GUERRA ENERGETICA: LA RUSSIA INTENZIONATA ALL’ODESSA-BRODY
La compagnia energetica Transneft’ punta all’aumento delle forniture di nafta al terminale di Odessa, da cui dipendono bielorussi, azeri, ucraini, e polacchi. L’ingresso nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka la chiave della questione
La russia lancia l’offensiva energetica ad Odessa. Nella giornata di venerdì, 17 Giugno, il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ha incaricato la compagnia nazionale Transeft’ di esportare al porto ucraino la fornitura di 9 milioni di tonnellate annue di nafta.
Una manovra utile ad aumentare l’importanza Mosca del sistema di trasporto dell’oro nero di Odessa, centro nevralgico di differenti condutture energetiche, da cui dipende la politica di differenti Paesi.
Secondo i progetti di Transneft’, la benzina potrebbe essere inviata tramite l’oleodotto Druzhba fino in galizia, dove, da Brody, scenderebbe fino ad Odessa. Oppure, fino a Novorosijs’k, e, da lì, al porto di fondazione genovese.
Entrambi gli itinerari sono molto costosi, e a complicarne la realizzazione vi è anche la decisione delle Autorità energetiche ucraine di importare esclusivamente benzina già raffinata, e non greggio allo stato puro, come proposto dai russi.
L’offerta di Mosca
Tuttavia, a convincere Kyiv potrebbe essere da un lato una migliore clausola contrattuale rispetto a quella concordata con l’Azerbajdzhan per il transito della nafta centro asiatica verso la Bielorussia attraverso l’oleodotto Odessa-Brody, dall’altro, in caso di ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, l’eliminazione delle tariffe doganali per l’oro nero.
Lecito ricordare che l’Odessa-Brody è un gasdotto con cui l’Ucraina assicura il flusso di nafta azera in Bielorussia. Di recente, la Polonia si è detta interessata a riprendere i progetti di ampliamento fino a Danzica, per diversificare le proprie forniture di benzina.
La presenza dei russi nel sistema comporterebbe la necessaria inversione dell’oleodotto, con il mutamento degli equilibri geopolitici dell’area.
Matteo Cazzulani

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