LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA TURCHIA ABBANDONA IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on gennaio 31, 2012

Ankara dichiara prioritario il gasdotto Transanatolico per la propria politica energtica. La decisione influisce sui piani di sicurezza energetica dell’UE 

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est

Sullo stretto del Bosforo, il bello e cattivo tempo dell’indipendenza energetica europea. Nella giornata di lunedì, 30 Gennaio, il Ministero dell’Energia turco ha dichiarato che tra, le priorità strategiche di Ankara, il gasdotto Transanatolico ha superato il Nabucco.

Secondo quanto riportato da una nota, la Turchia preferisce sfruttare infrastrutture già esistenti, piuttosto che finanziare la costruzione di nuove condutture, progettate per il medesimo scopo: l’accesso da parte dell’Unione Europea alle risorse di gas del Bacino del Caspio.

“Il gasdotto Transanatolico trasporterà 16 miliardi di metri cubi annui di gas dall’Azebajdzhan attraverso condutture già in funzione – riporta la nota del Ministero – La costruzione del Nabucco potrebbe altresì incentivare la ricerca da parte di Bruxelles di nuove fonti di approvvigionamento , e realizzare una ancor maggiore diversificazione di quella inizialmente prevista”.

La posizione della Turchia ricopre una fondamentale importanza per l’Unione Europea: intenta nella non semplice realizzazione di una politica energetica quanto più indipendente dalle forniture di gas della Russia: da cui il Vecchio Continente dipende quasi in toto.

Oltre alle influenti Francia e Germania – sostenitrici della politica energetica del Cremlino e dei suoi progetti infrastrutturali atti a dividere l’Europa e mantenere l’egemonia energetica sul Vecchio Continente – l’iniziativa della Commissione Barroso deve fare i conti anche con la concorrenza interna tra due progetti infrastrutturali concepiti per trasportare oro blu centro-asiatico in territorio UE, senza transitare per quello russo.

Il primo è il Nabucco: gasdotto di 4 Mila chilometri di lunghezza ubicati in parte sul fondale del Mediterraneo, e in parte sulla terraferma nella sua tratta lungo i Balcani e la Penisola Anatolica. Dalla portata prevista di 31 Miliardi di metri cubi, il gasdotto di verdiana denominazione è supportato politicamente dall’Unione Europea e dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania ed Ungheria – e economicamente dalla compagnia austriaca OMW, dalla romena Transneft, dalla ungherese MOL e dalla bulgara Bulgargaz.

Concorrenti al Nabucco sono altri tre gasdotti, i cui consorzi, di recente, hanno deciso di unirsi nel Gasdotto Europeo del Sud-Est – SEEP – per offrire una valida alternativa a costo di gran lunga inferiore. Il primo è il già citato gasdotto Transanatolico: compartecipato dalle compagnie turca BOTAS, azera SOCAR, olandese Shell e britannica British Petroleum, è forte di un accordo recentemente siglato tra la Turchia e l’Azerbajdzhan per l’importazione di oro blu proveniente dal giacimento di Shakh Deniz ad Ankara.

Secondo progetto è l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI – gestito dall’operatore Poseidon, in cui rientrano la compagnia turca BOTAS, la greca DEPA, e l’italiana Edison. Dalla penisola anatolica, l’ITGI trasporta l’oro blu fino ad Otranto sul fondale dei Mari Egeo e Ionio. Infine, il terzo gasdotto è la TAP – Trans-Adriatic-Pipeline – progettata per trasportare gas dalla Grecia a Brindisi attraverso l’Albania ed il Mare Adriatico, compartecipata dalle compagnie di Svizzera EGL, Norvegia, Statoil, e Germania E.On.

Vince la Russia con il suo divide et impera energetico

Seppur positiva in termini di risparmio economico, la rivalità tra il Nabucco e le singole condutture del Gasdotto Europeo Sud-Est favorisce solo il Southstream: progetto sottomarino voluto della Russia sul fondale del Mediterraneo per rifornire di gas direttamente l’Europa, mantenere il Vecchio Continente dipendente da Mosca, e bypassare Paesi politicamente invisi al Cremlino come Ucraina, Polonia, Moldova, e Romania.

Il Gasdotto Ortodosso – come è altrimenti noto il Southstream – in via di realizzazione, è compartecipato dal monopolista russo, Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche, francese e greca, Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia e Slovenia.

Matteo Cazzulani

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