LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IN PIAZZA PER JULIJA TYMOSHENKO: PALADINA DELL’INDIPENDENZA ENERGETICA ITALIANA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on febbraio 3, 2012

La recente crisi energetica tra Italia e Russia pone in primo piano la sicurezza del Belpaese: strettamente legata ai mutamenti politici nell’Europa Centro-Orientale. Il perché manifestare per la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina significa difendere l’interesse nazionale italiano

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Le sbarre delle prigioni ucraine e i gasdotti della rete energetica italiana hanno molto più in comune che il solo materiale inossidabile con cui sono stati fabbricati. Nella giornata di giovedì, 2 Febbraio, Snam Rete Gas – ente incaricato della gestione del sistema infrastrutturale energetico italiano, di recente separato dalla colosso nazionale ENI – ha registrato un calo del 13% delle forniture di gas provenienti dalla Russia.

Nello specifico, a fronte del fabbisogno di 108,3 milioni di metri cubi di oro blu – certificato da un contratto con il monopolista russo, Gazprom – l’Italia, dal Primo di Febbraio, ne ha ottenuti solamente 95,7: per garantire il riscaldamento a industrie, scuole, edifici pubblici e privati, Snam Rete gas ha dovuto ricorrere ai siti di stoccaggio, che, secondo le stime, potrebbero garantire al Belpaese un’autonomia energetica per soli 30 giorni.

Dal canto suo, la Russia ha incolpato l’Ucraina. Come dichiarato da Capo del monopolista russo, Aleksandr Medvedev, dinnanzi all’ondata di gelo che ha colpito il Vecchio Continente, Gazprom avrebbe persino aumentato la quantità di gas inviata per rispettare i parametri contrattuali con gli acquirenti dell’Europa Occidentale. Dei 180 miliardi di metri cubi inoltrati verso l’Unione Europea, ben 60 sarebbero stati trattenuti dall’Ucraina: in piena violazione degli accordi stretti tra Mosca e Kyiv.

Tuttavia, il colosso energetico ucraino, Naftohaz, ha confermato il rispetto degli obblighi contrattuali nei confronti di Russia ed Europa, negato ogni furto dell’oro blu destinato ai Paesi occidentali del Vecchio Continente, e precisato di avere fronteggiato l’ondata di freddo attingendo dai propri siti di stoccaggio.

Sulla base della storia recente, è difficile credere sia ai russi che agli ucraini. Come noto, Gazprom è un’arma politica con cui il Cremlino mantiene a se dipendenti i Paesi che più contano nell’Unione Europea – Francia, Germania e, malgrado la crisi economica, anche l’Italia – divide il Vecchio Continente, e rende impossibile l’attuazione della comune politica energetica UE: già progettata dalla Commissione Barroso, con il sostegno dei Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Paesi Baltici, Ungheria, e Romania.

L’Ucraina, invece, è un Paese sempre più autoritario, isolato a livello internazionale, e condannato alla sottomissione alla Russia. Dalla presa del potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, a Kyiv ha avuto luogo una violenta repressione dell’Opposizione Democratica: con arresti, processi, interrogatori ed esili forzati di più di una decina di esponenti di spicco del campo arancione. Tra essi, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, suo marito, Oleksandr Tymoshenko – costretto all’esilio in Repubblica Ceca – l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – dietro le sbarre dal 26 Dicembre 2010: prima ancora che un verdetto lo abbia incolpato per abuso d’ufficio – e l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn – anch’egli in asilo politico a Praga.

In particolare, il caso di Julija Tymoshenko è strettamente legato alla questione energetica italiana. La Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata a sette anni di isolamento – più tre di interdizione dalla vita politica – per avere firmato gli accordi per le forniture di gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Al tempo, nel Gennaio 2009 – in un’inverno particolarmente rigido – Mosca chiuse nuovamente i rubinetti per destabilizzare la situazione politica interna all’Ucraina, e mettere in difficoltà la maggioranza “arancione” filo-europea.

Pressata dalla richiesta di riscaldamento da parte del suo popolo, e dalle sollecitazioni dell’Unione Europea – che richiesero a Kyiv un gesto di maturità nei confronti di Bruxelles – la Tymoshenko accettò contratti onerosi pur di garantire un inverno al caldo agli gli ucraini, e continuità nelle forniture di gas agli acquirenti europei – i quali, nel frattempo, avevano registrato perdite sensibili, sopratutto in Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Austria, Slovenia e, per l’appunto, Italia.

Ripreso il potere, ed imbavagliato il dissenso, il Presidente Janukovych ha riaperto il negoziato con Gazprom per ottenere un ribasso delle tariffario, in cambio del quale, tuttavia, Mosca ha richiesto una precisa condizione: la cessione totale, o parziale, della gestione dei gasdotti ucraini.

Secondo i più autorevoli analisti, presto Kyiv sarà costretta a soddisfare gli appetiti di Gazprom, anche perché Janukovych non può più contare sull’appoggio dell’Unione Europea. Il processo-farsa, l’arresto politico, ed il trattamento disumano riservato alla Tymoshenko ha comportato, il 19 Dicembre 2011, il congelamento dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico, con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Svizzera, Norvegia, ed Islanda.

Isolata dall’Occidente, e collocata in un’area geopolitica in cui adottare una politica di equidistanza da Bruxelles e Mosca è impossibile, l’Ucraina di Janukovych presto cadrà sotto la sfera d’influenza della Russia: intenzionata a ricompattare l’ex-Unione Sovietica nell’ambito dell’Unione Eurasiatica per riconquistare il rango di superpotenza mondiale.

Tale scenario avrebbe conseguenze devastanti non solo per l’economia di Kyiv – completamente sottomessa alla Russia, anche a livello politico – ma sopratutto per la sicurezza energetica dei Paesi dell’Unione Europea: il venir meno di un Paese di transito, che garantisce l’afflusso di gas dal territorio russo alle nostre case, ed il suo totale controllo da parte dello Stato fornitore, accresce a dismisura la dipendenza dell’Europa dalla Russia, e mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi del Vecchio Continente in caso di situazioni di estrema emergenza: naturale, climatica o politica.

Chi ignora la situazione di Julija Tymoshenko lede alla sicurezza nazionale italiana

Julija Tymoshenko – conosciuta in Occidente per la bionda treccia, e per avere guidato il processo democratico in Ucraina del 2004 noto come “Rivoluzione Arancione” – con il suo operato da Primo Ministro ha tutelato, in maniera più o meno disinteressata, la sicurezza energetica dell’Unione Europea, ed evitato al Vecchio Continente il deficit di gas in un inverno particolarmente rigido. Per questa ragione, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata alla reclusione in isolamento in un carcere periferico: lontano dal centro della politica e dall’affetto dei famigliari.

Sebbene l’anima della Rivoluzione Arancione non possa vantare un passato immacolato – sopratutto tenendo conto che l’Ucraina è un Paese dalla corruzione diffusa ad ogni livello – la repressione di cui è stata vittima la ha resa in Ucraina martire della lotta per la democrazia, e in Unione Europea – e quindi in Italia – una paladina dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente.

Firmando gli accordi del Gennaio 2009, la Tymoshenko ha coraggiosamente salvaguardato l’autonomia energetica del suo Paese, scongiurato la cessione del sistema infrastrutturale ucraino nelle mani della Russia, e, de facto, mantenuto in Europa Orientale un baluardo all’espansione di Gazprom in Europa.

Da tempo, il monopolista russo ambisce al controllo non solo della compravendita di gas, ma anche alla gestione dei sitemi infrastrutturali del Vecchio Continente. Accordi in tale direzione sono stati firmati con Germania, Francia e Slovenia: la gestione delle condutture dell’Ucraina – che Janukovych non ha la forza di impedire – diventa dunque un passo indispensabile per unificare i sistemi infrastrutturali di Mosca con quelli di Berlino, Parigi, Lubiana e, un domani, anche di Roma.

Preso atto di tutto questo, non è affatto una provocazione definire la Tymoshenko “alfiere della sicurezza energetica italiana”, oltre che, ovviamente, vittima di una repressione politica inaccettabile nell’Europa del Ventunesimo secolo.

Un’occasione per esprimere vicinanza alla Leader dell’Opposizione Democratica, sostenere l’indipendenza dell’Italia dalla politica gasata anti-europea del Cremlino, e condannare la violazione della democrazia a Kyiv, è il presidio organizzato, a Milano, dall’Associazione “Radicali Senza Fissa Dimora”.

Con lo slogan “Tymoshenko libera, Ucraina Democratica!”, la cittadinanza è chiamata a riunirsi, insieme con la diaspora ucraina in Italia, alle 15:30, in Piazza Cordusio: sotto la bandiera ucraina issata in occasione della campagna promozionale dell’EXPO 2015.

Matteo Cazzulani

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