CRISI ECONOMICA: L’OCCIDENTE RIPARTE DALL’ENERGIA.
Stati Uniti ed Unione Europea uniscono le forze in ambito energetico per rafforzare la propria posizione internazionale. Il White Stream proposto come ennesimo gasdotto per il Corridoio Meridionale UE, il cui Consiglio dei Ministri dell’Energia rafforza lo scambio di informazioni e la messa in comune di strategie tra i Paesi membri. L’incognita del gas Shale come serbatoio per il Vecchio Continente
Puntare sul gas per riconquistare un primato mondiale. Questa è la ricetta approvata dall’Occidente martedì, 29 Novembre, nel corso di un Consiglio USA-UE in cui la tinta degli interventi è stata alquanto mesta, condizionata dall’andamento dei mercati e dalla crisi dell’Euro sempre più dilagante.
Come dichiarato dal Presidente americano, Barack Obama, gli Stati Uniti sosterranno ogni manovra lacrime e sangue dell’Europa, ma, presi da una situazione finanziaria altrettanto critica, non interverranno direttamente con alcun prestito di danaro: un appoggio meramente politico che l’UE, rappresentata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e dal Capo del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha accolto con la promessa di un ancor maggiore impegno sul piano delle riforme rispetto a quello profuso finora.
Tuttavia, a segnare un tocco di speranza è stata la piena intesa sul piano energetico, con una dichiarazione congiunta in cui Washington e Bruxelles si sono impegnate in politiche comuni per l’indipendenza energetica dell’Occidente: sia con nuovi contratti e gasdotti da differenti fornitori, che con lo sfruttamento di giacimenti ancora inutilizzati.
“Sosteniamo lo sforzo comune per la messa in sicurezza delle forniture energetiche e la loro diversificazione – riporta il documento – insieme con il maggiore impegno per le questioni legate alle fonti rinnovabili, di nuova generazione, idrauliche, e nucleari – ha continuato la nota – Riconosciamo il ruolo fondamentale che il Consiglio USA-UE ricopre per la conduzione di una comune politica energetica”.
A stupire non è tanto la decisione con cui l’Occidente – in colpevole ritardo – ha finalmente varato intenti comuni sul piano energetico, ma la velocità con cui essa è stata recepita. Dopo sole poche ore dal comunicato, è stata rilanciata la proposta di ampliamento del White Stream: un gasdotto sul fondale del Mar Nero, compartecipato dalla compagnia britannica White Stream Company Limited e dall’americana GUEU Inc, deputato al trasporto di gas dall’Azerbajdzhan alla Romania.
Come evidenziato dal Direttore Esecutivo, Roberto Pirani, l’infrastruttura anglo-americana è degna di essere inserita nel Corridoio Meridionale – progetto con cui l’Unione Europea sta cercando di importare gas centro asiatico senza transitare per una Russia da cui il Vecchio Continente è sempre più dipendente – in quanto consente a Bruxelles di evitare contemporaneamente sia il territorio russo che quello turco. Peraltro, uno scopo condiviso dall’Azerbajdzhan: interessato a diversificare quanto più possibile le proprie esportazioni verso canali e gasdotti differenti, sopratutto in vista dell’incremento delle estrazioni di oro blu dai propri giacimenti, previsto fino a 55 Miliardi di metri cubi annui nel 2025.
Una soluzione tecnica supportata anche da una forte politica comunitaria. Lunedì, 28 Novembre, il Consiglio dei Ministri dell’Energia dell’Unione Europea ha approvato il rafforzamento dello scambio di informazioni tra gli Stati membri in merito a trattative, contratti, ed accordi energetici stretti con Paesi terzi ed enti extraeuropei: una clausola già definita dal Terzo Pacchetto Energetico – legge UE che ha imposto l’unificazione e la liberalizzazione dei sistemi infrastrutturali del Vecchio Continente – da applicare con maggiore rigore.
“E’ uno straordinario vantaggio, che consente all’Unione Europea di ricevere informazioni sui Paesi fornitori – ha dichiarato il Ministro dell’Energia polacco, Waldemar Pawlak, Presidente della seduta in quanto rappresentante del Paese alla guida di turno dell’UE – e, possibilmente, di coordinare gli sforzi per iniziative condivise dedicate all’ottenimento di contratti sempre più vantaggiosi con il maggior numero possibile di esportatori”.
L’incognita dello Shale
Inoltre, il Consiglio UE dei Ministri dell’Energia ha approvato la continuazione dell’Accordo per la Comunità Energetica Europea anche dopo il 2016 – sua scadenza prefissata – ed invitato Bruxelles a rafforzare le relazioni in materia con Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Moldova, e Bielorussia – Bacino del Caspio e del Mediterraneo meridionale – Azerbajdzhan, Turkmenistan e Nord Africa – Medio Oriente, e Sudafrica. Inoltre, i 27 Titolari di Dicastero hanno espresso interesse per i giacimenti di gas shale – derivato da una roccia mineraria ubicata ad alta profondità – individuati, da diverse rilevazioni, tra Polonia, Slovacchia, e Lituania.
Un vero e proprio serbatoio che, se sfruttato, comprometterebbe l’egemonia della Russia sulle forniture energetiche al Vecchio Continente. Tuttavia, l’operazione resta solo un’ipotesi, e l’Europa resta costretta ad una quasi totale dipendenza da Mosca, lievemente contrastata da gasdotti con Paesi più o meno lontani, e contratti di non facile negoziazione. A vietare le estrazioni in estrema profondità è un’intricata legislazione di divieti giuridici ed ecologici – le più severe in Germania – e l’assenza di adeguate tecnologie, oggi presenti solo in USA e Canada: gli unici al Mondo a beneficiare dello Shale.
Matteo Cazzulani

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