LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

MOLDOVA AL VOTO IN NOVEMBRE. IN BILICO IL FRONTE DEMOCRATICO.

Posted in Moldova by matteocazzulani on September 30, 2010

Sciolto il Parlamento, i Moldavi di nuovo al voto dopo il referendum, fallito, dello scorso settembre. A giocarsi la partita i comunisti ed un’Alleanza per l’Integrazione Europea frammentata.
 

Lo speaker del Parlamento moldavo, leader del Partito Liberale, Mihai Ghimpu

La lotta fratricida dei democratici moldavi ha inizio. Nella giornata di martedì, 28 settembre, lo speaker del Parlamento, Mikhai Ghimpu, ha sciolto la Camera, e fissato le elezioni per il prossimo 28 novembre. Un atto dovuto, che segue il via libera datogli, la scorsa settimana, dalla Corte Costituzionale, dinnanzi all’incapacità dell’Assemblea di eleggere il Capo dello Stato.
 
Similmente all’Italia, in Moldova il Presidente è eletto dal Parlamento, che, tuttavia, per ben due volte non è riuscito a raggiungere la maggioranza dei 3/5 dei deputati.  Ne è seguito un referendum per introdurre l’elezione diretta della carica, boicottato, lo scorso 5 settembre, dall’opposizione comunista, e disertato dagli elettori. Dinnanzi a tale impasse, si è deciso di restituire la decisione al popolo, e rinnovare la composizione di un Parlamento che, ad oggi, si regge su soli 9 voti di maggioranza.
 
I comunisti tentano il ritorno al potere
 

Il capo dei comunisti moldavi, l'ex Presidente, Vladimir Voronin

A sfidarsi saranno l’opposizione comunista, guidata dall’ex Capo di Stato, Vladimir Voronin, e l’Alleanza per l’Integrazione Europea – la coalizione finora al governo, composta dal Partito LiberalDemocratico di Moldova, PLDM, dal Partito Democratico di Moldova, PDM, dal Partito Liberale, PL, e dall’Alleanza “Moldova Noastra”.
 
I comunisti hanno già amministrato il Paese fino alla rivoluzione Twitter del 2008: l’ennesima contestazione colorata, pacifica e non violenta nel Mondo ex sovietico, con cui i democratici moldavi si sono ribellati ai brogli elettorali e alle velleità autoritarie di Voronin, allora presidente. Oggi, l’ex Capo di Stato promette, in campo interno, stabilità, paghe sociali ed incremento delle pensioni. In ambito estero, riavvicinamento alla Russia.
 
Idee, stando ai sondaggi, condivise da una buona fetta dell’elettorato. Ma ad agevolare i comunisti è soprattutto l’estrema litigiosità interna all’Alleanza, priva di un leader e divisa da dissidi e distinguo tra i suoi principali esponenti.
 
Il Fronte Democratico a ranghi sparsi
 

L'attuale premier, leader del Partito LiberalDemocratico moldavo, Vlad Filat

La personalità più accreditata a salvare le speranze europee di Chisinau è l’attuale primo ministro, Vlad Filat. Leader del Partito LiberalDemocratico, Filat gode di una consolidata partnership con l’ALDE e Bruxelles, da cui ha ottenuto l’impegno della semplificazione del regime dei visti dal 2012. Inoltre, il suo governo ha compiuto enormi progressi in campo legislativo e, soprattutto, spinto la Moldova ad una maturazione in senso democratico.
 
Altra figura di spicco è il già citato Mihai Ghimpu, guida del Partito Liberale. Anch’egli convinto europeista, propone un adattamento dell’economia agli standard del Vecchio Continente. Fino ad oggi Presidente ad interim, ha definito quello dell’Alleanza come l’unico governo della storia del Paese ad essere guidato da legge e Costituzione.
 
Segue Serafin Urechean, capo di Moldova Noastra: forza politica, di ispirazione liberale e patriottica, che punta tutto sulla lotta al ritorno dei comunisti al governo.
 
Ciò nonostante, ad insidiare la leadership di Filat è Marian Lupu. Fuoriuscito dal Partito Comunista, già è stato il candidato alla presidenza della maggioranza, obiettivo mancato per due volte. Inoltre, il Segretario del Partito Democratico è uno dei più accesi sostenitori dell’alleanza con Mosca. La sua forza politica collabora con Russia Unita, il partito del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, e del primo ministro, Vladimir Putin. Di recente, ha dichiarato che l’Europa è un traguardo a cui Chisinau non deve ambire, ritenendo migliore l’opzione dell’alleanza col Cremlino.
 
Forse un’altra Ucraina
 

Il segretario del Partito Democratico moldavo, Marian Lupu

Da un lato, il raggruppamento di personalità alleate e concorrenti certifica il progresso del sistema partitico moldavo. Ma, dall’altro, ricorda Paesi similmente liberatisi da autocrazie post-sovietiche, come l’Ucraina.
 
Resta la speranza che, diversamente da Kyiv, tale competizione non prevalga sull’interesse della nazione. E, in nome di personalismi ed invidie, non porti lo schieramento democratico a rompersi, ed a sacrificare la legittima volontà del popolo moldavo, per cui esso è oggi al potere: l’ingresso nell’Unione Europea, dopo anni di sofferenze.
 
Matteo Cazzulani

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