 registrati: 123 del BJuT, 48 di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, 27 comunisti, uno del Blocco Lytvyn e tre indipendenti.

La seconda proposta dell’Opposizione prevedeva l’introduzione della vacanza fiscale per piccoli e medi imprenditori, fortemente in difficoltà ed impossibilitati a rimettere in moto l’economia del Paese. In particolare, il DDL prevedeva l’esenzione dal pagamento di IVA, imposte sulla persona, tasse sulla terra ed altri piccoli prelievi fiscali di varia natura. Anche in questo caso, la maggioranza ha tenuto. In favore di un’iniziativa per il rilancio del Paese hanno votato solo 143 Deputati Nazionali sui 226 necessari. Ovviamente, tutti dell’Opposizione Democratica.

Janukovych al Palazzo di Vetro. La protesta degli ucraini d’America.

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych, al Palazzo di Vetro.

Il tutto, si è svolto in contemporanea alla visita del presidente, Viktor Janukovych, a New York, dove è intervenuto alla sessione delle Nazioni Unite con un discorso di soli otto minuti. Oltre alla necessità di solidarietà tra le varie nazioni del pianeta, il Capo di Stato ha tessuto le lodi del proprio operato, sottolineando come l’Ucraina abbia compiuto miglioramenti su sanità e standard sociali, e come il livello della popolazione sotto la soglia di povertà sia diminuito.

“Usciremo dalla crisi grazie al sensibile sviluppo della nostra economia – ha dichiarato dinnanzi agli ambasciatori e ad altri leader del pianeta – basato sul massiccio impiego di nuove tecnologie e sull‘innalzamento dei sussidi sociali. La priorità del nostro Paese è il raggiungimento della stabilità”.

Ad accogliere Janukovych nella grande mela, la protesta della diaspora ucraina, organizzata, nella serata, dal Comitato del Congresso Ucraino in America. Sotto la sede della rappresentanza di Kyiv all’ONU, gli emigranti hanno contestato pubblicamente la politica del presidente, e criticato le ultime decisioni, che mettono seriamente a repentaglio l’Indipendenza e gli interessi nazionali della loro terra natia.

Matteo Cazzulani

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CRISI ENERGETICA: UE VARA L’UNIONE DEI GASDOTTI EUROPEI. MA MOSCA RESTA L’UNICO FORNITORE.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 22, 2010

L’Europarlamento da il semaforo verde all’integrazione dei gasdotti dei 27 Paesi del Vecchio Continente, Resta il problema delle forniture, su cui l’Europa agisce in ordine sparso. I polacchi rinnovano gli accordi per il gas russo. Mosca procede col NordStream.

Il Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek - PPE

Dall’Unione degli Stati a quella dei gasdotti. Questa la ricetta del Vecchio continente per scongiurare future crisi politiche legate all’oro blu. La direttiva, approvata nella seduta dell’Europarlamento di martedì, 21 settembre, prevede l’integrazione non solo delle infrastrutture, ma anche delle legislazioni di tutti i 27 Paesi in merito al mercato del gas.

“Un piano ambizioso, un passo in avanti verso una maggiore cooperazione europea” ha commentato il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, altresì sottolineando come esso non risolva tutte le problematiche inerenti alla sfera energetica.

Ancora dipendenti dalla Russia

L'Europarlamentare Pawel Kowal - CDE

A spiegarlo meglio, il suo connazionale, Pawel Kowal, che ha sottolineato come la questione delle forniture sia il vero punto su cui lavorare. Ad oggi, i Paesi UE dipendono per grandissima parte dal gas russo, di cui Mosca si avvale a suo pro in campo energetico, commerciale e, soprattutto, politico. Pertanto, l’Unione dei gasdotti europei servirà a poco se il Vecchio Continente continuerà a dipendere da un unico fornitore di oro blu.

“Sono pochi i Paesi che affrontano il tema energetico come una questione legata alla propria indipendenza politica – ha dichiarato l’europarlamentare di Diritto e Giustizia, il principale partito di opposizione in Polonia, appartenente al gruppo dei Conservatori e Democratici Europei – ed i russi giocano la partita su due piani. Il primo, meramente energetico, dettando le condizioni sul mercato. Il secondo, politico, sfruttando il gas per imporre il proprio punto di vista nelle relazioni bilaterali con Bruxelles”.

Nuova e Vecchia Europa ancora su due fronti

L'Europarlamentare Adina Valean, ALDE

Perplessità anche da parte di altri Paesi dell’Europa Centrale. I rappresentanti della Repubblica Ceca, congiuntamente, hanno avanzato la proposta di creare una riserva comune di gas, da cui attingere ogni qual volta Mosca decide di chiudere i rubinetti, così da evitarne contraccolpi per un periodo duraturo.

La romena Adina Valean, del gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei, ha sottolineato come la persistenza della dipendenza da un unico fornitore scoraggi l’effettiva unione dei gasdotti. Pertanto, ha esortato Bruxelles dapprima a tutelare gli interessi dei membri UE maggiormente dipendenti dalla Russia, tra i quali la stessa Romania, Polonia, Ungheria, Slovacchia e Paesi Baltici.

il Vice Presidente del Parlamento Europeo, Alejo Vidal-Quadras - PPE

Differente dalla proposta della deputata del Partito Nazional-Liberale romeno, quella del vicepresidente del Parlamento, Alejo Vidal-Quadras. Riprendendo lo spirito di Buzek, il popolare catalano ha ribadito l’importanza di un sistema di gasdotti integrato per consentire costante rifornitura di gas anche a quelle isole energetiche dipendenti in toto dalla Russia, come i Paesi Baltici.

“In caso di taglio delle forniture – ha illustrato – i Paesi confinanti con Mosca dovranno ricevere il gas anche da ovest”.

L’incoerenza di Varsavia. La Coerenza di Mosca

Il Primo Ministro russo, Vladimir Putin

Belle parole, subito smentite dai fatti. Come riportato dall’agenzia UNIAN, nella stessa giornata, il colosso polacco PGNiG ha rinnovato le forniture di gas dalla Federazione Russa, stringendo un accordo con il monopolista russo Gazprom per l’acquisto di 10 miliardi di metri cubi di oro blu fino al 2012. Un contratto, stipulato al di fuori di quell’ambito europeo da cui le nuove autorità di Varsavia si sono recentemente allontanate, adottando una politica spiccatamente filorussa e palesemente incoerente con la propria storia e tradizioni.

Il giorno precedente, su nota dell’agenzia russa RIA Novosti, il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin, si è recato in visita ufficiale a bordo del Soliter, la possente imbarcazione incaricata della posa dei tubi, nel golfo di Finlandia, del NorthStream: gasdotto russo-tedesco progettato per rifornire di oro blu di Mosca la Germania attraverso il fondale del Mar Baltico. Un percorso di 1200 chilometri, tracciato per bypassare stati invisi al Cremlino come Paesi Baltici e Polonia.

Il progetto del NorthStream. Fonte RIA Novosti

L’entrata in funzione del NorthStream è prevista per il 2011. Oltre alla russa Gazprom e alla tedesca E.On, ad esso partecipano le principali compagnie energetiche francesi, danesi, olandesi ed inglesi.

Presidente del consorzio incaricato della costruzione del gasdotto – in cui l’UE non è coinvolta – è stato nominato l’ex cancelliere tedesco, il socialdemocratico Gerard Schroder, uno dei principali leader della sinistra europea.

Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: MORTO L’ENNESIMO REPORTER. I COLLEGHI SI MOBILITANO.

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 21, 2010

Oleh Bebenin, 36 anni, era un oppositore del regime di Lukashenko. Le autorità:“suicidio“. Amici e Colleghi: “Impossibile, vogliamo indagini serie”.

Il giornalista di opposizione bielorusso Oleh Bebenin, ucciso lo scorso 3 settembre a 36 anni.

Verità e giustizia per Oleh. Forte è l’appello lanciato, per l’ennesima volta dall’inizio di settembre, dai giovani colleghi ed ex-compagni di studio di Oleh Bebenin, giornalista bielorusso, morto in circostanze poco chiare. E’ stato trovato cadavere, lo scorso 3 settembre, nella sua abitazione, appena fuori Minsk. La sera prima gli amici lo aspettavano al cinema. Per Oleh, una piccola distrazione dai suoi pezzi, fortemente critici nei confronti delle autorità del Paese.

Il caso è stato ufficialmente chiuso come suicidio. In pochi ci credono. E in molti chiedono lumi a riguardo. Tra essi, Jurij Svirko, amico di Bebenin, che ha lanciato un appello, affinché siano in tanti a chiedere giustizia e verità sull’ennesimo decesso di chi, con professionalità e senso di responsabilità, documentava le violazioni delle libertà perpetrate dal regime di Aljaksandr Lukashenka.

 
“Non basta invitare osservatori OSCE a studiare la vicenda – ha dichiarato alla Deutsche Welle – Non escludo, come già avvenuto, che sorgeranno problemi di traduzione dei documenti dal bielorusso. Quella di Minsk – ha continuato – è pura propaganda, volta a presentare il regime come attento alla libertà di stampa. Il tutto, alla vigilia delle elezioni presidenziali [in programma il prossimo 19 dicembre, n.d.a.]”.

Un Gongadze bielorusso

Svirko ha constatato diverse similitudini tra la morte di Bebenin e quella del giornalista ucraino Georgij Gongadze. In ambo i casi, il regime si è affrettato a chiudere la pratica, vietare ai media di pubblicare reportage indipendenti sulla questione, e celare la vicenda sotto una coltre di assordante silenzio.
Inoltre, sempre in relazione a Kyiv, l’attivista bielorusso ha espresso il timore che, anche a Minsk, nemmeno la seppur improbabile salita al potere dell’opposizione riuscirà a garantire indagini indipendenti. In Ucraina, l’ex presidente Jushchenko, eletto a seguito della rivoluzione arancione, non ha saputo tener fede alle promesse, ed individuare, e punire, i veri responsabili dell’assassinio di Gija.

All’appello di Svirko, le prime adesioni, anche concrete. “Troppi dettagli ci suggeriscono che non si sia trattato di un suicidio – ha dichiarato a Reportères sans Frontières la redattrice di Charter 77, Natalija Radzina – era una persona tanto solare, quanto determinata”.
Il capo dell’Associazione dei Giornalisti Bielorussi, Andrej Bastunec, ha inviato una lettera aperta al Ministero degli Interni e alla procura generale, in cui ha richiesto indagini serie ed obiettive.

Un Paese non-libero

Quello di Bebenin non è che l’ennesimo caso di violenza ai danni di giornalisti e dissidenti politici. Nonostante le frizioni con Mosca, ed il rinnovato dialogo con Bruxelles, a Minsk chi si oppone al regime è ancora vittima di repressioni. Stando ai dati di Reportères sans Frontières, il regime di Lukashenka occupa il 151esimo posto in quanto a rispetto della libertà di stampa. Nella sua classifica per il 2010, l’autorevole centro Studi Freedomhouse ha decretato la Bielorussia Paese non-libero.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA CRITICA JANUKOVYCH. L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICADI NUOVO COLPITA

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on September 21, 2010

Bruxelles condanna lo stato di democrazia e libertà in Ucraina. Kyiv rassicura, ma continua a contrastare l’opposizione: Turchynov convocato in procura, registrate le liste-civetta di Bat’kivshyna. La forza politica: “elezioni falsate e media imbavagliati. L‘Europa ci aiuti”.    

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Sterili parole contro fatti concreti. A poco è servita la presa di posizione dell’Unione Europea in merito allo stato della libertà di stampa e della democrazia in Ucraina, diffusa con un apposita nota nella giornata di lunedì, 20 settembre. Ad essa, le autorità di Kyiv hanno risposto registrando le liste-clone del principale partito di opposizione, e convocando in procura uno dei suoi maggiori esponenti.    

Una vera e propria strigliata quella di Bruxelles, con cui il Vecchio continente ha condannato l’operato della nuova amministrazione ucraina. In particolare, a provocare il sussulto europeo è stata la chiusura delle indagini sull’omicidio del giornalista di opposizione Georgij Gongadze – avvenuto nel 2000, di cui è stato incolpato un ex ministro, poi suicidatosi – e la sparizione del direttore di una testata locale della città di Kharkiv, Vasyl’ Klyment’ev, critico nei confronti delle autorità.    

“Ricordiamo le parole del presidente Viktor Janukovych – riporta il documento – con le quali, lo scorso maggio, si è impegnato a rispettare il lavoro dei giornalisti, a non interferire nell’attività dei media, e a garantire il sistema multipartitico ucraino. Siamo sempre pronti al dialogo e ad aiutare Kyiv nell’adattamento delle sue regole agli standard europei. Ma le crescenti pressioni sui media ci turbano. A riguardo, chiediamo chiarezza”.    

Janukovych ha risposto direttamente al Consiglio d‘Europa, rigettando ogni accusa di intromissione nell’operato dei mezzi di informazione, e sincerando Bruxelles circa la sua volontà di tutelare lo sviluppo democratico del Paese, intrapreso da circa cinque anni. Ciò nonostante, la pressione sull’Opposizione ha vissuto l’ennesimo suo capitolo.    

Turchynov di nuovo in procura    

Il braccio destro di Julija Tymoshenko, Oleksandr Turchynov

Lo stesso lunedì, 20 settembre, i servizi segreti hanno convocato per un interrogatorio l’ex vicepremier, Oleksandr Turchynov. Il braccio destro della leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, era impegnato per un tour elettorale nelle campagne del Paese, in vista delle prossime amministrative del 31 ottobre. Convocato di urgenza – per la seconda volta in un mese – è stato costretto ad interrompere la sua attività politica, cancellare gli impegni e rinetrare nella capitale.    

“Mi hanno posto le medesime domande – ha evidenziato alla stampa – a cui ho dato le stesse risposte. La motivazione della convocazione non mi è stata data, e, ad ora, mi è ignota. Deduco – ha continuato – che sia l’ennesimo tentativo delle autorità di intralciare il lavoro di un dirigente di partito dell’Opposizione. E di colpire una personalità vicina all’ex premier”.    

In effetti, da tempo circolano voci sul possibile arresto di Turchynov. Timore, peraltro, confermato dalla stessa Lady di Ferro ucraina, che dalla sconfitta elettorale dello scorso febbraio è già stata colpita dall’arresto di tre dei suoi collaboratori al tempo del premierato: l’ex vice capo di Naftohaz – il colosso ucraino del gas – Ihor Didenko, l’ex capo del controllo Statale di frontiera, Anatolij Makarenko, e l’ex ministro degli esteri, Bohdan Danylyshyn. Ma non è tutto.    

Accolte le liste-civetta    

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Nella medesima giornata, la Corte di Appello Amministrativa di Kyiv – una sorta di TAR del Lazio ucraino – ha riconosciuto la legalità delle liste-clone di Bat’kivshchyna, presentate, nelle Oblast’ di Leopoli e della capitale, da ex-coordinatori locali, espulsi per aver appoggiato in parlamento mozioni della maggioranza.    

Il membro della Commissione Elettorale Centrale Mykhajlo Okhendovskyj ha spiegato che la sua organizzazione riterrà legittime le liste approvate dal Ministero della Giustizia, intenzionato a rispettare la sentenza della Corte d‘appello. Dinnanzi a tale posizione, Bat‘kivshchyna ha ventilato l‘ipotesi di boicottare il voto laddove tali irregolarità sono state compiute.    

“I candidati di quelle liste sono illegittimi – ha denunciato il parlamentare del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Kostjantyn Bondarjev – non sono altro che personalità inserite dal Partija Rehioniv [il partito egemone nel Paese, a cui appartengono presidente, premier e quasi tutti i ministri, n.d.a.] che ha sostenuto la registrazione di liste-civetta con l’appoggio dei nostri ex-coordinatori locali”.    

L’appello di Bat’kivshchyna    

Julija Tymoshenko al vertice del PPE

Nella serata, l’ennesima reazione ufficiale di Bat’kivshchyna. Che, con una nota, ha richiesto l’intervento della comunità internazionale per interrompere la censura di cui la forza politica è continuamente vittima dall’inizio della campagna elettorale.    

“Ogni critica alle autorità – riporta il documento – da parte delle opposizioni è ignorata da certuni mezzi di informazione. Anche le critiche della comunità internazionale passano sotto silenzio. Ne è esempio la partecipazione di Julija Tymoshenko al summit del PPE, di cui in pochi hanno riportato la notizia, e sottolineato la rilevanza”.    

Lecito ricordare che, la scorsa settimana, il Partito Popolare Europeo – unico nel Vecchio Continente – ha espresso viva preoccupazione dinnanzi al peggioramento della situazione a Kyiv. E, con un’apposita risoluzione, ha promesso di sollevare la questione in seno al Consiglio d’Europa, esprimendo solidarietà a Bat’kivshchyna – suo partito membro – e alla sua leader, Julija Tymoshenko.    

Matteo Cazzulani

RUSSIA: UNA NUOVA FORZA POLITICA SFIDA IL CREMLINO

Posted in Russia by matteocazzulani on September 20, 2010

L’opposizione anti-putiniana si unisce in un nuovo soggetto politico. Obiettivo, le prossime elezioni parlamentari e presidenziali. Previsto congresso e prime manifestazioni

Manifestazione pacifica delle opposizioni russe, a Mosca

Per una Russia senza oppressione e corruzione”. Questo il nome della casa comune in cui gli oppositori al Cremlino si sono riuniti. Come riportato dall’agenzia RIA Novosti, giovedì, 16 settembre, quattro leader della dissidenza russa hanno presentato l’alleanza politica che nelle prossime scadenze elettorali sfiderà l’attuale verticale del potere Putin-Medvedev.

A reggerla, un quadrumvirato: il leader dell’Alleanza Popolar-Democratica Russa, Mikhail Kas’janov, il capo del partito liberale SPS, Boris Nemcov, il coordinatore del movimento Scelta Democratica, Vladimir Milov, e l’ex-segretario del liquidato Partito Repubblicano, Vladimir Ryzhkov.

I primi passi

Come spiegato da Nemcov, già nel prossimo anno l’alleanza celebrerà il suo primo congresso per scegliere un candidato comune da sostenere alle presidenziali del 2012, in alternativa a quello delle autorità che, ad oggi, detengono pieno potere nel Paese.

Prima ancora, la neonata forza politica si presenterà con una propria lista alle parlamentari del 2011. Un banco di prova, per cercare di scardinare l’egemonia di Russia Unita – il partito del presidente, Dmitrij Medvedev, e del primo ministro, Vladimir Putin – e verificare l’effettiva competitività del progetto.

Registrazione incerta

Ciò nonostante,in un Paese non ancora democratico, il percorso politico potrebbe interrompersi sul nascere. Come spiegato da Ryzhkov, non è scontato che il ministero della giustizia accolga i documenti necessari per la registrazione del nuovo partito. Come, peraltro, già verificatosi in passato.

In tal caso, gli oppositori hanno promesso battaglia e dichiarato la volontà di scendere in piazza per rivendicare il proprio diritto alla libera associazione, garantito, sulla carta, dalla Costituzione della Federazione Russa, ma raramente rispettato.

“Presenteremo le documentazioni necessarie – ha affermato Ryzhkov – che abbiamo già preparato. Qualora ci fossero rifiutate, protesteremo in piazza, pacificamente. L’articolo 31 della nostra Carta Suprema tutela la libertà di associazione. Ed il tredicesimo, il diritto al multipartitismo”.

Matteo Cazzulani

SVEZIA: I MODERATI BATTONO I SOCIALISTI. AVANZA L’ESTREMA DESTRA.

Posted in Svezia by matteocazzulani on September 20, 2010

Fredrik Reinfeldt riconfermato alla guida del Paese. Premiata la politica economica del centrodestra, che ha tenuto Stoccolma fuori dalla crisi. L’estrema destra entra in parlamento e detta le condizioni. La risposta del premier: “No ad una partnership”.

Il confermato premier svedese, Fredrik Reinfeldt

Il centrodestra svedese vince, ma non trionfa. Nelle elezioni generali per il rinnovo del parlamento del Paese scandinavo, l’Alleanza – coalizione composta dal Partito Moderato, da quello Cristiano-Democratico, quello Liberale e di Centro – ha ottenuto il 49,2% dei consensi, contro il 43% del centrosinistra, unione di SocialDemocratici, Verdi e Partito della Sinistra.

Per la prima volta, a Stoccolma il centrodestra è riconfermato alla guida del Paese. E, sempre senza precedenti, ad entrare in parlamento è anche un partito di estrema destra, i Democratici Svedesi.

Un dato non di poco conto se si considera che la Svezia è tradizionalmente uno dei Paesi più accoglienti d’Europa. Il 14% della sua popolazione è composta da immigrati, provenienti sopratutto dai Balcani. Non è un caso se ad avere un cognome di origine croata è persino l’attaccante di punta della nazionale di calcio, Zlatan Ibrahimovic.  Sulle orme di Lutero 

Il leader dell'estrema destra svedese, Jimmy Aakesson

I Democratici hanno cavalcato la paura dell’islam, e di tutto ciò che non è svedese. Ed ora, con il 5,7% dei consensi, costituiscono il vero e proprio ago della bilancia della politica. “Abbiamo già inoltrato 99 proposte a Reinfeldt – ha dichiarato il leader dei democratici svedesi, Jimmy Aakesson, rievocando le 95 tesi di Lutero durante un comizio nei pressi del Parlamento di Stoccolma – ora, attendiamo una risposta.

L’atteggiamento della forza politica di estrema destra svedese è ispirato da quello del gemella danese, il Partito del Popolo, che a Copenhagen fornisce un supporto fondamentale alla maggioranza.

Ciò nonostante, Reinfeldt ha chiuso ai Democratici, ed aperto ai verdi. “Intendiamo governare, ma non con chi ha certe idee” ha dichiarato a spoglio quasi terminato.

Invito subito rigettato dagli interessati. “Intendiamo rinnovare la collaborazione rosso-verde con i SocialDemocratici” ha affermato la leader dei verdi svedesi, Maria Wetterstrand.

L’economia al centro

La socialdemocratica Mona Sahlin, all'opposizione

Tratto distintivo dei due blocchi, la politica economica. Reinfeldt, che è riuscito ad arginare gli effetti della crisi mondiale, ha proposto tagli alle tasse e privatizzazioni in diversi settori. La leader socialdemocratica, Mona Sahlin, la solita politica assistenzialista, con maggiori imposte per il sussidio a scuole ed ospedali.Secondo gli esperti, con 172 seggi su 349 il centrodestra potrebbe contare sul supporto dei 157 deputati dell’opposizione su questioni di interesse nazionale. Del resto, le due coalizioni hanno presentato orientamenti simili su tante tematiche, tra cui la politica estera. Ciò nonostante, l’importanza dei 20 parlamentari democratici è un dato fondamentale, che non consente una stabilità politica, e lascia ancora aperti gli scenari futuri.

Matteo Cazzulani

TYMOSHENKO MINACCIATA. JANUKOVYCH AL RALLY CON MEDVEDEV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 19, 2010

La leader dell’Opposizione Democratica denuncia pressioni e minacce a suo carico. I Popolari Europei al suo fianco. Durante una corsa automobilistica, il Capo di stato Ucraino incontra il presidente russo.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Lui in macchina. Lei al telefono. L’ennesima pagina della politica ucraina rispetta appieno gli stereotipi comuni della vita di tutti i giorni. Un siparietto carino, se non fosse che, legato ad esso, vi siano le sorti di una nazione intera. Ergo, di persone.

Iniziando da Lei – non solo per cavalleria, ma soprattutto per la gravità della situazione – la leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ha denunciato crescenti pressioni politiche a suo carico, passate dal piano politico a quello personale, con tanto di minacce telefoniche. L’ultimo caso, lo scorso giovedì, 16 settembre, direttamente sul suo cellulare.

“Una persona ignota, in russo – ha illustrato la Lady di Ferro ucraina alla stampa –mi ha intimato di non intraprendere alcuna azione internazionale contro il presidente, Viktor Janukovych. E spiegato che sia io che Turchynov [Oleksandr, il braccio destro della Tymoshenko, ex suo vicepremier, n.d.r.] avremmo pagato caro la mozione di critica del PPE sullo stato della democrazia in Ucraina”.

Intimidazioni continue e solidarietà dal PPE

In effetti, l’episodio appartiene davvero ad un’escalation di fatti che, da qualche mese, interessano l’anima dell’Opposizione ucraina: convocazioni in tribunale per poco chiare indagini, arresto di suoi consiglieri e collaboratori – già si vocifera di un possibile arresto di Turchynov – divieto di partecipazione alle prossime elezioni amministrative del suo cartello elettorale, il Blocco Tymoshenko.

Dinnanzi alla situazione, il Partito Popolare Europeo ha espresso profondo turbamento per la condizione delle libertà in Ucraina, in particolare, per le sorti di Bat’kivshchyna – il partito della Lady di Ferro Ucraina, membro PPE – e del pluralismo partitico. Inoltre, ha promesso di continuare la battaglia in difesa dei democratici ucraini anche presso il Consiglio d’Europa, ed approvato un’apposita risoluzione

in solidarietà alla Tymoshenko e alla sua forza partitica, firmata dai principali suoi esponenti, Merkel e Sarkozy in primis.

Il presidente al rally con Medvedev

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

La presa di posizione del principale partito del Vecchio Continente non è piaciuta al lui in macchia, il presidente ucraino, Viktor Janukovych, che, da un lato, ha offerto una scorta alla leader dell’opposizione, e, dall’altro, ha definito la risoluzione PPE come un preciso comando della Lady di Ferro ucraina. A riportare tali affermazioni, la vice-capo dell’amministrazione presidenziale, Hanna Herman.

Janukovych, invece, era impegnato nell’autorally internazionale San Pietroburgo-Kyiv: una tradizione dei tempi dello zar Nicola II, giunta alla sua centesima edizione. Il Capo di Stato ucraino ha colto l’occasione per incontrare il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, e percorrere a bordo della sua Pobeda bianca il primo tratto della manifestazione, fino a Hlukhiv.

Nella cittadina della Oblast’ di Sumy, i due, dopo una visita a siti religiosi locali, hanno intrattenuto colloqui di lavoro. “Abbiamo parlato della nostra politica interna ed estera – ha affermato Janukovych – con particolare attenzione alla ridefinizione dei confini tra i nostri due Stati”.

“Cementare la nostra amicizia passa anche per queste occasioni ludiche – gli ha risposto Medvedev – in cui le frontiere sono state, per poco, abbattute. Parleremo anche della ristrutturazione delle nostre vie di comunicazione. Ma lo faremo a Mosca, dove, più tardi, porterò l’amico Viktor Fedorovych [Janukovych, n.d.a.]”.

Vertici a maniche di camicia

 A tracciare un attenta analisi della situazione sulla Deutsche Welle, il vice presidente dell’autorevole centro Razumkov, Valerij Chalyj, che ha sottolineato come questa modalità informale di condurre i vertici bilaterali Mosca-Kyiv sia la medesima della fine degli anni novanta, quando i presidenti dei due Paesi usavano incontrarsi “senza la cravatta” per regolare le relazioni reciproche.

Allora, a capo della Federazione sedeva Boris El’cyn. L’Ucraina, invece, era amministrata da Leonid Kuchma. Presidentissimo, detronizzato nel 2004 dalla Rivoluzione Arancione, sostenitore dell’alleanza col Cremlino, ed autore di repressioni ai danni dell’Opposizione.

Matteo Cazzulani

BUFERA IN POLONIA: LEADER CECENO ARRESTATO PER QUALCHE ORA

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 18, 2010

Akhmed Zakajev fermato, e subito rilasciato. Critiche le associazioni per i diritti umani. Le accuse dell’opposizione: “Arresto illegale”. La delusione dei ceceni: “Varsavia irriconoscibile”.

Il Palac Nauki i Kultur, a Varsavia

Un dietrofront per non scandalizzare il mondo. Il nuovo corso della politica estera polacca ha portato Varsavia a compiere un pasticcio giudiziario, originando un casus di respiro internazionale. Nella giornata di venerdì, 17 settembre, la policja ha arrestato il Capo dell’emigrazione cecena, Akhmed Zakajev, esponente dell’ala moderata della lotta separatista da Mosca, a cui la Gran Bretagna ha concesso lo status di rifugiato politico.

Il primo ministro della Repubblica di Ichkeria – non riconosciuta – era atteso al Congresso Mondiale della Diaspora Cecena: appuntamento importante, a cui partecipano anche diverse associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani, per cercare soluzioni pacifiche alla crisi politico-militare nel Caucaso.

Nella serata, la svolta. Il Tribunale Distrettuale di Varsavia ha ordinato il rilascio del rifugiato senza pagamento di alcuna cauzione. “Zakajev – riporta la nota – gode dello status di rifugiato, concessogli dalla Gran Bretagna, Paese UE. Pertanto, il suo arresto è una chiara violazione sia del diritto internazionale, che della legge polacca, a cui spetta il dovere di proteggere il ceceno”.

Soddisfatte, ma non troppo, le organizzazioni per la difesa dei diritti umani.  Difatti, la faccenda è tutto fuorché chiusa. Zakajev, sospetto terrorista – ha l’obbligo di rimanere nel Paese per altri 40 giorni, il tempo di esaminare i documenti necessari per la sua estradizione in Russia.

Dal piano giudiziario a quello politico

Il primo ministro polacco, Donald Tusk

Proprio la presenza di Mosca nella questione ha spostato l’affaire dal piano giuridico a quello politico. Difatti, stando a quanto riportato da Radio Liberty, e confermato dal Capo della segreteria della procura russa, Marina Grindeva, a chiedere l’arresto sarebbe stato il procuratore generale della Federazione Russa, Jurij Chajka, con una telefonata diretta al suo collega polacco, Andrzej Szeremet.

Il console della repubblica cecena in Polonia, Adam Borowski, ha negato che Zakajev sia un bandito, e si è detto terrorizzato dall’idea che possa essere estradato a Mosca. Inoltre, ha espresso il proprio timore che Varsavia possa calpestare il diritto internazionale in nome della nuova amicizia con la Federazione Russa.

“Non serviamo gli ordini altrui – gli ha risposto il premier, Donald Tusk – ma dobbiamo farci carico delle nostre responsabilità qualora fosse accertato che, come illustratoci da Mosca, abbiamo a che fare con un terrorista”.

“E’ un arresto illegale – ha replicato l’europarlamentare del partito Diritto e Giustizia, Adam Zwiefka – comodo a Mosca. La Polonia – ha continuato l’esponente del principale partito di opposizione – non può continuare ad asservire la Russia, e a rinnegare la sua storica mission in politica estera: appoggiare lo sviluppo democratico e l’indipendenza dei Paesi ex URSS”.

Critica, ma maggiormente bilanciata, anche l’opposizione di sinistra. L’ex presidente socialdemocratico, Aleksander Kwasniewski, ha invitato Varsavia a non trascurare né i buoni rapporti con Mosca, né il rispetto dei diritti della persona.

Delusi i ceceni

La bandiera della Cecenia

Nel corso del congresso, nessun commento negativo. Al contrario, parole di amicizia nei confronti di un Paese tradizionalmente amico ed ospitale sono state ribadite da più di un partecipante. La Polonia è stata la meta prediletta dell’emigrazione politica cecena, soprattutto dagli anni’90, quando Varsavia, in solidarietà con i popoli del Caucaso, ha aperto il primo centro di informazione ceceno nel Vecchio Continente.

Il rapporto di fratellanza è stato rinsaldato nel 2008, quando la Polonia, su iniziativa dell’allora presidente Lech Kaczynski – scomparso nell’incidente aereo di Smolensk dello scorso 10 aprile – si è schierata apertamente a fianco della Georgia, contro l’occupazione dell’esercito russo.

“L’arresto di Zakajev è un atto illegale – ha dichiarato a Radio Liberty il Capo del Congresso Mondiale dei Ceceni, Deni Teps”. “La Polonia – ha continuato – storicamente è stata al fianco del popolo ceceno, in nome della lotta per la libertà e dell’insegnamento di Solidarnosc. Oggi, di quei principi, Varsavia sembra essersi dimenticata”.

Matteo Cazzulani

ROM: SARKOZY SPACCA L’EUROPA

Posted in Francia, Unione Europea by matteocazzulani on September 17, 2010

Lite tra il Capo di Stato transalpino ed il presidente della Commissione Europea. I leader del vecchio Continente critici sulle politiche di espulsione dei rom della Francia. Dissidi interni anche al PPE. Berlusconi con Sarkozy, la Merkel media.

Parigi divide l’Europa. Il rimpatrio dei rom in Romania e Bulgaria, attuato dal governo francese, e la successiva condanna della Commissione Europea, con tanto di promesso avvio della procedura di infrazione, ha monopolizzato il vertice UE di giovedì, 16 settembre. Una bagarre tra i leader del vecchio Conrinente, tanto rumorosa da relegare in secondo piano decisioni di rilievo, come gli accordi commerciali con la Corea del Sud, ed un pacchetto di aiuti per il Pakistan, devastato dalle recenti alluvioni.

Tutto ha inizio con le parole della Commissaria alla Giustizia e all’Integrazione, Viviane Rending, che ha paragonato la politica francese alle deportazioni naziste. Affermazioni pesanti, che, nonostante il repentino dietrofront della politica lussemburghese, hanno dato fuoco alle polveri.

“Tutti i capi di Governo sono sdegnati dal paragone della Reding” ha dichiarato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, visibilmente irritato. “E’ un paragone oltraggioso. La Francia – ha continuato – non si fermerà. L’Europa non può ignorare l’esistenza di campi illegali”.

Gli insediamenti sgomberati sono oramai un centinaio. A chi decide di lasciare il suolo transalpino, per iniziare una nuova vita, Parigi concede una compensazione economica di 300 euro. Quasi mille, finora, i rom espulsi. Cittadini UE, spostati in Bulgaria e Romania.

La contrarietà di Barroso

Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso

Per questa ragione, anche il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha criticato aspramente la condotta di Parigi, bollata come discriminatoria nei confronti di minoranze etniche. “Non sono d’accordo con le frasi della Reding – ha affermato – ma sulla politica francese si sono sentite cose fuori dal mondo”.

L’uscita ha innescato uno scontro che il leader britannico David Cameron ha descritto come abbastanza vivace. Sarkozy, secondo quanto raccontato dal collega bulgaro, Bojko Borisov, ha difeso ad oltranza la posizione di Parigi, mandando su tutte le furie il portoghese, a sua volta supportato dal capo dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, e dal primo ministro spagnolo, José Maria Zapatero.

L’unico ad appoggiare apertamente l’inquilino dell’Eliseo, il premier italiano, Silvio Berlusconi, che, già il giorno precedente, ha contestato l’atteggiamento della Rendig: “Avrebbe dovuto trattare la questione privatamente con Parigi – ha spiegato in un’intervista al Figaro – prima di esternare la propria opinione in pubblico”.

Più equilibrata Berlino. Seppur ribadendo l’impossibilità di apportare ogni sorta di discriminazione a minoranze etniche, la Cancelliera Tedesca, Angela Merkel, ha criticato le affermazioni della Commissaria lussemburghese, sottolineandone la sterilità politica. “Certamente – ha evidenziato – la Rending ha il diritto di certificare possibili infrazioni della legislazione europea. Tuttavia – ha continuato –  credo sia meglio astenersi da certi paragoni”.

Dissidi interni al PPE

La lite, e , più in generale, la differenza di vedute tra Sarkozy, Barroso, Merkel, Rendig e Berlusconi aprono un caso politico ben oltre la mera dimensione continentale. Difatti, i quattro leader appartengono alla medesima casa politica, il Partito Popolare Europeo. Ed è proprio nel contesto del più importante gruppo dell’Europarlamento che la Merkel ha cercato di risolvere la questione, organizzando un pre-meeting nella serata di mercoledì, 15 settembre.

Concordi sulla linea da adottare i capi di governo riuniti, dal lettone Valdis Dombrovskis al romeno Emil Boc.  Tutti, tranne François Fillon. “Mostreremo che Parigi rispetta perfettamente sia le regole UE che quelle nazionali” ha dichiarato il primo ministro francese, a poche ore dall’inizio del tormentato vertice.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA: GEORGIA, AZERBAJDZHAN E ROMANIA SFIDANO GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 17, 2010

Tbilisi, Baku e Bucarest reagiscono alla dipendenza energetica da Mosca e fondano l’AGRI – Azerbaijan-Georgia-Rummania Interconnection. La Russia rilancia il Southstream.

I percorsi progettati del Nabucco e di Southstream

Uniti contro la dipendenza dal gas russo. Nella giornata di mercoledì, 15 settembre, a Baku, Georgia, Azerbajdzhan e Romania hanno stretto un accordo di collaborazione per esportare gas azero a basso costo all’Europa.

Secondo i piani, l’oro blu, estratto aeriforme dai giacimenti centroasiatici , sarà trasportato fino a Poti, sul Mar Nero. Presso il porto georgiano, un apposito terminale provvederà alla liquefazione del gas, poi trasportato via nave nel Vecchio Continente. Portata del progetto, 8 miliardi di metri cubi annui, per un costo di circa 4 miliardi di euro, equamente suddivisi tra i tre Paesi.

Geopolitica dei gasdotti stravolta

Solare Mikheil Saakashvili, vero regista dell’operazione. Il Capo di Stato georgiano ha evidenziato la convenienza non solo politica, ma anche economica ,che per l’Europa avrà il gas azero. Inoltre, il presidente ha preannunciato che, in un secondo momento, a giovare dell’AGRI saranno anche Turchia, Iran ed Irak.  

Un progetto di vasto respiro, dunque, sulla cui importanza ha concordato il padrone di casa, Ilkham Alijev, che ha definito l’AGRI un piano destinato a mutare drasticamente gli equilibri energetici. Soprattutto, da quando, nel 2015, esso sarà collegato al Nabucco: gasdotto euroamericano – compartecipato dalla compagnia tedesca RWE, dalla bulgara Bulgargaz, dall’ungherese MOL, dalla rumena Transgaz, dalla turca Botas e dall’austriaca OMV – progettato per aggirare il territorio russo, ed abbattere la dipendenza energetica da Mosca .

Russia avanti col Southstream

Tiene l'alleanza tra il monopolista russo Gazprom ed il colosso italiano ENI

Tempestiva la reazione di Mosca, che già nella giornata di giovedì, 16 settembre, ha confermato l’avvio dei lavori per il Southstream: conduttura, concorrente al Nabucco, ideata nel 2005, a sua volta per aggirare Paesi invisi al Cremlino, come Moldova, Romania e l’Ucraina arancione.

A dichiarare l’intenzione di proseguiire nel progetto, il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, che nel corso di colloqui con il suo omologo ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, ha rigettato la richiesta di Kyiv di abbandonare la posa dei tubi sul fondale del Mar Nero.

Il Southstream è ideato, e finanziato, dal monopolista russo Gazprom e dal colosso italiano ENI. Ad esso compartecipano anche la francese Suez-Gaz de France, la tedesca RWE, la serba Srbtransgas, la bulgara Bulgaria Energy Holding e la greca DEFSA. Costo complessivo dell’opera, 10 miliardi di euro.

Matteo Cazzulani